Cassazione. Casa in cambio del vitalizio,le regole per non violare la “legittima

corte di cassazioneCassazione. La cessione di un immobile in cambio di un vitalizio è un contratto simulato per nascondere in realtà una donazione, solamente se le due prestazioni non appaiono proporzionate al valore, anche tenendo conto del rischio caratteristico insito nell’accordo.

La seconda sezione civile della Cassazione, con sentenza n. 7479/13, stringe sui patti familiari in vista dei passaggi ereditari, accogliendo l’azione di di riduzione promossa da un legittimario e ordinando un nuovo processo per una vicenda decisa dalla Corte di Appello di Ancona.

La questione era sorta in quanto l’abitazione di famiglia era stata ceduta, quale unico cespite dell’eredità, ad un figlio, in cambio di un vitalizio alimentare. Operazione che, secondo il fratello escluso, dissimulava in realtà una donazione e che, pertanto, riduceva la quota di legittima spettantegli, al contrario di quanto invece apprezzato dai giudici di merito. Secondo il ricorrente, l’età avanzata del genitore (85 anni) riduceva l’aspettativa di vita in maniera drastica ( e cioè il valore della prestazione di mantenimento ), senza dimenticare che il genitore poteva comunque contare su di una pensione adeguata allo scopo dichiarato nel contratto (assegno alimentare) e anche su altre piccole entrate personali.

Inoltre, se anche si fosse verificato l’eventuale peggioramento delle sue condizioni di salute, le spese per la cura  sarebbero passate in carico al SSN, riducendo anche in questo caso il rischio per il beneficiario dell’immobile. Motivazioni, queste, quasi integralmente recepite dalla Seconda civile, che pur escludendo il rilievo dello stato di bisogno del vitaliziato, traccia il percorso che il giudice deve seguire per valutare la sussistenza o meno della simulazione. L’aleatorietà, elemento essenziale del contratto di vitalizio, deve essere accertata al momento della conclusione dell’accordo  che è caratterizzato dalla incertezza obiettiva iniziale in ordine alla durata della, vita del vitaliziato e della correlativa eguale incertezza in relazione al rapporto tra il valore complessivo delle prestazioni dovute dal vitaliziante in relazione alle esigenze esistenziali del vitaliziato ed il valore del cespite patrimoniale ceduto in corrispettivo del vitalizio (Cassazione 14796/09).

Il difetto di accertamento imputabile al giudice di Ancona toccava proprio la valutazione oggettiva dell’immobile, avendo ritenuto “superfluo l’espletamento di una Ctu e senza dare una logica motivazione di tale convincimento”.

About Massimo Montanari
Massimo Montanari, italiano, nato a Lussemburgo il 16 luglio 1961. Formatosi in Confcommercio col ruolo di Segretario delle Delegazioni di Sarsina e Mercato Saraceno, dal 2011 ha deciso di cambiare percorso lavorativo ed ha portato il suo bagaglio di esperienza nel Settore Sindacale dell'Associazione Cesenate. Attualmente si occupa di varie categorie Sindacali all'interno di Confcommercio e tra queste quella che ha avuto i maggiori risultati in termini di aumento di Associati è proprio la F.I.M.A.A. Cesena della quale è Segretario Provinciale. Buon Tennista, è anche grande appassionato di Basket ed è attivo nel mondo del Volontariato. “Malamente opera chi dimentica ciò che ha imparato". ”Tito Maccio Plauto"

24 Responses to Cassazione. Casa in cambio del vitalizio,le regole per non violare la “legittima

  1. Francesco ha detto:

    Siamo 3 figli 2 maschi e mia sorella che alla morte di nostro padre ha ereditato la casa dove abbiamo vissuto dalla nascita del valore di circa 100.000 euro con un atto notarile in cambio di assistenza. Assistenza che nostro padre non aveva bisogno in quanto era nel pieno delle sue capacità psicofisiche.Lui si faceva la spesa si cucinava il cibo si lavava da solo ecc.Nel rogito hanno scritto delle cose non vere come:il padre,in precarie condizioni di salute,necessita di assistenza diurna e notturna e che nostra sorella doveva trasferirsi a casa sua per poter assistere nostro padre cosa che non fece anzi abitava in un altro paese a 7 km.secondo me e mio fratello si tradda di una donazione camuffata.

    • Massimo Montanari ha detto:

      Egregio Francesco, come Lei potrà capire occorrerebbe leggere l’atto del notaio per vedere cosa prevede e se è stato fatto come regola comanda. Per sua utilità, Le allego le regole di una donazione. Cordiali saluti.

      COSA È BENE SAPERE.

      La donazione è un atto formale, pubblico, che va formalizzato davanti a un notaio alla presenza di due testimoni (sono esclusi i coniugi, i parenti o affini e le persone in qualche modo interessate all’atto). Per l’ipotesi di donazione di beni mobili è necessario indicare il loro valore. Il beneficiario della donazione deve “dire di sì”, ovvero deve accettare il regalo. Dire che la donazione è un contratto significa che il donante e il donatario devono essere d’accordo nel dare e ricevere, quindi manifestare reciprocamente la loro volontà.
      Quando non serve il notaio

      Fa eccezione la cosiddetta “donazione manuale” che, nell’uso corrente, è il comune regalo, cioè la donazione di modesto valore. Il “valore modesto” è commisurato alle condizioni economiche del donante. Sono quindi considerate modeste le donazioni che non incidono in maniera significativa sulla ricchezza di chi dona. Insomma: più le tue condizioni sono agiate, più aumenta il valore dei regali che puoi fare.
      Chi dona e chi riceve

      Per fare una donazione è necessario avere la piena capacità di agire. In pratica non possono donare i minori, gli interdetti, gli inabilitati, le persone soggette ad amministrazione di sostegno se sono state private della capacità di disporre dei propri beni. La legge vieta all’incapace di fare donazioni attraverso il proprio legale rappresentante. Possono donare anche le persone giuridiche, pubbliche e private. È ammessa la donazione a favore di figli non ancora nati o concepiti, non si può donare un bene futuro (che non si trova nel patrimonio del donante al momento della donazione). Minori e interdetti possono accettare una donazione solo tramite i genitori o i loro legali rappresentanti che, a loro volta, devono essere autorizzati dal giudice tutelare.
      La revoca

      Essendo un contratto, la donazione non può essere revocata su iniziativa del solo donante, ma è necessario l’accordo di entrambe le parti. La legge prevede, però, una deroga: la revoca può essere richiesta all’autorità giudiziaria, per ingratitudine (quando il donatario abbia commesso reati gravi nei confronti del donante e dei suoi congiunti) e per sopravvenienza di figli. Ciò significa che, fatta eccezione per questi casi, una volta che si sceglie di donare, non si può più tornare indietro.

      • cirino ignazzitto ha detto:

        Possiedo una casa,ho 3 figli due femmine e un maschio,circa 4 anni fa ho stipulato un atto vitalizio di alimenti a vita natural durante mia e di mia moglie,regolarmente registrato,in favore di mio figlio.Vorrei sapere se esiste obbligo di notifica alle due figlie,la loro legittima li verrà data con donazione di altro bene immobile di meno valore.Grazie.

        • Massimo Montanari ha detto:

          L’atto di vitalizio è un contratto a prestazioni corrispettive: a fronte del trasferimento del bene l’acquirente è tenuto ad assistere materialmente e moralmente il cedente ( e quindi in relazione alla longevità del venditore ed alle sue condizioni di salute, anche per valore superiore a quello del bene trasferito ). Il consiglio del nostro legale sul secondo punto è sì, è sempre meglio notificare agli altri aventi diritto le decisioni assunte.
          Cordiali saluti.

          • Cirino ha detto:

            Dimenticavo di chiedere latto vitalizio di alimenti è impugnabile o no da parte degli altri eredi? Grazie per le vostre delucitazione un cordiale saluto. Cirino.

          • Massimo Montanari ha detto:

            Il vitalizio può essere impugnato dopo la morte dei genitori, sotto il profilo della lesione di legittima, ma solo se si configura una sproporzione fra il valore della prestazione (assistenza ed alimenti) ed il bene ceduto. Il calcolo va effettuato con riferimento al momento in cui il contratto fu stipulato, con una valutazione fatta in base all’effettiva durata del periodo in cui i genitori hanno fruito dell’assistenza.
            Saluti.

  2. calzolaio pasquale ha detto:

    Buongiorno volevo una delucidazione . mia nonna circa 15 anni fa fece uno scritto in cui in cambio di assistenza x lei anziana lasciava casa come dono.Questo lo fece alla figlia piu’ piccola. mia nonna non sapeva leggere e scrivere ,cmq assistenza non c’e’ mai stata in quanto e’ stata assistita da mia madre e mio padre x tutta la durata della sua anzianità parliamo di 11 anni.
    nel mentre mia nonna decise di donare casa ai miei genitori e mio padre decise in quel momento di ristrutturare tutta la casa mia nonna era felice.
    x salvaguardare la loro posizione mio padre fece fare le cose in regola si recarono dal notaio il quale dopo vari incontri con la nonna x valutare il grado di intendere e volere alla presenza di testimoni non familiari fecero atto notarile della casa a favore di mia madre.
    oggi mia nonna e’ venuta a mancare e mio papa’ anche .
    La figlia più piccola che non e’ stata mai presente e non ha svolto mai assistenza in quanto abitava a circa 1000 km di distanza ,intende far valere la lettera che e’ in suo possesso x ottenere casa .
    ESISTE UN ATTO NOTARILE A FAVORE DI MIA MAMMA
    Puo’ farlo? potrebbe mia madre dopo aver assistito la nonna x piu’ di 10 anni e ristrutturata tutta casa trovarsi senza nulla ?
    corre questo rischio?
    grazie e un saluto.

    • Massimo Montanari ha detto:

      Egregio Sig. Pasquale, allego risposta al Suo quesito. Cordiali saluti.

      Donazioni

      La donazione è il contratto con il quale, per spirito di liberalità, una persona arricchisce l’altra, disponendo a suo favore di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione. Poiché una volta conclusa è di norma irrevocabile ad opera di una delle parti, per la donazione è essenziale è la forma del contratto: deve essere conclusa sotto il controllo del notaio per atto pubblico alla presenza di due testimoni. È opportuno quindi farsi consigliare dal notaio che potrà indicare le soluzioni giuridiche più adatte ad evitare futuri, dolorosi contenziosi familiari e rilevanti problemi di commerciabilità dei beni donati.

      Cos’è.

      La donazione è il contratto con il quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione. La donazione è quindi un contratto: da ciò discende che, una volta conclusa, essa è di norma irrevocabile ad opera di una delle parti.

      Gli elementi essenziali della donazione sono due:

      lo spirito di liberalità;
      l’arricchimento del donatario.

      Come si costituisce.

      Elemento essenziale della donazione è la forma: infatti, essa deve essere conclusa per atto pubblico alla presenza di due testimoni; pertanto, l’intervento del notaio è necessario al fine di disporre dei propri beni a titolo di donazione. La necessità dell’atto pubblico si giustifica con l’importanza dell’atto di donazione e per gli effetti sul patrimonio del donante che deve essere, oltre che capace d’intendere di volere, pienamente consapevole dell’atto che sta facendo e di tutte le conseguenze che ne derivano. E’ quindi molto importante la consulenza del notaio per avere tutti i chiarimenti necessari e opportuni.

      Effetti.

      La donazione è uno strumento idoneo a soddisfare molteplici interessi. Infatti, è possibile inserire apposite clausole (c.d. “condizioni” o “oneri”) per soddisfare alcune specifiche esigenze (p.e. ti dono questa casa con l’onere di prestarmi assistenza).

      Assai comune è la donazione di un immobile con riserva di usufrutto a vantaggio del donante: ciò significa che il donante si spoglia anticipatamente della proprietà del bene trattenendo per sé l’usufrutto, che si estinguerà automaticamente al momento della morte (o al termine stabilito); il donante che si è riservato l’usufrutto avrà il godimento del bene (p.e. potrà viverci o riscuotere eventualmente l’affitto) ma ne sopporterà anche le spese ordinarie e le eventuali imposte.

      La donazione è un atto soggetto a revocazione, per alcune cause tassative di natura etico-sociale. In particolare, può essere revocata:

      per ingratitudine del donatario: cioè qualora il donatario abbia commesso atti particolarmente gravi nei confronti del donante o del suo patrimonio;
      per sopravvenienza di figli: cioè qualora il donante abbia figli o discendenti ovvero scopra di averne successivamente alla donazione.
      La donazione fatta a legittimari del donante è considerata dalla legge un anticipo di eredità: ciò significa che, al momento della morte del donante, essa dovrà essere imputata alla quota riservata.

      Tutela degli eredi legittimari.

      Proprio con riferimento ai rapporti tra la donazione e la futura successione del donante, occorre sapere che la donazione è un atto “a rischio”, che può pregiudicare la successiva circolazione dei beni donati o l’ottenimento di un finanziamento garantito dal bene donato.

      La legge, infatti, tutela alcune categorie di familiari (legittimari), riservando agli stessi una quota di eredità (legittima) anche contro una volontà del defunto espressa in una donazione. Questi soggetti sono i discendenti (figli e nipoti), gli ascendenti (genitori, nonni, e così via) e il coniuge: se le donazioni, pur sempre valide ed efficaci, al momento della morte del donante dovessero risultare, dopo calcoli molto complicati, lesive dei diritti di un legittimario, questo potrà agire in giudizio per renderle inefficaci (azione di riduzione).

      La tutela del legittimario, inoltre, può coinvolgere anche terzi che abbiano acquistato diritti dal donatario (comprese le banche che per la concessione di un mutuo abbiano ricevuto in garanzia un immobile oggetto di donazione). Infatti, qualora il donatario non abbia beni sufficienti per soddisfare le eventuali pretese del legittimario, si potrà chiedere la restituzione del bene all’acquirente stesso (azione di restituzione), il quale avrà la facoltà di liberarsi con il versamento di una somma corrispondente.

      È bene precisare che i legittimari non possono rinunciare al loro diritto di agire in giudizio, finché colui della cui eredità si tratta è ancora in vita, neanche prestando il loro assenso alla donazione; solo quando il donante sarà morto, potranno prestare acquiescenza alla donazione compiuta.

      IL RUOLO DEL NOTAIO.
      In considerazione della complessità dei problemi che possono nascere da una donazione è opportuno farsi consigliare dal notaio che potrà indicare le soluzioni giuridiche che possano evitare futuri, dolorosi contenziosi familiari e rilevanti problemi di commerciabilità dei beni donati. Il notaio ha un ruolo centrale al fine di pianificare gli assetti futuri della famiglia con serenità e consapevolezza. La donazione, visti i suoi effetti sul patrimonio del donante, si effettua per atto pubblico alla presenza di due testimoni.

  3. PIETRUCCIA GRECCO ha detto:

    vorrei stipulare con la mamma anziana che vive da me da quasi un anno, completamentamente dipendente h 24 di 82 anni un contratto di assistenza, ho 5 sorelle e un fratello che non vengono mai neanche a trovare la mamma. il papa e deceduto nel 2015 la successione dell’immobile e stata fatta, ora la mamma vorrebbe lasciare la sua parte di immobile a me stipulando questo contratto con l’intento di liquidare gli altri eredi ed avere la piena proprieta’, si precisa che nessuno e’ interessato ne’ ad avere l’immobile ne ad occuparsi della mamma, quale e’ la formula che mi tutela in futuro dove loro non possono impugnare il contratto? questi contratti sono irrevocabili? in base a quali parametri si calcola il valore da dare all”assistenza? quanto e’ l’onere del notaio per la stipula? quando e’ meglio farlo?
    grazie sono molto grata se il notaio mi rispondesse.
    Cordiali saluti

    • Massimo Montanari ha detto:

      Egregia, il Contratto di mantenimento: corrispettivo e obbligo di assistenza. Casi di nullità. Se c’è donazione, l’erede può fare causa.
      Un genitore può decidere di cedere un bene immobile, come la casa familiare, ad uno dei figli, allo scopo di ricevere dallo stesso e sino alla morte, assistenza morale ed economica. Tale risultato si realizza attraverso un particolare contratto, definito di mantenimento.

      Ovviamente, questa ipotesi particolare, potrebbe scontrarsi con le esigenza degli altri figli. Questi, infatti, sono inevitabilmente privati di un bene che, normalmente, entrerebbe a far parte della futura eredità: è quindi lecito il contratto di mantenimento?

      Siamo di fronte a un contratto definito atipico, detto anche di vitalizio alimentare, che non è specificatamente previsto dal codice civile. Ciò non significa che il contratto di mantenimento sia illecito, ma semplicemente che è stato elaborato e creato dalla prassi, per soddisfare esigenze di assistenza personale, che si protraggono nel futuro e che possono mutare per modalità e caratteristiche. Il contratto tipico di riferimento è quello di rendita vitalizia, disciplinato, invece, espressamente dalla legge.
      In ogni caso il contratto di mantenimento è per natura incerto (tecnicamente, si definisce aleatorio). L’acquirente, infatti, non può sapere con precisione il valore della sua prestazione, essendo commisurato alla vita del beneficiario. Questo rischio è elemento essenziale di questo particolare accordo, pertanto, se manca, determina la nullità del contratto di mantenimento.

      Altro elemento essenziale è l’obbligo assistenziale cui s’impegna l’acquirente: se non è, infatti, la ragione giustificativa del contratto, ed è invece prevalente l’intento liberale del cedente, allora ci troveremo di fronte ad una donazione con onere.

      Spesso il contratto di mantenimento si caratterizza anche per la presenza di una clausola risolutiva espressa, la quale prevede lo scioglimento del contratto, se l’acquirente non mantiene la promessa di assistenza.

      Per tutte queste ragioni, è buona regola specificare dettagliatamente o il più possibile, le prestazioni assistenziali dovute: in tal modo sarà consentito stabilire se c’è o meno una donazione con onere e soprattutto verificare il corretto adempimento degli obblighi assunti dall’acquirente.

      In conclusione, appare chiaro che questa particolare figura giuridica si caratterizza per la particolare fiducia del venditore (beneficiario) nei riguardi dell’acquirente (assistente), che ha quindi un’importanza enorme nella conclusione del contratto. Quest’ultimo, pertanto, non di rado è soggetto ad abusi sia nella sua formazione sia nella sua esecuzione, soprattutto in considerazione del fatto che in genere il cedente è una persona anziana.

      Per gli ultimi punti della Sua domanda, solamente il notaio è in grado di valutare e rispondere alla sua richiesta.

      • VIRGINIA VANNEI ha detto:

        Buonasera, io e mia sorella vorremmo stipulare un contratto vitalizio con prestazioni assistenziali di natura personale (compagnia, accudimento h. 24, trasporto, assistenza sanitaria) senza specificare le spese mediche, vestiarie e alimentari, per l’immobile di proprietà dei miei genitori aventi 67 e 70 anni, lasciando loro l’usufrutto dell’immobile ed a noi la nuda proprietà. Questo per evitare la donazione che può essere impugnata da eventuali terzi del futuro. E’ un atto valido o impugnabile da qualcuno o addirittura da uno dei beneficiari restante in vita? Considerato che non viene specificato la dicitura SPESE. Grazie
        Cordiali saluti

        • Massimo Montanari ha detto:

          Egregia Virginia, Il contratto di mantenimento è un sistema valido ed alternativo alle donazioni classiche con onere poiché presta più garanzie alla persona divenuta debole.

          Nella donazione il donatario che ha goduto del bene immobile donato è sempre tenuto per legge a provvedere alle necessità del donante, se necessario, vendendo o affittando l’appartamento ricevuto gratuitamente, in caso di rifiuto, il donante potrebbe a pieno diritto, rivolgersi al Giudice lamentando la violazione degli obblighi di assistenza e di mantenimento; ma tale diritto risulterebbe vano se il bene donato, nel frattempo, fosse stato rivenduto a terzi rendendo irrintracciabili le somme liquide incassate e non avendo nulla l’obbligato.

          Il contratto di mantenimento può essere stipulato sia con famigliari, sia con soggetti estranei, come per la donazione non prevede il pagamento di una somma di denaro, poiché il soggetto “acquirente”, come corrispettivo, si obbliga ad eseguire prestazioni di mantenimento vita natural durante.

          Va redatto dinanzi ad un notaio, alla presenza di testimoni ed è necessario prevedere nell’atto una clausola risolutiva espressa che, in caso di inadempimento degli obblighi di assistenza, preveda lo scioglimento dell’accordo.

          La scelta di stipulare un contratto di mantenimento va ponderata poiché il bene oggetto del trasferimento con obbligo di mantenimento non rientrerà nell’asse ereditario, a differenza di quanto accade nella donazione che può essere fatta oggetto di azione di riduzione da parte dei legittimari lesi nella quota di legittima. A tal proposito, le allego una sentenza in merito del Tribunale di Vicenza, che mette in risalto una problematica di questo tipo di contratto.

          Se il proprietario che si riserva l’usufrutto della casa e cede al parente la nuda proprietà dietro promessa di prendersi cura di lui è molto anziano, gravemente malato o in fin di vita il contratto è nullo.

          Quando il proprietario di una casa arriva a una età avanzata è solito – nell’ottica di anticipare la futura divisione dei propri beni tra i familiari senza, nello stesso tempo, privarsi di un tetto dove passare gli ultimi anni di vita – donare la nuda proprietà della propria abitazione dietro impegno, da parte del beneficiario (di norma un figlio), di occuparsi di lui, prendendosene cura e prestando assistenza materiale e morale fino alla morte. È quello che viene chiamato contratto di rendita vitalizia (ma, comunemente, è anche detto contratto di “mantenimento”, o di “vitalizio assistenziale”, o ancora di “assistenza morale e materiale”).

          Ebbene, con una recente sentenza, il Tribunale di Vicenza ha stabilito una regola assai importante: il contratto di rendita vitalizia è nullo se, già al momento della firma dell’atto notarile, l’anziano (futuro usufruttuario dell’immobile) è già prossimo al decesso. In buona sostanza, se la donazione della nuda proprietà avviene quando il proprietario si trova in età particolarmente avanzata o è gravemente malato o in fin di vita, tra le due prestazioni (da un lato la cessione nuda proprietà della casa, dall’altro l’obbligo di prestare assistenza all’anziano) non c’è proporzione e, quindi, il contratto è nullo.
          Per capire questo ragionamento è opportuno fare una premessa. Il contratto di rendita vitalizia viene detto, in gergo giuridico, contratto aleatorio, ossia un contratto che implica, in sé, un rischio per entrambe le parti. Detto rischio consiste nel fatto che almeno una delle due prestazioni non è ancora certa nell’ammontare o nella durata, ma può variare per causa di circostanze indicate nel contratto medesimo. Nel nostro caso, il rischio è connesso unicamente alla durata della vita dell’usufruttuario: è chiaro, infatti, che se questi vive a lungo, il donatario sarà tenuto a una prestazione (l’assistenza morale e materiale) più onerosa di quella a cui sarebbe soggetto se invece il titolare del bene decedesse pochi mesi dopo la firma del rogito.

          Ebbene – dice la sentenza in commento – se questo margine di rischio non sussiste, perché è facilmente prevedibile l’imminente morte dell’usufruttuario, allora il contratto è nullo.

          Come abbiamo anticipato, il contratto di rendita vitalizia – detto anche di mantenimento – presenta due prestazioni:

          un soggetto si obbliga a prestare assistenza morale e materiale all’altra parte per tutta la durata della vita di quest’ultima
          in cambio di ciò, quest’ultimo gli cede la nuda proprietà dell’immobile in cui vive.
          È chiaro che, come in ogni contratto che si rispetti, tra le due prestazioni vi deve essere una certa proporzione, anche se tale proporzione è ancora incerta (proprio in questo consiste il contratto aleatorio). Per cui il contratto è nullo – per mancanza di rischio – qualora già al momento della stipulazione dell’atto notarile è facilmente prevedibile la morte prossima del vitaliziato, in considerazione della sua età avanzata o del suo cagionevole stato di salute.
          Chi può impugnare il contratto?

          L’interesse a impugnare il contratto e a far valere la sua nullità sarà degli altri eredi, che si sono visti privare il patrimonio della successione dell’immobile donato al nudo proprietario quando ancora l’anziano era in vita. Essi avranno cioè interesse a far rilevare come non vi sia stata alcuna controprestazione da parte del beneficiario della nuda proprietà e che, pertanto, essendo il contratto nullo, l’immobile andrà diviso con tutti gli altri eredi.
          Cordiali saluti.

  4. PAOLA PELLICCIONI ha detto:

    Salve, nel 2012 mio padre mi fece davanti ad un notaio la donazione della casa in cui abito con mio marito ( in comunione dei beni), con l’onere di versare a mio zio un vitalizio. Io sono comproprietaria di un altro appartamento da prendo un affitto. Nel modello UNICO non posso detrarre il vitalizio di mio zio in quanto l’unico reddito è l’affitto. Vi domando se può detrarlo mio marito in quanto chiaramente è lui che paga con bonifico.
    Grazie

    • Massimo Montanari ha detto:

      Egregia, il soggetto che può detrarre la spesa è colui alla quale è intestata la casa. Se è al 50%, ognuno si detrae la sua percentuale. Cordiali saluti.

  5. Valentina ha detto:

    Buongiorno, vorrei gentilmente una spiegazione a questa frase in un atto di mantenimento: il signor… si riserva l’usufrutti generale vitalizio, è in quanto occorrer possa, rinuncia ad ogni eventuale diritto di ipoteca legale. Io ho capito che i nudi proprietari non possono accedere ad avere un mutuo perché l’usufruttuario non vuole avere ipoteche sull’immobile, è così? Grazie.

    • Massimo Montanari ha detto:

      Buongiorno, allego qui di seguito risposta al suo quesito.

      Usufrutto casa: i diritti dell’usufruttuario
      Il Codice Civile riconosce al titolare del diritto di usufrutto di una casa il possesso dell’abitazione e il diritto di trarne ogni utilità, nel rispetto dei limiti sanciti dalla legge. L’usufruttuario può cedere il proprio diritto ad un soggetto terzo, dandone notifica al proprietario, concedere in locazione l’immobile godendo dei frutti derivanti dal canone, accendere un’ipoteca sull’abitazione.

      Concordo pertanto con Lei, in quanto l’usufrutttuario può decidere o meno sull’eventuale ipoteca da accendere sull’immobile.

  6. Roberta Farruggio ha detto:

    Salve mia nonna ha 83 anni e’proprietaria di un terzo di tre case in divise dopo anni di liti con uno dei 2 figli e le figlie dello stesso ha deciso che non vuole Cha alla sua morte entrino a far parte della proprietà cosa deve fare per evitare che ne entrino in possesso con la legittimA?

    • Massimo Montanari ha detto:

      Posso lasciare tutta l’eredità a un solo figlio?

      Assolutamente no. Se avete due o più figli, di regola, l’eredità deve essere divisa in parti uguali tra gli stessi. L’unica possibilità che avete, è quella di destinare, per testamento, una parte del patrimonio a favore dell’uno piuttosto che dell’altro. In questo caso si parla di “quota disponibile”, cioè quella parte di patrimonio che possiamo liberamente lasciare a chiunque vogliamo (un figlio, un parente più lontano, un amico, l’amante, ecc. Cordiali saluti.

  7. Rayssa ha detto:

    Buonasera, vorrei il suo parere su una questione. Mia nonna ha voluto un contratto di assistenza oneroso in nome del quale io ormai da 5 anni mi prendo cura di lei (dalla spesa, alle medicine, alle visite, ai ricoveri in ospedale, alla pulizia personale ecc ecc ecc). Sinceramente non lo trovavo necessario, perchè mi sarei comunque presa cura di lei, anche senza ricevere nulla in cambio. Ma lei ha insistito perchè desidera che alla sua morte la casa di cui appunto conserva l’usufrutto possa diventare mia. Oltre a mio padre (che è d’accordo con la scelta della nonna), la nonna ha un altro figlio, che vive lontano. Nei suoi confronti lei ritiene di aver fatto molto economicamente. Mutui, finanziarie per aiutarlo appunto economicamente, mentre mio padre non ha mai avuto bisogno economico e non ha mai chiesto soldi alla nonna. E’ possibile che nonostante tutto, lo zio possa reclamare un giorno la legittima? Oltre al contratto, è possibile ricorrere a altro mezzo per dichiarare la sua volontà e evitare ogni possibile reclamo di legittima in futuro in modo che sia chiaro che questo appunto è ciò che lei vuole? Per quanto io trovi corretta la scelta della nonna, la quale non ama in modo differente i suoi figli, ma vuol essere semplicemente meritocratica a favore di chi le si dedica, dal momento che lo zio si limita a qualche telefonata, non viene mai a trovarla, non passa con lei le vacanze o anche solo un compleanno ecc ecc ecc… tuttavia vorrei sinceramente evitare di ritrovarmi coinvolta per questa volontà di mia nonna in litigi in sede legale con lo zio…

    • Massimo Montanari ha detto:

      Art. 536 del codice civile. Legittimari.

      Le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione sono: il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi.
      Ai figli legittimi sono equiparati i legittimati e gli adottivi.
      A favore dei discendenti dei figli legittimi o naturali, i quali vengono alla successione in luogo di questi, la legge riserva gli stessi diritti che sono riservati ai figli legittimi o naturali.

      I soggetti che hanno diritto alla quota di legittima sono il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi ma non i fratelli. La legge italiana protegge i congiunti più stretti (per esempio il coniuge), limitando la libertà di disporre con il proprio testamento: nella successione testamentaria infatti una parte del patrimonio deve essere “riservata” a determinate persone (dette “riservatari” o “legittimari”), anche se ciò è contrario alla volontà espressa dal testatore.

      La quota disponibile può quindi essere definita quella parte del patrimonio caduto in successione della quale il testatore può liberamente disporre, senza alcun vincolo.
      Cordiali saluti.

  8. Patrizio ha detto:

    Buona sera vorrei il suo parere su una questione.Mia madre vorrebbe stipulare tramite un notaio un atto di cessasazione dell immobile con obbligo di mantenimento nei mie confronti di una casa,avendo anche un altro figlio la preoccuoazione di mia madre è che un giorno quando non ci sarà piu, mio fratello possa in qualche modo impugnare l atto ed avere parte dell erdita legata a questa casa, la domanda è questa:
    facendo questo atto con obbligo di mantenimento siamo sicuri al 100% che non possa essere impugnato un giorno da mio fratello e colui stesso avere parte di questa casa in eredità ? Ovviamente da parte mia sarà mia premura rispettare tutte le condizioni dell atto stesso.La ringrazio per il suo tempo .

    • Massimo Montanari ha detto:

      Egregio, con la ‘Cessione con obbligo di mantenimento” Il soggetto “acquirente” non paga un prezzo ma si obbliga ad eseguire a titolo di corrispettivo delle prestazioni di mantenimento che si sostanziano in obblighi di “dare” (fornire alimenti, medicinali , vestiario etc.), ed in obblighi di “fare” (assistenza , pulizia della persona e della casa, fare compagnia etc.) persino potendosi estendere l’ obbligo di versamento della retta ad un istituto per anziani o disabili se a tale struttura il “cedente ” desiderasse ricorrere .

      Si tratta di predisporre dettagliatamente un contratto personalizzato per individuare ben chiaramente gli impegni che, se non osservati, potranno determinarne lo scioglimento del contratto di cessione per inadempimento .

      La formulazione dell’atto è libera e pertanto si potrà prevedere per esempio, il coinvolgimento di una Onlus terza, di una Associazione Caritatevole , di un Sacerdote etc. , soggetti privi di diretto interesse economico autorizzati contrattualmente ad accedere nell’ alloggio per eseguire visite periodiche finalizzate all’ ascolto e alla verifica del rispetto delle obbligazioni , specialmente se il “cedente” fosse una persona di avanzata età, in condizioni di handicap motorio , o fortemente condizionabile a causa della sua dipendenza oggettiva da terzi.

      Una volta condensati, con l’aiuto di professionisti del settore (avvocati, notai, commercialisti) , gli accordi in un preliminare si dovrà formalizzare l’atto dinanzi a un notaio, alla presenza di testimoni.

      Assolutamente necessario che nel contratto di “ cessione con obbligo di mantenimento “ venga prevista una clausola risolutiva espressa che , in caso di inadempimento degli obblighi di assistenza, preveda lo scioglimento dell’accordo.

      A parere di chi scrive mentre dalla donazione classica discendono diritti indiretti e generici , nel caso della “cessione del bene con obbligo di mantenimento” gli impegni sono mirati, specifici e dettagliati il che rende più facilmente individualizzabili le eventuali inadempienze ed agire per la conseguente risoluzione.

      Inoltre non vanno sottovalutati i profili psicologici :il beneficiario o l’anziano avranno chiara consapevolezza dei loro dettagliati diritti (e l’acquirente dei suoi dettagliati doveri ben conscio di quanto potrebbe accadere se venisse meno o riducesse il livello delle prestazioni cui si fosse obbligato )

      Il ricorso alla ” cessione con obbligo di mantenimento” , andrà valutata attentamente tenendo conto:
      -che con tale contratto ” gli acquirenti” , anche famigliari, saranno indotti a mantenere i livelli di prestazione promesse, senza “cali di attenzione”.
      -che il bene oggetto della cessione con obbligo di mantenimento non rientrerà nell’asse ereditario.
      -che pertanto deceduto il cedente non si profileranno problematiche per il cessionario/ o cessionari relative alla rivendita (collazione, riduzione, restituzione)
      -che lo stesso istituto potrebbe anche prevedere che gli “acquirenti ” siano tutti i figli meritevoli , così da non creare sperequazioni e litigi
      -che lo stesso istituto può essere modulato alla bisogna ; si pensi al caso della figlia che spende la sua vita ad assistere i genitori malati od anziani, mentre gli atri fratelli non se ne curano affatto .
      -che l’istituto ben si adatta al caso del cedente-vedovo e senza figli, che possa disporre di altre persone di fiducia non necessariamente legate da vincoli di parentela.Fra l’altro il beneficiario-compratore , avendone i requisiti, potrà fruire delle agevolazioni prima casa.
      Cordiali saluti.

  9. Maria Grazia Paternoster ha detto:

    Salve. Vorrei un chiarimento in merito ad una faccenda.Nel 2013, dopo tre anni dalla morte di mio marito ,in gravi condizioni economiche chiesi ai miei suoceri un aiuto per mio figlio ma il giudice con una sentenza che mi amareggio’molto respinse la mia richiesta. In quella sede gli avvocati dei miei suoceri presentarono una compravendita della casa padronale con vitalizio alla sorella di mio marito e tutti gli altri beni donati in favore di un nascituro, il figlio della sorella di mio marito. 8 mesi fa è deceduta mia suocera e vorrei chiedere la legittima spettante a mio figlio orfano e invalidare l’usufrutto in quanto mio suocero sopravvissuto è anziano. Posso farlo anche se sono passati 4 anni da questa compravendita con vitalizio e posso chiedere quella che chiamano collazione delle donazioni fatte? Inoltre volevo sapere se a mio figlio spetta la metà del patrimonio in quanto suo padre aveva solo una sorella quindi prende la sua parte o se deve dividere con gli altri nipoti che nel frattempo sono diventati 3 contando mio figlio.

    • Massimo Montanari ha detto:

      Egregia Sig.ra, la questione è molto complessa ed anche l’avvocato nostro non si sbilancia sulla questione in quanto il tema è delicato e dare risposte senza avere tutta la documentazione da studiare non sarebbe etico da parte nostra. Il consiglio è quello di far approfondire la tematica ad un Avvocato esperto di problemi di successione.

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