Archivi Giornalieri: 31 gennaio 2018

Le limitazioni legali della proprietà ed i concetti di ristrutturazione,ricostruzione e nuova costruzione.

Un breve excursus in ordine al rispetto delle distanze legali,ai concetti giuridici da dover conoscere e dal rapporto tra le disposizioni dei regolamenti edilizi locali, regionali e comunali, e la normativa codicistica.

Violazione delle norme sulle distanze minime e riduzione in pristino stato. Le disposizioni che impongono il rispetto delle distanze tra costruzioni hanno carattere astratto, generale e sono cogenti, in considerazione dell’interesse pubblico legato ai bisogni di sicurezza, igiene e decoro.

Ed è per questo motivo che, in caso di violazione delle distanze legali o regolamentari, al giudice non è lasciato alcun potere discrezionale di bilanciamento degli interessi in gioco, dovendo egli ordinare la riduzione in pristino anche se questa possa incidere sulle parti della costruzione regolari (Cass. Civ., sent. n. 8691/2017).

Ma cosa succede se i privati concordemente derogano alle norme in tema di distanze? La Cassazione con una recente pronuncia ha avuto modo di chiarire che, essendo tale normativa finalizzata a tutelare l’interesse generale ad un prefigurato modello urbanistico, neppure l’accordo tra le parti può bypassarla, con la conseguenza giuridica della invalidità di qualsivoglia pattuizione (Cass. Civ., sent. N. 29092/2017).

Ma non solo: infatti, neppure l’eventuale rilascio di concessione edilizia, in violazione alle prescrizioni contenute nei piani regolatori o nei regolamenti edilizi locali, sfugge alla ‘falciata’ atteso che i principi generali contenuti in tali tipi di strumenti normativi locali debbono essere rispettati anche (e soprattutto) dalla autorità pubblica.