Monthly Archives: Dicembre 2019

Spese detraibili al 19% solo con pagamenti tracciati.

La scure della manovra 2020 sulle detrazioni Irpef. Dal 2020 la detraibilità del 19% sarà infatti possibile soltanto nel caso di pagamento delle spese con bonifico bancario o postale ovvero attraverso mediante altri sistemi di pagamento tracciati. Inoltre, sempre con decorrenza dal 2020, la possibilità di avvalersi delle detrazioni irpef previste dall’articolo 15 del Tuir sarà limitata in caso di redditi compresi fra 120 e 240 mila euro, azzerandosi del tutto in caso di redditi complessivi pari o superiori a tale ultimo importo.

E’ questo, in estrema sintesi, l’effetto congiunto di due disposizioni presenti nel disegno di legge di Bilancio 2020 (all’esame della Camera per il via libera definitivo che avverrà probabilmente lunedì prossimo) che disciplinano rispettivamente: la rimodulazione degli oneri detraibili sulla base del reddito e la tracciabilità delle detrazioni Irpef.

Tracciabilità delle detrazioni Irpef Per poter ottenere il diritto alla detrazione Irpef del 19 per cento spettante sulle varie tipologie di spese previste nell’articolo 15 del Tuir, sarà dunque necessario provvedere al pagamento delle stesse attraverso sistemi tracciabili di pagamento. La misura ha chiaramente lo scopo di incentivare il ricorso a tali forme di pagamento e deve leggersi in combinazione con le disposizioni previste rdal collegato fiscale che riducono i limiti di utilizzo del denaro contante.

Restano espressamente escluse dall’obbligo del pagamento tracciato le detrazioni spettanti in relazione alle spese sostenute per l’acquisto di medicinali e di dispositivi medici, nonché alle detrazioni per prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al servizio sanitario nazionale. (continua)

Fonte:ItaliaOggi

Cassazione: No alla vendita se l’acquirente ignora che la casa è stata donata.

L’acquirente può rifiutarsi di firmare il definitivo se si è nascosta l’origine del titolo.

Se viene venduto un immobile che appartiene al venditore per effetto di una donazione e il venditore non ne fa menzione all’acquirente, il quale, quindi, stipula il contratto preliminare senza sapere nulla di tale donazione, il promissario acquirente può rifiutare la stipula del contratto definitivo. È questo l’innovativo principio, a tutela dell’acquirente di beni immobili (ma estensibile anche alla compravendita di quote societarie), che la Corte di cassazione ha sancito nella sentenza n. 32694 depositata il 12 dicembre 2019.

L’appoggio normativo del predetto principio di diritto è riposto nell’articolo 1460 del Codice civile, recante la cosiddetta «eccezione di inadempimento», vale a dire la norma in base alla quale ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione, se l’altro non adempie contemporaneamente la propria.

In passato, invece, la Corte di cassazione (si vedano le sentenze 2541/1994,8002/2012 e 8571/2019) aveva affermato che il compratore può rifiutarsi di stipulare il contratto definitivo solo quando il pericolo di evizione (e cioè il pericolo di perdere la proprietà del bene a causa di un altrui prevalente diritto) sia veramente effettivo e non quando vi sia solo il mero timore che l’evizione possa verificarsi: il semplice fatto che un immobile provenga da donazione e possa essere teoricamente oggetto di una futura azione di riduzione (nella successione ereditaria del venditore) per lesione di legittima esclude di per sé si diceva nella precedente giurisprudenza che esista un rischio effettivo di rivendica; e, quindi, esclude che il compratore possa sospendere il pagamento dovuto al venditore e rifiutarsi di stipulare il contratto definitivo.

Fonte: IlSole24Ore

Borghi storici, piccoli centri e buoni ritorni.

Rigenerazioni. In tutta Italia tante occasioni per comprare edifici o interi paesi da riqualificare e rilanciare turisticamente. Investire nei borghi, piccoli centri ad alto rendimento.

Se invece il castello lo si vuole già ristrutturato e pronto da vivere basta sborsare un po’ di più. Con 1,3 milioni si può comprare un intero castello rinnovato e arredato a 12 chilometri da Spoleto, con vista panoramica e utilizzabile anche come resort. Comprende infatti sette appartamenti per un totale di otto camere da letto, il ristorante, le aree comuni, la piscina e la Spa.

Solomeo e Petralia Soprana sono due borghi d’eccellenza del CentroSud d’Italia, il cui comune denominatore è una storia di abbandono, prima, e di riqualificazione, dopo. Due esempi dei tanti casi di salvataggio delle bellezze architettoniche italiane lasciate a se stesse ma con tante opportunità di rivalutazione. E anche due casi da cui partire per un viaggio nell’Italia dei borghi storici e delle chance di investimento immobiliare, sempre più appetibili per gli stranieri in cerca della favola italiana.

«Solomeo è uno splendido borgo medievale della provincia di Perugia, la cui fondazione risale al XII secolo. La salvezza del borgo di Solomeo porta il nome di un imprenditore illuminato e appassionato, Brunello Cucinelli, che ha saputo mantenere intatti i luoghi e la loro bellezza e ha donato una nuova vita al borgo». Petralia Soprana è invece un borgo siciliano situato nel parco delle Madonie, insignito del titolo “borgo dei borghi 2019”, riconoscimento che ha messo in moto dinamiche che porteranno ulteriori fondi destinati alle piccole città siciliane. (continua)