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Immobile concesso in comodato. Non si può sempre esigere la restituzione immediata.

Le restituzione di un immobile, dato in comodato d’uso, non può essere sempre immediata salvo la sopravvenienza di un urgente bisogno.

I fatti. La proprietaria di un immobile sito a Cecina concedeva, nel 2008, lo stesso in comodato al proprio figlio ed alla di lui compagna per sistemazione provvisoria data dalla nascita di un figlio, onde consentire alla coppia di trovare , in breve tempo, una diversa collocazione.

Si pattuiva, nell’ambito del comodato, che una stanza dell’immobile sarebbe, comunque, rimasta a disposizione della proprietaria la quale poteva usufruirne in qualsiasi momento, senza necessità di preavvisare i comodatari, avendo la stessa bisogno di aria marina per la cura di patologie.

Nel 2011 la proprietaria dell’immobile proponeva ricorso dinanzi al Tribunale di Livorno evocando in causa il di lei figlio e la propria compagna chiedendo l’immediata restituzione dell’immobile concesso in comodato, nonché il risarcimento del danno, in quanto i convenuti, contravvenendo agli accordi pattuiti, non avevano consentito alla proprietaria di utilizzare una stanza dell’immobile ma, anzi, gliene avevano impedito l’accesso.

Contestualmente la proprietaria chiedeva la restituzione di somme dalla stessa anticipate per i consumi idrici effettuati dai convenuti. Si costituiva in giudizio la comodataria (compagna del figlio della ricorrente) contestando gli assunti di quest’ultima e rilevando l’inapplicabilità, nel caso di specie, della disciplina del recesso immediato, ai sensi dell’art. 1810 cod. civ., in quanto l’immobile era stato concesso in comodato per esigenze familiari e soggetto, pertanto, ad un termine implicito determinato dall’uso del bene.

Se il sottotetto diventa mansarda il Comune può revocare il permesso di costruire.

Ancora una volta il giudice amministrativo affronta il tema dei cosiddetti volumi tecnici ossia quei vani che, per le loro caratteristiche, non possono essere adibiti per fini abitativi poiché destinati all’alloggio di impianti, o all’isolamento termico, ecc.

La questione analizzata è la seguente: cosa succede se dopo il rilascio di un permesso di costruire per la demolizione e ricostruzione di un immobile, il Comune verifica che l’originario sottotetto (vano tecnico) è diventato in realtà una mansarda adibita ad uso abitativo?

La vicenda. Il proprietario di un immobile, intenzionato alla sua demolizione e ricostruzione, presenta al Comune istanza per ottenere permesso di costruire.Dopo aver rilasciato il permesso di costruire, tramite silenzio-assenso, il Comune però provvede alla sua revoca dopo aver accertato che, contrariamente alle opere autorizzate, al posto di un sottotetto con funzione isolante è stato realizzata una mansarda abitabile.

Fimaa : Quesito Disciplina Antiriciclaggio in tema di Locazioni.

Nel mese di ottobre scorso è stata pubblicata nel sito del MEF una domanda in tema di locazioni e in particolare con riferimento alla determinazione della soglia dei 15.000 euro oltre la quale scattano gli obblighi antiriciclaggio, che va in senso diametralmente opposto ad un quesito pubblicato un anno prima.

Quest’ultimo aveva preso come riferimento per la determinazione della soglia dei 15.000 euro la cd. periodicità del canone, ossia l’ammontare del canone mensile pattuito nel contratto (o la diversa periodicità prevista nel contratto), stabilendo che se tale ammontare superasse i 15.000 euro si era nell’ambito della disciplina antiriciclaggio.

Ora si stabilisce che si deve prendere a riferimento il valore complessivo del contratto di locazione (ossia la somma di tutti i canoni per tutta la durata del contratto). Di fatto un cambiamento radicale. È. stata formulata una richiesta di chiarimento al MEF, nel frattempo occorre adeguarsi alla novità.

GDPR: tutto quello che c’è da sapere.

Dal DPO, ai registri delle attività di trattamento, sono numerose le novità da considerare prima del 25 maggio 2018, data in cui entrerà in vigore il GDPR, ossia il regolamento europeo sulla privacy. Ecco la guida pratica completa e cosa fare per adeguarsi.

Lucchetto su un asequenza di dati che esprime il concetto di privacy

Il 25 maggio 2018 entra in vigore il GDPR – General Data Protection Regulation, ovverosia il Regolamento europeo sulla privacy approvato il 14 aprile 2016, direttamente applicabile agli Stati membri dell’Unione, con il quale è stato delineato un nuovo quadro normativo in materia di protezione dei dati personali che pone molte nuove regole e importanti adempimenti da rispettare. Tuttavia, ad oggi, non tutti sono pronti alla novità e moltissimi ancora non si sono adeguati alle nuove regole e, in generale, vige ancora molta confusione sul tema. Cerchiamo, perciò, di fare chiarezza:

A chi si applica il GDPR.

Nell’analizzare il nuovo regolamento la prima cosa da fare è quella di individuarne il campo di applicazione.

Il GDPR, in particolare, avrà un impatto su tutti i professionisti e le imprese che, a prescindere da dove si trovino, vengano in contatto con i dati personali dei cittadini europei.

Sublocazione: contratto autonomo o derivato?

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Il subcontratto è genericamente definito quale contratto di derivazione che si realizza quando la parte di un contratto base già concluso, trasferisce la posizione contrattuale che ne deriva in capo ad un terzo.

Subcontratti, cosa sono.

In altri termini, il subcontratto consente di realizzare la medesima operazione economica del contratto base, la cui prestazione viene adempiuta da parte di un terzo in virtù della posizione contrattuale trasferita e, dunque, riconosciuta, con lo stesso subcontratto.

Tra i due negozi, quello base e quello derivato, sussiste un rapporto di derivazione unilaterale che non deve essere confuso con l’ipotesi di collegamento negoziale, quantomeno in senso tecnico. Quest’ultima fattispecie si realizza, come noto, qualora sussistano congiuntamente due requisiti, oggettivo e soggettivo, non rinvenibili nel caso di cui ci si occupa. Nello specifico, le parti contrattuali sono differenti e non si realizza un’unica operazione economica.

Nuove regole sulla privacy,professionisti a rischio multa.

Dovranno rendere inaccessibili i dati dei clienti e rispettare le loro richieste. Per le violazioni più gravi sono previste sanzioni fino al 4% del fatturato.

E’ il tema del millennio, quello su cui si giocherà il futuro della società mondiale. Figurarsi se prima o poi non sarebbero arrivate norme più severe. Dal 25 maggio prossimo entra in vigore il nuovo Regolamento europeo, il 2016/679, in materia di privacy.

Riguarda tutti coloro che lavorano con dei dati personali: dalla grande multinazionale, come Google e Facebook, al piccolo imprenditore o libero professionista. Ed è proprio per questi ultimi che le novità in arrivo sono da tenere maggiormente presenti. Perché dal 25 maggio in poi, per le violazioni sulla privacy dei propri clienti, si rischieranno multe fino al 4% del fatturato.

Gli obblighi a cui dovranno sottostare avvocati, agenti immobiliari, commercialisti e in generale tutti coloro che hanno a che fare con i dati personali della propria clientela sono di vario genere. Intanto il professionista dovrà valutare come rendere inespugnabile la cassaforte, reale o virtuale, protegge i dati della clientela.

Locazione ad uso commerciale e la mancata registrazione del contratto.

La Cassazione del 2.3.2018 n. 4922 ha affermato è nullo il patto col quale le parti di un contratto di locazione di immobili ad uso commerciale concordino occultamente un canone superiore a quello dichiarato; tale nullità vitiatur sed non vitiat, con la conseguenza che il solo patto di maggiorazione del canone risulterà insanabilmente nullo, a prescindere dall’avvenuta registrazione.

L’omessa o la parziale registrazione del contratto di locazione.

L’omessa registrazione del contrato di locazione può assumere due caratteristiche, può essere totale e completa, oppure parziale ed incompleta: