Tag Archives: cassazione

Sfratto all’inquilino per i comportamenti molesti con i vicini.

Il conduttore aveva violato il patto di non disturbare gli altri condomini.

Tra le obbligazioni del conduttore, in un contratto di locazione, vi è all’articolo 1587 del Codice Civile quella di servirsi dell’immobile con la «diligenza del buon padre di famiglia».

Per la Cassazione (sentenza 22860/2020) la violazione di questa norma e della relativa pattuizione contrattuale, espressa in continui rumori molesti ai danni del vicinato e del condominio, può provocare la risoluzione del contratto d’affitto e lo sfratto dell’inquilino molesto.

Cosa si intende per questo tipo di diligenza? Che conseguenze ci sono per chi non la rispetta? Nel caso in questione il proprietario di un immobile aveva ottenuto Io sfratto della propria conduttrice proprio sulla base della violazione dei doveri del buon conduttore e del contratto di locazione. (continua)

Fonte:IlSole24Ore

 

L’affitto alto è spia per il fisco.

Scatta l’accertamento se il canone di locazione è troppo alto rispetto a quanto dichiarato nonostante il compagno sia ricco e faccia elargizioni in denaro. È necessario dimostrare che sui depositi in banca le imposte siano già state pagate.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con l’ordinanza n. 14060 del 7 luglio 2020, ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate. La vicenda riguarda una donna che pagava un canone di locazione alto rispetto alla sua dichiarazione dei redditi.

Dopo l’accertamento era riuscita a dimostrare di avere ricevuto in banca del denaro da parte del compagno benestante. Tanto era bastato alla Ctr per far annullare l’atto impositivo. Ora i Supremi giudici hanno ribaltato il verdetto.

Ad avviso della Cassazione, infatti, la mera «prassi familiare» di erogazione di liberalità da parte dei genitori in favore dei figli costituisce un fatto solo probabile e, quindi, non integra un fatto notorio. Inoltre, in tema di accertamento sintetico del reddito, ai sensi dell’art. 38, comma 6, del dpr n. 600 del 1973, ove il contribuente deduca che la spesa sia il frutto di liberalità o di altra provenienza, la relativa prova deve essere fornita con la produzione di documenti, dai quali emerga non solo la disponibilità all’interno del nucleo familiare di tali redditi, ma anche l’entità degli stessi e la durata del possesso in capo al contribuente interessato dall’accertamento, pur non essendo lo stesso tenuto, altresì, a dimostrare l’impiego di detti redditi per l’effettuazione delle spese contestate, attesa la fungibilità delle diverse fonti di provvista economica. (continua)

Fonte:ItaliaOggi

Immobili in società, non è sottrazione fraudolenta.

Non commette sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, e quindi non scatta il sequestro, chi dopo essersi indebitato con il fisco conferisce i suoi immobili in una società restando titolare delle quote. È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 30933/19, ha respinto il ricorso della procura di Lodi.

 

La vicenda riguarda un contribuente accusato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte perché, visti i debiti con il fisco, aveva intestato tutti i suoi immobili a una società estera, conservando la titolarità delle quote. Per questo era scattato il sequestro non confermato dal tribunale delle libertà di Lodi. Inutile, a questo punto, il ricorso della Procura alla Suprema corte per ottenere l’annullamento del dissequestro. (continua)

 

Fonte:ItaliaOggi