Troppo lieve la spinta data ai consumi, troppo alta la tensione attorno al possibile aumento dell’Iva. Per Confcommercio, già la partita sull’Imu è stata una delusione: ristoranti, bar e negozi continueranno a versare l’imposta e la promessa – fatta dal governo – di renderla deducibile nella riforma che verrà, ai commerciati non basta.
Ma ora il fronte delle polemiche si allarga all’imposta sul valore aggiunto,e l’impegno preso dal premier di fare il possibile per evitarne il rialzo – non dà sufficienti garanzie. «Alle aziende in crisi serve un segnale forte – dice Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio – è quel segnale non c’è». Chiedevate di dar fiato alle famiglie, e le famiglie non pagheranno la prima rata dell’Imu.
Non è un buon segnale? «Lo è certo, come lo è il finanziamento della cassa integrazione in deroga. Priorità importanti, ma per quanto ci riguarda serve più coraggio: molte imprese sono già al collasso e invece di sentirsi sollevate nel carico fiscale, vedono avvicinarsi un’estate rovente».
La deduzione promessa sull’Imu non basta? «Qui si tende a rimandare la soluzione del problema: noi chiediamo a Letta di fare di più. Quando ha presentato il suo governo alle Camere, il premier ha detto che le piccole imprese sono al centro della partita dello sviluppo e dell’occupazione. Se così è, faccia qualcosa farle segnare questo goal». Metafore calcistiche a parte, cosa vorreste? «Non pagare l’Imu e scongiurare quella calamità naturale che rappresenterebbe l’aumento dell’Iva. La domanda interna, fra investimenti e consumi, muove l’80 per cento del Pil, ora è ferma: alzare l’aliquota significa assestarle un ultimo, letale, colpo».
Secondo lei dove si possono trovare le risorse per evitare quel provvedimento? «Mi rendo conto delle difficoltà, ma bisogna insistere sul controllo qualificativo e sulla riduzione della spesa pubblica, sulla lotta all’evasione e all’elusione». Ma l’intenzione di evitare l’inasprimento dell’Iva c’è, almeno così ha annunciato il governo nel suo discorso programmatico. «Ecco, ci auguriamo che le cose dette vengano fatte. Anche perché le imprese hanno dato quello che potevano e quello che dovevano. Ora tocca alla politica, a partire proprio dallo scongiurare quell’aumento dell’aliquota dal 20 al 21 per cento. L’ipotesi va cancellata, ma mi risulta che al Consiglio dei ministri di venerdì il tema non sia stato nemmeno affrontato». La fretta che manifestate, è legata al fatto che temete che il governo non possa durare così a lungo da realizzare le sue promesse? Grillo assicura che si voterà ad ottobre, lei cosa ne pensa? «Che andando a votare ora a perderci sarebbe il Paese. Io mi auguro che il governo vada avanti e che affronti con estrema urgenza problemi irrisolti da troppo tempo».
Fonte: La Repubblica
About Massimo Montanari
Massimo Montanari, italiano, nato a Lussemburgo il 16 luglio 1961. Formatosi in Confcommercio col ruolo di Segretario delle Delegazioni di Sarsina e Mercato Saraceno, dal 2011 ha deciso di cambiare percorso lavorativo ed ha portato il suo bagaglio di esperienza nel Settore Sindacale dell'Associazione Cesenate.
Attualmente si occupa di varie categorie Sindacali all'interno di Confcommercio e tra queste quella che ha avuto i maggiori risultati in termini di aumento di Associati è proprio la F.I.M.A.A. Cesena della quale è Segretario Provinciale.
Buon Tennista, è anche grande appassionato di Basket ed è attivo nel mondo del Volontariato.
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