Sarà una conseguenza della crisi, sarà la stagione dei saldi ma in Italia non si argina la fuga di marchi storici alla volta di mani straniere. E oggi, dopo la clamorosa vendita di Loro Piana di pochi giorni fa, è la Pernigotti a prendere il volo: destinazione Turchia. Per fortuna c’è chi ha fatto ritornare nel Belpaese il 100% di un’azienda storica: si tratta di Mr Geox che ha riacquistato i marchi in Cina della Diadora.
Ma torniamo ai gianduiotti. La famiglia Averna, proprietaria dell’azienda che produce il famoso amaro, ha comunicato di aver venduto al gruppo turco Toksöz, il 100% della Pernigotti. Si tratta di un marchio storico del “made in Italy” e famoso a tutti per i cioccolatini al gianduia, per il torrone e la pasticceria. Un business che per il gruppo Averna creava un giro d’affari di 75 milioni di euro grazie allo stabilimento di Novi Ligure (Alessandria), dove l’azienda occupa circa 150 dipendenti.
Con questa ennesima operazione di vendita, sale ad oltre 10 miliardi il valore dei marchi storici dell’agroalimentare italiano passati in mani straniere dall’inizio della crisi che ha facilitato una escalation nelle operazioni di acquisizione del Made in Italy agroalimentare. Inoltre, Pernigotti segue da vicino l’acquisizione da parte dei francesi di Lvmh (che ha anche acquisito poco tempo fa Loro Piana) della pasticceria milanese Cova, mentre l’ultimo colpo nelle campagne toscane è stato messo a segno da un imprenditore cinese della farmaceutica di Hong Kong, che ha acquistato per la prima volta un’azienda vitivinicola agricola nel Chianti.
In Italia un’azienda è più facile venderla che portarla avanti. È la triste, prima, considerazione che viene in mente leggendo notizie di questo genere.
Il risultato della crisi degli anni ’90 fu la fine dell’industria chimica e il consistente ridimensionamento di altri “grandi” comparti (tlc ma anche grande distribuzione). Ora siamo ad un punto che vorremmo non definire di epilogo. Molte piccole e medie imprese chiudono i battenti, quelle con maggiore capitale immateriale (brevetti, brand, capacità di progettazione) sono comprate ai saldi. Le aziende poi ad alto valore aggiunto in settori specifici, come quelli della moda e della gastronomia, dismettono il vessillo tricolore e finiscono per essere preda di capitali stranieri.
Magari ci sbagliamo ed i nuovi proprietari del Made in Italy sapranno fare benissimo per loro e per l’Italia ma i dubbi sono quanto meno legittimi. Non si tratta di elevare barriere protezioniste, ci mancherebbe pure questa! No, il tema è un altro. Invece di scagliarsi contro le imprese e gli imprenditori italiani spinti da un furore ideologico di altri tempi, dovremmo riflettere sul fatto che ogni impresa italiana è una fonte di ricchezza e orgoglio del Paese.
Invece di immaginare interventi normativi per limitarne l’operatività sino a renderle fuorilegge a prescindere, dovremmo elogiare ed ammirare i nostri imprenditori ed i nostri lavoratori, gli uni e gli altri guardati con rispetto e stima fuori dai confini nazionali. Serve un clima “business friendly”. Per il momento, registriamo solo un clima “sell friendly”. E non va affatto bene.
About Massimo Montanari
Massimo Montanari, italiano, nato a Lussemburgo il 16 luglio 1961. Formatosi in Confcommercio col ruolo di Segretario delle Delegazioni di Sarsina e Mercato Saraceno, dal 2011 ha deciso di cambiare percorso lavorativo ed ha portato il suo bagaglio di esperienza nel Settore Sindacale dell'Associazione Cesenate.
Attualmente si occupa di varie categorie Sindacali all'interno di Confcommercio e tra queste quella che ha avuto i maggiori risultati in termini di aumento di Associati è proprio la F.I.M.A.A. Cesena della quale è Segretario Provinciale.
Buon Tennista, è anche grande appassionato di Basket ed è attivo nel mondo del Volontariato.
“Malamente opera chi dimentica ciò che ha imparato".
”Tito Maccio Plauto"
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