II termine “social housing” negli ultimi tempi si è molto diffuso, ma non sempre sembra chiaro il suo significato. In Italia, ad esempio, quando si parla di edilizia sociale si pensa esclusivamente agli alloggi dati in affitto alle famiglie disagiate; in alcuni Paesi europei invece questo concetto incorpora anche le proprietà delle cooperative e, nei casi più estremi, si estende sino a determinati immobili di proprietà privata.
La definizione comunemente più accettata è quella fornita dal Cecodhas, il Comitato Europeo per la promozione al diritto alla casa: «l’insieme delle attività atte a fornire alloggi adeguati, attraverso regole certe di assegnazione, a famiglie che hanno difficoltà nel trovare un alloggio alle condizioni di mercato perché incapaci di ottenere credito o perché colpite da problematiche particolari».
In altri termini, ricadono nel social housing quegli appartamenti che sono eseguiti, venduti e/o affittati a determinate fasce di popolazione secondo regole “diverse” da quelle del libero mercato.
In questi ultimi anni la questione abitativa, a seguito di fattori nazionali e internazionali, si è trasformata dando luogo ad un nuovo scenario, variegato ed eterogeneo, relativo alla “domanda della casa”. Accanto a quelle parti di popolazione che classicamente beneficiano dell’edilizia sociale, si sono infatti aggiunte anche porzioni di popolazione del ceto medio che in precedenza non erano coinvolte dal rischio abitativo.
È il caso delle famiglie che soffrono l’aumento vertiginoso del prezzo delle case e degli affitti, degli studenti fuori sede, delle giovani coppie che non riescono a trovare un alloggio se non dovendo impegnare gran parte del loro reddito, dei lavoratori atipici, delle partite IVA, delle persone che hanno perso il loro posto di lavoro, etc. Il concetto di povertà tradizionalmente inteso è quindi sorpassato e integrato da quello di vulnerabilità sociale, inteso come riduzione dell’accesso ai beni primari dovuta a situazioni di incertezza economica anche temporanea.
La prima risposta a livello normativo sul tema dell’emergenza abitativa si ha con la legge finanziaria del 2008 in cui si definisce il concetto di “Edilizia residenziale sociale”. Per alloggio sociale si intende quindi l’unità immobiliare in locazione indirizzata a individui e nuclei familiari che non sono in grado di accedere alla locazione di alloggi nel libero mercato. Il social housing va quindi a coprire un’area nuova della politica abitativa che non era ricompresa nella tradizionale edilizia residenziale pubblica e che da questa si distingue per la flessibilità, per il target (non i più poveri, ma una fascia sempre più ampia di persone in difficoltà) e per i soggetti coinvolti (non solo gli attori pubblici ma anche il privato e il non profit).
Il social housing è quindi un importante strumento perché attraverso la sua attuazione e diffusione si ottengono benefici per l’intera collettività: dalla promozione della coesione sociale sul territorio alla partecipazione tra il pubblico e il privato sul tema dell’abitare equo. E se da un lato si interviene su un’area di disagio sociale non estremo (quella porzione che è estromessa dai benefici pubblici ma che allo stesso tempo è incapace di accedere al libero mercato) dall’altro si investe l’attività edilizia di una nuova valenza “sociale”.
Durante lo svolgimento di convegni e manifestazioni sul tema in oggetto sono stati presentati, in questi ultimi periodi, svariati progetti realizzati sia in Italia che in Europa. Quello che è emerso è come il social housing, questo nuovo strumento di politica abitativa, generato da una compartecipazione pubblico-privata, sia in grado di trasformare gli investimenti finanziari in importanti ritorni economici ed, in special modo, sociali. Per questi motivi ci si augura che le amministrazioni e gli enti locali ne comprendano l’importanza e inseriscano il social housing come priorità nei loro calendari.
About Massimo Montanari
Massimo Montanari, italiano, nato a Lussemburgo il 16 luglio 1961. Formatosi in Confcommercio col ruolo di Segretario delle Delegazioni di Sarsina e Mercato Saraceno, dal 2011 ha deciso di cambiare percorso lavorativo ed ha portato il suo bagaglio di esperienza nel Settore Sindacale dell'Associazione Cesenate.
Attualmente si occupa di varie categorie Sindacali all'interno di Confcommercio e tra queste quella che ha avuto i maggiori risultati in termini di aumento di Associati è proprio la F.I.M.A.A. Cesena della quale è Segretario Provinciale.
Buon Tennista, è anche grande appassionato di Basket ed è attivo nel mondo del Volontariato.
“Malamente opera chi dimentica ciò che ha imparato".
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