Più tutela per le coppie di fatto: anche se si esaurisce il rapporto, il partner non può essere sbattuto fuori di casa all’improvviso anche se la casa è di proprietà dell’altro. 
Lo evidenzia la Cassazione con una sentenza della Seconda sezione civile depositata di recente
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La Suprema Corte enuncia che dal momento che “la famiglia di fatto è compresa tra le formazioni sociali che l’art. 2 della Costituzione considera la sede di svolgimento della personalità individuale, il convivente gode della casa familiare, di proprietà del compagno o della compagna, per soddisfare un interesse proprio, oltre che della coppia, sulla base di un titolo a contenuto e matrice personale la cui rilevanza sul piano della giuridicità è custodita dalla Costituzione, sì da assumere i connotati tipici della detenzione qualificata”.
La Cassazione si è così pronunciata occupandosi del caso di una coppia di fatto il cui rapporto era naufragato. L’uomo aveva venduto l’immobile alla convivente e, riporta la sentenza n. 7214, aveva continuato a frequentare la casa sia pernottandovi sia utilizzandola come appoggio ad altro sottostante appartamento in cui esercitava la propria libera professione anche dopo la fine del rapporto. La donna lo aveva cacciato fuori casa.
La Cassazione chiarisce che il convivente non è un “ospite” e che dunque non doveva essere messo alla porta da un momento all’altro. Ciò beninteso, puntualizza la Suprema Corte, “non significa pervenire ad un completo pareggiamento tra la convivenza more uxorio e il matrimonio, contrastante con la stessa volontà degli interessati, che hanno liberamente scelto di non vincolarsi con il matrimonio proprio per evitare le conseguenze legali che discendono dal coniugio”.
Detto questo, la Cassazione sancisce che “questa distinzione non comporta che, in una unione libera che tuttavia abbia assunto, per durata, stabilità, esclusività e contribuzione, i caratteri di comunità familiare, il rapporto del soggetto con la casa destinata ad abitazione comune, ma di proprietà dell’altro convivente, si fondi su un titolo giuridicamente irrilevante quale l’ospitalità, anziché sul negozio a contenuto personale alla base della scelta di vivere insieme e di instaurare un consorzio familiare, come tale anche socialmente riconoscibile”.
About Massimo Montanari
Massimo Montanari, italiano, nato a Lussemburgo il 16 luglio 1961. Formatosi in Confcommercio col ruolo di Segretario delle Delegazioni di Sarsina e Mercato Saraceno, dal 2011 ha deciso di cambiare percorso lavorativo ed ha portato il suo bagaglio di esperienza nel Settore Sindacale dell'Associazione Cesenate.
Attualmente si occupa di varie categorie Sindacali all'interno di Confcommercio e tra queste quella che ha avuto i maggiori risultati in termini di aumento di Associati è proprio la F.I.M.A.A. Cesena della quale è Segretario Provinciale.
Buon Tennista, è anche grande appassionato di Basket ed è attivo nel mondo del Volontariato.
“Malamente opera chi dimentica ciò che ha imparato".
”Tito Maccio Plauto"
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