I francesi dicono che quando l’edilizia tira, anche il resto dell’economia va bene. Per questo, dopo sette anni di crisi, in Italia anche il più piccolo accenno di ripresa dell’edilizia viene visto come un segnale incoraggiante di ripresa. L’andamento dei mutui per l’acquisto della casa, sotto questo profilo, è una spia preziosa. Purtroppo, c’è chi ne sta facendo un uso strumentale, poco serio, primo fra tutti Matteo Renzi.
Nelle ultime settimane, per ben due volte (conferenza stampa di fine anno e intervista di pochi giorni fa al Tg5), nel tentativo di dipingere a tutti i costi un’Italia in ripresa, ha ripetuto che nel 2015 vi è stato un aumento del 97% dei mutui bancari per l’acquisto della casa, il tutto grazie al Jobs act, che avrebbe consentito agli ex lavoratori precari di ottenere dalle banche lo stesso trattamento riservato prima solo ai lavoratori con il posto fisso.
Se quel +97% fosse un dato vero, sarebbe a dir poco eccezionale, una notizia meravigliosa, l’annuncio di una ripresa solida. Ma così non è. L’osservatorio congiunturale dell’Ance ha appena comunicato che il numero delle compravendite di abitazioni è aumentato nel 2015 del 5,3%, passando da 418 mila nel 2014 a 440 mila.
Dunque, un aumento incoraggiante, ma ancora modesto, del tutto inadeguato per giustificare un +97% dei mutui. È poi arrivato il Bollettino economico della Banca d’Italia, che dedica un capitolo ai prestiti bancari alle famiglie, con numeri dettagliati sui «prestiti per acquisto abitazioni», passati da 358,1 miliardi (novembre 2014) a 359,4 miliardi (novembre 2015), con un aumento di 1,3 miliardi di euro erogati, pari a +0,38%.
Come si spiega il divario abissale tra il +97% di Renzi e il + 0,38% della Banca d’Italia? Semplice. Il premier si è basato su una statistica bancaria omnicomprensiva, che di solito mette insieme i mutui per la casa, sia nuovi che rinegoziati, con il credito al consumo, vale a dire con i prestiti personali di importo modesto, usati di solito per l’acquisto dell’auto o dei mobili. Prestiti, questi ultimi, cresciuti del 52% se di durata inferiore ai 5 anni, e del 37% sopra i 5 anni. Un infortunio per eccesso di propaganda, che Renzi farebbe bene a non replicare.
About Massimo Montanari
Massimo Montanari, italiano, nato a Lussemburgo il 16 luglio 1961. Formatosi in Confcommercio col ruolo di Segretario delle Delegazioni di Sarsina e Mercato Saraceno, dal 2011 ha deciso di cambiare percorso lavorativo ed ha portato il suo bagaglio di esperienza nel Settore Sindacale dell'Associazione Cesenate.
Attualmente si occupa di varie categorie Sindacali all'interno di Confcommercio e tra queste quella che ha avuto i maggiori risultati in termini di aumento di Associati è proprio la F.I.M.A.A. Cesena della quale è Segretario Provinciale.
Buon Tennista, è anche grande appassionato di Basket ed è attivo nel mondo del Volontariato.
“Malamente opera chi dimentica ciò che ha imparato".
”Tito Maccio Plauto"
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