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Esonero Imu ad ampio raggio.

E’ in continua evoluzione la platea dei soggetti esonerati dal pagamento del saldo Imu. A distanza di pochi giorni viene aggiornato l’elenco dei titolari di immobili che non pagheranno la seconda rata dell’imposta municipale. Questa volta, però, l’agevolazione si applica a coloro che esercitano le attività riferite ai codici Ateco, ma limitatamente ai territori regionali particolarmente colpiti dalla pandemia.

Lo prevede il dl «Ristori 2» (dl n.149 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.279 di ieri) che cancella la seconda rata Imu per gli immobili destinati a grandi magazzini, empori, commercio al dettaglio di merci varie, servizi degli istituti di bellezza, agenzie matrimoniali e via dicendo, indicate nell’Allegato 2 al decreto, ubicati nei comuni delle regioni individuate con ordinanza del ministro della salute come zona rossa, in base al dpcm del 3 novembre 2020 (Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria).

La norma del nuovo dl «Ristori 2», ferme restando le agevolazioni già concesse con i decreti precedentemente emanati, aggiunge al lungo elenco dei beneficiari altre categorie di attività indicate nella tabella Ateco, tra le quali grandi magazzini, empori, commercio al dettaglio, agenzie matrimoniali e così via, ma questa volta l’ambito di applicazione dell’agevolazione è circoscritta alle regioni ubicate nella zona rossa ossia, come recita il dpcm 3 del novembre, «le aree del territorio nazionale, caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto». (continua)

Fonte:ItaliaOggi

Ai coniugi che risiedono in Comuni diversi non spetta alcuna agevolazione ai fini Imu.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione nell’ordinanza 20130 dello scorso 24 settembre, affermando la necessità che in riferimento alla stessa unità immobiliare tanto il possessore quanto il suo nucleo familiare non solo vi dimorino abitualmente, ma vi risiedano anche anagraficamente.

La decisione della Corte si pone in netto contrasto con l’interpretazione che il ministero dell’Economia e delle Finanze aveva fornito nella circolare 3/DF del 18 maggio 2012, a proposito delle differenze tra la definizione di abitazione principale contenuta nell’articolo 13 del Dl 201/2011 per l’Imu e quella relativa all’abrogata Ici, disciplinata dall’articolo 8 del Dlgs 504/1992.

In origine e fino al 31 dicembre 2006, era considerata abitazione principale quella in cui il soggetto passivo e i suoi familiari dimoravano abitualmente. La norma è stata modificata nel senso che per abitazione principale si doveva intendere quella di residenza anagrafica, a meno che non fosse dimostrata (ad esempio attraverso la presenza di utenze come gas, luce, telefono) la mancata coincidenza tra dimora abituale e residenza anagrafica.

I numerosi contrasti giurisprudenziali sorti in merito alla nozione di abitazione principale ai fini Ici, legati alle agevolazioni e alla successiva esenzione dell’imposta comunale sulla prima casa, hanno evidentemente indotto il legislatore ad adottare ai fini Imu una definizione più stringente. (continua)

Fonte:IlSole24Ore

Non è tenuto all’Imu il separato di fatto.

Non è tenuto a versare l’Imu chi è separato di fatto e ha la residenza nell’immobile per il quale richiede le agevolazioni. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 24294 del 3 novembre 2020, ha accolto il ricorso del contribuente.

L’uomo era rimasto, dopo la crisi coniugale, nell’abitazione familiare mentre la ex e i figli si erano trasferiti in città. L’assenza di una separazione formale aveva escluso l’ingresso alle agevolazioni. La decisione dell’amministrazione finanziaria di negare l’esenzione era stata confermata anche da Ctp e Ctr.

Ora i Supremi giudici hanno ribaltato completamente le sorti della vicenda: ad avviso del Collegio di legittimità «per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente, che la possiede a titolo di proprietà, l’usufrutto o altro diritto reale, e i suoi familiari dimorano abitualmente».

In generale, secondo la giurisprudenza di legittimità, ai fini della spettanza della detrazione e dell’applicazione dell’aliquota ridotta prevista per le «abitazioni principali», un’unità immobiliare può essere riconosciuta abitazione principale solo se costituisca la dimora abituale non solo del ricorrente, ma anche dei suoi familiari, non potendo sorgere il diritto alla detrazione nell’ipotesi in cui tale requisito sia riscontrabile solo nel ricorrente ed invece difetti nei familiari.

Per questo bisogna distinguere fra il nucleo familiare che si divide solo sulla carta abitando in città diverse e quello che, come in questo caso, mette in atto una vera e propria separazione. Solo in quest’ultimo caso sussiste il diritto all’agevolazione fiscale.

Ha quindi sbagliato la Ctr di Livorno nel ritenere tout court esclusa l’agevolazione Imu per il solo fatto che i due coniugi vivessero in due abitazioni diverse, considerato peraltro che l’odierno ricorrente risultava residente presso l’immobile de quo e che l’altro coniuge non aveva beneficiato di tale agevolazione (avendo provveduto al pagamento del tributo il proprietario dell’immobile concesso in comodato alla donna). Ora gli atti della causa da Roma ripartiranno verso Livorno dove una diversa sezione della commissione tributaria dovrà rivedere la sua posizione alla luce dell’indirizzo fornito in sede di legittimità.

Fonte:ItaliaOggi