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Coronavirus: il negozio chiuso non deve pagare l’affitto.

Sovraindebitamento ai tempi del coronavirus. Una prima pronuncia del tribunale di Venezia sospende i canoni di locazione durante il lockdown.

Questo periodo di grave pandemia ha aggravato di fatto la grave crisi economica preesistente.

Lockdown e affitti dei locali.

L’economia della nostra nazione era già in grave recessione prima della diffusione di questa grave epidemia ma, come era certamente prevedibile, dopo tutti questi mesi di fermo obbligatorio, molte piccole realtà artigianali e comunque molte imprese a conduzione familiare, in assenza di un grande consolidamento economico, non riusciranno più a ripartire proprio a causa di tutti i debiti accumulati durante il periodo del lockdown.

Sicuramente ciò che ha pesato molto sulle aziende sono stati gli affitti dei locali adibiti all’attività commerciale ma, dal Tribunale di Venezia arriva un’importantissima sentenza.

Un provvedimento destinato a segnare la storia di questo grave periodo di crisi, e che interessa una vasta platea di imprenditori e titolari di attività economiche che, dopo mesi di chiusura delle loro attività, oggi sono pronti a riaprire le loro saracinesche. (continua)

Fonte:StudioCataldi

“Consentite le visite presso gli immobili abitati: accolta la proposta della Consulta al Governo di correggere la risposta alla Faq”

La Consulta Interassociativa Nazionale dell’Intermediazione Immobiliare (Anama-Fimaa-Fiaip), nei giorni scorsi aveva proposto al Governo la modifica della risposta alla Faq che di fatto consentiva le visite solo agli immobili disabitati generando innumerevoli criticità nello svolgimento dell’attività delle agenzie immobiliari riaperta il 4 maggio in quanto ritenuta di necessaria utilità per la comunità.

La rettifica del Governo ha chiarito che sono consentite le visite anche agli immobili abitati ovviamente nel rispetto delle misure precauzionali e di sicurezza, oramai note, orientate a evitare rischi di contagio da Covid-19 (utilizzo di mascherina, guanti monouso e mantenimento del distanziamento interpersonale di almeno un metro).

Riteniamo che l’accoglimento da parte del Governo della proposta della Consulta di rettificare la risposta alla Faq – dichiarano il Presidente di Anama Renato Maffey e Coordinatore della Consulta, il Presidente di Fimaa Santino Taverna e il Presidente Nazionale Fiaip Gian Battista Baccarini – è da considerarsi significativa e strategica sia per una più serena operatività delle agenzie immobiliari che erogano un servizio di utilità sociale sia soprattutto per una necessaria chiarezza nei confronti dei cittadini nello scongiurare dubbi su eventuali sanzioni circa le visite “fisiche” agli immobili che rimangono di fondamentale importanza per una scelta consapevole come l’acquisto di un bene di prima necessità qual è il bene CASA”. 

Scarica la nota congiunta

Decreto rilancio: Puoi usare i crediti col fisco come moneta.

Gli sconti del 110% per ristrutturare casa sono vendibili a chiunque. E non sono conteggiati come debito.

Nelle più di 300 pagine del decreto “Rilancio” è stata inserita agli articoli 121 e 122 la cosiddetta “moneta fiscale” che gli autori di questo articolo hanno predicato negli ultimi anni, assieme ad altri. Sotto la spinta di alcuni senatori M5S e del sottosegretario alla Programmazione Economica prof. Mario Turco, è stata a sorpresa inserita nel decreto una cosa potenzialmente utile per l’economia italiana.

Facciamo un esempio di come funziona. Uno degli autori del presente articolo si è visto arrivare in casa la settimana scorsa il rappresentante di una impresa che proponeva un impianto a pannelli solari di ultima generazione per sostituire il bombolone del GPL (si parla di una casa in campagna), senza alcun costo. Come è possibile? Grazie all’art. 121 del decreto-legge.

Se l’impianto costa ad esempio 20mila euro, genera uno sconto fiscale del 110% quindi 22mila euro e questo sconto diventa un credito di imposta vendibile a chiunque, non solo all’impresa che fa i lavori. Dato che è cedibile a tutti e di importo superiore a quello del corrispettivo dovuto per il lavoro, è scontabile facilmente in banca. Per cui l’impresa che propone il lavoro può dire che non ti costerà niente perché lei lo girerà in banca (ovviamente offrendo 20mila euro ad esempio per un credito che all’Agenzia delle Entrate varrà 22mila in detrazioni). (continua)

Fonte:Libero