Campagna associativa Fimaa 2019

Campagna associativa Fimaa 2019

Fimaa, Federazione a fianco di ogni associato che agisce secondo i valori che la guidano da sempre professionalità, correttezza e legalità. Continua »

FIMAA-CONFCOMMERCIO: SANTINO TAVERNA È IL NUOVO PRESIDENTE NAZIONALE

FIMAA-CONFCOMMERCIO: SANTINO TAVERNA È IL NUOVO PRESIDENTE NAZIONALE

L’Assemblea Fimaa-Confcommercio, Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari, ha eletto per acclamazione Santino Taverna alla Presidenza Nazionale della Federazione per il quinquennio 2015-2020. Taverna prende il posto di Valerio Angeletti che ha guidato la Fimaa dal 2009. Continua »

Pietro Corica nuovo Presidente Fimaa Cesena

Pietro Corica nuovo Presidente Fimaa Cesena

Eletto in assemblea Fimaa Confcommercio coprirà la carica di Presidente per il quinquennio 2015 - 2020 Continua »

Roberto Marzola è il nuovo Presidente FIMAA Emilia Romagna

Roberto Marzola è il nuovo Presidente FIMAA Emilia Romagna

Nominato il nuovo Presidente FIMAA Regionale: il ferrarese Roberto MARZOLA, che rimarrà in carica fino al 2020. Continua »

Convegno FIMAA antiriciclaggio

Convegno FIMAA antiriciclaggio

Le nuove regole sulla tematica del antiriciclaggio Continua »

 

COME CAMBIERANNO LE ALIQUOTE DEL BONUS RISTRUTTURAZIONE CASA NEI PROSSIMI ANNI?

Ristrutturazione

Il provvedimento dovrebbe essere licenziato entro il prossimo 28 maggio e dunque convertito in Legge, ma ha sollevato molte critiche perché comporterà importanti conseguenze per tutto il settore delle costruzioni.

Infatti, tra le tante novità, è in arrivo una revisione per il Bonus Ristrutturazionedetrazioni al 50% solo fino al 2024, poi una graduale discesa fino al 30% dal 2028. Un cambiamento che pesa sulle spalle dei proprietari di immobili e investitori.

Come cambiano le aliquote e i tetti di spesa.

Il decreto, non solo stravolge solo il Superbonus, ma modifica in maniera sostanziale tutte le attuali aliquote previste per agevolare ristrutturazioni e riqualificazioni edilizie.

Secondo le nuove disposizioni, l’aliquota del bonus, attualmente al 50% fino alla fine del 2024, subirà una decurtazione al 36% dal 2025 e scenderà ulteriormente al 30% a partire dal 2028.

Questo bonus ha permesso fino ad ora una detrazione del 50% su spese fino a 96.000 euro per unità immobiliare, ma con il nuovo decreto, le condizioni torneranno a quelle originarie: un tetto di spesa di 48.000 euro con un’aliquota del 36% fino al 2027.

La nuova fase del bonus, valida dal 2028 al 2033, vedrà una detrazione ridotta al 30%. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

 

SI PUÒ LAVARE L’AUTO NEL CORTILE CONDOMINIALE?

Lavare la propria auto nel cortile condominiale può facilmente scatenare animate controversie tra i residenti, specialmente se espressamente vietato dal regolamento condominiale e da normative ambientali.

Scopriamo insieme quando e dove è effettivamente permesso lavare con cura la propria vettura, e come agire correttamente a seconda delle circostanze per evitare di infrangere la legge.

Le normative sul lavaggio dell’auto su strada.

Quando si considera il lavaggio dell’auto in luoghi pubblici, è essenziale informarsi preventivamente riguardo le leggi e normative applicabili.

Lavare l’auto in strada non è di per sé un reato ,tuttavia può comportare la violazione del Decreto Legislativo n.152 del 2006, che regolamenta le questioni ambientali, e del Codice della strada. Quest’ultimo, in particolare con l’articolo 15, proibisce di sporcare la strada o le sue pertinenze, vietando il lancio di rifiuti o oggetti dai veicoli, sia in sosta che in movimento.

Lavare l’auto in strada può dunque esporre a sanzioni pecunarie (multe da 105 a 422 euro) se si utilizza acqua pubblica senza autorizzazione o se si crea un pericolo per la circolazione.

È consigliabile, quindi, preferire gli autolavaggi autorizzati. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

 

COSA SERVE PER PULIRE CASA: L’ELENCO COMPLETO DEI PRODOTTI E DEGLI STRUMENTI INDISPENSABILI.

strumenti per pulire

Mantenere una casa pulita e ordinata è un’operazione piuttosto impegnativa, che richiede una gamma di prodotti e strumenti utili ad affrontare ogni tipo di sporco e superficie.

In questo articolo, vedremo cosa serve per pulire casa, fornendo un elenco completo di ciò che è indispensabile per garantire una pulizia efficace e veloce della tua abitazione.

Prodotti per la pulizia di mobili e vetri.

In commercio esistono numerosi detergenti per la pulizia della casache variano a seconda delle superfici da igienizzare.

La scelta spazia dai detergenti multiuso, essenziali per pulire piani di lavoro, tavoli, mobili e altre aree comuni, a quelli specifici per il legno, che nutrono e puliscono le superfici senza danneggiarle, donando lucentezza.

prodotti per vetri sono fondamentali per rimuovere lo sporco da finestre e specchi, oltre che per cancellare macchie e aloni, lasciando le superfici trasparenti e brillanti. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

SÌ ALLA CEDOLARE SECCA QUANDO L’INQUILINO È UN’IMPRESA: ARRIVA L’OK DELLA CASSAZIONE.

portachiavi nella porta

La Corte di Cassazione ha finalmente risolto una diatriba che durava da oltre un decennio. Con la sentenza n. 12395, depositata il 7 maggio 2024, la Suprema Corte ha sancito la possibilità di applicare la cedolare secca anche quando l’inquilino è una società o un’impresa che affitta una casa per i propri dipendenti, clienti o fornitori.

Con ciò, dunque, ha chiarito che la natura soggettiva del conduttore è irrilevante, anche se la locazione avviene nell’esercizio di un’attività d’impresa o lavoro autonomo.

L’origine del contenzioso

La controversia ha avuto origine nel lontano 2011, quando l’Agenzia delle Entrate ha negato l’applicazione della “tassa piatta” per le locazioni di case date ai dipendenti di società. La sentenza considera «irrilevante la qualità del conduttore e la riconducibilità della locazione, laddove ad uso abitativo, alla attività professionale del conduttore (ad esempio, come avvenuto nel caso di specie, per esigenze di alloggio dei suoi dipendenti)».

Nel caso di specie, un contribuente aveva impugnato una sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia, che aveva confermato avvisi di liquidazione e sanzioni dell’Agenzia delle Entrate per mancato pagamento dell’imposta di registro nel 2012 e 2013. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

QUAL È LA DIFFERENZA TRA RISTRUTTURAZIONE E MANUTENZIONE STRAORDINARIA?

spatola sul muro

Nel settore dell’edilizia, i termini “ristrutturazione” e “manutenzione straordinaria” sono frequentemente utilizzati, ma non sempre in modo appropriato.

Comprendere la differenza tra queste due attività può essere molto utile per chi si appresta a intraprendere lavori su un immobile, sia per ottimizzare l’intervento, sia per beneficiare delle possibili agevolazioni fiscali.

Ristrutturazione edilizia: definizione e caratteristiche.

La ristrutturazione edilizia implica una serie di modifiche significative che mirano a migliorare, recuperare o trasformare un edificio. Questo può includere:

  • la demolizione e ricostruzione di parte o di tutto l’immobile;
  • trasformazioni di superfici non abitabili in spazi vivibili, come sottotetti o cantine;
  • modifiche estese come l’ampliamento dell’edificio o il cambio di destinazione d’uso.

Questi interventi possono alterare l’aspetto estetico, la funzionalità o la struttura dell’edificio, rendendolo più sicuro, confortevole e adeguato alle attuali esigenze abitative. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

IL CARTELLO CHE SEGNALA LE TELECAMERE DI VIDEOSORVEGLIANZA IN CASA PRIVATA È OBBLIGATORIO?

telecamera di videosorveglianza

Sono tanti i titolari di case e abitazioni che scelgono di installare un impianto di videosorveglianza per ragioni di sicurezza e di tutela della proprietà privata.

La presenza di un sistema di telecamere private può aiutare i proprietari di una residenza a scoraggiare l’azione di eventuali malviventi. Esistono, però, delle regole previste dalla legge per l’installazione e la gestione dell’impianto di videosorveglianza all’interno dell’area domestica. Vediamo tutti i dettagli.

Telecamere di videosorveglianza in casa, cosa dice il regolamento sulla tutela della privacy

La legge che regola la possibilità di effettuare registrazioni in ambito domestico rientra nel pacchetto normativo più ampio che prende il nome di GDPR (la sigla è in lingua inglese, mentre in italiano si parla di Regolamento Generale per la Protezione dei Dati).

Al suo interno, oltre alle indicazioni di carattere pubblico e generale, l’Unione europea ha voluto inserire anche i principi che consentono ad un privato cittadino di installare le telecamere presso la propria abitazione. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

 

COME PULIRE IL FORNO: GUIDA COMPLETA PER UN ELETTRODOMESTICO IMPECCABILE.

una persona pulisce il forno

Un forno perfettamente pulito non solo garantisce una cottura ottimale dei cibi, ma contribuisce anche a mantenere un ambiente sano e igienico in cucina. 

Eliminare regolarmente incrostazioni, grasso e cattivi odori è fondamentale per preservare le prestazioni del forno e la propria salute. Ecco dei suggerimenti utili per pulire il forno in modo efficace.

Scegliere il metodo di pulizia giusto.

La scelta del metodo di pulizia più adatto dipende da diversi fattori, tra cui il tipo di forno, il livello di sporco e le preferenze personali. Ecco alcuni dei metodi più comuni:

  • Pulizia manuale: questo metodo è ideale per forni leggermente sporchi e per coloro che preferiscono utilizzare prodotti naturali.
  • Pulizia con funzione autopulizia: se il forno dispone di una funzione di autopulizia, potete utilizzarla per una pulizia profonda e senza sforzo.
  • Pulizia con prodotti chimici: esistono in commercio detergenti specifici per la pulizia del forno, che possono essere efficaci contro lo sporco ostinato. In ogni caso, è fondamentale usare questi prodotti con cautela e seguire con attenzione le istruzioni del produttore. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

COME PULIRE UNA VASCA DA BAGNO ROVINATA PER FARLA TORNARE COME NUOVA.

La vasca da bagno è sicuramente tra gli angoli della nostra casa che maggiormente associamo a relax e benessere. Ma perché questo effetto sia garantito nel tempo bisogna che la vasca sia anche sempre perfetta, pulita e splendente. Ecco come pulire una vasca da bagno rovinata per farla tornare praticamente come nuova, pronta per il nostro prossimo bagno rilassante alla fine di una lunga giornata.

Vasca da bagno freestanding

Guerra al calcare: disincrostare la vasca da bagno.

Sia una vasca datata che una vasca nuova fiammante hanno un nemico comune, il temibile calcare. Si accumula facendola apparire subito più vecchia, un po’ frusta e sicuramente ingrigita. Iniziamo quindi con una pulizia profonda che aiuta a disincrostare la vasca da bagno eliminando gli accumuli di calcare.

I migliori alleati: bicarbonato e aceto bianco

Spargete del bicarbonato di sodio su tutta la vasca e lasciatelo in posa per circa mezz’ora, quindi versate aceto bianco sui punti più difficili e lasciate agire. Infine passate una spugna non abrasiva o un panno morbido su tutta la superficie. Dopo il risciacquo vedrete come brilla! (continua)

Fonte: Immobiliare.it

AFFITTI BREVI: DAL 1° SETTEMBRE SCATTA L’OBBLIGO DEL CIN (CODICE IDENTIFICATIVO NAZIONALE).

appartamento

Un’importante novità è in arrivo per il mercato degli affitti brevidal 1° settembre entra in vigore il Codice Identificativo Nazionale. Con l’entrata in vigore di un apposito decreto, il Ministero del Turismo attiverà il portale dedicato all’assegnazione del CIN per gli alloggi destinati agli affitti brevi.

Questo nuovo sistema ha come obiettivo principale arginare l’evasione fiscale nel settore turistico.

Dal modello regionale al registro unico.

Con l’entrata in vigore del nuovo sistema si andrà ad eliminare l’attuale modello regionale tramite l’adozione di registro unico, in linea con le disposizioni del regolamento europeo che regola la raccolta e la condivisione dei dati sui servizi di locazione di alloggi a breve termine, modificando il regolamento (UE) 2018/1724.

Il 24 aprile 2024, la Commissione Politiche del Turismo della Conferenza delle Regioni e Province Autonome, ha espresso un parere favorevole al decreto sull’interoperabilità delle banche dati e sul CIN per gli immobili destinati a locazione breve per finalità turistiche. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

CAUZIONE E CAPARRA SONO UGUALI? TUTTE LE DIFFERENZE.

una persona fornisce le chiavi di casa a un'altra

Nel momento in cui il proprietario di un alloggio o un appartamento decide di affittare la residenza ad un locatore, la sua preoccupazione dev’essere quella di tutelarsi dalla comparsa di eventuali imprevisti, soprattutto di natura finanziaria. Per farlo esistono diverse possibilità, ognuna diversa dalle altre.

In genere, per evitare brutte sorprese, il titolare della casa chiede all’affittuario il versamento del cosiddetto deposito cauzionale. Molte volte, però, in queste situazioni si sente parlare anche della caparra.

Vediamo le differenze tra questi due strumenti e in quali casi vengono utilizzati.

Cos’è la caparra.

In base al tipo di contratto di locazione che viene stipulato tra il proprietario e l’inquilino, quest’ultimo è tenuto a versare una somma economica prestabilita che prende il nome di caparra.

La caparra è un quantitativo di denaro che il proprietario della casa chiede all’inquilino nel momento in cui si trovano per firmare il contratto di affitto.

Ha un valore simbolico e serve a tutelare entrambe le parti da eventuali imprevisti: il titolare la richiede per evitare che la controparte disdica l’accordo all’improvviso; l’affittuario la versa per assicurarsi che l’appartamento non venga ceduto ad altri. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

MANCATA CONVOCAZIONE DI UN CONDOMINO ALL’ASSEMBLEA CONDOMINIALE, CHE FARE?

palazzo

Talvolta, capita di ritrovarsi all’interno di condomini e palazzine in cui i proprietari e gli inquilini delle unità immobiliari vivono distanti o sono spesso assenti. In questi casi, per l’amministratore non è semplice convocare tutti i diretti interessati per una riunione comune.

Nella maggior parte dei casi, la comunicazione che annuncia lo svolgimento dell’assemblea condominiale viene recapitata tramite un messaggio sul cellulare o un’email, ma può capitare che alcuni condomini non ricevano l’invito. Cosa fare in questi casi? Vediamo tutto quello che c’è da sapere.

Condomino non invitato a partecipare all’assemblea condominiale: quali conseguenze?

Innanzitutto è bene ricordare che, secondo quanto stabilito dalla normativa vigente in materia, l’avviso di convocazione della riunione condominiale dev’essere recapitato a tutti i soggetti interessati con un preavviso di almeno 5 giorni rispetto alla data della riunione. Questo per permettere a tutti i condomini di visionare i punti inseriti all’ordine del giorno e prepararsi alla discussione.

Qualora uno dei titolari delle abitazioni presenti nell’edificio non riceva l’invito a partecipare all’assemblea, si viene a creare una situazione alquanto delicata: difatti, in alcuni casi previsti dalla legge, la mancata ricezione dell’avviso può portare all’annullamento della riunione e di tutte le delibere approvate. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

INQUILINO CHE ABBANDONA LA CASA, COSA PUÒ FARE IL PROPRIETARIO?

porta di una casa

La situazione in cui un inquilino abbandona improvvisamente l’abitazione, lasciando il locatore nel limbo, è più comune di quanto si pensi.

Questo scenario presenta una serie di sfide legali e pratiche complesse che il proprietario di casa deve affrontare per proteggere i propri interessi e riprendere il possesso dell’immobile. La legge tutela diritti e doveri di entrambe le parti, proprietario e inquilino, ma cosa può fare il proprietario in questi casi?

La legge ammette una soluzione, mentre la giurisprudenza ammette misure cautelari e urgenti. Vediamo quali.

Cosa succede se l’inquilino non paga o abbandona la casa?

Secondo la legge, linquilino che abbandona la casa senza preavviso, o in violazione del contratto di locazione, è obbligato a continuare a pagare l’affitto come concordato nel contratto, a meno che non abbia dato disdetta nei termini stabiliti e restituito le chiavi.

Tuttavia, anche se l’immobile venisse abbandonato, l’affittuario sarebbe obbligato a pagare i canoni d’affitto scaduti e futuri. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

COME LAVARE LA TENDA DELLA DOCCIA.

tenda della doccia

Il bagno di casa è la stanza dove il rischio di condensa e umidità è più elevato. Ci sono altri accessori, apparentemente innocui, ma che se trascurati possono diventare terreno fertile per muffa e batteri.

Uno di questi è la tenda della doccia, un accessorio indispensabile per proteggere il bagno dagli schizzi d’acqua. Se non pulita regolarmente, la tenda può diventare anche ricettacolo di sporcizia e calcare, con un impatto negativo sull’igiene e sull’estetica del bagno. 

Tutto questo si può prevenire lavando la tenda della doccia in modo efficace e costante, sia a mano che in lavatrice, utilizzando prodotti e rimedi casalinghi. Ecco alcuni consigli utili per prevenire la formazione di patogeni e mantenere la tenda pulita e profumata più a lungo.

Perché è importante lavare la tenda della doccia?

Oltre a proteggere il bagno dagli schizzi d’acqua, la tenda della doccia svolge un’importante funzione igienica. Una pulizia regolare previene la formazione dei seguenti patogeni e agenti esterni:

  • Muffe: proliferano in ambienti umidi e caldi, come il bagno, le intercapedini, gli anfratti e i muri dei termosifoni. Possono causare macchie antiestetiche sulla tenda e rilasciare spore nell’aria, che nel lungo periodo sono dannose per la salute, soprattutto per le persone con allergie o problemi respiratori. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

QUANTO COSTA LA SURROGA DEL MUTUO?

un persona firma un documento

In questi anni è cresciuto il numero di contribuenti che prende in esame la possibilità di effettuare la cosiddetta surroga del mutuo. In cosa consiste?

Prima di illustrare tutti i dettagli che riguardano la surroga del mutuo, occorre specificare che si tratta dell’operazione tramite cui è possibile cambiare l’istituto bancario di riferimento, scegliendone uno diverso rispetto a quello presso cui ci si è recati per accedere al finanziamento. Vediamo come funziona questo passaggio (e soprattutto quali sono i costi).

Come funziona la surroga del mutuo.

Chiamata anche con l’espressione “portabilità del prestito”, la surroga del mutuo consente al mutuatario di trasferire il finanziamento ricevuto in una nuova banca che offre prezzi e condizioni più favorevoli rispetto alla precedente.

Se, dal canto suo, l’istituto di credito che ha già concesso il mutuo non può fare nulla per impedire la surroga (se non avanzare una controproposta con tassi d’interesse più agevolati o altri tipi di benefici), invece il nuovo istituto può scegliere se accettare il subentro del nuovo debito oppure respingerlo. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

AFFITTO CON RISCATTO, QUALI SONO I RISCHI DA CONOSCERE?

una persona firma un contratto

La disponibilità economica sempre più limitata e le condizioni di lavoro precarie (che spesso impediscono di accendere un mutuo) influiscono sulla possibilità di acquistare un alloggio.

Capita, dunque, sempre più di frequente, che i potenziali acquirenti chiedano ai soggetti venditori di sottoscrivere un contratto che prevede l’acquisto con riscatto.

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta e quali sono i vantaggi e i rischi di questa soluzione.

Affitto con riscatto, i rischi per la parte acquirente.

Il vantaggio principale per chi sceglie di acquistare un immobile di proprietà tramite la sottoscrizione di un contratto di affitto con riscatto consiste nel prendere pieno possesso immediato dell’appartamentopur senza la necessità di possedere l’intera cifra richiesta per acquistarlo.

Allo stesso tempo, però i rischi, di questa operazione sono molteplici. Innanzitutto, i canoni mensili da pagare sono molto più alti rispetto alle rate di un affitto classico. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

IVA SULLA PRIMA CASA: LA CASSAZIONE CAMBIA LE REGOLE.

Casa

Una recente sentenza emessa dalla Corte di Cassazione potrebbe interessare molti futuri proprietari di casa, in quanto la Corte ha offerto una nuova prospettiva sulle agevolazioni IVA legate all’acquisto della prima casa. 

Fino ad ora, molti ritenevano che, per beneficiare dell’IVA agevolata, fosse necessario dichiarare i requisiti necessari già nel contratto preliminare.

Tuttavia, grazie all’ordinanza n. 9084 del 5 aprile 2024, si è intervenuti su questo aspetto, semplificando la procedura per ottenere il vantaggio fiscale stabilendo che la prima casa sconta l’IVA agevolata anche senza dichiarazione da parte dell’acquirente nel preliminare.

Il caso

La questione nasce da un avviso di accertamento per imposte dirette, IVA e sanzioni, notificato a una società di costruzioni, che ha sollevato dubbi sull’aliquota IVA applicabile agli acconti ricevuti su base di contratti preliminari di compravendita di immobili. In precedenza, la Commissione tributaria regionale aveva escluso l’applicabilità dell’IVA agevolata a tali acconti, sottolineando l’assenza di una dichiarazione esplicita nei contratti preliminari. (continua)

Fonte; Immobiliare.it

IN ARRIVO IL DECRETO PER SUCCESSIONI E DONAZIONI: COSA CAMBIA CON LE NUOVE REGOLE.

due persone firmano un documento

In occasione del Consiglio dei Ministri è stato presentato un decreto contenente nuove regole sull’imposta di successione e donazione. Il provvedimento contiene anche delle novità afferenti le tasse relative a bollo, registro, ipoteca e tributi speciali catastali previsti per i servizi dell’Agenzia delle entrate.

Queste misure mirano a semplificare gli adempimenti burocratici per eredi e professionisti, privilegiando la modalità telematica per la presentazione delle dichiarazioni.

Questo è il dodicesimo schema di decreto legislativo in attuazione della delega fiscale. Cerchiamo di capire di più.

Come cambierebbero le dichiarazioni di successione e le donazioni?

Il Governo, con questo nuovo provvedimento, punta a semplificare tutta la corposa normativa che riguarda le successioni e i moltissimi adempimenti previsti attualmente.

Si prevede che la dichiarazione della successione possa essere presentata con modalità telematica, per i non residenti la dichiarazione può essere spedita tramite raccomandata o equivalente, a patto che risulti con certezza la data di spedizione. Questa modalità è stata privilegiata nel tentativo di semplificare gli adempimenti di eredi e dei professionisti che li assistono. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

QUAL È LA DIFFERENZA TRA RAFFRESCAMENTO E CONDIZIONAMENTO?

condizionatore

Per poter scegliere la soluzione che meglio si adatta alle proprie esigenze di climatizzazione, è importante comprendere la differenza tra raffrescamento e condizionamentodue diversi metodi di trattamento dell’aria che garantiscono non solo comfort ambientale adeguato, ma assicurano anche un impiego energetico efficiente e sostenibile.

Cosa significa raffrescare?

Raffrescare un ambiente significa, in termini semplici, ridurne la temperatura, spesso senza alterare significativamente altri parametri quali l’umidità relativa. I sistemi adiabatici, impiegati soprattutto in contesti industriali o in grandi spazi aperti come i capannoni, si basano sull’immissione continua di aria esterna.

Attraverso l’utilizzo di ventilatori e pompe di distribuzione dell’acqua, questi sistemi sfruttano il principio dell’evaporazione per abbattere il calore, con un impatto minore sui livelli di umidità che, se troppo elevati, possono rendere l’aria irrespirabile o poco confortevole. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

LAVELLO A UNA O DUE VASCHE? VANTAGGI, SVANTAGGI E COSA SCEGLIERE.

lavello

Quando si sceglie il lavello giusto da montare in cucina è necessario considerare alcuni criteri di funzionalità; alcuni esempi possono essere la resistenza ai graffi e la grandezza, tale da permettere di lavare i piatti in tutta comodità.

Oltre a questi principi di praticità, è anche importante trovare soluzioni che si adattino al meglio al design della propria cucina, rendendo il lavello un ulteriore elemento di stile. Cosa scegliere tra il lavello a una o a due vasche?

La scelta tra una o due vasche

Una delle principali differenze tra i diversi tipi di lavello è la presenza di una o due vasche.

Entrambe le soluzioni offrono dei vantaggi e bisogna scegliere quello che più si adatta alle proprie esigenze. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

 

SI PUÒ VENDERE UN APPARTAMENTO SENZA IL BOX DI PERTINENZA?

Garage

La vendita di un appartamento senza il relativo box di pertinenza può far nascere dubbi e interrogativi, legati a normative e leggi specifiche. La questione diventa particolarmente rilevante se messa a confronto con le leggi urbanistiche e le disposizioni notarili che regolamentano tale pratica. Scopriamo insieme cosa dice la legge e cosa fare quando ci si trova davanti al caso di compravendita di un immobile senza il box di pertinenza.

Pertinenze immobiliari: definizioni e normative

Le pertinenze, secondo l’articolo 817 del Codice Civile, comprendono elementi non essenziali dell’immobile, aumentandone tuttavia il valore e la funzionalità. Questa chiara e semplice  definizione pone le basi per la comprensione delle normative che regolano la vendita di appartamenti e dei box di pertinenza.

La legge urbanistica e la vendita di pertinenze

A partire dalla legge urbanistica del 1985, è teoricamente possibile vendere separatamente un immobile dalle sue pertinenze o viceversa. Tuttavia, norme precedenti imponevano un rapporto diretto tra la metratura dell’immobile e quella del box o posto auto, creando vincoli specifici per la compravendita. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

LA DONAZIONE DI UN IMMOBILE AI FIGLI PUÒ ESSERE TASSATA?

Donazioni da immobili ai figli

Aiutare i propri figli con l’affitto oppure comprargli casa con denaro proprio sono tutte manifestazioni di volontà che celano una vera e propria donazione. Su questa tematica occorre segnalare una recentissima pronuncia della Cassazione, la sentenza numero 7442 pubblicata il 24 marzo 2024 dalla Sezione Tributaria, che ha sancito una importantissima novità: se la donazione non è sottoposta all’obbligo di registrazione essa non potrà essere tassata.

Questo indirizzo costituisce un epocale cambio di rotta rispetto all’interpretazione data sino ad oggi a favore del fisco sulla scorta della nota circolare numero 30/E del 2015 dell’Agenzie delle Entrate.

 Le tipologie di donazioni.

Esistono tre tipologie di donazioni:

  • le donazioni dirette, le quali nascono dalla stipulazione in forma pubblica di un contratto tra donante e beneficiario;
  • le donazioni indirette, che consistono in un atto giuridico diverso dalla donazione diretta ma che produce nei fatti lo stesso effetto di incrementare il patrimonio del beneficiario. Esempi sono: pagare un debito altrui; rinunciare ad un credito; accollarsi il debito di un’altra persona; acquistare una casa, o una macchina o altro bene, a favore di un’altra persona;
  • le donazioni informali, che consistono in attività specifiche come il trasferimento di denaro sul conto del beneficiario tramite bonifico o assegno oppure mediante consegna a mani oppure acquistare una casa in regime di comunione legale ma con soldi personali. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

BONUS CONDIZIONATORI 2024, A CHI SPETTA LO SCONTO IN FATTURA E COME RICHIEDERLO?

Bonus condizionatori 2024, a chi spetta lo sconto in fattura e come richiederlo?

Con l’arrivo della primavera, molti proprietari e affittuari si preparano a rinnovare i sistemi di climatizzazione delle loro abitazioni. La detrazione introdotta nella Legge di Bilancio 2021 è stata prorogata per il 2022 e inclusa nel Bonus ristrutturazione 2024, rimanendo attiva fino al 31 dicembre 2024, senza subire modifiche nella Legge di Bilancio 2024.

La manovra garantisce così la continuazione degli incentivi fiscali per chi sceglie di investire in apparecchi di riscaldamento o climatizzazione efficienti dal punto di vista energetico.

A chi spetta il bonus condizionatori?

Il bonus non è indipendente ma è legato ad altri incentivi come il bonus ristrutturazione, il bonus mobili ed elettrodomestici, l’Ecobonus e il Superbonus, con differenti aliquote di sconto a seconda del tipo di intervento.

Requisiti dei condizionatori.

Per qualificarsi, il condizionatore deve appartenere a una classe energetica superiore alla classe A, garantendo così un reale risparmio energetico. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

ESISTONO AGEVOLAZIONI PRIMA CASA PER GLI OVER 50?

Esistono agevolazioni prima casa per gli over 50?

L’accesso al credito è spesso considerato alla stregua di un diritto. Tuttavia, per glover 50 l’ottenimento di un mutuo può presentare una serie di ostacoli. Oggigiorno stili di vita diversi e un’aspettativa di vita più lunga rendono meno insolito di quanto possa sembrare la necessità di accendere un mutuo per acquistare la prima casa superata la soglia dei 50 anni ed è quindi lecito domandarsi se per queste persone esistono agevolazioni prima casa oppure no. Scopriamolo insieme.

Perché l’acquisto della prima casa avviene sempre più tardi.

Spesso l’acquisto della prima casa non riguarda l’età della giovinezza, bensì un momento più avanzato della vita. Le ragioni che hanno fatto sì che questo passo importante venisse posticipato sono principalmente legate a:

  • la crescente instabilità del mercato del lavoro, che rende più difficile accumulare i risparmi necessari per l’acquisto di una casa;
  • il cambio degli stili di vita che portano molte persone a ritardare l’acquisto della prima casa per godere di una maggiore flessibilità e libertà di movimento. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

DANNI ALL’APPARTAMENTO AFFITTATO A SEGUITO DI UN FURTO: A CHI TOCCA PAGARE?

furto in appartamento

La problematica dei furti negli appartamenti è sempre più attuale, ma come si agisce nel caso di un contratto di locazione?

La logica vorrebbe che, se l’appartamento non è di proprietà, in caso di furto che ha comportato, ad esempio, la rottura del nottolino della porta di ingresso oppure delle finestre, perché si dovrebbe personalmente di tali danni? Ecco, la risposta a questa domanda non è così scontata come può sembrare.

Vediamo di fare chiarezza su tale tematica e cosa fare in questi casi.

Diritti e doveri nella locazione.

Partiamo col dire che all’interno del codice civile non è presente una regolamentazione di una circostanza così specifica, dunque è necessario fare riferimento alla disciplina generale che regola il rapporto di locazione.

Innanzitutto, l’articolo 1576 del codice civile dice che il proprietario di casa deve eseguire tutte le riparazioni necessarie per mantenere la casa in buono stato.

 È, quindi, evidente che in caso di rottura dell’impianto elettrico o di un tubo che perde dovrà essere il locatore ad intervenire. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

IL RISCALDAMENTO CENTRALIZZATO È SEMPRE COMPRESO NELLE SPESE CONDOMINIALI?

Riscaldamento autonomo o centralizzato come scegliere

La questione delle spese condominiali relative al riscaldamento centralizzato solleva spesso dubbi e perplessità tra gli inquilini e i proprietari di casa. Comprendere la ripartizione dei costi e le regole che ne regolano l’inclusione può aiutare a navigare meglio tra le responsabilità condominiali e a gestire le spese in modo più informato.

Cos’è e come funziona il riscaldamento centralizzato.

Il riscaldamento centralizzato è una soluzione diffusa negli edifici plurifamiliari, dove un’unica centrale termica fornisce calore a più unità abitative. Questo sistema presenta vantaggi in termini di efficienza energetica e praticità, ma solleva questioni specifiche riguardo alla suddivisione dei costi tra i condomini.

Riscaldamento centralizzato e spese condominiali.

Generalmente, i costi del riscaldamento centralizzato sono inclusi nelle spese condominiali, ma il metodo di ripartizione può variare a seconda di diversi fattori, inclusi i criteri stabiliti dal regolamento condominiale e dalle normative vigenti.

Le spese possono essere suddivise in base alla metratura delle unità immobiliari, al numero di radiatori o attraverso sistemi di contabilizzazione individuale che misurano il consumo effettivo.

(continua)

Fonte: Immobiliare.it

QUANTI TIPI DI MUTUO ESISTONO (E QUAL È IL PIÙ CONVENIENTE)?

prima casa

L’acquisto di una casa, e in generale di un immobile, rappresenta un passo importante nella vita di molte persone. Spesso, per realizzarlo, è necessario richiedere un mutuo, ovvero un finanziamento (anche se, specifichiamo, mutuo e finanziamento non sono la stessa cosa) che la banca eroga al cliente per l’acquisto dell’immobile.

Il mutuo è quindi un impegno finanziario a medio-lungo termine, utilizzato anche per liquidare spese personali, che richiede una valutazione ponderata.

Conoscere le diverse tipologie di mutuo disponibili e i fattori da considerare nella scelta è fondamentale per individuare il finanziamento più adatto alle proprie esigenze e ottenere le migliori condizioni possibili.

In questa guida, vengono analizzate le principali tipologie di mutuo esistenti sul mercato italiano.

Tipologia di mutuo in base alla finalità

  • Mutuo prima casa: è un finanziamento per l’acquisto della prima casa, con agevolazioni fiscali e tassi d’interesse spesso più vantaggioso.
  • Mutuo seconda casa: è un finanziamento per l’acquisto di un immobile diverso dalla prima casa, con condizioni generalmente meno favorevoli rispetto al mutuo prima casa.
  • Mutuo ristrutturazione: è un finanziamento per la ristrutturazione di un immobile, con importo massimo erogabile variabile in base al tipo di intervento.
  • Mutuo liquidità: è un finanziamento per esigenze personali, concesso senza vincoli di destinazione.
  • Surroga: è un’operazione che consente di sostituire un mutuo in corso con un altro a condizioni più vantaggiose. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

DIRETTIVA CASE GREEN, DAL 2040 NUOVI LIMITI PER LE CALDAIE A GAS: ECCO COSA SAPERE.

casa green

La recente approvazione della Direttiva Case Green ha messo sotto i riflettori il futuro delle caldaie a gas. La decisione di posticipare al 2040 il termine ultimo per l’installazione di nuovi modelli di caldaie a gas metano e GPL segna una svolta significativa nella politica energetica europea.

Esaminiamo i dettagli di questa evoluzione e le sue implicazioni per i consumatori.

Quale destino per le caldaie a gas?

Contrariamente a quanto si può credere, la Direttiva Case Green non segna la fine definitiva ed immediata delle caldaie a gas.

Infatti, leggendo attentamente il testo, viene precisato che l’uso di caldaie già installate potrà continuare senza interruzioni, soprattutto per quelle di ultima generazione, come le caldaie a condensazione di alta classe energetica. Questo significa che i sistemi esistenti non solo rimarranno operativi, ma avranno anche la possibilità di essere aggiornati con tecnologie più avanzate e rispettose dell’ambiente.

In realtà, la precedente versione della Epbd – Energy performance of building directive – (non quella approvata il 12 marzo 2024), aveva come obiettivo il divieto di agevolazioni per gli apparecchi alimentati a combustibili fossili già da quest’anno sia per i nuovi edifici che per le ristrutturazioni e dal recepimento della direttiva sarebbe scattato il divieto di usare combustibili fossili.

La versione aggiornata ed approvata, invece, ha stabilito un periodo molto più lungo per la riconversione del parco caldaie obsolete. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

È POSSIBILE PAGARE L’AFFITTO SU UN CONTO DIVERSO DA QUELLO DEL PROPRIETARIO?

casa

Nel contesto degli affitti residenziali, una questione spesso dibattuta riguarda la legalità del versamento del canone di locazione a un soggetto diverso dal locatore. Questa pratica, sebbene non usuale, solleva dubbi legittimi sulla sua validità e sulle modalità corrette per attuarla senza incorrere in rischi legali o finanziari.

A chi va pagato il canone di locazione?

Il principio base è che l’affitto deve essere versato al locatore, ovvero alla persona o all’entità che ha formalmente accordato l’uso dell’immobile tramite contratto di affitto.

È importante sottolineare che il locatore potrebbe non essere necessariamente il proprietario dell’immobile: in alcuni casi, si tratta di un usufruttuario o di un altro soggetto che ha il diritto di concedere l’immobile in locazione.

Pagamenti a soggetti diversi dal locatore.

Ci sono situazioni in cui il locatore può richiedere che il pagamento dell’affitto sia effettuato a favore di un soggetto terzo, come un familiare o un creditore. In questi casi, la legalità del processo dipende dalla presenza di una richiesta formale e scritta da parte del locatore, che conferisce validità legale al cambio di beneficiario dei pagamenti. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

COSA SI PUÒ METTERE SULLE SCALE CONDOMINIALI?

scale in condominio

Quando si abita in un condominio, naturalmente ciascun residente può fare uso delle parti comuni, quali scale, atrio, pianerottoli e corridoi. 

La legge regolamenta tale possibile uso, indicando cosa si può fare e cosa, invece, non è permesso, e quindi anche quali oggetti si possono posizionare nelle parti comuni condominiali.

Cosa si può fare in condominio?

Il Codice Civile, agli articoli 1102 e 1120disciplina il modo in cui ciascun condomino può utilizzare le parti comuni dell’edificio. Fermo restando che le parti comuni di uno stabile condominiale sono di tutti, chi vi abita può usarle, ma a condizione di:

  • non alterare il decoro dell’edificio;
  • non recare pregiudizio alla sicurezza e alla stabilità dell’edificio, o di una sua parte;
  • non modificare la destinazione d’uso della cosa comune;
  • non impedire agli altri partecipanti di farne pari uso secondo il loro diritto;
  • non estendere il proprio diritto sulla cosa comune in danno di altri.

Pertanto, ogni condomino pur avendo diritto all’uso delle parti comuni, non deve arrecare dei danni o delle modifiche, e non deve precludere agli altri condomini identico uso. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

USUCAPIONE DI BENI IMMOBILI: CHE COSA SIGNIFICA E QUALI SONO LE CONDIZIONI.

una persona scrive su un documento

L’usucapione si configura come una delle ipotesi per acquisire un diritto sui beni immobili a titolo originario (quando non vi è proprietario di un bene e non si sa chi sia).

È disciplinata dall’articolo 1158 del codice civile e seguenti, dove si legge che “la proprietà dei beni immobili e gli altri diritti reali di godimento sui beni medesimi si acquistano in virtù del possesso continuato per vent’anni”.

La sua attuazione, a differenza degli acquisti a titolo derivativo (il caso classico è quello della compravendita), non ha bisogno del consenso di chi era titolare del diritto su quel bene in precedenza.

Come si dimostra l’usucapione.

Per provare l’acquisto della proprietà per usucapione, bisogna dimostrare di possedere l’immobile da vent’anni e di essersi comportati sempre come il proprietario vero e proprio.

Nel momento in cui decorre il termine si diventa proprietari in automatico, ma poi la proprietà va fatta risultare nei pubblici registri. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

COME VENDERE UN IMMOBILE CON DIFFORMITÀ URBANISTICA?

Siamo di fronte a uno dei casi di studio che si presentano con maggior frequenza all’interno delle dinamiche per le compravendite immobiliari. Capita spesso infatti che il potenziale acquirente di un immobile scopra a pochi giorni dal rogito che la casa oggetto di trattativa presenti alcune difformità urbanistiche che il venditore non ha illustrato.

E così, prima di presentarsi davanti al notaio per la conclusione dell’affare, la persona interessata si chiede se sia il caso di non procedere con l’acquisto, verificando la possibilità che gli abusi edilizi sussistenti possano essere sanati. Viceversa, il soggetto venditore deve accertarsi se esiste la possibilità di cedere un alloggio che presenta delle difformità urbanistiche.

Immobile con difformità urbanistiche, ecco come venderlo.

La situazione appena descritta è assai ricorrente ed è stata affrontata in diverse sedi giudiziarie. Osservando le normative vigenti in materia, non vi è alcun dubbio sulla impossibilità di vendere un immobile che presenta abusi edilizi di rilevanti dimensioni.

Questo principio è valido anche per gli atti notarili già firmati e registrati dalle parti in causa: il rischio è quello che possano risultare nulli, azzerando gli effetti dell’accordo. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

QUANDO SONO OBBLIGATORIE LE VALVOLE TERMOSTATICHE?

Quando le valvole termostatiche sono obbligatorie

Solitamente sono previste nelle nuove costruzioni o nelle ristrutturazioni, per garantire un maggiore controllo della temperatura e un uso più efficiente dell’energia. Oggi la normativa vigente stabilisce l’obbligo delle valvole termostatiche in precise circostanze. Scopriamo insieme quali.

Cosa sono le valvole termostatiche.

Prima di capire perché e quando sono obbligatorie, conviene conoscere a grandi linee il funzionamento delle valvole termostatiche. Esse agiscono sui singoli radiatori e consentono una regolazione della temperatura per ciascun locale della casa: basta impostare sulla testa della valvola il valore dei gradi di riscaldamento desiderato e il gioco è fatto.

Perché installare le valvole termostatiche.

Le valvole termostatiche rappresentano un elemento cruciale nei sistemi di riscaldamento degli edifici. La loro funzione non si limita solo a generare il comfort termico degli ambienti, ma soprattutto a ridurre i consumi energetici e le emissioni di gas serra.

Ecco perché, in specifici contesti, la loro installazione è obbligatoria per legge, per la miglioria in termini di efficienza energetica e di riduzione dell’impatto ambientale. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

QUALI SONO LE DIFFORMITÀ EDILIZIE NON RILEVANTI?

documenti sulla scrivania

Un immobile può presentare delle difformità edilizie a causa di interventi effettuati senza autorizzazione.

In tali casi, la conseguenza della mancanza del titolo abilitativo può causare la nullità dell’atto di compravendita già stipulato, la necessità di una richiesta di sanatoria o il pagamento di una sanzione amministrativa.

Non tutte le difformità, però, sono da considerarsi degli abusi. Vediamo che cosa si intende per difformità edilizia e quali sono quelle considerate non rilevanti.

Cosa si intende per difformità edilizia.

La difformità edilizia si ha quando viene effettuato un intervento di costruzione, modifica o ristrutturazione su un immobile senza il previo ottenimento del permesso di costruire, senza l’autorizzazione del Comune o la comunicazione a esso, o in difformità rispetto al progetto depositato.

Pertanto essa è sinonimo di abuso edilizio e si configura come una differenza tra ciò che viene autorizzato e ciò che viene costruito. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

LAVATRICE ROTTA IN CASA IN AFFITTO: CHI PAGA LA RIPARAZIONE?

Le cimici da letto muoiono in lavatrice

In una casa uno degli elettrodomestici indispensabili e più usati è senz’altro la lavatrice, che proprio per l’utilizzo frequente è soggetta a guasti di varia natura, per usura dei pezzi o per il calcare.

Nel caso di un appartamento in affittose si presenta la necessità di effettuare la riparazione della lavatrice, ci si chiede chi deve pagare l’intervento del tecnico: il proprietario o l’inquilino?

Vediamo cosa dice la legge in proposito e come vanno ripartite le spese di riparazione in una casa in affitto.

Guasto della lavatrice: paga il locatore o il locatario?

Se la lavatrice richiede un intervento di riparazione, per capire chi deve farsi carico delle spese, bisogna fare alcuni distinguo.

Di chi è la lavatrice?

Innanzitutto la prima cosa da prendere in considerazione è la proprietà dell’apparecchio.

Se la lavatrice non è presente nella casa affittata e viene acquistata dall’inquilino per ragioni di necessità, sarà quest’ultimo a dover farsi carico della spesa del tecnico e in generale della manutenzione dell’elettrodomestico.

Se invece la lavatrice è già presente nell’appartamento affittato ed è quindi di proprietà del locatore, stabilire a carico di chi è la spesa dipende dall’entità del danno, come prescritto dal Codice Civile. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

CONDOMINIO SENZA TABELLE MILLESIMALI, CHE FARE?

Condominio senza tabelle millesimali, che fare?

La gestione di un condominio comporta numerose sfide, tra queste la ripartizione delle spese comuni gioca un ruolo cruciale.

Le tabelle millesimali sono lo strumento per eccellenza per determinare la quota che ogni condomino deve versare, basandosi sulla superficie e sul valore proporzionale delle singole unità immobiliari. Cosa accade però quando in un condominio mancano queste tabelle essenziali?

A cosa servono le tabelle millesimali e perché sono importanti.

Prima di tutto, è fondamentale comprendere l’importanza delle tabelle millesimali.

Le tabelle non definiscono solo le quote di partecipazione alle spese comuni, ma anche i diritti di voto nelle assemblee condominiali. La legge prevede infatti che la ripartizione delle spese rispetti quanto ognuno possiede nel condominio.

A regolare queste questioni è il Codice civile che obbliga ogni condominio a nominare un amministratore se nell’edificio ci sono almeno 9 condomini, e ad adottare un regolamento se ci sono almeno 11 condomini. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

FIN QUANDO SPETTA IL DIRITTO DI ABITAZIONE? I CASI.

diritto di abitazione

Quando due coniugi procedono con la separazione o con il divorzio, in presenza di figli, la casa coniugale va automaticamente al genitore cosiddetto collocatario (ossia quello presso cui viene collocata la prole come da sentenza del giudice o decisione congiunta della coppia), indistintamente da chi sia il reale proprietario dell’immobile.

Nel caso in cui l’uso dell’abitazione venga concesso al coniuge che non ne detiene la proprietà, questo è da intendersi come temporaneo, fin tanto che i figli presentino determinati requisiti, tra cui la non-autosufficienza economica.

Altra storia, invece, per quanto riguarda i figli di maggiore età, con percorso di studi concluso ma ancora disoccupati. Vediamo tutti i casi.

A chi spetta la casa familiare dopo la separazione in presenza di figli?

La giurisprudenza ha stabilito che la casa familiare spetta al coniuge collocatario che, se non corrisponde con il proprietario dell’immobile, segue il principio del diritto di abitazione, ossia una cessione temporanea dell’abitazione.

Tuttavia, come accennato, al genitore cui viene affidata la prole non spetta la proprietà esclusiva della casa, tanto che, una volta raggiunti, da parte dei figli, i requisiti per la conclusione del diritto di mantenimento, questa torna al legittimo titolare. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

AL CATASTO NON RISULTO PROPRIETARIO: COME FARE UNA CORREZIONE O UNA VOLTURA CATASTALE.

una persona al pcIntestare correttamente un immobile presso il catasto è essenziale per garantire la certezza giuridica della proprietà. Tuttavia, possono verificarsi situazioni in cui i dati catastali non corrispondono alla realtà, causando disagi e complicanze burocratiche.

Esploriamo quindi le procedure necessarie per correggere i dati del catasto, rispondendo a domande comuni, ad esempio come si cambia il nominativo al catasto, come sistemare un errore catastale e cosa fare se al catasto non risulti proprietario.

Come correggere dati catastali errati?

Nel caso in cui siano stati verificati degli errori durante il processo di elaborazione della domanda di voltura catastale e si è in possesso della relativa nota di deposito, è necessario presentare un’istanza di rettifica dei dati catastali, al fine di correggerli. È fondamentale allegare alla richiesta anche la ricevuta del pagamento dei tributi per evitare di doverli versare nuovamente.

La richiesta di correzione dei dati catastali può essere inoltrata agli uffici provinciali dell’Agenzia delle Entrate – Territorio. In alternativa, è possibile utilizzare il servizio online “contact center, ma esclusivamente nei casi in cui sia necessario correggere i dati personali, i dati dell’Immobile, eventuali errori negli indirizzi o per segnalare incoerenze. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

BONUS INFISSI 2024, COME FUNZIONA E COME ACCEDERE? TUTTE LE NOVITÀ.

Bonus infissi 2024, come funziona e come accedere? Tutte le novità

Il Bonus infissi 2024 ha apportato alcune modifiche sugli incentivi fiscali e le agevolazioni cui si potrà accedere nell’anno in corso.

Cerchiamo di capire insieme come funziona e quali sono le novità previste.

Infissi e serramenti: un’economia italiana da salvare.

Il mercato degli infissi e dei serramenti in Italia vale oltre 7 miliardi di euro di fatturato all’anno. Rappresenta una grande fetta dell’economia e del Made in Italy con più di 22mila aziende del settore rappresentate dall’Unione Nazionale Industrie delle Costruzioni Metalliche, dell’Involucro e dei serramenti (UNICMI).

Nell’edilizia residenziale la domanda è cresciuta del +9,3% nel 2023, grazie anche ai Bonus e agli sgravi fiscali.

Nella galassia di questa economia rientrano anche i circa 40mila rivenditori di prodotti e serramenti50mila posatori di pavimenti, migliaia di produttori di alluminio e legno.

Il buon andamento di questo settore virtuoso è nelle mani del governo, che a breve deciderà se aumentare gli incentivi, o proseguire sulla via del razionamento delle risorse. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

COME REGISTRARE UN CONTRATTO DI AFFITTO SUL SITO AGENZIA DELLE ENTRATE?

Come registrare un contratto di affitto sul sito Agenzia delle Entrate?

Il processo di registrazione di un contratto di affitto è un passo cruciale per garantire la conformità legale e la tutela dei diritti sia per il locatore che per il conduttore. In Italia, lAgenzia delle Entrate svolge un ruolo fondamentale in questo ambito, offrendo un servizio online che semplifica e velocizza il processo di registrazione.

In questo articolo, esploreremo i passaggi necessari per registrare un contratto di affitto attraverso il sito dell’Agenzia delle Entrate, fornendo indicazioni dettagliate e consigli utili per assicurare una procedura senza intoppi.

La registrazione dei contratti di affitto.

I contratti di locazione di immobili devono essere necessariamente formalizzati dall’affittuario o dal proprietario/locatore, indipendentemente dall’importo del canone concordato. Per contratti che non superano complessivamente i 30 giorni all’anno, non è richiesta la registrazione.

Tutti i contratti di locazione vanno registrati obbligatoriamente entro un termine di 30 giorni dalla data di stipula dell’accordo.

La richiesta di registrazione può avvenire presso qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, i proprietari di almeno 10 immobili e gli intermediari immobiliari sono tenuti alla registrazione per via telematica. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

MEGLIO GLI INFISSI CLASSICI O SCORREVOLI?

infissi scorrevoli

Quando si vuole acquistare una casa o ristrutturarne una vecchia si arriva sempre alla questione degli infissi, poiché possono fare la differenza.

Vediamo insieme tutti i vantaggi e gli svantaggi degli infissi scorrevoli.

I fattori da considerare.

Quando si acquista un infisso è bene tenere a mente che la qualità dello stesso non dipende dalla sua forma, ma dai materiali.

Pertanto un infisso scorrevole sarà tanto valido quanto un suo corrispondente non scorrevole, infatti materiali nuovi e attuali come l’alluminio a taglio termico garantiscono un’efficienza energetica pari a quella di un infisso ad apertura classica. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

SI PUÒ PORTARE LA BICICLETTA IN ASCENSORE IN CONDOMINIO?

Si può portare la bicicletta in ascensore in condominio

Chi ama usare la bicicletta per spostarsi in città e abita in un condominio, può incorrere in lamentele e contestazioni da parte degli altri condomini: il passaggio della bici negli androni, nelle scale o nell’ascensore può sporcare la pavimentazione, così come appoggiarla sul pianerottolo può occupare lo spazio e dare fastidio ai vicini di casa.

Ma come deve comportarsi chi è solito usare la bici quando rientra a casa? Vediamo se si può portare la bicicletta in ascensore e quali altri comportamenti sono ammessi o meno in condominio.

Dove si può riporre la bici in condominio

La bicicletta, così come altri mezzi, quali per esempio il monopattino elettrico o il motorino, non possono essere lasciati nell’atrio di un palazzo o sul pianerottolo

Anche se il regolamento condominiale non lo vieta espressamente in un apposito paragrafo, lasciare la bicicletta negli spazi comuni è da considerarsi illegittimo, in quanto espresso implicitamente nel Codice Civile.

L’articolo 1102 del Codice Civile, che riguarda l’uso della cosa comune, specifica che:

“Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso”.

Pertanto, dal momento che androne, corridoi e pianerottoli non sono destinati al deposito o al parcheggio di mezzi di trasporto, usarli in tal senso costituisce una violazione della norma.

(continua)

L’ASSICURAZIONE SUL MUTUO È OBBLIGATORIA?

una donna parla con consulente

Sono tanti e di diversa natura i fattori che occorre tenere in considerazione nel momento in cui si decide di recarsi presso un istituto di credito per accendere un mutuo. Difatti, com’è noto, l’ottenimento della somma concordata con la banca arriva solo al termine di una serie di valutazioni che entrambe le parti in causa devono compiere prima di firmare tutti i documenti necessari.

Tra le variabili che più interessano i tanti cittadini italiani propensi a chiedere un prestito c’è sicuramente quella che riguarda le polizze assicurative. Andiamo a scoprire insieme quale ruolo ricoprono le assicurazioni sul mutuo e in quali casi occorre farvi ricorso.

Come funziona l’assicurazione sul mutuo.

Trattandosi di una delle possibili garanzie da presentare alla banca neL momento in cui si discute un contratto di finanziamento, l’assicurazione sul mutuo non è obbligatoria per il soggetto contraente. Non esiste legge né regolamento finanziario che imponga al richiedente di sottoscrivere un contratto assicurativo per ottenere la somma concordata con l’istituto bancario. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

A CHI APPARTIENE IL SOLAIO DI UN CONDOMINIO?

solaio

Il dibattito sull’appartenenza del solaio in un condominio, trattandosi di una questione apparentemente semplice, ma che nasconde spesso una serie di complicazioni e interpretazioni giuridiche che possono generare conflitti all’interno del contesto condominiale.

Il solaio, come parte integrante della struttura, è soggetto a una serie di regolamenti e disposizioni legali che determinano i diritti e le responsabilità dei condomini.

Tuttavia, la sua natura ambigua e la sua posizione fisica tra due piani sollevano interrogativi su chi effettivamente ne sia proprietario e quali siano i limiti dei suoi utilizzi. In questo articolo, esamineremo le varie prospettive e interpretazioni legate alla proprietà del solaio in condominio, analizzando le normative di riferimento al fine di fornire chiarezza su questo importante aspetto della gestione condominiale. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

QUALI SONO I MOTIVI GRAVI PER RECEDERE IN ANTICIPO DALL’AFFITTO.

Affitto

Quando compriamo una nuova casa possiamo recedere in anticipo dall’affitto?

È quello che ci domandiamo quando mutano le condizioni e per questo, o per altri motivi, decidiamo di acquistare un appartamento ma siamo ancora vincolati da un contratto di locazione.

Larticolo 4 della legge numero 392 del 1978 risponde a questa domanda.

Cosa dice la legge.

  • Le parti possono stabilire nel contratto che l’affittuario può recedere in qualsiasi momento dal contratto dandone avviso al locatore, con raccomandata, almeno 6 mesi prima dalla data in cui il recesso avrà esecuzione. In sostanza, dobbiamo avvisare il proprietario della casa in affitto almeno 6 mesi prima da quando decidiamo di lasciarla;
  • L’affittuario può recedere in qualsiasi momento dal contratto per gravi motivi con preavviso di almeno 6 mesi dandone comunicazione al locatore con lettera raccomandata. E questo prescinde dai termini e dalle clausole del contratto.
  • Se nel contratto di affitto non è stata inserita la clausola che consente all’affittuario di recedere in anticipo senza doverne giustificare il motivo, significa che il recesso anticipato sarà possibile solo in presenza di gravi motivi(continua)

Fonte: Immobiliare.it

IL DEPOSITO CAUZIONALE IN UN CONTRATTO DI AFFITTO: COSA È IMPORTANTE SAPERE.

Il valore di un'abitazione

In vista della sottoscrizione di un contratto d’affitto, ci sono diversi aspetti da conoscere prima della firma dell’accordo, tra i quali il versamento del deposito cauzionale che è regolato da specifiche normative.

In questo articolo riportiamo tutte le informazioni che riguardano il versamento di una determinata somma di denaro, che deve essere specificata nel contratto che vincola le parti coinvolte.

Cosa si intende per deposito cauzionale?

Il deposito cauzionale, conosciuto più comunemente come “cauzione d’affitto è una somma di denaro che viene versata a titolo di garanzia dal conduttore al locatore nel momento in cui il contratto di locazione viene stipulato.

Il deposito cauzionale ha come scopo quello di garantire l’adempimento degli obblighi da parte dell’inquilino, come il mancato pagamento del canone, le spese accessorie e soprattutto degli eventuali danni arrecati all’immobile durante il periodo di occupazione.

Disciplinato dall’art. 11 della Legge 27 luglio 1978, n. 392, il deposito cauzionale, richiesto dal proprietario dell’immobile, non può essere superiore a tre mensilità d’affitto (spese escluse) e può essere versato secondo le seguenti modalità:

  • in contanti
  • attraverso una garanzia fidejussoria, assicurativa o bancaria
  • libretto di risparmio postale o bancario al portatore, solo se l’importo è inferiore a 1.000 euro (continua)

 

  • Fonte: Immobiliare.it

I PRODOTTI TOSSICI A CUI FARE ATTENZIONE E CHE POTRESTI AVERE IN CASA.

I prodotti tossici a cui fare attenzione e che potresti avere in casa

Anche in casa potrebbero esserci elementi dannosi per l’ambiente e per la salute dell’uomo. Infatti alcuni prodotti e oggetti possono contenere sostanze tossiche. Spesso non si è consapevoli di ciò e si può entrare in contatto con tali sostanze nella vita quotidiana.

Ecco una breve guida per conoscere quali sono i potenziali pericoli a cui prestare attenzione e che possono essere presenti in casa.

Mobili in legno pressato.

Si tratta di mobili realizzati mischiando colle e truciolato, ossia gli scarti di legno. Questi mobili erano diffusi negli anni Settanta e Ottanta e anche oggi vengono prodotti con questa modalità per il loro basso costo.

Le colle utilizzate contengono resine e formaldeide: quest’ultima può provocare bruciore a occhi e gola e perfino problemi respiratori.

Profumi e deodoranti per ambienti.

Questi prodotti, che servono per profumare gli ambienti della casa, spesso sono realizzati con sostanze chimiche che possono provocare irritazioni della pelle, reazioni allergiche e difficoltà respiratorie.

In alternativa, meglio usare prodotti naturali,  come gli oli essenziali.

Spray e gel per capelli.

Nei prodotti per capelli di questo tipo possono essere usati gli ftalati, che sono sostanze plastificanti.

Gli ftalati sono utilizzati anche nella produzione di oggetti in plastica, tanto che sono stati vietati nei giochi per bambini. Questo prodotto chimico può provocare asma e problemi al sistema endocrino. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

QUAL È LA DIFFERENZA TRA MUTUO E FINANZIAMENTO?

due persone parlano con consulente finanziario

In un periodo storico di grande incertezza economica per i contribuenti e i risparmiatori di tutta Europa, sono molti i cittadini italiani che chiedono aiuto a consulenti ed esperti per capire quale sia il modo migliore per ottenere denaro in tempo breve.

Tra gli effetti dell’inflazione galoppante e i continui rincari del costo delle bollette per le utenze domestiche, talvolta si è alla ricerca di soluzioni per disporre di maggior liquidità e affrontare le spese sempre più alte che si presentano ogni mese.

In quest’ottica, ci si chiede quale sia la differenza tra mutuo e finanziamento.

Due strumenti che molto spesso vengono confusi e sovrapposti, ma che invece presentano difformità non trascurabili per chi li richiede. Ecco cosa sapere.

Mutuo e finanziamento: quale cifra si può richiedere con questi due strumenti.

La base di partenza è la stessa: un cittadino si rivolge ad un istituto di credito per richiedere una somma di denaro in prestito. Se si parla di somme, però, ecco che la situazione cambia.

Infatti, generalmente, per un finanziamento vengono concesse cifre non superiori a 75/100mila euro, che possono raggiungere anche i 150/200mila euro se l’accordo è propedeutico all’acquisto di un’abitazione. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

CERTIFICATO CONTESTUALE O CUMULATIVO: COS’È E A COSA SERVE?

Certificato

Per certificato contestuale si intende un documento unico che riunisce informazioni di diversa natura che danno informazioni sullo stesso soggetto.

È noto anche come certificato cumulativo proprio perché con esso è possibile attestare più situazioni nello stesso tempo. Vediamo, più nel dettaglio, che cos’è il certificato contestuale, a cosa serve e quando si utilizza.

Certificato cumulativo: a cosa serve?

Questo documento contiene al proprio interno tutte le informazioni che riguardano:

  • la nascita;
  • la residenza;
  • la cittadinanza;
  • lo stato civile;
  • lo stato di famiglia;
  • l’iscrizione alle liste elettorali.

Dunque, il suo uso è semplicemente funzionale. Il certificato cumulativo serve a snellire le procedure di richiesta della documentazione in situazioni dove bisogna presentare più certificati nello stesso tempo.

Lo richiedono le banche quando si è in fase di istruttoria del mutuo per accelerare i tempi e può far parte anche dei documenti necessari per sposarsi e per certificare lo status di cittadino italiano. (continua)

DOVE SI BUTTA LA PLASTICA COMPOSTABILE O BIODEGRADABILE?

Dove si butta la plastica compostabile o biodegradabile

Nel mondo si continuano a produrre milioni di tonnellate di plastica e materiali plastici, ma meno del 10% di questi rifiuti può essere riciclato.

Tuttavia, nel mercato globale si sta imponendo la produzione di bioplastiche, un settore destinato a crescere anche in Italia. Oltre alla bioplastica, si stanno diffondendo materiali che, a differenza della plastica comune inquinante, possono essere compostabili biodegradabili

La presenza in casa di plastica compostabile e biodegradabile è sempre più diffusa, ma dove si buttano quando diventano rifiuti? In quale cassonetto andrebbero conferiti? Vediamo dove e come andrebbero smaltiti correttamente.

Quali sono le plastiche meno inquinanti?

Tutte le bioplastiche (dette anche bio-based) sono riciclabili, ma non tutte sono biodegradabili o compostabili.

Ci sono differenze che bisognerebbe conoscere anche nell’acquisto consapevole di prodotti con imballaggi che risultino meno impattanti. Sicuramente la bioplastica rientra tra le tre tipologie di plastiche a minore impatto sull’ambiente.

La scelta più amica dell’ambiente, del risparmio e dell’economia circolare deve però ricadere sulle plastiche compostabili.

Prima di capire come smaltirle, è importante conoscere le differenze. Vediamo quali. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

QUALI MUTUI NON SI POSSONO SURROGARE?

Quali mutui non si possono surrogare?

Nell’incertezza dei tagli o degli aumenti ai tassi di interesse, spesso la surroga dei mutui è una possibilità da valutare. Ma in cosa consiste? Tutti i mutui si possono surrogare?

La surrogazione è un istituto dell’ordinamento italiano disciplinato dalle normative, quindi con delle regole fisse, ma anche delle manovre di libertà concesse alle banche che operano in un regime concorrenziale.

Vediamo quali mutui non si possono surrogare e come funziona la legge.

Che cos’è la surroga del mutuo

La surroga, tecnicamente detta “surrogazione”, è prevista dal diritto italiano, e consiste nella sostituzione di un mutuo non ancora restituito alla banca o all’istituto di credito a cui si accede al prestito.

Con la surroga, il debitore può trasferire il mutuo a suo carico, a un’altra banca,condizioni e tassi di interesse differenti. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

COME REGISTRARE UN CONTRATTO DI SUBAFFITTO E QUANTO COSTA?

una ragazza al pc

Il subaffitto è possibile solo se non espressamente vietato dal principale contratto di affitto stipulato con il proprietario dell’immobile.

Tuttavia, registrare un contratto di subaffitto richiede una serie di passaggi e procedure semplici ma ben precise.

Ecco una guida per procedere con la sublocazione, agendo secondo i vincoli imposti dalla legge.

I documenti necessari.

Prima di procedere con la registrazione di un contratto di subaffitto, sono necessari alcuni documenti specifici.

Innanzitutto, deve avvenire la comunicazione dell’intenzione di subaffittare da parte del conduttore al locatore a mezzo raccomandata. Il sublocatore deve, poi, redigere un contratto di subaffitto in cui deve esplicitare:

  • i dati di sublocatore e subconduttore;
  • la durata della sublocazione;
  • l’ammontare del canone mensile e la data in cui esso va versato;
  • responsabilità e oneri a carico di locatore, sublocatore e subconduttore;
  • termini e tempistiche di recesso dal contratto;
  • accordo firmato del proprietario dell’immobile o del principale locatore.  (continua)

Fonte: Immobiliare.it

COME FARE IL CONTROLLO DEL CONSUMO DI GAS METANO IN CASA.

un ragazzo legge un documento

Tra le voci più significative nella lista degli sprechi in casa c’è il consumo di gas metano. In inverno può salire a causa del maggiore utilizzo dei riscaldamenti, ma anche per come vengono utilizzati (per esempio a causa di impianti vecchi e di classe energetica inferiore, oppure non ricordandosi di sfiatare i termosifoni o evitando la manutenzione ordinaria della caldaia).

Avere consapevolezza di quanto si sta consumando può stimolarci a un utilizzo più consapevole e strategico di questo combustibile e degli impianti di riscaldamento. Vediamo come fare il controllo del consumo di gas in casa.

Perché è importante controllare il consumo di gas.

Il metano è ancora oggi una delle fonti di energia più utilizzate in casa per i riscaldamenti, per scaldare i cibi e l’acqua sanitaria.

Il monitoraggio e la verifica del consumo può aiutarci a un utilizzo consapevole del gas e degli impianti a gas. 

Le cifre raccolte e monitorate andrebbero poi incrociate e verificate in bolletta e sul contratto offerto dal fornitore. I consumi andrebbero verificati ogni giorno per

  • ridurre gli sprechi quotidiani;
  • risparmiare nel lungo periodo;
  • concentrare i consumi eventualmente nella fascia giornaliera più economica, se previsto dal contratto;
  • valutare altre offerte del mercato libero di luce e gas pubblicate sul Portale Offerte di ARERA;
  • mangiare in modo sano (la cottura a vapore di molti cibi, in particolare le verdure, fa bene alla salute e fa risparmiare in bolletta); (continua)

BONUS INFISSI 2024, COME FUNZIONA E COME ACCEDERE? TUTTE LE NOVITÀ.

Bonus infissi 2024, come funziona e come accedere? Tutte le novità

Con il prossimo decreto Superbonus si valuta l’opportunità di stanziare ulteriori fondi per il Bonus infissi 2024, con nuovi possibili sgravi, cessione del credito e sconto in fattura. La proposta è arrivata da più parti politiche, e ora è al vaglio del Consiglio dei ministri.

Infissi e serramenti: un’economia italiana da salvare.

Il mercato degli infissi e dei serramenti in Italia vale oltre 7 miliardi di euro di fatturato all’anno. Rappresenta una grande fetta dell’economia e del Made in Italy con più di 22mila aziende del settore rappresentate dall’Unione Nazionale Industrie delle Costruzioni Metalliche, dell’Involucro e dei serramenti (UNICMI).

Nell’edilizia residenziale la domanda è cresciuta del +9,3% nel 2023, grazie anche ai Bonus e agli sgravi fiscali.

Nella galassia di questa economia rientrano anche i circa 40mila rivenditori di prodotti e serramenti50mila posatori di pavimenti, migliaia di produttori di alluminio e legno.

Il buon andamento di questo settore virtuoso è nelle mani del governo, che a breve deciderà se aumentare gli incentivi, o proseguire sulla via del razionamento delle risorse. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

VERBALE DELL’ASSEMBLEA CONDOMINIALE FALSO: CHE FARE?

una persona legge il documento

L’ordinamento giuridico italiano considera l’assemblea di condominio un organo supremo e naturale. Questo organo deliberante è disciplinato da alcuni articoli del codice civile italiano.

Tutto quello che accade in assemblea può essere riportato sul verbale di assemblea condominiale.

Ma se il verbale risultasse falso, cosa si potrebbe fare? Sarebbe considerato un reato? Il verbale ha valore legale?

La legge in materia è ancora un cantiere aperto, ma su alcune questioni specifiche, come l’ipotesi di un verbale falso, è possibile agire in un solo modo. Vediamo come.

Il verbale di assemblea condominiale ha valore legale?

Il verbale assembleare condominiale è un documento che per legge è considerato alla pari di una scrittura privata.

Il verbale serve a riportare in forma scritta le volontà dei condòmini chiamati a prendere delle decisioni, a valutare soluzioni e a stabilire delle regole di convivenza comune.

Sul verbale può essere riportato tutto quello che succede e viene detto in assemblea. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

MUTUO, CONVIENE IL TASSO FISSO O VARIABILE?

impiegato parla con uomo e donna

Anche nel 2023 c’è stato un rialzo dei tassi dei mutui, tuttavia, dopo il il picco raggiunto a novembre (con un tasso del 4,92%), a dicembre 2023 si è registrata un’inversione di tendenza, come segnalato nell’ultimo rapporto di ABI(Associazione Bancaria Italiana).

L’effetto degli aumenti dei tassi decisi dalla Banca centrale europea (BCE) ha generato un incremento medio delle rate, ma ha anche arrestato la spirale dellinflazione.

Di conseguenza, la crisi ha aumentato la percezione del rischio nei risparmiatori che decidono di sottoscrivere un mutuo. Ma allora, meglio un tasso fisso o uno variabile?

La risposta a questo interrogativo che in tanti si pongono dipende dal periodo e da altre variabili da mettere in conto. Vediamo quali e come conviene agire.

Tassi di interesse: quando scenderanno?

Per il 2024 le attenzioni sono tutte puntate verso il grattacielo dell’Eurotower di Francoforte, dove ha sede la BCE. Dai piani alti sarà deciso il primo e atteso taglio dei tassi di interesse, dopo il freno tirato a fine 2023.

La politica monetaria europea agisce con cautela, perché l’economia è interconnessa a tutti i livelli: dai mercati finanziari e dagli eventi internazionali, fino all’economia reale del carrello della spesa. Intanto, l’inflazione registra dei primi timidi segnali di discesa.

Nel frattempo i tassi variabili su mutui e prestiti risentono di un primo calo a gennaio 2024 grazie alle ultime variazioni dell’Euribor. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

 

MUTUI, CALANO I TASSI DI INTERESSE: ECCO COSA RILEVA L’ULTIMO RAPPORTO DI ABI.

casa in miniatura

Dopo circa due anni di rialzi, i tassi dei mutui iniziano a registrare un’inversione di tendenza: è quanto emerge dall’ultimo report mensile di ABI (Associazione Bancaria Italiana).

Secondo quanto segnalato nel bollettino, i dati mostrano che si stanno manifestando gli effetti della politica monetaria restrittiva della Banca Centrale Europea, oltre che un calo dei tassi di interesse rispetto ai valori massimi.

Vediamo, più nel dettaglio, cosa si evince dall’analisi di gennaio 2024.

Tasso di interesse sui prestiti.

Come accennato, si iniziano a intravedere i primi segni di calo dei tassi di interesse sui mutui.

A dicembre 2023, infatti, il tasso medio sulle nuove operazioni per l’acquisto di abitazioni si è attestato a4.42% rispetto al 4.50% di novembre 2023.

Per le imprese, invece, il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento è stato del 5.69%, maggiore rispetto al 5.9% di novembre 2023.

Per quanto riguarda il tasso medio totale dei prestiti, a dicembre si è aggirato intorno al 4.76%, registrando lo stesso valore di novembre. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

CHI HA DIRITTO AL SUPERBONUS 110% NEL 2024.

lavori alla facciata del palazzo

Il percorso del Superbonus 110% volge al termine. Nel 2024 non sarà più erogata questa percentuale per le spese dell’anno, bensì il 70%entro la scadenza limite del 31 dicembre 2024.

Nel 2025 ci sarà un ulteriore scalino da compiere: la percentuale scenderà al 65% e il prossimo anno sarà anche l’ultimo che vedrà attivo questo bonus.

Chi ha diritto dunque al Superbonus 110%  nel 2024? La possibilità di avere un rimborso del 110% resta attiva solo per le spese effettuate e asseverate dentro il 31 dicembre 2023 e solo per i condomini.

In questo caso, occorre avere presentato uno Stato di avanzamento dei lavori entro il termine del 2023. Come accennato, l’opzione è attiva solo per i condomini, mentre per le villette l’agevolazione è terminata con lo scadere del 2023.

Cosa fare se i lavori sono ancora in corso: sconto al 70% o sanatoria. 

Chi non avesse ancora terminato lavori in corso ha la possibilità di passare allo sconto del 70% oppure di beneficiare della sanatoria prevista dal governo Meloni

Quest’ultima è rivolta a chi non portasse a termine i lavori o non raggiungesse il miglioramento di due classi energetiche richiesto dal Superbonus. Grazie alla sanatoria, non sarà necessario restituire i crediti riscossi finora. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

PROPOSTA DI ACQUISTO NON RISPETTATA DALL’ACQUIRENTE: COSA FARE E COME TUTELARSI?

Proposta di acquisto non rispettata dall'acquirente: cosa fare e come tutelarsi?

Quando si mette in vendita un immobile, si segue un iter preciso che prevede la proposta d’acquisto, la sottoscrizione del compromesso, il versamento della caparra e infine la firma del rogito, che determina l’effettivo passaggio di proprietà dal venditore all’acquirente.

Può succedere però che, a un certo punto, l’acquirente non rispetti gli accordi e si tiri indietro, rinunciando ad acquistare l’immobile. In questi casi, come può tutelarsi il venditore? E quali sono i suoi diritti?

Vediamo quale strumento ha il venditore per salvaguardare i propri diritti e cosa può fare.

La caparra nelle compravendite: uno strumento per tutelarsi.

Nelle procedure di compravendita immobiliare è possibile richiedere il versamento da parte dell’acquirente di una caparra: tale strumento, sebbene non obbligatorio, è consigliabile a tutela del venditore, che in tal modo ottiene una garanzia su eventuali danni e perdite.

La somma di denaro versata come caparra, infatti, serve a indennizzare il venditore in caso di inadempimento o di recesso ingiustificato dell’acquirente.

La caparra viene versata all’atto del contratto preliminare, cioè al compromesso, come garanzia della sottoscrizione del rogito notarile, il vero e proprio contratto definitivo che sancisce il passaggio di proprietà. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

COS’È LA DIAGNOSI ENERGETICA E QUANDO È OBBLIGATORIA?

Iedifici

n un contesto in cui la sostenibilità e l’efficienza energetica sono diventate priorità globali, la diagnosi energetica emerge come uno strumento essenziale per valutare e migliorare le prestazioni energetiche degli edifici.

In questo articolo scopriremo nel dettaglio cos’è la diagnosi energetica, come può farci risparmiare e quando è obbligatoria.

Cos’è la diagnosi energetica?

La diagnosi energetica è un’analisi dettagliata delle prestazioni energetiche di un edificio o di un impianto, finalizzata a identificare le aree in cui è possibile migliorare l’efficienza energetica.

Questa valutazione prende in esame una vasta gamma di elementi, tra cui:

  • l’involucro edilizio;
  • gli impianti di riscaldamento;
  • ventilazione e aria condizionata;
  • l’illuminazione;
  • gli apparecchi elettrici.  (continua)ù

Fonte.Immobiliare.it

COME FACCIO A SAPERE A CHI È INTESTATO IL CONTATORE?

 

contatore elettrico

Quando si subentra in un nuovo immobile o lo si eredita, spesso non si possiedono informazioni circa il nominativo dell’intestatario del contatore di casa.

In questo articolo, esploreremo le vie attraverso le quali è possibile risalire all’intestatario di un contatore elettrico o di un contatore del gas, fornendo indicazioni pratiche e informazioni utili per chiunque si trovi di fronte a questo dilemma.

 

Perché è importante sapere a chi è intestato il contatore?

Quando si subentra in una nuova abitazione, può capitare che il precedente inquilino abbia lasciato attive le proprie utenze.

Per procedere con un cambio gestore e l’intestazione del nuovo contratto di fornitura, è necessario pertanto chiudere il vincolo contrattuale precedente o eseguire una voltura.

In entrambi i casi, tuttavia, è importante essere a conoscenza del nome dell’intestatario precedente.

Un altro motivo per essere a conoscenza di questa informazione importante è legato alla propria tutela: se l’inquilino precedente ha dei pagamenti arretrati e risulta moroso, il nuovo occupante potrà evitare il pagamento di quanto arretrato solo se il gestore del servizio confermerà la sua estraneità ai fatti. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

LEGGE DI BILANCIO 2024: COME CAMBIANO LE TASSE SULLA CASA?

casa in legno in miniatura

La Legge di Bilancio 2024, recentemente entrata in vigore, ha introdotto importanti modifiche al sistema tributario italiano. L’ultima manovra fiscale ha comportato anche un incremento di alcune tasse, molti degli aumenti previsti riguardano gli immobili, con particolare riferimento agli affitti e alle vendite.

Vediamo le principali variazioni introdotte dalla legge, con un focus sui nuovi oneri fiscali che influiranno sulle spese dei cittadini.

Aggiornamento del valore catastale post-ristrutturazione Superbonus 110%.

Tutti coloro che hanno usufruito del Superbonus dovranno aggiornare il valore catastale dell’immobile ristrutturato perché l’agevolazione fiscale, volta ad incentivare interventi di riqualificazione energetica ed antisismica, implica anche conseguenze sul calcolo dell’IMU per gli immobili interessati.

La legge prevede che il valore catastale degli immobili sia adeguato in seguito a interventi di ristrutturazione significativi.

Gli interventi effettuati sotto il regime del Superbonus 110% rientrano in questa categoria, comportando un possibile incremento del valore catastale dell’immobile. Questo incremento si traduce in una diversa applicabilità della base imponibile per il calcolo dell’IMU.

Dunque, il proprietario dovrà comunicare tutte le variazioni catastali. In caso di comunicazioni assenti, errate o incomplete, il proprietario rischia di ricevere notifiche dall’Agenzia delle Entrate che sollecitano le dovute rettifiche. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

DICHIARAZIONE DI RISPONDENZA DELL’IMPIANTO ELETTRICO: COS’È E QUANDO SI USA.

un ingegnere legge dal pc

Nel contesto della normativa vigente e delle pratiche di sicurezza, la dichiarazione di rispondenza dell’impianto elettrico svolge un ruolo fondamentale per garantire la sicurezza e l’efficienza delle installazioni elettriche.

Cos’è esattamente la dichiarazione di rispondenza dell’impianto elettrico, come farla e quando è necessaria? Scopriamolo insieme.

Cos’è la dichiarazione di rispondenza impianto elettrico?

La dichiarazione di rispondenza dell’impianto elettrico (conosciuta anche come DiRiè un documento che serve ad attestare la rispondenza dell’impianto alla normativa in vigore nel momento in cui è stato costruito l’immobile, tenendo conto delle condizioni di esercizio e dalla destinazione d’uso dell’edificio.

Si tratta di un documento che sostituisce la dichiarazione di conformità (DiCo) in circostanze specifiche, come nel caso in cui quest’ultima sia assente, irreperibile o quando si renda necessario attivare una nuova fornitura di energia elettrica o richiedere un aumento di potenza per gli impianti realizzati nel periodo compreso tra il 13 marzo 1990 e il 26 marzo 2008. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

Campagna Tesseramento Fimaa 2024


Perché scegliere FIMAA

Essere associato FIMAA vuol dire usufruire della rappresentanza e tutela sindacale degli interessi collettivi degli Agenti immobiliari, dei Mediatori Creditizi e Merceologici e degli Agenti in attività finanziaria, per incidere, attraverso la grande famiglia Confcommercio, presso le Istituzioni e la Pubblica Amministrazione amplificando la voce degli Operatori.

Per associarsi alla Federazione basta contattare la sede Territoriale Fimaa presso la Confcommercio di riferimento e chiedere l’iscrizione come Impresa operante in uno dei seguenti settori della mediazione: Agenti Immobiliari – Mediatori Merceologici – Mediatori Creditizi – Agenti in Attività Finanziaria – Agente di Servizi Vari. Gli Associati FIMAA sono partner ideali per affrontare un mercato sempre più complesso e rispondere compiutamente alle esigenze del Clienti-Consumatori.

Vuoi Associarti a FIMAA?

Sono iscritti a FIMAA solo gli Operatori che rispondono ai requisiti di legge. L’attività di Mediazione Immobiliare e Merceologica può essere esercitata solo dagli iscritti presso le Camere di Commercio, mentre quella Creditizia e degli Agenti in Attività Finanziaria, dagli iscritti nell’elenco tenuto presso l’OAM (Organismo degli Agenti e dei Mediatori).

SUPERBONUS E VARIAZIONI CATASTALI: ARRIVANO I CONTROLLI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE.

Superbonus

La Legge di Bilancio 2024 ha introdotto nuove disposizioni riguardanti il Superbonus, nello specifico le dichiarazioni di variazione catastale in seguito agli interventi edilizi ammessi dall’agevolazione. Questa nuova normativa ha un impatto sulle pratiche immobiliari e sulle contestuali responsabilità dei proprietari.

La riforma inserita mira a incrementare la trasparenza e la correttezza nella gestione delle variazioni immobiliari. L’obiettivo principale è garantire che tutte le modifiche apportate agli immobili, in linea con le agevolazioni del Superbonus, siano adeguatamente documentate e dichiarate all’Agenzia delle Entrate, delineando un quadro più rigoroso per la gestione delle variazioni catastali in relazione agli interventi edilizi beneficiati dal Superbonus.

Inoltre, questa novità normativa, mette in evidenza la necessità un bisogno crescente di monitoraggio e controllo nel settore immobiliare al fine di ridurre le eventuali irregolarità.

Superbonus e variazioni catastali, cosa cambia con la nuova normativa.

Le variazioni catastali non sono sempre obbligatorie a seguito dinterventi di efficientamento energetico o riduzione del rischio sismico. Tuttavia, diventano necessarie quando tali interventi influenzano elementi cruciali dell’immobile quali la classe, la consistenza o la rendita.

Questi cambiamenti possono avere un impatto diretto non solo sul valore di mercato degli immobili ma anche sulla loro capacità di generare reddito, influenzando di conseguenza la rendita catastale registrata. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

QUALI SONO LE DIFFERENZE TRA TV LED, OLED E QLED?

una persona con telecomando in mano con tv in sottofondo

L’evoluzione della tecnologia a cristalli liquidi LCD (Liquid Crystal Display) ha immesso sul mercato televisori più complessi e adatti alle varie esigenze della casa, ai consumi e alla qualità dell’immagine, all’impatto sulla vista.

Così, dai display LCD si è passati alla tv LED, ai televisori OLED e alla tecnologia QLED brevettata da Samsung.

Ma quali sono le differenze e come scegliere? Dal vecchio tubo catodico all’avvento del digitale, lo spettatore si ritrova oggi nell’era della smart tv. Ecco cosa sapere prima di acquistarne uno nuovo.

 

Cosa si intende per smart TV.

La smart tv (o tv intelligente) è entrata a pieno titolo nelle case del grande pubblico. Tuttavia la prima idea di televisione multifunzionale viene fatta risalire al brevetto dell’azienda francese Fast France Advanced Systems, depositato nel 1994.

All’epoca però le tecnologie visive e l’infrastruttura internet non consentivano qualità superiori d’immagine e grande velocità nella trasmissione di contenuti multimediali e interattivi. Oggi tutto questo è possibile stando comodamente seduti sul divano di casa. L’offerta dei contenuti interattivi e dei canali a tema aumenta costantemente, e sempre a più basso costo. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

BONUS MOBILI: COSA CAMBIA NEL 2024?

cucina moderna

Non solo il Superbonus, dal 2024 diversi bonus riguardanti il settore casa saranno ridotti; uno tra questi è il bonus mobili introdotto dall’art. 16, comma 2, del DL n. 63/2013.

Questa scelta riflette una tendenza generale verso un maggiore equilibrio fiscale, bilanciando il sostegno al settore immobiliare con la necessità di una gestione prudente delle risorse pubbliche.

Quali sono le novità?

Fino al 31 dicembre, il bonus mobili prevedeva una soglia di spesa massima di 8.000 euro, che consentiva ai contribuenti di beneficiare di una detrazione fiscale pari al 50% delle spese sostenute per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici destinati a immobili oggetto di ristrutturazione.

Tuttavia, a partire dal 1° gennaio, questa soglia è stata ridotta a 5.000 euro. In termini concreti, ciò implica una diminuzione di 3.000 euro nel limite massimo di spesa ammissibile, comportando un taglio dell’agevolazione effettiva di 1.500 euro, che potrà essere sfruttata nell’arco di dieci anni attraverso la dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi).

Questo cambiamento non solo riduce l’entità del beneficio per i contribuenti ma può anche avere ripercussioni sull’economia relativa al settore del mobile e dell’elettrodomestico, oltre a influenzare le decisioni degli individui in fase di pianificazione e realizzazione di interventi di ristrutturazione. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

CATEGORIE CATASTALI, QUALI SONO E A COSA SERVONO.

Categorie catastali degli immobili

Le categorie catastali hanno la funzione di indicare la destinazione d’uso degli immobili, classificandoli e attribuendo loro una rendita catastale. Immobili dalle caratteristiche simili vengono raggruppai nel medesimo gruppo, che corrisponde a una determinata lettera: A, B, C, D, E o F.

Ma a cosa serve conoscere la categoria catastale di un immobile? Facciamo dunque il punto insieme sull’importanza di questa informazioni e su quali sono le caratteristiche delle diverse categorie catastali degli immobili.

A cosa servono le categorie catastali degli immobili.

Conoscere la categoria catastale di un determinato immobile è un dato di fondamentale importanza dal momento che a ciascuna di queste corrisponde una diversa rendita catastale, che a sua volta determina una diversa tassazione applicata alle varie imposte, come per esempio accade nel caso dell’IMU.

Le categorie catastali, dunque, consentono di conoscere sia la rendita di un immobile sia la sua destinazione d’uso. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

CHI PUÒ RIMANERE NEL MERCATO TUTELATO DELL’ENERGIA? TUTTI I REQUISITI: REDDITO E ISEE.

Chi può rimanere nel mercato tutelato dell'energia

Il passaggio al mercato libero di luce e gas è una scelta graduale, che non comporta disagi o interruzioni di servizi. Si può scegliere se rimanere nel mercato tutelato dell’energia, a patto che i titolari di bolletta rispondano a dei requisiti, e che ci sia la consapevolezza di una decisione personale.

Milioni di italiani rientrano nelle categorie cosiddette “vulnerabili”. Altri, non sono consapevoli di esserlo, e potrebbero rivendicarne il diritto a esserlo, comunicando la propria condizione per un progressivo passaggio al mercato libero. Ecco quali requisiti occorrono e chi può restare sotto tutela.

 

Cosa si intende per mercato tutelato.

Un regime di mercato tutelato assicura quelli che si definiscono servizi di tutela di luce e gas naturale. Significa che il prezzo della materia prima è bloccato, e stabilito dallo Stato, in questo caso dall’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA).

Con il passaggio al mercato liberalizzato, gli utenti e consumatori finali hanno la possibilità di valutare tra più offerte e pacchetti personalizzati, da scegliere in base ai consumi, alle proprie abitudini, alla sostenibilità economica e ambientale. Proprio come è avvenuto negli ultimi decenni nel campo della telefonia mobile, dei servizi postali e di altri prodotti di largo consumo o di pubblica utilità. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

MERCATO LIBERO O TUTELE GRADUALI, COSA CONVIENE? ECCO COME RISPARMIARE.

Mercato libero o tutele graduali, cosa conviene? Ecco come risparmiare

Con l’approvazione della nuova normativa riguardante il mercato delle forniture di gas domestico, a partire dall’1 gennaio 2024 un consistente numero di famiglie, circa 4 milioni e mezzo, che usufruivano nel mercato tutelato, dovranno scegliere se aderire al mercato libero oppure al mercato a tutele graduali.

Vediamo che cosa sono e qual è la scelta più conveniente in bolletta.

Mercato libero e servizio a tutele graduali: come funzionano.

All’inizio del nuovo anno coloro che finora avevano la fornitura del gas in base al mercato tutelato dovranno fare una scelta: potranno passare al mercato libero come imposto dalla normativa o, in alternativa, potranno accettare il passaggio al servizio a tutele graduali

In entrambi i casi, naturalmente non ci sarà nessuna interruzione della fornitura, ma solamente un cambio di tariffa.

Nel caso di passaggio al mercato libero, il cliente ha la libertà di scegliere tra i diversi fornitori e tra le svariate tariffe e promozioni offerte dagli stessi.

Nel caso invece di passaggio al servizio a tutele graduali, il cliente, se da un lato non deve fare alcuna richiesta o operazione, dall’altro non ha facoltà di scelta: egli verrà assegnato automaticamente a un nuovo fornitore in base alla zona di residenza e gli verrà attribuita una tariffa imposta. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

BONUS CALDAIA 2024, COME FUNZIONA? ECCO CHI PUÒ USUFRUIRNE E COME OTTENERLO.

Bonus caldaia 2024, come funziona

Il Bonus caldaia 2024 è l’occasione per disfarsi dei vecchi impianti, che dal 2040 non saranno più nel mercato dell’Unione Europea.

L’Italia si prepara a rispettare il patto verde del Green Deal, con scelte mirate verso una società a emissione zero. L’opportunità del bonus caldaia è ghiotta per investire ulteriormente in una casa green per il futuro. Più efficiente per le tasche, più sostenibile per l’ambiente. Ecco come richiederlo e a chi spetta.

Qual è la migliore caldaia per casa.

Gli Stati membri dell’Unione Europea si sono dati dei tempi e degli obiettivi per arrivare pronti allo stop definitivo delle caldaie a gas e di quelle più tradizionali e inquinanti. Il passaggio conclusivo all’adozione di impianti domestici a fonti energetiche rinnovabili è previsto nel 2040, anno dello “switch” nella produzione e vendita di caldaie. In realtà, già dal 2025 le caldaie autonome non saranno più coperte da incentivi.

I sostegni economici con sgravi fiscali, attualmente disponibili, riguardano le migliori caldaie per casa, con sistemi di termoregolazione, di classe energetica superiore dalla quinta alla settima. T

Tra i migliori impianti incentivabili c’è la caldaia a condensazione almeno di classe A. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

VISURA CATASTALE CON SPID: ECCO COME FARLA ONLINE.

Dalla consultazione del proprio Fascicolo sanitario elettronico all’iscrizione presso i concorsi statali e privati, fino all’ingresso sui portali della pubblica amministrazione, dell’università e della motorizzazione civile. Sono tantissime le porte che si aprono ogni giorno grazie alle credenziali SPID, l’identità digitale che ognuno di noi è stato invitato ad attivare nel corso di questi anni.

Eppure, nonostante l’utilizzo quotidiano che ne viene fatto in tutte le occasioni appena citate, per molti cittadini rimane ancora inesplorato il potenziale che questo strumento porta con sé. A cominciare, per esempio, dall’ottenimento di una visura catastale, una pratica che si può svolgere proprio grazie alle credenziali Spid con pochi e semplici passaggi.

Vediamo come fare.

Come ottenere una visura catastale con le credenziali Spid.

Innanzitutto, è bene ricordare cosa sia una visura catastale e per quali necessità viene utilizzata.

Stiamo parlando del documento redatto dall’Agenzia delle Entrate, in cui vengono riportati tutti i dati più importanti di un immobile. Dalla proprietà alla destinazione d’uso, passando per la metratura, le dimensioni strutturali e tutte le altre informazioni contenute nell’apposito registro presente presso gli uffici del catasto.

La sua importanza si rivela, ad esempio, nel momento in cui il proprietario di un’unità residenziale decide di affittare questo spazio o di venderlo. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

CEDOLARE SECCA AL 10 PER CENTO: QUALI SONO I REQUISITI?

Cedolare secca al 10 per cento: quali sono i requisiti?

La cedolare secca è una tassazione agevolata sugli affitti che può essere scelta al posto della normale tassazione IRPEF. In alcuni casi può essere applicata una cedolare secca in una percentuale super agevolata al 10%. Ovviamente per farlo occorre che ci siano determinati requisiti, quindi non tutti possono usufruirne.

Vediamo che cos’è la cedolare secca in dettaglio e quando può essere applicata quella al 10%.

Che cos’è la cedolare secca.

Si tratta di un regime facoltativo di tassazione che è agevolato e che viene pagato in sostituzione dell’IRPEF, così come delle addizionali regionali e comunali, calcolato in base al proprio reddito secondo le aliquote previste dalla normativa fiscale.

La cedolare secca pertanto prevede un importo fisso ed è più conveniente

Chi sceglie questa opzione non dovrà pagare nemmeno l’imposta di registro e l’imposta di bollo, che normalmente si devono versare, per esempio, per registrazioni o proroghe dei contratti di locazione.

A fronte dell’agevolazione, il proprietario non potrà chiedere l’aggiornamento del canone di locazione, ivi compresa la variazione accertata dall’Istat dell’indice nazionale dei prezzi al consumo. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

TEMPERATURA IDEALE IN CASA: QUANTI GRADI TENERE IN OGNI STANZA?

soggiorno

La temperatura ideale in casa dovrebbe variare e non essere sempre la stessa in ogni parte.

Se, tendenzialmente, la prassi è di mantenere una temperatura intorno ai 20 gradi in casa, in realtà questa non è la soluzione perfetta per tutti gli ambienti.

Dunque, scopriamo insieme come impostare la temperatura ideale in casa in base alla stanza e alle attività che vi si svolgono (tenendo conto che, per farlo, basta utilizzare valvole termostatiche sui termosifoni, in modo da gestire autonomamente la temperatura).

Le indicazioni dell’OMS.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala che la temperatura ideale in casa dovrebbe essere fra i 19 e i 21 gradi.

Si tratta di un’indicazione di massima e non significa che non vada adattata a diverse necessità.

L’anno scorso, per esempio, per far fronte all’emergenza energetica, le autorità competenti avevano imposto l’abbassamento di un grado negli uffici pubblici e modificato le finestre temporali per l’accensione dei sistemi di riscaldamento.

La temperatura giusta stanza per stanza.

In ogni stanza svolgiamo attività differenti e necessitiamo, quindi, di temperature differenti. In cucina, ad esempio, la temperatura può essere di 18/19 gradi, poiché l’utilizzo di fornelli e forno fa sì che quest’ultima si alzi. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

SI POSSONO METTERE PIATTI ANCORA CALDI IN FRIGORIFERO? CONSEGUENZE E RISCHI PER L’ELETTRODOMESTICO.

Si possono mettere piatti ancora caldi in frigorifero? Conseguenze e rischi per l'elettrodomestico

Conservare il cibo appena cotto in frigorifero è un errore molto comune. Può accadere soprattutto quando abbiamo cucinato in abbondanza e vogliamo conservare le pietanze e siamo di fretta. Non abbiamo tempo di aspettare che il piatto si raffreddi e d’istinto lo inseriamo in frigorifero. Ma è sbagliato, ecco perché.

Perché mettere cibi caldi in frigorifero è sbagliato.

Prima di inserire un piatto caldo nel frigo è bene sapere che i batteri si moltiplicano rapidamente a temperature comprese tra 4 e 65 gradi Celsius. Inserendo cibi ancora molto caldi nel vano frigo si rischia di creare un ambiente ideale per la proliferazione di batteri e di muffe.

Il brusco aumento della temperatura interna al frigo è causa anche della formazione di condensa che scivola lungo le pareti del frigo e ristagna alla sua base provocando alla lunga il danneggiamento dell’elettrodomestico stesso.

Cosa fare prima di conservare i cibi in frigorifero.

Se vogliamo conservare cibi cotti in frigorifero, è bene seguire alcune accortezze:

  • la prima regola è raffreddare il cibo, possibilmente entro due ore dalla cottura, e solo dopo riporlo in frigorifero;
  • se si parla di grandi quantità di cibo, è consigliato suddividerle in porzioni ridotte per permettere al raffreddamento di agire più velocemente;
  • usare sempre contenitori a chiusura ermetica per conservare i cibi cotti;
  • solo una volta che il cibo ha raggiunto una temperatura sicura, di solito inferiore a 4°C, si può inserirlo nel frigorifero. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

QUANTO CONSUMA UNA CALDAIA A CONDENSAZIONE IN UN’ORA?

un tecnico controlla la caldaia

La caldaia a condensazione è una delle migliori soluzioni di ultima generazione tra le offerte degli impianti a gas. In particolari circostanze può raggiungere un rendimento termico fino al 110%.

Portata al massimo della sua efficienza energetica può ridurre il consumo di gas del 20/35% in meno rispetto a una caldaia tradizionale, più datata nel tempo. Ma quanto incide in bolletta, e quanto consuma in termini energetici e monetari?

Scopriamo cosa c’è da sapere, confrontandola con una caldaia più energivora.

 

Che differenza c’è tra una caldaia a condensazione e una caldaia normale?

Il primo prototipo che si avvicina a una caldaia a condensazione è di marca Ignis del 1961, ma solo nel 1989 entra nel mercato un modello più evoluto dal punto di vista tecnico, realizzato negli stabilimenti tedeschi della Junkers, a Dessau. La Junkers è stata la casa di produzione al mondo a introdurla nel mercato come prima caldaia murale a condensazione a gas.

Oggi la termodinamica si è evoluta ulteriormente, riducendo al massimo la dispersione di vapore acqueo prodotto dai fumi di una caldaia. È proprio in questo “difetto” (la dispersione di fumi e vapori) che la caldaia a condensazione trova il suo punto di forza, differenziandosi da quelle tradizionali. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

PROROGA DEL MERCATO TUTELATO PER 4,5 MILIONI DI UTENTI: CHI NON DOVRÀ PASSARE AL MERCATO LIBERO.

Proroga del mercato tutelato per 4,5 milioni di utenti

Il governo, al termine del Consiglio dei Ministri del 5 dicembre 2023, ha comunicato le nuove norme sul mercato tutelato nel settore della fornitura di energia elettrica.

Una decisione scaturita, dopo il via libera alle disposizioni inserite nel Decreto energia che è finalizzata a disciplinare il passaggio graduale al mercato libero dei 9 milioni di utenze domestiche che ancora usufruiscono del mercato tutelato.

I prezzi calmierati rimarranno solo 4,5 milioni di famiglie considerate “vulnerabili”, perché prorogare ulteriormente la maggior tutela non è possibile visto gli impegni presi con le istituzioni europee.

Per tutte le altre famiglie, attualmente nel mercato tutelato, corrispondenti a circa 4,5 milioni di utenze, vengono introdotte misure per assicurare la massima informazione e le migliori condizioni nel passaggio al mercato libero dell’energia elettrica.

Proroga del mercato tutelato, i motivi della scelta governativa.

La decisione mira a mantenere prezzi calmierati per circa 4 milioni e mezzo di famiglie vulnerabili ed è in linea con gli impegni presi nell’ambito della terza rata del Pnrr.

Questa scelta è stata considerata necessaria per garantire un passaggio graduale e ben informato al mercato libero dell’energia ed evitare ulteriori oneri per queste fasce di utenza e di implementare un sistema di controllo e verifica dei prezzi per assicurare la trasparenza e l’equità nel mercato. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

AFFITTI BREVI, NUOVE REGOLE: COME FUNZIONA IL CODICE CIN.

una persona al pc

Ormai da alcuni decenni, tanto in Italia quanto nel resto d’Europa, hanno preso piede in maniera esponenziale i cosiddetti affitti brevi.

Sull’onda dei servizi offerti dalle piattaforme web del settore immobiliare (che garantiscono la possibilità di comparare le diverse soluzioni abitative e di scegliere quella occupabile al minor prezzo), sono tantissimi i cittadini che hanno scelto di creare un proprio account e formulare un annuncio per la locazione temporanea di una seconda o di una terza casa.

Mentre questa tendenza andava diffondendosi come mai prima d’ora, gli agenti della Guardia di Finanza e i tecnici dell’Agenzia delle entrate hanno notato un aumento esponenziale del volume di evasione fiscale derivante da questa attività.

E così, giunti alla fine del 2023, l’attuale governo ha deciso di inserire il cosiddetto Codice identificativo nazionale (conosciuto con l’acronimo di CIN), che dovrebbe favorire l’emersione delle somme sottratte all’erario pubblico.

A cosa serve e chi deve dotarsi del codice CIN per gli affitti brevi.

In molti, dunque, si stanno chiedendo cosa sia il Codice identificativo nazionale, chi dovrà dotarsene e come dovrà essere utilizzato.

Tutte le risposte a questi quesiti sono reperibili sulla pagina online del Ministero del Turismo, ossia quello delegato alla regolamentazione dei contratti di affitto sul territorio statale. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

COME AVVIENE IL CALCOLO DELL’IMU?

una persona ha in mano una casa in miniatura

Tra le imposte periodiche pagate a cadenza regolare, le tasse una tantum richieste per legge e i bollettini precompilati che segnalano la presenza di sottoscrizioni e abbonamenti attivi, è molto facile perdersi tra i pagamenti da fronteggiare ogni mese.

Infatti, sono tantissime le voci che affollano l’elenco dei versamenti effettuati e da gestire nella quotidianità. Talvolta, è anche possibile che permangano delle incertezze su alcuni calcoli, come ad esempio per l’IMU, applicata per ogni singolo individuo in base alla componente immobiliare del patrimonio.

Approfondiamo di più.

Come viene calcolato il valore personale dell’Imu da parte dell’Agenzia delle entrate?

Conosciuta con l’acronimo di Imposta municipale unica ), l’Imu viene destinata alle casse degli enti locali per rafforzare la loro capacità di spesa nell’assicurazione dei servizi alla comunità e al cittadino.

In particolare, ognuno di noi paga una quota diversa al proprio comune di residenza in base al patrimonio immobiliare che gli viene riconosciuto da parte dell’Agenzia delle entrate.

Il versamento viene richiesto con una frequenza di due volte l’anno (le famose due rate dell’Imu) e dev’essere assolto tramite l’utilizzo di un modello F24. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

 

QUANTO CONSUMA DI CORRENTE UNA STUFA A PELLET?

Pellet in primo piano e stufa sullo sfondo

Una stufa a pellet permette di risparmiare sul riscaldamento fino al 30% in meno rispetto agli impianti classici come quello a gas. Il combustibile a biomasse costa sempre meno, inoltre l’installazione o la riconversione degli impianti richiede investimenti che incidono di più nel lungo periodo, grazie alla Maggiore efficienza e agli Ecobonus.

Tuttavia, nel computo delle spese dovremmo includere anche il consumo di corrente elettrica delle stufe a pellet.

Quanto pellet si consuma in un’ora. 

Il primo valore da prendere in considerazione è il consumo del pellet in rapporto al tempo di combustione, e alla quantità di calore sprigionato.

A oggi un sacco di biomassa pellet da 15 Kg è sul mercato a un prezzo medio di circa 20 euro. Per un calcolo medio dovremmo considerare la potenza della stufa installata e le dimensioni degli ambienti domestici da riscaldare.

Le stufe a pellet domestiche vanno da un minimo di 4 kW a un massimo di 16. In media, occorre 1 kW di potenza per scaldare 10 metri quadrati di casa. Dunque, per scaldare una casa di 90 metri quadrati avremo bisogno approssimativamente di una potenza complessiva di circa 8/9 kW. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

SI POSSONO COPRIRE I BALCONI IN UN CONDOMINIO PER AVERE PIÙ PRIVACY?

Balconi di un condominio moderno

Chi vive in condominio è spesso alla ricerca di maggiore privacy, soprattutto nelle zone esterne. Per questo, spesso si pensa a coprire i balconi in un condominio, ma qualsiasi tipo di cambiamento strutturale può suscitare interrogativi e discussioni tra vicini.

Coprire i balconi in un condominio è illegale? Esploriamo la questione partendo dai diritti e doveri dei singoli condomini circa i cambiamenti sul balcone, cercando di fornire una guida esauriente per chi vuole coprire il balcone in condominio per avere più privacy e non sa come muoversi.

Coprire i balconi in condominio: cosa dice la legge.

Sebbene il regolamento di condominio possa prevedere disposizioni diverse, in linea generale chi vive in un condominio può coprire il proprio balcone per motivi di privacy senza richiedere autorizzazione né all’amministratore, né all’assemblea.

Tuttavia, possono esserci alcune eccezioni: l’art. 1122 del Codice Civile stabilisce infatti che il condomino può apportare a suo piacimento delle modifiche all’interno dell’unità immobiliare di sua proprietà, a meno che questo non comporti dei danni alle parti comuni, oppure pregiudichi la stabilità, la sicurezza o il decoro architettonico dell’edificio. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

Tesseramento Fimaa Anno 2024.

Perché scegliere FIMAA.

Essere associato FIMAA vuol dire usufruire della rappresentanza e tutela sindacale degli interessi collettivi degli Agenti immobiliari, dei Mediatori Creditizi e Merceologici e degli Agenti in attività finanziaria, per incidere, attraverso la grande famiglia Confcommercio, presso le Istituzioni e la Pubblica Amministrazione amplificando la voce degli Operatori.

Per associarsi alla Federazione basta contattare la sede Territoriale presso l’Ascom o l’Unione del Commercio di riferimento e chiedere l’iscrizione come Impresa operante in uno dei seguenti settori della mediazione: Agenti Immobiliari – Mediatori Merceologici – Mediatori Creditizi – Agenti in Attività Finanziaria – Agente di Servizi Vari.

Gli Associati FIMAA sono partner ideali per affrontare un mercato sempre più complesso e rispondere compiutamente alle esigenze del Clienti-Consumatori.

FIMAA Cesena offre ai propri iscritti servizi esclusivi e qualificati oltre ad indispensabili strumenti professionali.

Contatta la Segreteria Fimaa Forlì-Cesena per ulteriori informazioni. m.massimo@ascom-cesena.it

 

COSA SUCCEDE SE SI BAGNA IL CAPPOTTO TERMICO?

Cappotto termico interno

Il cappotto termico si è imposto come uno degli strumenti più efficaci per fare efficienza energetica in ediliziacontribuendo significativamente alla riduzione dei consumi e delle perdite di calore.

Ma cosa succede in caso di esposizione a pioggia o umidità? Analizziamo le cause e le conseguenze, capendo insieme cosa può succedere se si bagna il cappotto termico.

Cappotto termico: materiali e reazioni all’acqua.

Prima di capire cosa succede se si bagna il cappotto termico, è importante capire quali materiali lo compongono. In effetti, il cappotto termico può essere realizzato con una varietà di materiali, ognuno con proprietà isolanti differenti. Tuttavia, la reazione di questi materiali all’acqua varia notevolmente.

Isolanti come l’XPS e il vetro cellulare sono praticamente insensibili all’acqua, mentre materiali fibrosi come la fibra di legno, la lana di roccia e la lana di vetro possono assorbire acqua in caso di difetti di posa, rotture di impianti o esposizione alle intemperie.

Quando questi materiali assorbono acqua, non solo perdono le loro capacità isolanti, ma possono essere seriamente compromessi, richiedendo talvolta la sostituzione. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

OGNI QUANTO VA FATTA LA REVISIONE OBBLIGATORIA DELLA CALDAIA?

Tecnico che esegue la manutenzione della caldaia

Alcuni impianti domestici come quello della caldaia devono essere sottoposti a controlli obbligatori. Verificare e controllare lo stato di questi sistemi è importante per la prevenzione dei rischi di incidenti, spesso legati al malfunzionamento e all’invecchiamento delle componenti.

Ma anche per migliorarne l’efficienza energetica, e di conseguenza ridurre i consumi e linquinamento

In una casa che diventa sempre più green non sono più ammesse negligenze e assenza di manutenzione, che restano punibili con ammende e responsabilità anche penali in caso di incidente.

Come avviene per le auto, anche la caldaia deve essere sottoposta a revisione. Ma ogni quanto va fatta? E quando è obbligatoria?

Che cos’è la revisione della caldaia.

La revisione della caldaia è come il “tagliando” per l’auto. Questo check-up degli impianti di riscaldamento in casa deve essere effettuato solo da tecnici autorizzati e abilitati.

Una volta concluso il controllo, essi compilano la documentazione che attesta il funzionamento ottimale e a norma di legge della caldaia.

Sulle attestazioni viene apposto un bollino blu per le caldaie con potenza inferiore a 35 kW. Per gli impianti da 35 a 350 kW, il tecnico autorizzato appone un bollino verde. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

CHE CERTIFICAZIONE DEVE AVERE UN CAPPOTTO TERMICO PER ESSERE A NORMA?

cappotto termico

Il cappotto termico degli edifici per essere a norma ha bisogno di specifiche certificazioni, che ne garantiscano l’efficacia e il rispetto di determinati parametri.

Dunque, vediamo quali sono le certificazioni necessarie affinché un cappotto termico possa essere considerato a norma.

Quali certificazioni deve avere il cappotto termico.

La certificazione che garantisce l’efficacia di un sistema di cappotto termico è l’ETA, acronimo di European Technical Assessment, ossia la Valutazione Tecnica Europea

L’ETA in Italia può essere ottenuto da ETAG 004 oppure da EAD 040083-00-0404.

Al di là dei tecnicismi, si tratta di sistemi che garantiscono la conformità del cappotto termico e la sua utilizzabilità.

Essi descrivono:

  • quali requisiti devono avere i sistemi di isolamento termico degli edifici;
  • quali devono essere i parametri per la classificazione di tali requisiti;
  • quali devono essere i metodi di verifica per valutarli;
  • quali sono le procedure necessarie per il controllo.  (continua)

Fonte:Immobiliare.it

ETICHETTA ENERGETICA DEGLI ELETTRODOMESTICI: COME LEGGERLA CORRETTAMENTE.

elettrodomestici

La classe energetica di case e appartamenti è un parametro che certifica emissioni e consumi di un’abitazione, in modo da rendere informati i potenziali acquirenti.

Si tratta di un aspetto da non sottovalutare, specialmente nell’ottica del risparmio energetico che la nostra società sta cercando di perseguire.

Allo stesso modo, anche gli elettrodomestici di utilizzo comune che riempiono le camere e le cucine delle nostre residenze possiedono la cosiddetta etichetta energetica. Di cosa si tratta? Nient’altro che di un pezzetto di carta o di plastica, inserito nella confezione esterna quando comperiamo un accessorio per la casa.

Un piccolo box in cui, però, vengono riportate informazioni molto importanti. Scopriamo di più.

Cos’è l’etichetta energetica degli elettrodomestici e a cosa serve.

L’etichetta della classe energetica di un elettrodomestico è stata creata nel 2023 dalla Commissione europea, che ne ha imposto l’utilizzo in tutti i Paesi membri.

Abbiamo fatto riferimento alla versione cartacea di questo strumento che, tuttavia, spesso è possibile trovare sulle confezioni di acquisto tramite un piccolo QR Code, attraverso cui si viene rimandati alla pagina web contenente tutte le informazioni sul prodotto.

Leggendo l’etichetta in maniera accurata e consapevole, è possibile venire a conoscenza di tutti i dati utili per comprendere nel dettaglio il consumo energetico previsto tramite l’utilizzo dell’elettrodomestico. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

INTESTARE CASA AI FIGLI MINORENNI È POSSIBILE? ECCO COME SI FA E QUANDO CONVIENE.

Casa intestata al figlio

Come fare per intestare una una casa ai figli se questi sono ancora minorenni? La legge lo prevede? Ci sono differenze in caso di intestazione con mutuo, con usufrutto o donazione?

Facciamo chiarezza: vediamo se e come si esegue questo atto, qual è l’istanza da presentare e quanto costa ai genitori.

Come donare una casa al figlio minorenne.

Se si vuole intestare una casa di proprietà al proprio figlio che però non è ancora maggiorenne bisognerà procedere con un atto notarile di donazione. Andrà richiesta autorizzazione a procedere con la donazione presso il tribunale e l’istanza può essere richiesta dai genitori o dal notaio.

Il minorenne da solo non può stipulare un atto notarile, quindi, dovrà essere accompagnato dai genitori o chi ne fa le veci.

Nella donazione verso figli minori svolge un ruolo fondamentale il giudice tutelare, che deve controllare e autorizzare l’operato dei genitori. Senza l’autorizzazione del giudice, madre e padre non possono stipulare l’atto dinanzi al notaio. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

QUANTO FA RISPARMIARE IL CAPPOTTO TERMICO?

Quanto fa risparmiare il cappotto termico

Risparmiare per fare del bene sia all’ambiente sia alle proprie tasche. Negli ultimi tempi, la necessità di ridurre il dispendio energetico si è fatta sempre più forte e per tante famiglie – complici anche gli incentivi statali dedicati.

Una delle scelte sempre più diffuse in questo senso è il cappotto termico. Vediamo insieme quali sono i costi e quanto si risparmia con il cappotto termico.

Cappotto termico: una protezione sia per il freddo sia per il caldo.

Il cappotto termico o cappotto isolante (o ancora isolamento a cappotto) consiste in un intervento di coibentazione termica di un edificio.

Nello specifico, si tratta di applicare una serie di pannelli isolanti che, per l’appunto, isolano l’edificio dall’esterno, proteggendolo sia dal freddo sia dal caldo. L’isolamento ottenuto migliora le prestazioni energetiche di un immobile e, di conseguenza, permette di risparmiare sia sul riscaldamento sia sul raffrescamento dello stesso.

Cappotto termico esterno e cappotto termico interno: le differenze.

Come accennato, il cappotto termico può essere applicato sia esternamente sia internamente.

Il cappotto termico esterno è particolarmente indicato per immobili indipendenti, ma anche per facciate di palazzi. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

10 COSE DA NON METTERE IN LAVASTOVIGLIE.

una donna fa la lavastoviglie

La lavastoviglie è diventata, ormai, quasi indispensabile nella cucina.

Benché sia un elettrodomestico di facile uso, occorre fare attenzione a dei piccoli accorgimenti per evitare danni di qualsiasi tipo alla macchina e alle cose che si lavano.

Scopriamo allora cosa non mettere nella lavastoviglie.

Come si fa a capire se un oggetto può andare in lavastoviglie?

Prima di inserire un oggetto in lavastoviglie si dovrebbero sempre controllare i simboli (rappresentanti un piatto o un bicchiere) che vengono accompagnati da una scritta, come “lavabile in lavastoviglie”.

In caso contrario, il simbolo è barrato da una linea rossa. Tuttavia, non sempre ci si accorge di queste indicazioni.

Cosa non mettere in lavastoviglie

Vediamo nello specifico le 10 cose che non vanno messe in lavastoviglie:

Coltelli raffinati con lame delicate.

Le lame dei coltelli di qualità si possono rovinare se lavate in lavastoviglie, soprattutto ripetutamente.

Dunque, meglio lavare a mano, per conservare la qualità della lama. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

CEDOLARE SECCA SUGLI AFFITTI BREVI, QUANTO DOVRANNO PAGARE I PROPRIETARI?

Cedolare secca sugli affitti brevi, quanto dovranno pagare i proprietari?

La cedolare secca sugli affitti brevi ha diviso la maggioranza di governo nel dibattito sulla legge di Bilancio 2024, che sarà approvata a fine anno. Alla fine l’accordo sulla bozza è stato raggiunto, e prevede l’aumento dell’aliquota dal 21% al 26% in caso di destinazione alla locazione breve di più di un appartamento per ciascun periodo d’imposta. La manovra sembra concepita per disincentivare gli affitti sulle piattaforme come Airbnb, agevolando i contratti di locazione tradizionali. I gestori delle piattaforme l’hanno definita una “crociata”.

Cedolare secca sugli affitti brevi, quanto dovranno pagare i proprietari?

La cedolare secca è un regime fiscale facoltativo che permette di pagare un’imposta fissa del 21%, una specie di tassa piatta con esonero dell’imposta di registro e di bollo, in cambio della rinuncia alla richiesta di aggiornamento Istat del canone di affitto e ad eventuali detrazioni.

Con la nuova legge di Bilancio, che sarà approvata a fine 2023, il governo ha deciso di aumentare l’aliquota dal 21 al 26% per le locazioni brevi, inferiori ai 30 giorni. Ma l’aumento scatterà solo a partire dal secondo immobile, con un limite di quattro immobili da affittare con cedolare secca.

Oltre i cinque immobili, il proprietario sarà considerato imprenditore, e non potrà scegliere il regime fiscale con cedolare secca. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

CEDOLARE SECCA SUGLI AFFITTI BREVI AL 26%: CONVIENE ANCORA?

multiproprietà

In base alla nuova Legge di Bilancio, dal 2024 cambierà la tassazione sugli affitti breviChi ha un immobile che affitta per brevi periodi deve scegliere tra cedolare secca e Irpef, ma alla luce di queste novità fiscali preannunciate per il prossimo anno è lecito chiedersi se la cedolare secca convenga ancora.

Vediamo come cambia la cedolare secca e quale metodo di tassazione è meglio scegliere

 

Come cambia la cedolare secca sugli affitti brevi.

Finora, la cedolare secca era calcolata nella misura del 21%. Secondo la Legge di Bilancio per l’anno prossimo, a partire da gennaio il 21% sarà applicabile solamente se il contribuente mette in affitto una sola abitazione.

Se, invece, le case messe in affitto sono da 2 a 4, l’aliquota sale: per ogni casa affittata, compresa la prima, la cedolare secca sarà del 26%.

Rimane invariata la situazione per chi mette in affitto un numero di abitazioni superiore a 4, in quanto già ora la cedolare non è applicabile e la tassazione avviene tramite Irpef. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

I PRINCIPALI TIPI DI RISCALDAMENTO A CONFRONTO.

I principali tipi di riscaldamento a confronto

Il riscaldamento è un aspetto cruciale nella vita quotidiana, soprattutto durante i mesi più freddi dell’anno, e le opzioni disponibili sono molteplici e sempre più innovative. Dalla tradizione del camino e delle stufe a legna all’energia solare, passando per soluzioni moderne come i radiatori, i fan-coil, il riscaldamento a pavimento e persino il riscaldamento a soffitto: esploriamo un’ampia gamma di sistemi di riscaldamento, confrontando i pro e i contro di ciascuno e scopriamo quale sistema di riscaldamento potrebbe essere il più adatto alle tue esigenze e al tuo stile di vita.

Come scegliere il tipo di riscaldamento giusto.

Gli impianti di riscaldamento presentano differenze significative che vanno valutate attentamente. La scelta del miglior sistema di riscaldamento per la tua abitazione richiede considerazioni chiave. Inizialmente, devi tenere conto del tipo di residenza (casa singola o condominio) e della sua ubicazione (in montagna o in pianura).

La variazione di temperatura durante l’anno è un altro aspetto da considerare, insieme alla dimensione della casa e al suo isolamento termico, che influenzano la potenza di riscaldamento necessaria.

Infine, è essenziale valutare se hai bisogno di riscaldare solo gli ambienti domestici o anche di produrre acqua calda per scopi sanitari. Questa valutazione attenta ti aiuterà a individuare il sistema di riscaldamento più adatto alle tue esigenze specifiche e all’ambiente circostante, migliorando il comfort termico della tua casa e riducendo l’impatto ambientale. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

LE PROPOSTE DI FIMAA E FIAIP PER LA FORMAZIONE DEGLI AGENTI IMMOBILIARI.

Agente immobiliare

Sono diverse le proposte avanzate da FIMAA (Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari) e FIAIP (Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali) al MIMIT, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, per quanto riguarda la formazione e l’abilitazione alla professione degli agenti immobiliari. Due, in particolare, le più significative per il mondo del real estate:

  • la creazione di due percorsi di formazione alternativi, a differenza dell’unico corso esistente adesso;
  • l’introduzione della formazione continua obbligatoria per chi è già abilitato alla professione.

Le due associazioni hanno presentato al Ministero un documento congiunto.

I due percorsi di formazione.

In cosa consistono i due percorsi formativi proposti da Fimaa e FIAIP?

Il primo prevede che il candidato segua un totale di 50 ore di lezioni con attestato di verifica, al termine del quale dovrà completare un praticantato di un anno presso un agente immobiliare iscritto da almeno 5 anni al REA/RI.

Il secondo consiste nel completamento di un percorso universitario specifico.

In entrambi i casi, al termine del percorso il candidato dovrà superare una prova valutativa abilitante che si terrà ogni tre mesi presso la CCIAA. (continua)

Fonte: Immobiliare.it – Fimaa Italia

BOLLETTE DEL GAS, AUMENTO DEL 12% A OTTOBRE.

Bollette del gas, aumento del 12% a ottobre

Puntuali come ogni anno, con l’arrivo dell’autunno, i consumi tornano ad aumentare: si accendono i riscaldamenti, le luci rimangono accese per più ore, ed ecco che i costi in bolletta iniziano a lievitare. Questi però non sono gli unici fattori a incidere sull’aumento delle bollette di ottobre.

Oltre all’aumento dei consumi, infatti, anche le tensioni internazionali giocano un ruolo importante nei rincari di luce e gas in bolletta. A quanto ammontano gli aumenti nelle bollette di ottobre? Quali sono le ultime notizie per le bollette di luce e gas? Facciamo il punto.

Gli aumenti nella bolletta del gas di ottobre.

A ottobre, l’autorità pubblica dell’energia (Arera) ha annunciato un aumento del 12% nelle tariffe del gas per i clienti nel mercato tutelato, il quale comprende 10 milioni di utenti, rappresentando un terzo del totale.

Questo incremento è stato causato da diversi fattori, tra cui un aumento del 7,9% nel costo del gas naturale e unincremento del 4,1% nelle spese di trasporto e gestione del contatore. Gli oneri generali, invece, sono rimasti stabili.

Come accennato, questo aumento dei prezzi è stato sì influenzato dai primi freddi, che hanno aumentato i consumi, ma anche dalle tensioni internazionali, che hanno contribuito alla speculazione. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

COME RICONOSCERE UNA BOLLETTA FALSA E DIFENDERSI DALLE TRUFFE.

Come riconoscere una bolletta falsa e difendersi dalle truffe

In vista della totale liberalizzazione del mercato energetico, a partire dal 2024, è bene informarci e imparare a difendersi dalle truffe legate al mondo dei fornitoti di energia e delle bolletteInfatti è sempre più diffusa la truffa della bolletta e del cambio di contratto di energia che colpisce soprattutto le persone più deboli, come gli anziani che vivono da soli, ma che possono in realtà prendersi gioco un po’ di tutti noi.

Capita infatti di ricevere telefonate da customer service di ipotetici fornitori di energia e lasciarsi trascinare in cambi e disdette fasulle.

Per questo è utile sapere quali sono i 3 modi più comuni per riconoscere una bolletta falsa ed evitare di cadere nelle truffe.

Come riconoscere una truffa della bolletta di energia.

Sono tre le truffe più diffuse ai danni di semplici utenti di luce e gas:

  1. cambio di tariffa energetica proposta da venditori porta a porta;
  2. call center che propone via telefono di modificare il vostro contratto di luce e gas;
  3. bollette false, ovvero l’utente riceve una bolletta da pagare che in realtà non è vera.

Quest’ultima truffa è la più recente e preoccupante cha va a colpire tutti, più o meno esperti. Nel tran tran quotidiano infatti può succedere di non verificare le cose con attenzione e si finisce per pagare false bollette di luce e gas, in totale buona fede. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

TENERE LO STENDINO IN CASA D’INVERNO FA MALE?

Tenere lo stendino in casa d'inverno fa male

Laria troppo secca in casa espone a rischi per la salute, tanto che, oltre alle classiche raccomandazioni, viene suggerito spesso di tenere la porta del bagno aperta.

Tra i vari consigli, viene raccomandato anche di tenere lo stendino in casa, per di più d’inverno. In realtà questa pratica viene adottata più come soluzione logistica, quando per esempio non si possiede un balcone o non si possono appendere i panni fuori, ad asciugare.

Ma stendere il bucato in casa d’inverno fa male? La comunità di medici e scienziati ha risposto in modo chiaro al quesito.

Tenere lo stendino in casa d’inverno fa male?

Stendere i panni all’interno degli ambienti domestici, in inverno, può sembrare una soluzione pratica e logistica ottimale per chi vive in case più piccole o senza balconi. Sicuramente lo stendino con i capi appesi, appena lavati, potrebbe compensare l’umidità troppo secca in una stanza. Se proprio non possiamo farne a meno, sarebbe meglio farlo d’estate.

Il problema è che per alcune persone può essere nocivo tenere il bucato umido in casa, soprattutto nella stagione più fredda e con i riscaldamenti accesi. Ma anche poggiare il bucato sui termosifoni caldi non è salutare.

Inoltre, in quest’ultimo caso, rischiamo di “soffocare” i caloriferi, con conseguente dispendio di energie, calore, e ulteriori spese in bolletta. Il nemico numero uno è sempre lo stesso: l’umidità e le conseguenze che ne derivano. (continua)

Fonte: immobiliare.it

A QUALE TEMPERATURA TENERE IL FRIGORIFERO IN INVERNO?

A quale temperatura tenere il frigorifero in inverno

In questo articolo, esploreremo l’importanza di trovare la temperatura più adatta per il frigorifero durante i mesi più freddi, consentendo di massimizzare la freschezza e la durata dei tuoi prodotti alimentari. Capiremo inoltre come procedere nelle diverse casistiche, a seconda che il termostato sia digitale o manuale.

Perché è così importante regolare la temperatura del frigo?

Le impostazioni corrette del termostato del frigorifero permettono innanzitutto la corretta conservazione degli alimenti. 

Gli alimenti freschi e ben conservati mantengono le loro proprietà organolettiche, consentendo di gustare i piatti all’apice del loro sapore. La corretta regolazione del frigorifero a temperature non troppo alte impedisce la proliferazione di batteri, dannosi per gli alimenti e rischiosi per la salute.

Di contro, temperature troppo basse possono congelare gli alimenti, causando danni alla loro consistenza e sapore.

Mantenere la giusta temperatura nel frigorifero non solo garantisce la conservazione ottimale degli alimenti, ma ha anche un impatto positivo sull’economia domestica e sull’ambiente.

Un frigorifero regolato alla temperatura giusta richiede meno energia per mantenere l’ambiente interno freddo. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

COSA FARE SE LE BOLLETTE NON ARRIVANO.

Cosa fare se le bollette non arrivano

Può capitare che le società che erogano i servizi di elettricitàgas e acqua non mandino ai propri clienti le relative bollette per diversi mesi consecutivi, a causa di intoppi organizzativi. Se ciò avviene, spesso poi richiedono il pagamento, spesso di importo elevato, di tutti i mesi arretrati in un’unica soluzione, magari minacciando anche il distacco dell’utenza. Se le società dimenticano di inviare le bollette, cosa bisogna fare?

Vediamo come deve comportarsi l’utente e quali sono i suoi diritti

La bolletta non arriva: cosa fare? 

Se ci si accorge che per qualsiasi delle utenze sottoscritte con il gestore per diversi mesi non arriva la fattura per il pagamento, sarebbe bene segnalarlo alla società fornitrice del servizioPer farlo occorre inviare una lettera di diffida con la quale si indica un termine massimo, normalmente di 15 giorni, per l’invio delle bollette arretrate.

In tal modo, l’utente si cautela dal rischio di richieste di pagamento in un’unica soluzione e quindi di importo troppo elevato.

Secondo la giurisprudenza, peraltro, con questo comportamento la società fornitrice viola il principio di buona fede e non può pretendere il pagamento in un’unica soluzione se causato da un suo errore o da una sua negligenza. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

LA COCA COLA PUÒ ESSERE USATA PER PULIRE GLI SCARICHI E STURARE IL LAVANDINO?

La Coca Cola può essere usata per pulire gli scarichi e sturare il lavandino

La Coca Cola è una bevanda amata in tutto il mondo per il suo sapore unico e la sua capacità di rinfrescare la nostra sete: e se vi dicessimo che potrebbe avere un utilizzo sorprendente che va ben oltre la semplice soddisfazione del palato? Non tutti sanno, infatti, che questa bevanda può essere impiegata in modi alternativi per risolvere problemi domestici comuni.

Se vi siete mai chiesti se la Coca Cola può essere usata per pulire gli scarichi sturare il lavandino, siete nel posto giusto. In questo articolo, esploreremo diverse applicazioni innovative di questa bevanda, scoprendo come utilizzare la Coca Cola per pulire la casa e affrontare ostacoli come lo scarico intasato

Come sturare un lavandino con i rimedi della nonna?

Quando si tratta di sturare un lavandino, spesso ci chiediamo se sia possibile risolvere il problema con metodi fai da te, preferibilmente ecologici e rispettosi dell’ambiente.

In questo contesto, tornano in auge i vecchi rimedi della nonna, che consentono di risolvere il problema di uno scarico intasato o di pulire il tubo di scarico del lavandino senza ricorrere a prodotti chimici aggressivi che potrebbero essere nocivi per l’ambiente e la salute.

Tra i rimedi più gettonati troviamo l’acqua bollente, che versata lentamente nello scarico intasato può sciogliere il grasso e altri residui che ostruiscono il lavandino. Anche una combinazione di bicarbonato di sodio e aceto può essere efficace per rimuovere ostruzioni, lasciandola agire per circa 30 minuti. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

QUANTO DEVE ESSERE SPESSO IL CAPPOTTO TERMICO?

Che spessore deve avere il cappotto termico

Che il problema dellefficientamento energetico degli edifici italiani non fosse di facile risoluzione, quasi tutti lo avevano capito già da tempo.

Anche i commentatori più ottimisti – che fino a poco tempo fa immaginavano un rinnovamento di massa delle abitazioni da Nord a Sud nel giro di qualche anno – hanno dovuto sbattere la testa contro la realtà dei fatti, dovendo fare i conti con le immense difficoltà che la transizione ecologica sta incontrando nel nostro Paese.

Le manifestazioni ambientaliste dei Fridays for Future e le azioni dimostrative dei militanti di Ultima Generazione hanno portato al centro del dibattito pubblico il tema. Poi ci ha pensato la politica italiana – di concerto con quella europea – a fare un passo avanti con l’introduzione del Superbonus edilizio al 110%. Eppure, c’è davvero poco di nuovo sotto il sole.

Risparmio energetico e transizione ecologica: perché gli italiani scelgono il cappotto termico.

L’obiettivo delle emissioni zero delle unità abitative entro il 2035 su tutto il territorio comunitario sembra sempre più lontano, giorno dopo giorno. Le stesse istituzioni di Bruxelles e Strasburgo sanno che ci sono diversi Paesi – tra cui l’Italia occupa un posto in prima fila – che realisticamente non riusciranno ad impostare un cambio di paradigma così radicale in appena poco più di un decennio. Troppe le case e le palazzine da stravolgere, troppo pochi i soldi per farlo. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

IL CAPPOTTO TERMICO CREA MUFFA?

Il cappotto termico crea muffa

L’insorgere della muffa all’interno delle nostre case è una preoccupazione diffusa, e quando si tratta di abitazioni su cui si è installato il cappotto termico, l’argomento si fa ancor più complesso. Questi strati isolanti sono progettati per migliorare l’efficienza energetica e il comfort abitativo, talvolta però si può creare un ambiente favorevole alla proliferazione della muffa.

Questo fenomeno ha generato numerosi interrogativi e opinioni contrastanti. Il cappotto termico può favorire la formazione di muffa all’interno delle case? Quali sono i fattori principali coinvolti e come si possono affrontare tali problematiche in maniera efficace?

Cos’è il cappotto termico e a cosa serve?

Il cappotto termico svolge un ruolo fondamentale nell’aumentare l’isolamento termico delle pareti perimetrali degli edifici. Questo obiettivo primario è mirato al risparmio energetico, sia in termini di riscaldamento durante i mesi più freddi che di raffrescamento durante quelli più caldi. Di conseguenza, il comfort all’interno dell’abitazione sarà sicuramente maggiore.

Inoltre, il cappotto termico aiuta a ostacolare la comparsa dei cosiddetti “ponti termici,” che sono aree dell’edificio in cui la temperatura differisce notevolmente rispetto al resto, causando spesso condensa e infiltrazioni nelle pareti interne. Pertanto, in teoria, il cappotto termico può contribuire a prevenire la formazione di muffa all’interno delle pareti. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

FIMAA CHIEDE DI CAMBIARE LE REGOLE DI ACCESSO ALLA PROFESSIONE DI AGENTE IMMOBILIARE.

Un corso di formazione, o un praticantato professionale di 12 mesi unito ad una formazione teorica, o ancora un idoneo titolo universitario, in ogni caso con una verifica finale del livello di preparazione acquisito, certificata da un soggetto super partes come le CCIAA. Questo, secondo la FIMAA (Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari), dovrebbe essere l’iter per diventare agente immobiliare

La Federazione, attraverso il vicepresidente vicario nazionale Maurizio Pezzetta, ha avanzato un’articolata richiesta di modifica delle regole di accesso alla professione immobiliare in un documento presentato all’onorevole Marcello Coppo, membro della Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera.

Le richieste della FIMAA al MIMIT

La FIMAA ha avanzato diverse proposte al MIMIT (il Ministero delle Imprese e del Made in Italy) allo scopo di evitare la mercificazione dell’abilitazione come agente immobiliare. In particolare:

  • il tutor deve seguire solo un praticante per volta;
  • il tutor deve essere iscritto nel RI o nel REA da almeno 5 (o addirittura 10) anni;
  • il praticantato deve avere una durata minima di 20 ore settimanali, deve essere ben articolato, seriamente frequentato e certificato;
  • oltre al percorso professionalizzante tramite il praticantato, deve essere abilitato alla professione anche chi ha conseguito un idoneo titolo universitario, purché al termine il candidato superi un esame che attesti le competenze necessarie all’esercizio della professione;
  • chi ha ottenuto l’abilitazione dovrà seguire un percorso di formazione continua e obbligatoria, che “rappresenta una fondamentale esigenza che una professione importante e delicata come questa esige, a tutela prima di tutti del Consumatore che mette in ballo, il più delle volte, i risparmi di una vita”, commenta Pezzetta;
  • la separazione tra la figura di Agente Immobiliare e quella di Mediatore Creditizio;
  • la cancellazione dell’obbligo di indicare negli atti notarili il compenso percepito dagli agenti immobiliari, e di sostituirlo con la sola indicazione degli estremi della fattura elettronica;
  • una serie di modifiche al decreto sugli affitti brevi sul tavolo del Ministero del Turismo.

Fimaa Italia

QUANTO COSTA RISCALDARE LA CASA CON IL CLIMATIZZATORE?

Quanto costa riscaldare la casa con il climatizzatore

condizionatori d’aria spesso sono dotati anche di una funzione che permette di riscaldare l’aria. Tale funzione potrebbe essere usata quindi nelle stagioni fredde in aggiunta o in alternativa all’impianto di riscaldamento dell’abitazione. Ma quanto costa riscaldare casa con il climatizzatore? Conviene rispetto ad altre modalità di riscaldamento?

Quanto consuma un climatizzatore.

Alcuni modelli di condizionatori sono dunque dotati della modalità di riscaldamento e pertanto grazie a questa versatilità possono essere usati durante tutto l’anno in base alle esigenze.

Per quanto riguarda il consumo dell’apparecchio, in realtà non esiste una differenza di dispendio di energia elettrica tra le due funzioni di raffrescamento e di riscaldamento.

Il consumo dipende da diversi fattori, quali la classe energetica del climatizzatore, le dimensioni dell’ambiente, la tecnologia impiegata, la durata dell’utilizzo, la temperatura impostata.

In linea di massima, è possibile calcolare il consumo di energia in modalità riscaldamento per un’ora al giorno.

Un modello da 9.000 BTU di classe energetica A consuma in media 0,7-0,85 kWh all’ora. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

QUALI ELETTRODOMESTICI NON DOVRESTI MAI ATTACCARE A UNA MULTIPRESA.

Quali elettrodomestici non dovresti mai attaccare a una multipresa

Pratica e incredibilmente comoda, la multipresa, comunemente chiamata “ciabatta”, è uno strumento particolarmente utilizzato nelle nostre case per fornire energia elettrica a diversi elettrodomestici o dispositivi elettronici quando le prese a muro non bastano. Ma sappiamo utilizzarla in modo corretto e soprattutto sicuro? Forse non sempre.

In questo articolo troverete alcuni consigli utili per impiegare al meglio le multiprese e soprattutto per non correre un rischio di cortocircuito o, peggio ancora, di scatenare un incendio. 

Rispettare punti e voltaggio.

La prima e imprescindibile regola per un corretto utilizzo della multipresa consiste nel rispettarne le caratteristiche. Se la multipresa ha quattro prese limitiamoci a collegarvi quattro dispositivi e non aggiungiamo assolutamente ulteriori adattatori per aumentare i punti di ricarica. Occorre inoltre rispettare il voltaggio massimo che in genere si aggira intorno ai 250V/2500W.

Multipresa: quando utilizzarla e quando no.

Non tutti i dispositivi sono adatti a essere collegati a una multipresa. Ci sono apparecchi che per i loro elevati consumi necessitano infatti di essere collegati direttamente a una presa nel muro e non possono o per lo meno non dovrebbero prendere energia attraverso l’uso della cosiddetta ciabatta.

La multipresa è adatta al collegamento di elettrodomestici e apparecchi dai consumi più ridotti e che non portino al superamento del voltaggio massimo. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

LE POSATE D’ARGENTO SI POSSONO LAVARE IN LAVASTOVIGLIE?

posate d'argento in lavastoviglie

Anche se al giorno d’oggi si usa poco e solo per alcune occasioni speciali, l’argenteria molto spesso fa parte degli oggetti di una casa, ricevuta in eredità o avuta in dono di nozze. Si tratta quasi sempre di soprammobili, cornici e soprattutto posate.

Le posate in argento sono davvero molto belle, ma anche poco pratiche.  Qualora si decida di usarle per qualche pranzo importante, ci si può chiedere come lavarle: si possono mettere in lavastoviglie?

Vediamo come bisogna lavare le posate d’argento e se si possono sciacquare in lavastoviglie.

Argento in lavastoviglie: si può?

Se, dopo aver usato forchette, coltelli e cucchiai, come anche vassoi e ciotole d’argento, si pensa di lavarli velocemente e senza fatica mettendoli in lavastoviglie, si commette un grave errore

Un normale ciclo di lavaggio con la lavastoviglie non solo utilizza per un tempo prolungato le alte temperature, ma soprattutto disperde nel cesto dove sono posizionate le stoviglie i principi attivi contenuti nel detersivo

Le polveri e le compresse che si usano per il lavaggio contengono detergenti e sostanze chimiche che potrebbero danneggiare gli oggetti in argento. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

L’USUFRUTTUARIO PUÒ CACCIARE IL PROPRIETARIO DI CASA?

L'usufruttuario può cacciare il proprietario di casa

Può un usufruttuario cacciare di casa il legittimo proprietario dell’immobile. No, può al limite cedere l’usufrutto a terzi, è questo ciò che dice la legge. Allo stesso tempo, è il proprietario di casa che potrebbe arrivare a chiudere prima il rapporto di usufrutto, ma solo per gravi motivi oggettivi.

Vediamo insieme tutti i casi.

Cosa è l’usufrutto.

L’usufrutto è il diritto reale di godimento regolato dagli articoli 978 e seguenti del Codice Civile. In pratica è un diritto che consente ad un soggetto, l’usufruttuario, di godere di un bene immobile che resta di proprietà di un’altra persona, il nudo proprietario.

A seguito della stipula di un usufrutto immobiliare il nudo proprietario non avrà più diritto abitativo ma manterrà il diritto di proprietà ed è dunque l’unica persona che potrà vendere la casa.

Quali sono i diritti e doveri dell’usufruttuario.

La persona che prende un immobile in usufrutto otterrà invece il pieno diritto di utilizzare l’immobile a scopo abitativo o altro, come previsto dalla legge.

D’altro canto l’usufruttario dovrà mantenere in buono stato di manutenzione l’immobile senza però produrre modifiche o iniziare lavori senza l’autorizzazione del proprietario come fosse un locatario. Le spese di manutenzione ordinaria sono a suo carico. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

Condomino e posti auto: modifica con il consenso unanime.

Moscow, Russia – May, 15, 2019: cars on a parking in Moscow

Per la Cassazione, i posti auto possono essere assegnati in via esclusiva e per un tempo indefinito soltanto con il consenso unanime dei partecipanti alla comunione.

Posti auto in condominio.

Una condòmina ha proposto ricorso in cassazione articolato in due motivi avverso la sentenza n. 760/2017 della Corte d’appello di Venezia.
Precedentemente la condòmina impugnò davanti al Tribunale di Venezia, sezione distaccata di Portogruaro, la deliberazione approvata in data 10 giugno 2011 dall’assemblea condominiale, che aveva deciso a maggioranza l’assegnazione alla ricorrente di un posto auto all’interno dell’area comune adibita a parcheggio diverso da quello ad essa attribuito in uso esclusivo in forza di accordo intervenuto il 27 dicembre 1994, disponendone lo scambio con altra condomina.
L’attrice aveva esposto che in occasione dell’assemblea del Condominio del 27 dicembre 1994 tutti gli otto condomini avevano individuato sedici posti auto nell’area esterna comune e li avevano assegnati in uso esclusivo alle varie unità costituenti il condominio.
Sia il verbale assembleare del 27 dicembre 1994 che le planimetrie allegate erano stati firmati da tutti i condomini. (continua)
Fonte:StudioCataldi

QUANDO SI CAMBIA LA RESIDENZA BISOGNA RIFARE ANCHE LA CARTA DI IDENTITÀ?

Quando si cambia la residenza bisogna rifare anche la carta di identità

Se avete cambiato casa vi sarete trovati nella situazione di richiedere il cambio di residenza presso gli uffici del Comune. Un atto dovuto che ogni cittadino deve fare, un dovere e anche un diritto. Ma quali obblighi comporta per quanto riguarda i documenti? È necessario rifare anche la carta di identità?

Come si ottiene il cambio di residenza.

Cambiare la residenza è molto semplice, basta:

  • recarsi presso l’Ufficio Anagrafe del Comune di destinazione;
  • presentarsi con il proprio documento di identità valido;
  • completare un’autocertificazione di residenza;
  • fornire la fotocopia del nuovo contratto di affitto o atto di proprietà dell’immobile dove avrà luogo la residenza.

È possibile anche richiedere il cambio di residenza online.

Un ufficiale comunale dell’Anagrafe è poi tenuto ad accertare la nuova dimora del cittadino richiedente.

Prima che sia effettiva la nuova residenza possono passare dai 2 ai 45 giorni. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

PERCHÉ NON DOVRESTI RIFARE IL LETTO APPENA SVEGLIO.

Perché non dovresti rifare il letto appena sveglio

C’è chi dice che fare il letto appena svegli possa renderci più produttivi e in grado di portare a termine i nostri doveri nell’arco di tutta la giornata. Ma se ti dicessimo che, in realtà, questa abitudine potrebbe essere dannosa per la tua salute?

Fare il letto appena sveglio è una buona idea?

Sistemare le lenzuola e i cuscini e coprire il tutto con la coperta o il copriletto è fondamentale per dare alla stanza un aspetto pulito e ordinato, ma farlo appena metti il piede giù dal letto è controproducente. Coprendo il materasso dove sei stato tutta la notte, infatti, “intrappoli” all’interno germi e batteri che naturalmente si depositano su queste superfici e che possono proliferare in un ambiente umido come un letto ancora caldo.

Inoltre, rifacendo il letto potresti inalare gli acari della polvere che si sono accumulati durante la notte. Questi piccolissimi artropodi producono allergeni che, se inalati, possono causare reazioni allergiche come infiammazioni cutanee, eritemi, dermatiti, orticarie, ma anche difficoltà respiratorie o di deglutizione, attacchi d’asma e irritazioni agli occhi. Si stima che quasi il 50% della popolazione italiana sia affetta da questi disturbi. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

QUAL È LA TEMPERATURA MIGLIORE A CUI TENERE IL FRIGORIFERO?

Qual è la temperatura migliore a cui tenere il frigorifero

Per conservare al meglio gli alimenti e risparmiare sulla bolletta elettrica è fondamentale impostare il frigorifero alla giusta temperatura e disporre gli alimenti secondo un criterio ben preciso. È utile sapere infatti che la temperatura all’interno del frigorifero varia in base alle zone e non è sempre costante, questo perché il freddo tende ad andare verso il basso e perché il frigorifero viene aperto, facendo entrare aria calda o per lo meno più mite dall’esterno. Ma qual è dunque la temperatura ideale per il frigorifero e come dobbiamo disporre gli alimenti?

A che temperatura impostare il frigorifero?

La temperatura ottimale per il frigorifero è di 4°C, ma può arrivare anche a 10°C. Nei periodi particolarmente caldi è importante settare il nostro frigorifero sui 4°C, in modo da restare il più possibile vicini a questo valore. Come dicevamo, all’interno dell’elettrodomestico la temperatura non è costante e varia in base alle diverse zone.

Come disporre correttamente gli alimenti nel frigo.

È fondamentale disporre correttamente gli alimenti all’interno del frigorifero, in modo che ogni prodotto si trovi in un’area adatta alle sue esigenze di conservazione. Tendenzialmente il punto più freddo del frigorifero coincide con il ripiano più basso (situato appena sopra al cassetto dedicato a frutta e verdura) e oscilla tra i 2° e i 4°C. Qui è bene collocare carne e pesce.

Le zone più “calde” sono invece gli gli scompartimenti o le mensole all’interno della porta: queste aree, che entrano maggiormente a contatto con l’esterno possono raggiungere temperature fra gli 8°e i 10°C.

Tra i consigli per mantenere al meglio la temperatura all’interno del frigorifero troviamo infatti quello di non aprire troppo spesso l’elettrodomestico e, una volta aperto, di non tenere l’anta o le porte aperte troppo a lungo, facendo così entrare aria calda e disperdendo quella fredda all’interno. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

NO ALL’INSEGNA SULLA FACCIATA CONDOMINIALE SE VIOLA IL REGOLAMENTO DI CONDOMINIO.

No all’insegna sulla facciata condominiale se viola il regolamento di condominio

Locali commerciali e condominio sono un binomio che non va sempre d’accordo. Prova di tale affermazione è la sentenza della Corte di Appello di Milano (la n. 1837 datata 6 giugno 2023) riguardante l’insegna luminosa di un locale posto al piano terra e i limiti imposti dal regolamento di condominio.

La vicenda.

Una confederazione si è rivolta al Tribunale di Milano per chiedere che il condominio del quale faceva parte ripristinasse la targa di sua proprietà. La targa era stata rimossa dal condominio stesso. La stessa confederazione chiedeva anche il pagamento dei danni a proprio favore.

Il Tribunale, però, non ha accolto le ragioni della confederazione, che si è quindi presentata davanti alla Corte d’Appello.

La normativa generale sulle insegne in condominio.

I presupposti dell’appello si fondavano su una clausola che limita la subordinazione del diritto all’installazione della targa al consenso dell’assemblea di condominio nel caso delle circostanze previste dagli articoli 1102 e 1120 del Codice Civile. I due articoli riguardano, rispettivamente, l’uso più intenso della cosa comune e le innovazioni.

Nello specifico, secondo la confederazione l’assemblea condominiale non aveva alcun diritto di vietare l’installazione della targa, che costituisce un diritto soggettivo, se non quello di vietare la lesione del decoro architettonico o quella del diritto al pari uso.

L’apposizione sulla facciata condominiale di targhe, insegne pubblicitarie e cartelli per dare risalto alla propria attività professionale commerciale costituisce normale esercizio del diritto di usare la cosa comune poiché non ne altera la naturale e specifica destinazione di sostegno dell’edificio condominiale, sempre che non impedisca agli altri condomini di fare uguale uso del muro. (continua)ù

Fonte:Immobiliare.it

COME ISOLARE UNA PARETE INTERNA CON IL POLISTIROLO

Come isolare una parete interna con il polistirolo

La muffa e l’umidità nelle pareti di casa non sono rare, molte abitazioni anche le più recenti possono soffrire di questo problema dovuta a vari fattori.

Certo è che la mancanza di adeguata coibentazione di un edificio è un problema grave che può solo peggiorare con il tempo. Quindi, è il momento giusto per intervenire e isolare le pareti interne.

Come isolare le pareti interne.

Per eliminare il problema di muffe e condensa ci sono sul mercato edilizio varie soluzioni efficaci e risolutive anche a lungo termine, come il sistema a cappotto.

Per eliminare macchie di muffa e umidità possiamo anche intervenire con una soluzione semplice ed economica, utilizzando pannelli di polistirolo.

Come usare il polistirolo per isolare le pareti

Prima cosa recarsi in un negozio di materiali edili per acquistare il polistirolo: è in vendita in pannelli già perfettamente a misura, come fossero delle piastrelle.

  • prendere le misure delle pareti;
  • posare i pannelli di polistirolo;
  • usare silicone o colla o stucco per attaccare i pannelli alle pareti;
  • lasciare agire la colla per circa un’ora;
  • tagliare e rifinire sui bordi con un cutter.

Per rifinire il lavoro è bene passare uno strato di stucco su tutto il polistirolo posato per aumentare la resistenza del pannello, soprattutto sulle giunture.

Dopo un paio di giorni si potrà tinteggiare come si vuole. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

BOLLETTE, SPUNTA L’IPOTESI DI UNA PROROGA DEL MERCATO TUTELATO PER LUCE E GAS.

Bollette, spunta l'ipotesi di una proroga del mercato tutelato per luce e gas

La data da segnare sul calendario, al momento, è il 10 gennaio 2024, ma tutto potrebbe cambiare. Il governo Meloni sarebbe infatti al lavoro per una proroga di almeno 6 mesi per il passaggio dal mercato tutelato al mercato libero per le bollette di luce e gas.

Cosa significa mercato tutelato e mercato libero.

Innanzitutto, è fondamentale capire la differenza tra mercato tutelato e mercato libero quando si parla di luce e gas. Al momento, gli utenti che usufruiscono del mercato tutelato pagano le bollette sulla base delle tariffe stabilite dall’Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambienti.

Tutte queste persone dovranno però necessariamente passare al mercato libero dal 10 gennaio 2024 per il gas e da aprile 2024 per l’energia elettrica. Si tratta di quasi 15 milioni di cittadini.

Solo alcune categorie vulnerabili sono escluse dal passaggio:

  • i cittadini di più di 75 anni;
  • chi si trova in una situazione di oggettiva difficoltà economica;
  • utenti con disabilità.

Bollette di luce e gas, verso la proroga del mercato tutelato.

Tutto questo, però, potrebbe cambiare già a partire dal prossimo Cdm. Secondo Il Messaggero, infatti, sul tavolo dell’esecutivo ci sarebbe una proroga da 6 mesi a un anno del mercato tutelato. Nei giorni scorsi, anche il ministro ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin a SkyTg24 aveva parlato di “una valutazione che stiamo facendo in questi giorni“. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

OGNI QUANTO DOVRESTI CAMBIARE LA FEDERA DEL CUSCINO?

Ogni quanto dovresti cambiare la federa del cuscino

Dopo una lunga giornata trascorsa a lavoro o a sbrigare commissioni di ogni tipo, sdraiarsi in un letto con le lenzuola pulite e profumate è un lusso a cui molti aspirano. Tuttavia, quando arriva il giorno della settimana dedicato alle pulizie, il cambio della biancheria da letto passa spesso in sordina, dando per scontato che il suo candore duri a lungo e non sia soggetto a problemi legati ad acari e batteri. Niente di più sbagliato.

Poggiarsi sul letto con indumenti adeguati, come il pigiama o la camicia da notte, non è meno pericoloso – a livello di igiene – di entrare in casa con le scarpe sporche. A pagarne le conseguenze, poi, sono le federe dei cuscini che non godono di alcuna barriera tra la pelle e il tessuto, come avviene invece per le altre parti del corpo.

Ogni quanto cambiare le federe del cuscino?

Per capire ogni quanto cambiare le federe del cuscino è importante soffermarsi su ciò che realmente queste ultime accumulano e trattengono ogni giorno. La pelle, infatti, soprattutto durante la notte, rilascia cellule morte, sebo, residui di trucco e agenti inquinanti, ai quali si aggiungono muco e saliva, tutti accumulati sulle fibre delle federe. Questo ciclo di accumulo può far sì che ciò che depositi inevitabilmente torni sul tuo viso.

Bisogna poi fare i conti anche con gli acari della polvere, che si nutrono delle cellule morte della pelle accumulatesi sul cuscino nel tempo. Dove ci sono gli acari, ci sono anche i loro escrementi. Il modo migliore per affrontare questi problemi è, dunque, cambiare le federe frequentemente. Quanto spesso? Almeno una volta alla settimana. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

LA CALDAIA IN BLOCCO È PERICOLOSA?

caldaia in blocco è pericolosa

La manutenzione della caldaia è una spesa necessaria per evitare esborsi ben più onerosi in futuro. Oltretutto il controllo della caldaia è obbligatorio e prevede una serie di operazioni che spettano solo a un tecnico abilitato.

Ma cosa succede quando la caldaia va in blocco? Il solo sospetto potrebbe spingerci ad abbandonare il prima possibile la casa. In realtà, le cose non stanno così. Non oggi, perché le caldaie di ultima generazione sono testate per garantire il massimo della sicurezza domestica.

Inoltre, dopo il controllo periodico di manutenzione previsto dalla legge, con disposizioni che variano da una regione all’altra, il tecnico deve rilasciare obbligatoriamente il “bollino blu con il rapporto di controllo e qualità dei fumi

La caldaia in blocco è pericolosa?

La caldaia in blocco, specie d’inverno, è più fastidiosa che pericolosa. Si resta lì, appesi al doccione, magari col bagnoschiuma addosso, e l’acqua ghiacciata a prova di Lewis Pugh, il campione mondiale di endurance titolare dell’impresa a nuoto nell’Antartide per sensibilizzare sugli effetti del riscaldamento globale.

Ma nella maggior parte dei casi non dovremmo fare imprese titaniche o allarmarci, perché quando accade, la caldaia va in blocco di sicurezza, ed è possibile ripristinarla con interventi fai-da-te, in attesa di un eventuale intervento di un tecnico specializzato. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

COME SCOPRIRE SE C’È AMIANTO IN CASA E COSA FARE.

Come scoprire se c'è amianto in casa e cosa fare

Amianto in casa? Il solo pensiero terrorizza. Purtroppo però dobbiamo essere consapevoli che potrebbe succedere e che forse nell’abitazione o nel luogo di lavoro dove passiamo tante ore potrebbero esserci dei residui di amianto.

Quindi bisogna provvedere in fretta e ridurre il rischio. Ecco cosa fare se si teme di avere dell’amianto in casa.

Cosa è l’amianto.

L’amianto è un materiale tossico e nocivo per l’uomo, ma purtroppo il problema è stato evidenziato sono negli ultimi decenni. Negli anni ’70 se ne vantavano sia le proprietà tecnologiche che il prezzo basso e per questo è stato utilizzato tantissimo nel settore industriale e delle costruzioni in generale.

In quasi ogni contesto industriale di quegli anni è facile trovare tettoie o strutture realizzate in amianto. Risultava essere un materiale leggero, maneggevole e di facile posa e quindi molto diffuso in edilizia

Solo di recente si è appreso quanto fosse nocivo per la salute dell’uomo, ma solo se rilasciato nell’ambiente sottoforma di fibre aero disperse

Quindi è fondamentale non rimuovere amianto se non si è professionisti della bonifica ambientale, non è un lavoro che si può fare in maniera autonoma, senza accorgimenti di sicurezza.

Ma possiamo davvero avere dell’amianto in casa e non saperlo? (continua)

Fonte: Immobiliare.it

CHI ABITA AL PIANO TERRA DEVE PAGARE LE SPESE DELL’ASCENSORE?

Chi abita al piano terra deve pagare le spese dell'ascensore

Nelle spese condominiali per la manutenzione vale il principio secondo cui si paga anche il potenziale utilizzo di un bene delle parti comuni. È così anche per le scale e per l’ascensore?

Chi sta al piano terra deve pagare l’ascensore? Questo interrogativo è stato più volte oggetto di dispute legali. La legge non ammette interpretazioni, tuttavia offre deroghe e scappatoie. Ecco come funziona.

Chi abita al piano terra deve pagare le spese dell’ascensore?

La risposta alla domanda è racchiusa nell’articolo 1124 del Codice civile, che recita:

“Le scale e gli ascensori sono mantenuti e sostituiti dai proprietari delle unità immobiliari a cui servono. La spesa relativa è ripartita tra essi, per metà in ragione del valore delle singole unità immobiliari e per l’altra metà esclusivamente in misura proporzionale all’altezza di ciascun piano dal suolo.

Al fine del concorso nella metà della spesa, che è ripartita in ragione del valore, si considerano come piani le cantine, i palchi morti, le soffitte o camere a tetto e i lastrici solari, qualora non siano di proprietà comune”.

In una ordinanza del 2018 (numero 22157) i giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno attinto dall’articolo 1117 del Codice civile per chiarire che:

“Al pari delle scale, l’impianto di ascensore, in quanto mezzo indispensabile per accedere al tetto ed al terrazzo di copertura, riveste la qualità di parte comune, anche relativamente ai condòmini proprietari di negozi o locali terranei con accesso dalla strada, poiché pure tali condòmini ne fruiscono, quanto meno in ordine alla conservazione e manutenzione della copertura dell’edificio, con conseguente obbligo gravante anche su detti partecipanti, in assenza di titolo contrario, di concorrere ai lavori di manutenzione straordinaria ed eventualmente di sostituzione dell’ascensore, in rapporto ed in proporzione all’utilità che possono in ipotesi trarne”.

Detto in altre parole, anche chi abita al piano terra, o svolge un’attività commerciale o professionale, paga l’ascensore, in quanto potenziale fruitore. Paga anche se decidesse di non utilizzarlo.

Lo stesso principio si applica alla manutenzione e pulizia delle scale(continua)

Fonte:Immobiliare.it

A QUANTO AMMONTA IL COSTO DEL NOTAIO PER L’ACQUISTO DELLA PRIMA CASA? COSA ASPETTARSI NEL 2023.

A quanto ammonta il costo del notaio per l'acquisto della prima casa Cosa aspettarsi nel 2023

Prima dell’acquisto di un immobile ci sono molti aspetti da considerare. Fra questi, è importante considerare il costo associato al notaio, spesso un componente significativo delle spese complessive.

Costo del notaio per l’acquisto della prima casa: come funzionano le imposte sugli atti notarili?

Se state acquistando un immobile per la prima volta, è fondamentale riconoscere che le imposte sugli atti notarili variano a seconda che la casa sia acquistata da un privato o da un costruttore.

Se il venditore è il costruttore, le imposte da versare sono notevolmente più elevate, comprensive dell’IVA, che sarà poi consegnata all’Erario.

Nel caso dell’acquisto della prima casa, l’acquirente affronterà un’imposta catastale e un’imposta di bollo di 50€ ciascuna.

Per calcolare l’importo dell’imposta di registro, è necessario determinare a sua volta il valore catastale dell’immobile, attraverso una visura catastale. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

È POSSIBILE OBBLIGARE UN CONDOMINO A FARE LAVORI IN CASA?

Quali sono i poteri dell’assemblea condominiale? Alla luce delle recenti modifiche apportate alla legge condominiale è bene fare chiarezza su alcuni punti: in particolare il condominio può imporre al proprietario di casa di fare dei lavori all’interno della sua abitazione? Vediamo cosa dice la legge.

L’assemblea condominiale è obbligatoria?

Da un punto di vista legale, l’amministratore di condominio è tenuto a convocare un’assemblea condominiale con regolarità, poiché solo durante la stessa possono venire approvate legalmente tutte le decisioni e i provvedimenti inerenti il condominio.

Quali sono i compiti dell’assemblea?

Fatta eccezione per i singoli casi e per gli imprevisti, un’assemblea condominiale ha principalmente il compito di:

Fonte:Immobiliare.it

LA PROVVIGIONE AGENZIA IMMOBILIARE: COME SI CALCOLA?

Cercare casa con agente immobiliare

Una recente sentenza della Cassazione, la n. 2385 del 26 gennaio 2023 ha ribadito che il diritto del mediatore alla provvigione sorge solo alla conclusione di un affare, sul prezzo conclusivo dell’affare come da proposta di acquisto.

Questo perché secondo la nostra giurisprudenza, il diritto del mediatore alla provvigione scaturisce solo nel momento in cui è costituito il vincolo giuridico tra le parti con l’esecuzione del contratto.

Ne consegue che una proposta preliminare di compravendita siglata tra le parti si possa intendere come vincolo giuridico mentre tutti i documenti che contengono intese parziali in ordine al futuro regolamento di interessi non sono vincoli giuridici.

Cosa è la provvigione di un agente immobiliare

La provvigione immobiliare è l’importo calcolato in percentuale che va a pagare il lavoro svolto dall’agente immobiliare che inizia con l’inserimento dell’annuncio di vendita o di affitto fino alla primaria proposta e alla conclusione dell’atto con la firma di entrambe le parti.

Quanto è la provvigione di un agente immobiliare?

La percentuale provvigionale che spetta all’agenzia immobiliare si calcola sul prezzo di vendita, dopo aver siglato un vincolo giuridico tra le parti, e va dal 2% più Iva fino al 5%.

In realtà ci sono anche percentuali ridotte, al 1% o decisamente più elevata fino al 10%. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

COME COMPORTARSI CON I TASSI DI INTERESSE IN AUMENTO: COSA FARE E COSA EVITARE.

Come comportarsi con i tassi di interesse in aumento cosa fare e cosa evitare

In un momento come quello attuale, con i tassi di interesse in aumento, è utile scoprire qualcosa di più sull’andamento dei tassi e su come comportarsi per risentirne il meno possibile.

Cosa sono i tassi di interesse.

I tassi di interesse sono dei valori che indicano il costo del denaro, vale a dire quanto costa ottenere del denaro in prestito. Se chiediamo in prestito una somma a una banca, oltre alla somma stessa, dovremo restituire alla banca una cifra aggiuntiva, definita dal tasso di interesse.

Un esempio pratico: se prendo in prestito 10.000 euro a un tasso annuo del 3% dovrò restituire alla banca 300 euro ogni anno, oltre a rimborsare il capitale ricevuto.

Il tasso di interesse riguarda anche i risparmi che depositiamo i in banca: i soldi che lasciamo sul nostro conto ci fruttano degli interessi, definiti da una percentuale annua.

Estate 2022, la BCE innalza i tassi di interesse.

Tutto è cambiato a luglio dello scorso anno, quando il Consiglio della Banca Centrale Europea ha scelto di innalzare i tassi di interesse per la prima volta in 11 anni. 

L’aumento dei tassi avviato a settembre 2022 è stato il maggiore nella storia della BCE ed è stato giustificato dall’organismo internazionale come uno strumento per gestire il forte innalzamento dei prezzi. ( continua )

Fonte:Immobiliare.it

BONUS COLONNINE ELETTRICHE 2023: COME FUNZIONA, REQUISITI E COME RICHIEDERLO.

Bonus colonnine elettriche 2023 come funziona, requisiti e come richiederlo

Il bonus colonnine elettriche 2023 è un contributo erogato dal Ministero dello Sviluppo economico con Dpcm del 4 agosto 2022.

Il contributo è pari all’80% della spesa totale effettuata per installare una colonnina elettrica per la ricarica dei veicoli elettrici.

Come cambia il Bonus colonnine 2023

Rispetto al primo bonus colonnine elettriche voluto dal Ministero nel 2019 queste le modifiche apportate con il nuovo decreto:

  • dal 50% del costo sostenuto si passa all’80% della spesa sostenuta;
  • non più una detrazione fiscale, ma un contributo immediato;
  • se prima era rivolto alle sole imprese, oggi si rivolge a privati e condomini.

Chi può richiedere il Bonus colonnine elettriche 2023

Il nuovo bonus colonnine 2023, pari a un rimborso dell’80% della spesa sostenuta, può essere richiesto dalle seguenti categorie:

  • privati che desiderano installare le colonnine di ricarica di veicoli elettrici nella propria abitazione;
  • condomini che scelgono di installare i impianti di ricarica veicoli elettrici negli spazi comuni. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

COMPRAVENDITA IMMOBILIARE È NULLA DI FRONTE A DIFFORMITÀ EDILIZIE?

settore dell'edilizia

Può una difformità edilizia pregiudicare l’agibilità di un’immobile e, dunque, compromettere la buona riuscita del preliminare di vendita causandone la risoluzione? A questa domanda ha risposto la Cassazione, con la sentenza n.18051/2023. Secondo i Giudici, infatti, per poter esprimere un parere è necessario, prima, valutare ogni situazione in modo specifico.

Vediamo di seguito il caso.

Cos’è la compravendita immobiliare?

La compravendita è un accordo contrattuale attraverso il quale avviene il trasferimento di proprietà da un soggetto all’altro, generalmente a fronte di un pagamento in denaro. Questo tipo di transazione si distingue dalla permuta, in quanto nella compravendita c’è una transazione finanziaria, mentre nella permuta avviene uno scambio diretto di beni senza coinvolgere denaro.

L’atto di compravendita è formalizzato come un atto pubblico e viene stipulato di fronte a un notaio. ( continua )

Fonte:Immobiliare.it

SUPERBONUS IN SCADENZA. QUALI OPZIONI PER CHI HA GIÀ INIZIATO I LAVORI E PER CHI VUOLE AVVIARLI.

Superbonus

Ancora pochi mesi, quattro per l’esattezza, per poter usufruire del Superbonus con aliquota al 110% o al 90%. Infatti, a meno di ulteriori novità nella legge di Bilancio, a gennaio 2024 l’incentivazione si abbasserà al 70% (fatta eccezione per gli edifici a rischio sismico).

Chi quindi vuole riqualificare il proprio condominio o villetta beneficiando delle detrazioni più elevate deve trovare il modo di far partire i lavori entro tale data, sapendo comunque di non poter più accedere a sconto in fattura o cessione del credito.

Cosa accadrà in futuro.

Posta la volontà del governo, più volte affermata, di voler mantenere le detrazioni per il risparmio energetico e gli interventi sulla casa, pur con sostanziali modifiche, è ancora presto per dire in che modo questo progetto verrà attuato. La sola certezza, a questo punto, è il quadro delle agevolazioni fino a fine anno.

Comunque, la prossima riduzione dell’aliquota non impatterà su chi ha già fatto partire il cantiere ma non riuscirà a portare a termine i lavori entro l’anno corrente. Infatti, ai fini dell’agevolazione, conta solo la data di pagamento. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

IMPOSTA DI REGISTRO NON VERSATA: IL CONTRATTO È VALIDO?

Contratto di locazione

Non incide sulla validità del contratto di locazione il mancato versamento dell’annualità dell’imposta di registro da parte del locatore. Il locatore, pertanto, può comunque agire in giudizio per ottenere la risoluzione del contratto e l’ingiunzione di pagamento dei canoni arretrati, non potendogli essere opposta tale circostanza.

La pronuncia della Cassazione.

Così si è espressa la Cassazione civile, sez. III, ordinanza 19 maggio 2023, n. 13870, affermando che

il mancato versamento di alcune annualità della imposta di registro, successive a quella iniziale, è sì sanzionato dalla normativa fiscale, ma non rileva agli effetti della validità negoziale del contratto cui si riferisce la previsione di nullità di cui alla norma dell’art. 1, comma 346, della l. n. 311 del 2004, atteso che essa si riferisce alla registrazione originaria del contratto.

Ai sensi dell’art. 1, comma 346, della Legge 311/2004 (c.d. legge finanziaria 2005), il legislatore ha precisato che “i contratti di locazione, o che comunque costituiscono diritti relativi di godimento, di unità immobiliari ovvero di loro porzioni, comunque stipulati, sono nulli se, ricorrendone i presupposti, non sono registrati”.

Conta la registrazione

Per la giurisprudenza di legittimità il contratto risulta valido se l’accordo viene regolarmente registrato all’atto della sua stipulazione, non rilevando se il locatore si è reso inadempiente nella regolare effettuazione dei versamenti annuali, la cui inosservanza viene certamente sanzionata dalla normativa fiscale. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

PORTE BLINDATE, QUAL È IL MATERIALE MIGLIORE PER RIVESTIRLE?

porta blindata

In un periodo storico in cui la sicurezza delle abitazioni private è minacciata da gruppi di malintenzionati che utilizzano metodi criminali sempre più sofisticati e all’avanguardia, una delle poche certezze su come difendersi dai tentativi di furti e intromissioni rimane senza dubbio la porta blindata.

Anche in un mondo che abbatte le frontiere della tecnologia giorno dopo giorno, la sua funzione protettrice rimane un caposaldo per tutelare la propria casa e i suoi beni.

La domanda che molti cittadini si fanno riguarda però le diverse tipologie di materiale utilizzabile per rivestire la propria porta blindata. Infatti, ne esistono di molteplici e ognuno ha delle caratteristiche specifiche che lo differenziano dagli altri. Vediamo nel dettaglio di cosa stiamo parlando.

Porta blindata, gli aspetti da considerare per rivestirla al meglio.

I parametri principali da tenere in considerazione quando si sceglie il materiale con cui foderare l’entrata blindata sono sostanzialmente due.

Il primo riguarda la resistenza all’azione degli agenti atmosferici ed è di primaria importanza per quelle unità immobiliari che si aprono direttamente all’esterno dell’edificio, ad esempio su un giardino all’aperto o su una veranda senza tettoia. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

5 CONSIGLI PER RIDURRE I CONSUMI DEI CONDIZIONATORI.

condizionatore

Caldo e umidità stanno facendo da protagonisti in questa estate e si ricorre ai ripari con il mezzo più efficace che abbiamo: il condizionatore.

Sebbene i costi in bolletta siano diminuiti rispetto allo scorso anno, rimane importante cercare di diminuire i consumi, allo scopo di mantenere un ambiente fresco e confortevole, riducendo al contempo l’impatto ambientale e le bollette energetiche.

Ecco 5 consigli per ridurre i consumi del condizionatore per un’estate più sostenibile e conveniente.

Attenzione alla classe energetica.

Uno dei fattori cruciali per ridurre i consumi dei condizionatori è prestare attenzione alla classe energetica dell’apparecchio. Quando si sceglie il condizionatore, optare per un modello di classe A o superiore può fare la differenza nella bolletta energetica, grazie alla maggiore efficienza.

Da non dimenticare che, se si ha già un condizionatore datato, è possibile approfittare delle detrazioni fiscali per passare a un modello più nuovo: per chi sostituisce il vecchio impianto, infatti, sono previsti bonus fino al 65%. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

IL DEPOSITO CAUZIONALE IN UN CONTRATTO DI AFFITTO: COSA È IMPORTANTE SAPERE.

Il valore di un'abitazione

In vista della sottoscrizione di un contratto d’affitto, ci sono diversi aspetti da conoscere prima della firma dell’accordo, tra i quali il versamento del deposito cauzionale che è regolato da specifiche normative.

In questo articolo riportiamo tutte le informazioni che riguardano il versamento di una determinata somma di denaro, che deve essere specificata nel contratto che vincola le parti coinvolte.

Cosa si intende per deposito cauzionale?

Il deposito cauzionale, conosciuto più comunemente come “cauzione d’affitto è una somma di denaro che viene versata a titolo di garanzia dal conduttore al locatore  nel momento in cui il contratto di locazione viene stipulato.

Il deposito cauzionale ha come scopo quello di garantire l’adempimento degli obblighi da parte dell’inquilino, come il mancato pagamento del canone, le spese accessorie e soprattutto degli eventuali danni arrecati all’immobile durante il periodo di occupazione.

Disciplinato dall’art. 11 della Legge 27 luglio 1978, n. 392, il deposito cauzionale, richiesto dal proprietario dell’immobile, non può essere superiore a tre mensilità d’affitto (spese escluse) e può essere versato secondo le seguenti modalità:

  • in contanti
  • attraverso una garanzia fidejussoria, assicurativa o bancaria
  • libretto di risparmio postale o bancario al portatore, solo se l’importo è inferiore a 1.000 euro

(continua)

Fonte:Immobiliare.it

CRESCONO GLI AFFITTI IN EMILIA-ROMAGNA: MERCATO IMMOBILIARE IN POSITIVO.

Bologna

I primi sei mesi del 2023 si sono conclusi in positivo per il mercato immobiliare in Emilia-Romagna. I dati dell’Osservatorio semestrale di Immobiliare.it Insights segnano un +6% di affitti. Anche a Bologna, i tempi medi di locazione si sono ridotti. In città è sufficiente un mese per trovare casa in affitto.

Il caroaffitti e l’aumento dei prezzi di vendita sta portando a un accumulo di case sfitte o invendute, soprattutto nelle principali città. Gli stock di invenduto diminuiscono solo a Ravenna. Invece nella provincia di Ferrara le richieste di acquisto case sono aumentate del 12,5% nel primo semestre di quest’anno.

Quanto costa comprare casa in Emilia Romagna.

Il primo semestre del 2023 si è chiuso in positivo in Emilia Romagna, con i canoni di affitto che crescono a ritmo più sostenuto rispetto ai prezzi di vendita. Bologna continua a seguire il suo trend di crescita.

In media, una casa costa 2.152 euro al metro quadro, con un aumento del 3,7% dall’inizio dell’anno, e un leggero accumulo di stock offerto in vendita. La domanda è scesa del +3,2% nell’ultimo trimestre.

Il valore delle case è aumentato rendendo più difficoltoso l’accesso ai single. Per le coppie diventa più facile acquistare casa. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

TARIFFE LUCE E GAS: FISSE O INDICIZZATE, QUALE CONVIENE?

luce e gas - come cambieranno i consumi

Il 2022 è stato un anno molto complesso, in particolare per le bollette di luce e gas. Già a fine 2021 i prezzi cominciarono a salire per continuare la scalata durante tutto il 2022.

A fronte di questi rialzi diversi fornitori di energia hanno ritirato le loro offerte a prezzo fisso a vantaggio di tariffe indicizzate. Oggi, rispetto al 2022 il quadro si è stabilizzato e sono state nuovamente presentate tariffe di luce e gas a prezzo fisso, vediamone le principali caratteristiche.

Differenze tra tariffe a prezzo fisso e indicizzato.

Le tariffe a prezzo fisso, come suggerisce il nome, sono caratterizzate dalla stabilità del costo della componente energia, che rimane sempre costante indipendentemente dalle oscillazioni del mercato.

I contratti a prezzo fisso solitamente vanno da un minimo di 12 a un massimo di 36 mesi, quindi chi volesse sottoscrivere un’offerta a costo fisso a partire dal mese di agosto 2023 potrà godere di un prezzo bloccato per luce e gas almeno fino a luglio 2024.

Diversamente le tariffe a prezzo indicizzato, che solitamente presentano un lieve sovrapprezzo rispetto al mercato, vedono il costo della componente energia dipendente dall’andamento dell’indice a cui fanno riferimento: solitamente il PUN (Prezzo Unico Nazionale) per quanto riguarda l’energia elettrica e il PSV (Punto di Scambio Virtuale) per il gas. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

IL REGOLAMENTO DI CONDOMINIO VIETA DI INSTALLARE I CONDIZIONATORI SULLE PARTI COMUNI: COSA FARE?

Condizionatore, rimozione

Interessante pronuncia in tema di conflitto tra codice civile e regolamento di condominio in caso di installazione di condizionatori sul lastrico solare. In caso di disposizioni contrastanti chi prevale?

La vicenda è passata prima al vaglio del Tribunale di Frosinone e poi a quello del Tribunale di Roma, in qualità di giudice di appello, e decisa con la sentenza n. 4099 datata 7 giugno 2023.

I fatti di causa.

La vicenda coinvolge un condominio della città di Frosinone nel quale il regolamento di condominio prevedeva espressamente che le macchine dei condizionatori potevano posizionarsi solo sui balconi di proprietà esclusiva dei condòmini.

Unico problema era che la proprietaria del quarto piano del predetto condominio non disponeva di alcun balcone a servizio del proprio appartamento e pertanto decideva di installare i motori dei condizionatori sul lastrico solare. La vicenda giunge in tribunale dove, in primo grado, il giudice dà ragione al condominio sulla base del mancato rispetto della norma del regolamento di condominio da parte della proprietaria.

Impugnata però la sentenza, la condomina riesce ad ottenere il ribaltamento della decisione in sede di appello. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

CARO MUTUI: LE PROPOSTE DI ABI PER “ALLEGGERIRE” LE RATE.

Rata

Il caro mutui rimane uno dei temi centrali nel dibattito nazionale degli ultimi mesi. I continui rialzi nei tassi ad opera della Bce – l’ultimo lo scorso 15 giugno che ha portato il tasso di riferimento al 4% – hanno portato, stando all’ultimo rapporto dellAssociazione Bancaria Italiana, ad una contrazione nei prestiti dell’1,5% a giugno, dopo il -1% registrato a maggio.

Dopo il memorandum del 9 luglio scorso, con i cinque passi da compiere per ammortizzare il rialzo dei tassi, l’ABI ha diffuso ieri una nuova circolare agli Associati, promuovendo l’adozione di misure in favore delle famiglie con mutui a tasso variabile senza cap, anche per chi è in ritardo nei pagamenti. Vediamo quali.

Le proposte di ABI.

Oltre ad auspicare una maggiore diffusione presso la clientela della conoscenza del cosiddetto Fondo Gasparrini (Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa), l’Associazione ha suggerito le seguenti iniziative per attenuare l’impatto degli incrementi dei tassi d’interesse sull’importo delle rate

Congelamento della rata a tasso variabile.

Per un determinato numero di mesi il mutuario avrà la possibilitàhttps://www.immobiliare.it/news/caro-mutui-le-proposte-di-abi-per-alleggerire-le-rate-153065/ di congelare la rata del proprio mutuo a tasso variabile, allungando la durata del mutuo stesso. Questo significa che il debito verrà spalmato su più anni, con un conseguente aumento degli interessi per il contraente (continua)

Fonte:Immobiliare.it

COME POTARE E CURARE LA PIANTA DEL LIMONE.

Il limone è uno dei simboli dei paesaggi mediterranei, utilizzato in vari ambiti: alimentazione, igiene e conservazione dei cibi, insetticida naturale, come pianta ornamentale e elemento d’arredo per la casaLa pianta di limone ha bisogno di cure e accorgimenti capaci di dare tono e vivacità ai frutti. Ecco come potare, coltivare e curare le piante di limoni.

Come si cura la pianta del limone.

Il “Citrus limon” (nome botanico del limone) è una pianta della famiglia delle Rutaceae. Come da genealogia di questi vegetali, i frutti sono disponibili tutto l’anno. L’albero fiorisce generalmente in primavera per poi emettere i primi verdelli, i limoni dalla buccia verde intenso. In estate si raccolgono i frutti più maturi. Alcuni passaggi nel ciclo annuale di vita della pianta vanno affrontati con cura. Ecco cosa è importante fare per mantenere la pianta sana e rigogliosa.

La potatura.

Tenere la chioma ordinata fa bene alla salute della pianta e alla sua produttività. Dalla potatura dipenderà la fertilità del citrus limon. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

BONUS TINTEGGIATURA 2023: IN COSA CONSISTE E QUALI SONO I REQUISITI PER OTTENERLO?

tinteggiatura

Rinnovare le stanze della propria abitazione è oggi alla portata di tutti grazie all’introduzione del nuovo Bonus tinteggiatura 2023. Con esso è possibile risparmiare su progetti che permettono di rinnovare e decorare la propria casa.

Quanto si risparmia?

Con il Bonus Tinteggiatura 2023 è possibile risparmiare il 50% sulle spese sostenute per l’imbiancatura delle pareti interne ed esterne, per un massimo di 96mila euro.

Per quanto riguarda la tinteggiatura della facciata esterna, si può usufruire del bonus se l’intervento comporta importanti modifiche alla facciata. Esso può riguardare sia i colori utilizzati che i materiali impiegati.

Come ottenere il Bonus tinteggiatura?

Il Bonus Tinteggiatura 2023 rientra nel Bonus Ristrutturazione, e permette quindi di ottenere un’agevolazione del 50% su un ventaglio molto ampio di interventi di ristrutturazione, restauro e risanamento.

Per ottenere il bonus, bisogna considerare che l’intervento di verniciatura delle pareti deve essere parte di un intervento più ampio che coinvolge l’abitazione: è infatti necessario che i lavori ristrutturazione o di manutenzione straordinaria siano avviati per usufruire della detrazione del 50%. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

SPEGNERE GLI ELETTRODOMESTICI PRIMA DI ANDARE IN FERIE? ECCO I CONSIGLI.

elettrodomestici

Tempo di vacanze per tutti, le partenze si avvicinano e in questo periodo in cui si lascia casa per un po’ di tempo si decide spesso di spegnere i propri elettrodomestici pensando di fare cosa giusta. Ma è davvero così?

Di solito è proprio così, la cosa migliore è proprio scollegare gli elettrodomestici, un po’ per evitare che si rovinino e un po’ per cercare di risparmiare energia. Se per esempio dovessero esserci dei temporali estivi, potrebbero verificarsi dei cortocircuiti.

I consigli utili in tema elettrodomestici.

Quando si parte è bene ricordare di spegnere tutti gli elettrodomestici, nessuno escluso. Se consideriamo i piccoli elettrodomestici, come tostapane, caffettiera elettrica, la macchina del caffè oppure il robot da cucina, bisogna assolutamente scollegarli prima di partire per le vacanze.

Non solo spegnimento ma anche pulizia. La macchinetta del caffè e il bollitore infatti hanno bisogno di essere puliti per bene. Non è raro che si formi della muffa all’interno degli elettrodomestici che non vengono ispezionati spesso.

Non dimentichiamoci di scollegare anche tutti gli apparecchi elettronici e i telefonini, caricabatterie compresi. La stessa cosa vale per il router wi-fi, rasoi e spazzolini elettrici.

Fare particolare attenzione poi ad alcuni elettrodomestici come lavatricelavastoviglie e l’asciugatrice, che necessitano di un’accurata pulizia prima dello spegnimento. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

CALDAIA NUOVA: COSA SAPERE PRIMA DI COMPRARLA.

Bonus Caldaia

Quando ci si accinge a cambiare la caldaia, scegliere quella giusta non è una decisione da prendere alla leggera. Ci sono molte informazioni da conoscere e fattori da considerare per assicurarsi di fare la scelta corretta per la propria casa.

Cambiare caldaia: gli aspetti da considerare.

Ad entrare in gioco sono aspetti come la tipologia di impianto, le modalità di manutenzione e, soprattutto, i consumi.

Quale scegliere?

La scelta della caldaia dipende dall’installazione attuale, dalla configurazione della vostra casa e dalla normativa vigente. Attualmente, la normativa richiede l’installazione di caldaie dette a condensazione, a meno che vi siano circostanze particolari che ne impediscono l’installazione, ad esempio un sistema di evacuazione collettivo dei fumi. In questi casi, è possibile installare una caldaia a camera aperta che rispetti i requisiti normativi per le basse emissioni inquinanti.

Come si installa una caldaia?

L’installazione di una caldaia è un’attività che deve essere effettuata esclusivamente da personale autorizzato e specializzato. Non è possibile installare una caldaia da soli, ad esempio acquistandola al supermercato. La caldaia può essere alimentata da gas metano o GPL e richiede una corretta taratura in base al tipo di combustibile utilizzato. Una taratura errata può essere estremamente pericolosa. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

CASA IN AFFITTO CON MUFFA E UMIDITÀ: DI CHI SONO LE RESPONSABILITÀ?

Misurazione temperatura e umidità

L’umidità ottimale in casa deve oscillare tra il 30 e il 60% con una temperatura media intorno ai 18 gradi centigradi. Sotto e sopra questa soglia gli ambienti domestici diventano poco salubri e possono deteriorarsi. Nel medio tempo si dovranno riparare danni agli intonaci, crepe su pavimenti e arredi, muffa in casa.

L’umidità fa male alla salute, ecco perché.

Gli esperti del Dipartimento prevenzione sanitaria del Ministero della Salute ribadiscono che l’esposizione alle muffe e all’umidità domestica si associano alla maggiore prevalenza di sintomi respiratori, asma e danni funzionali respiratori. Umidità e muffe in casa danneggiano soprattutto la salute degli anziani e dei bambini.

Gli studi hanno dimostrato una correlazione tra questo problema e la tosse nei bambini con fascia d’età compresa tra i 6 e i 12 anni. Il problema riguarda soprattutto le famiglie più affollate negli ambienti domestici non sufficientemente arieggiati, dove il rischio di asma ed esposizione agli allergeni è più elevato.

Un conto però è possedere la casa dove vivere, altra cosa è subire un ambiente dove abbiamo scelto di vivere in affitto. Quali sono i doveri e le responsabilità del proprietario? Chi deve risolvere il problema? (continua)

Fonte:Immobliare.it

PRIMA CASA A FINE LAVORI: SI PUÒ CHIEDERE IL SUPERBONUS?

villette a schiera

Nelle modifiche del PNRR è prevista anche la revisione degli incentivi per l’edilizia e l’urbanistica. Il Superbonus diventa nuovo Ecobonus sociale, rivolto a famiglie con reddito basso.

Intanto Agenzia delle Entrate risponde ad alcuni dubbi e quesiti. Ad esempio cosa succederebbe se il nostro immobile diventasse prima casa solo a fine lavori? Il Superbonus 90% può essere richiesto? Ecco i chiarimenti delle Entrate.

Superbonus 90% e obbligo prima casa.

Il Superbonus 90% attualmente in vigore per le villette si ottiene a condizione che l’immobile interessato dai lavori edilizi sia intestato come prima casa del beneficiario che richiede le detrazioni previste. Inoltre, il beneficiario non dovrà superare il tetto di reddito di 15mila euro.

Ma se l’immobile diventasse prima casa del beneficiario del Superbonus durante lo svolgimento dei lavori o a fine lavori? Il beneficiario potrebbe richiedere ugualmente il Superbonus?

Agenzia delle Entrate ribadisce che per ottenere il Superbonus villette previsto dal 1° gennaio al 31 dicembre 2023 i beneficiari devono:

  • Dichiarare un reddito inferiore a 15mila euro;
  • Essere proprietari o titolari di un diritto reale di godimento sull’unità immobiliare oggetto dei lavori, dunque l’unità immobiliare deve essere adibita ad abitazione principale. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

COMODATO D’USO GRATUITO: QUALI SONO CARATTERISTICHE E VANTAGGI?

Comodato d'uso

Uno dei contratti più diffusi fra quelli che regolano le concessioni di beni mobili e immobili è il cosiddetto comodato d’uso gratuito. In pratica si tratta di un accordo con cui il proprietario (comodante) mette a disposizione di un parente o di un amico (comodatario) una casa o un’attrezzatura o altro ancora perché se ne serva per un periodo o per uno scopo specificosenza percepire alcun compenso.

Uno degli esempi più classici è il caso dei genitori che concedono in comodato d’uso ai figli la loro seconda casa. Vediamo quali sono i vantaggi di questo tipo di contratto, chi può stipularlo, quali obblighi comporta per le parti e come funziona per quanto riguarda il pagamento di IMU Tari.

Le caratteristiche del contratto di comodato d’uso gratuito.

Chiariamo che, sebbene per sua natura il comodato d’uso sia gratuito (articolo 1803 del codice civile), nulla vieta di prevedere un pagamento, purché “l’onere imposto non sia tale da fare venir meno la natura tipica del contratto”: in altre parole, è possibile richiedere al comodatario una cifra simbolica o al di sotto dei prezzi di mercato.

Inoltre, a livello generale, non c’è nessun obbligo di registrazione del contratto di comodato d’uso gratuito, tuttavia è sempre consigliabile redigerlo in forma scritta così da tutelare entrambe le parti: a quel punto diventa necessario comunicarlo all’Agenzia delle Entrate entro 20 giorni dalla data dell’atto, pagando l’imposta di registro pari a 200 euro.

Per sua natura il comodato d’uso gratuito è sempre temporaneo e prevede l’obbligo della restituzione del bene allo scadere del periodo concordato (continua)

Fonte:Immobiliare.it

CHI PAGA PER LE RIPARAZIONI DI UNA CASA IN AFFITTO.

impianto idraulico

Per studenti fuorisede e lavoratori in trasferta comincia quel periodo in cui potrebbe risultare conveniente cercare una casa in affitto. Non è importante solo il come cercare un affitto, ma anche essere preparati alle regole stabilite dalle normative. Ad esempio, chi paga le riparazioni in una casa in affitto? Quali sono gli oneri del proprietario e quelli dell’inquilino?

Le diverse tipologie di lavori

In un contratto di affitto l’inquilino (detto anche affittuario) gode dell’utilizzo del bene immobile. La legge suddivide in maniera chiara le responsabilità dell’inquilino e quelle del proprietario. A quest’ultimo spetta l’onere dei costi delle riparazioni necessarie. Mentre all’inquilino, salvo diverse disposizioni, spettano le spese per la manutenzione ordinaria

La disciplina di riferimento è la legge numero 392 del 1978 sulle locazioni. Se non ci sono accordi scritti differenti dalle disposizioni normative, all’inquilino spettano le spese:

  • Del servizio di pulizia del condominio;
  • Della fornitura di altri servizi comuni (ad esempio, manutenzione del verde in comune);
  • Del funzionamento e della manutenzione ordinaria dell’ascensore;
  • Delle utenze (energia elettrica, riscaldamento, condizionamento dell’aria, fornitura dell’acqua, spurgo dei pozzi neri);
  • Delle spese per il servizio di portineria (per il 90% massimo dei costi);
  • Dei lavori per il miglioramento della casa. È importante che queste opere non modifichino la destinazione d’uso dell’immobile, e non richiedano il rilascio di permessi;
  • Di beni aggiunti e scomponibili dalla casa (ad esempio, una tenda da sole o una vetrata panoramica amovibile VePa per la quale non serve il permesso comunale). Questi beni aggiuntivi sono a carico dell’inquilino, salvo diverse disposizioni sul contratto che prevedono la consegna al proprietario del bene scomponibile. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

LA BCE HA PORTATO I TASSI AL 4,25% (MA FORSE C’È UNA BUONA NOTIZIA).

BCE

Come era nell’aria, oggi è stato disposto un nuovo rialzo dei tassi d’interesse ad opera della Bce, un +0,25% che porta il tasso principale di rifinanziamento delle banche a quota 4,25%.

Si tratta del nono aumento nell’arco di un anno, ovvero da quando è iniziata la politica di stretta monetaria voluta dalla Presidente Lagarde. L’ultimo in ordine di tempo era stato lo scorso giugno.

Sembra però che questo sarà l’ultimo per un certo lasso di tempo, infatti non ci sono avvisaglie di accordi su un ulteriore aumento del costo del denaro durante il prossimo appuntamento utile, ovvero il Consiglio direttivo fissato per il 14 settembre. Attualmente anche i banchieri centrali più favorevoli alla politica di lotta dura all’inflazione sembrano concordi nel ritenere che non siano necessari nuovi rialzi.

Cosa ha detto la Bce.

Infatti, nel suo comunicato la Banca Centrale Europea ha specificato che:

Le future decisioni del Consiglio direttivo garantiranno che i tassi d’interesse della Bce saranno posti a livelli restrittivi a sufficienza, per tutto il tempo necessario, per ottenere un puntuale ritorno dell’inflazione all’obiettivo di medio termine del 2%.

E gli analisti hanno visto nell’eliminazione della precedente locuzione “(i tassi) saranno portati” l’espressione della volontà da parte della Bce di rallentare, per il momento, questa corsa al rialzo. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

CHI PAGA LE BOLLETTE IN AFFITTO?

Pagare affitto

Vediamo che dice la legge in merito alle spese delle utenze nel caso in cui si vada a vivere in affitto: spetta all’inquilino o al proprietario pagare le bollette?

Ecco una pratica guida sul funzionamento e sulla suddivisione delle spese tra inquilino e proprietario quando si va a vivere in una casa con un contratto di affitto.

Contratto d’affitto e suddivisione delle spese.

Quando si sottoscrive un contratto d’affitto è bene ricordare che esso funge da garanzia per entrambe le parti e che su di esso viene accuratamente specificato chi debba pagare per cosa. La suddivisione delle spese può dunque variare a seconda della tipologia del contratto (cedolare secca, concordato, breve, ecc.), ma generalmente esistono dei punti fissi.

Chi deve pagare cosa?

Sottoscrivendo dunque un affitto di media o lunga durata, su di esso vengono riportate tutte le spese delle parti.

Le utenze.

Con il termine utenze ci si riferisce a tutte le bollette (gas, luce, acqua, nettezza urbana, ecc.) ed esse sono tutte a carico dell’inquilino

Anche nel caso in cui l’intestatario delle bollette sia il proprietario della casa, il pagamento spetta sempre alla persona che usufruisce del servizio, quindi l’inquilino. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

CASSONETTI ALL’ESTERNO DEL CONDOMINIO: NESSUN RISCHIO IGIENICO-SANITARIO.

Bidoni

La tematica della raccolta differenziata è diventata nel tempo sempre più importante in condominio, con sentenze di giudici sia civili sia penali sia amministrativi. Le problematiche in tale ambito possono essere le più disparate: dall’errato conferimento dei rifiuti, al danneggiamento dei cassonetti, alle sanzioni per occupazione del suolo pubblico.

Il caso che analizzeremo oggi ha come oggetto un ricorso congiunto proposto da più condomini siti nella città di Messina contro le modalità di esposizione dei rifiuti e di raccolta degli stessi così come decise in una apposita ordinanza della giunta comune del comune stesso.

La sentenza di riferimento è la n. 1925 datata 21 giugno 2023 e pronunciata dal TAR Sicilia.

Le ragioni dei condomini.

Il ricorso promosso dai vari condomini ha ad oggetto, come detto, l’ordinanza comunale relativa al Servizio di raccolta differenziata per l’area Centro.

I problemi rilevati sono numerosi: il posizionamento del carrellato dell’umido e l’accatastamento dei sacchetti contenenti la frazione secca accanto al portone d’ingresso, sarebbero state in contrasto con le basilari regole igienico-sanitarie; gli obblighi di posizionare il carrellato davanti al portone di ingresso dei condomini avrebbero inciso, altresì, sul decoro e sulla conservazione delle parti comuni dell’edificio; infine, il rispetto di tali obblighi li avrebbe costretti a rivolgersi a ditte specializzate con conseguente aumento dei costi di gestione e degli oneri condominiali. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

NELLA CASA DEL FUTURO CI SARÀ ANCORA LA CUCINA?

cucina

Sono lontani i tempi in cui la cucina rappresentava il fulcro della casa, un po’ il centro della vita famigliare, dove si riunivano tutti i componenti intorno a un tavolo, mangiavano e chiacchieravano.

Oggi le nostre vite sono radicalmente cambiate, sosteniamo ritmi molto frenetici e il tempo che passiamo a casa davanti ai fornelli è sempre più ridotto. Cambia anche la vera e propria conformazione delle case e delle cucine, che sono diventate living e open space, unite al salotto e alle altre zone della casa.

Non solo, nel futuro prossimo le cucine potrebbero addirittura sparire dalle nostre case, questa sembra essere la direzione in cui stiamo andando.

Com’è cambiata la cucina dagli ’60 ad oggi.

Per capire come sia cambiato il mondo delle cucine e l’importanza che riserviamo a questo settore, si deve tornare indietro agli anni ’60. Da quel momento le cucine iniziarono a diventare più piccole, arrivando al -13% nelle abitazioni di nuova costruzione.

Non si guarda più all’aspetto funzionale e utile delle cucine quindi, ma un po’ al suo aspetto estetico. Si pensa inoltre a cucine sempre più moderne e futuristiche. Questo comporta la presenza di fornelli a induzione, cappa e frigorifero a scomparsa e incasso. Insomma, si guarda più al design che alla sostanza. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Cosa lasciare quando si vende casa.

Nell’ambito della compravendita di un immobile possono sorgere alcuni dubbi tra l’acquirente e il venditore relativamente a quello che è obbligatorio o meno lasciare all’interno dell’abitazione, non solo a livello di complementi di arredo ma anche di impianti. Andiamo a vedere di seguito cosa dice la legge in merito e le principali informazioni da conoscere.

Cosa stabilisce la legge.

A livello legislativo non vi è un vero e proprio statuto che faccia riferimento nello specifico a questo argomento o che stabilisca delle linee da seguire. Generalmente, va rimosso tutto ciò che è considerato mobile, mentre il venditore deve lasciare al nuovo proprietario gli impianti funzionanti (elettrico, idraulico, ecc.), in maniera tale che possano essere utilizzati sin da subito senza problemi.

Ad esempio, nel caso in cui il venditore volesse rimuovere un lavandino o una vasca non può lasciare solamente gli scarichi visibili e gli spazi vuoti, ma deve provvedere a installare degli elementi sostituitivi a vantaggio dell’acquirente, così da fornire un bagno completo e funzionante per il nuovo ingresso. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Agenti Immobiliari e Mediatori Creditizi: revisione disciplina incompatibilità.

La Commissione Politiche UE del Senato, nella seduta del 18 luglio, ha impegnato il Governo a revisionare la disciplina sull’attività di collaboratore o dipendente di società di mediazione del credito e quella degli agenti immobiliari, compatibilmente con quanto deciso in Europa nella procedura di Infrazione 2018/2175.

Fimaa, Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari, ha espresso in una nota stampa la sua soddisfazione con la voce del Presidente Santino Taverna:

Fimaa plaude alla decisione del Senato in merito all’impegno del Governo nel revisionare l’articolazione della disciplina relativa alle attività di dipendente o collaboratore di società di mediazione creditizia e quella di agente immobiliare, in modo tale da garantire una adeguata tutela del consumatore, ma anche la tutela della dignità e della specificità dell’attività dell’agente immobiliare.

Fimaa si augura, quindi, che si giunga presto ad una articolazione più rispettosa non solo del diritto comunitario, ma anche degli interessi dei consumatori e degli operatori, e quindi del mercato, interessi fortemente pregiudicati dall’attuale dettato normativo.

Fimaa Italia

COSA FARE SE L’AMMINISTRATORE NON CONVOCA LE ASSEMBLEE CONDOMINIALI.

Condominio Consigliere

Gli incidenti e gli imprevisti che ciclicamente sorgono nella gestione di un condominio possono riguardare gli ambiti più disparati: dalla gestione degli spazi comuni alla ripartizione delle quote per il pagamento delle spese, fino alla pianificazione dei lavori di ordinaria e straordinaria manutenzione.

Nella maggior parte dei casi, le questioni vengono affrontate e risolte in sede di assemblea condominiale tramite un confronto tra i diversi proprietari delle singole unità immobiliari.

Ma cosa succede quando l’amministratore incaricato non convoca le riunioni comuni negli appuntamenti previsti durante il corso dell’anno?

Le responsabilità dell’amministratore.

A fronte di un numero largamente maggioritario di amministratori che svolgono con professionalità e diligenza il proprio mestiere, ce ne sono altri (che per fortuna rappresentano una quota del tutto ridotta rispetto al totale) che invece non portano avanti l’incarico ricevuto in maniera completa, operando in modo parziale e non rispettando quanto previsto dalla normativa in materia.

Capita dunque che un amministratore assente e disinteressato alla vita del condominio si dimentichi di convocare le riunioni comuni in cui si riuniscono tutti i proprietari e gli inquilini dello stabile. Cosa fare nei casi come questo? Quali azioni portare avanti? E quali sono le responsabilità del tecnico non rispondente? (continua)

Fonte:Immobiliare.it

BONUS CASA: I CAMBIAMENTI STABILITI DALL’UE.

Bonus 2023

Negli ultimi anni si è detto molto in merito al Superbonus e alla sua evoluzione nel tempo, facciamo quindi chiarezza su quanto stabilito. La situazione attuale prevede che l’agevolazione:

  • prosegua per tutto il 2024 con l’aliquota ridotta al 70%;
  • continui nel 2025 al 65%.

Questo è quanto stabilito fino a oggi, ma le regole che l’Ue sta definendo potrebbero modificare alcuni dettagli. Vediamo più cosa potrebbe cambiare.

Fine degli incentivi per le caldaie a condensazione.

L’installazione di caldaie a condensazione in questi anni è rientrata nei lavori trainati e ha quindi potuto godere del 110% se effettuata insieme al cappotto termico: motivo per il quale la sostituzione di vecchie caldaie con modelli più all’avanguardia è stata per molti uno dei canali d’accesso prima all’ecobonus e successivamente al superbonus.

«Casa green», la direttiva discussa alla Ue, stabilisce che:

  • a partire del 2024, il divieto di fornire incentivi fiscali per l’acquisto di caldaie a condensazione;
  • la fine della vendita di caldaie a condensazione a partire dal 2025 sia per le abitazioni nuove sia gli edifici sottoposti a ristrutturazione;
  • dal 2029, il divieto di vendere caldaie a condensazione anche limitatamente alle sole sostituzioni (con l’obbligo per i produttori di fornire assistenza e ricambi per 10 anni).   (continua)

Fonte:Immobiliare.it

BONUS ZANZARIERE 2023.

zanzariere

Durante la stagione estiva le zanzariere rappresentano un’ottima ed efficace protezione per tenere lontane zanzare, mosche, api, cimici e altri insetti poco graditi dai vari ambienti domestici. In linea generale, l’installazione può essere onerosa. Andiamo a vedere di seguito i requisiti necessari per accedere al Bonus Zanzariere 2023.

Come funziona il bonus?

È bene specificare che questo tipo di agevolazione è correlata ad altre misure per gli ambienti domestici tra le quali, ad esempio, l’Ecobonus.

Chi svolge, infatti, dei lavori in casa può beneficiare anche di costi più vantaggiosi per l’installazione delle zanzariere. Nello specifico, si tratta di una detrazione del 50% relativa a una spesa massima di 60 mila euro, che riguarda sia l’acquisto che l’installazione delle zanzariere.

Come portare in detrazione le zanzariere?

Per poter beneficiare di questa agevolazione fiscale è necessario anticipare la spesa. Questa verrà recuperata successivamente tramite la dichiarazione dei redditi su 10 quote annuali del medesimo importo. Il bonus zanzariere è attivo dall’anno seguente rispetto a quello in cui è avvenuta l’installazione delle protezioni. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

DOCUMENTI DEL CONDOMINIO: QUALI VISIONARE PRIMA DI COMPRARE.

documenti

Hai deciso di comprare casa e vuoi avere un quadro completo sulle spese ancora dovute al condominio? Vuoi sapere se il condominio nel quale stai comprando casa è molto litigioso? Cerchiamo di far luce su tutte le informazioni per un acquisto “in sicurezza” anche da questo punto di vista.

Un ruolo fondamentale è sicuramente svolto dall’amministratore di condominio, proprio perché a lui è rivolta la richiesta per ottenere la documentazione che serve: il regolamento di condominio, l’indicazione di lavori straordinari e delle cause in corso.

Il regolamento di condominio.

Sicuramente il regolamento di condominio è il documento più importante da richiedere poiché esso disciplina tutti gli aspetti che regolano la vita condominiale, non solo economici ma anche in termini di diritti e doveri. Basti pensare ai limiti che potrebbero essere inseriti nel regolamento circa il divieto di cambio di destinazione d’uso dell’immobile, oppure il divieto di adibire le abitazioni ad affittacamere o b&b o, ancora, ai limiti previsti in tema di installazione di verande e/o pannelli solari. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

QUANTO CI COSTERÀ IL CLIMATIZZATORE NEL 2023.

Condizionatore Economico

Mentre le lunghe giornate estive vedono le temperature alzarsi sempre di più, per le famiglie italiane sale la preoccupazione relativa al costo che dovranno sostenere per pagare le bollette dell’elettricità. Come ogni anno, infatti, i cittadini da Nord a Sud si ritrovano con l’esigenza di rinfrescare gli ambienti interni, che diventano così il luogo di rifugio in cui difendersi nei pomeriggi di sole.

E così, mentre la ventola del condizionatore (divenuto uno strumento ormai indispensabile, specialmente nei grandi centri abitati) continua a soffiare aria fresca dalla mattina alla sera, allo stesso tempo il costo delle fatture dell’energia elettrica cresce inesorabilmente, provocando più di qualche grattacapo ai cittadini.

Come usare il condizionatore per risparmiare.

Com’è ovvio, per capire quanto consuma davvero un impianto climatizzatore ci sono diversi parametri che vanno tenuti in considerazione. Ad esempio, tutti sappiamo come la posizione in cui è ubicata la propria casa incide in maniera importante sulla regolamentazione della temperatura interna: laddove la luce solare riesce ad entrare in maniera costante per buona parte delle ore diurne, risulta chiaramente più difficile mantenere un clima fresco.

In questi casi, il ricorso al condizionatore diventa obbligatorio, ma ciò non significa che il suo consumo di luce debba essere per forza esagerato. Certo, più tempo lo si tiene acceso e più energia elettrica verrà impiegata, ma un utilizzo costante e senza intervalli (soprattutto se impostato in modalità risparmio) risulta comunque meno dispendioso rispetto ad un continuo accendere e spegnere l’elettrodomestico. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

COME GLI AFFITTI TURISTICI HANNO CAMBIATO IL MERCATO IMMOBILIARE.

affitto turistico

Negli ultimi anni, l’affitto di case e appartamenti per brevi periodi tramite piattaforme online è diventato sempre più diffuso.

Questa tendenza ha permesso ai turisti di trovare alloggi convenienti e personalizzati durante le loro vacanze, ma ha anche sollevato alcune preoccupazioni in diversi Comuni d’Italia.

Il fenomeno degli affitti turistici.

In alcune città molto frequentate dai turisti, in particolare, l’afflusso di alloggi destinati agli affitti turistici ha creato una scarsità di abitazioni per i residenti.

La domanda elevata da parte dei turisti ha spinto i proprietari a preferire gli affitti a breve termine, riducendo così l’offerta di alloggi a lungo termine per coloro che cercano una casa stabile.

Ciò ha provocato anche il rialzo dei prezzi degli affitti residenziali e ha creato tensioni nelle comunità locali.

La risposta dei comuni italiani.

In risposta a questo fenomeno dilagante, alcuni comuni si sono uniti in una vera a propria “alleanza municipalista”, con l’obiettivo di affrontare l’emergenza casa. Fra le richieste da anteporre al governo, infatti, ci sono i finanziamenti per manutenzione e una maggior autonomia ai Comuni.

Al fine di mitigare gli effetti negativi degli affitti turistici sulla disponibilità di alloggi e sul tessuto sociale delle comunità, si sta infatti considerando la possibilità di introdurre regolamenti che limitino la durata degli affitti turistici. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

SI POSSONO CHIUDERE BALCONI E TERRAZZE? SÌ, SE NON PREGIUDICA IL DECORO DEL CONDOMINIO.

balcone

La Corte d’appello di Cagliari (sentenza n. 184 del 31 maggio 2023) ha ribadito che è possibile la chiusura parziale in muratura del balcone di proprietà esclusiva, purché ciò non rechi danno alle parti comuni o un pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza o al decoro architettonico dell’edificio.

I giudici ricordano anche che l’eventuale divieto di chiusura di balconi e terrazze, previsto nel regolamento condominiale contrattuale, deve essere espressamente indicato nella nota di trascrizione del contratto di compravendita, altrimenti non è opponibile al singolo proprietario.

Il fatto.

Il proprietario di un appartamento in condominio realizzava la parziale chiusura in muratura del balcone della sua proprietà.

Il condominio agiva in giudizio contro il proprietario ritenendo tali lavori illegittimi perché realizzati senza l’autorizzazione dell’assemblea dei condomini e in violazione il regolamento condominiale, che vieta qualsiasi modifica del fabbricato che possa pregiudicare le strutture portanti e/o l’aspetto architettonico nonché la chiusura di balconi e terrazze.

Risulterebbero poi violati anche gli articoli 1121 e 1122 del codice civile, che vietano pregiudizi al decoro architettonico dell’edificio.

Il condomino sostiene invece che i lavori sono pienamente legittimi: non alterano il decoro architettonico del palazzo; inoltre, sono stati autorizzati dalle competenti autorità amministrative e paesaggistiche, in conformità con la più recente legislazione del Piano Casa.

Con la sentenza in commento, la Corte ha dato ragione al proprietario del balcone. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

QUALI NON SONO CONSIDERATI “DOMESTICI” E NON SI POSSONO TENERE IN CASA?

Lupo

Koala, iguane, pantere o una scimmia: sono animali che, spazi e impegni permettendo, si possono, almeno in teoria, tenere in casa in Italia come animali domestici?

La risposta è no. Non tutti gli animali possono essere considerati domestici e perciò non tutti si possono tenere in casa.

La legge, infatti, vieta il possesso in casa di alcuni animali, soprattutto alcune categorie di animali definiti solitamente “esotici”, perché molti di questi sono rari o in via d’estinzione, oppure perché potrebbero essere pericolosi o aggressivi.

Animali che non si possono tenere in casa: cosa dice la legge in merito.

Sempre più famiglie italiane possiedono un animale domestico: un cane, un gatto, un criceto. I più appassionati invece si avventurano nell’impegno di prendersi cura di animali domestici esotici, come le iguane o i serpenti.

Il possesso di alcuni di essi però può essere vincolato da certe limitazioni, disciplinate dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (il cui acronimo è CITES).

Esiste infatti una lista delle specie animali vietate e concesse in casa e chi non rispetta le indicazioni rischia pene molto severe: dall’arresto con fino a 3 anni di reclusione,multe fino a 150mila euro.

Un discorso a parte riguarda i cani “aggressivi. Al contrario di quanto accadeva in passato, non esistono infatti più specie definite come pericolose a priori. (continua)

Fonte:StudioCataldi

COMODATO D’USO GRATUITO: QUALI SONO CARATTERISTICHE E VANTAGGI?

Comodato d'usoUno dei contratti più diffusi fra quelli che regolano le concessioni di beni mobili e immobili è il cosiddetto comodato d’uso gratuito.

In pratica si tratta di un accordo con cui il proprietario (comodante) mette a disposizione di un parente o di un amico (comodatario) una casa o un’attrezzatura o altro ancora perché se ne serva per un periodo o per uno scopo specificosenza percepire alcun compenso.

Uno degli esempi più classici è il caso dei genitori che concedono in comodato d’uso ai figli la loro seconda casa. Vediamo quali sono i vantaggi di questo tipo di contratto, chi può stipularlo, quali obblighi comporta per le parti e come funziona per quanto riguarda il pagamento di IMU e Tari.

Le caratteristiche del contratto di comodato d’uso gratuito.

Chiariamo che, sebbene per sua natura il comodato d’uso sia gratuito (articolo 1803 del codice civile), nulla vieta di prevedere un pagamento, purché “l’onere imposto non sia tale da fare venir meno la natura tipica del contratto”: in altre parole, è possibile richiedere al comodatario una cifra simbolica o al di sotto dei prezzi di mercato.

Inoltre, a livello generale, non c’è nessun obbligo di registrazione del contratto di comodato d’uso gratuito, tuttavia è sempre consigliabile redigerlo in forma scritta così da tutelare entrambe le parti: a quel punto diventa necessario comunicarlo all’Agenzia delle Entrate entro 20 giorni dalla data dell’atto, pagando l’imposta di registro pari a 200 euro.

Per sua natura il comodato d’uso gratuito è sempre temporaneo e prevede l’obbligo della restituzione del bene allo scadere del periodo concordato. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

BONUS BARRIERE ARCHITETTONICHE: SCONTO IN FATTURA E IVA AL 4% PER CAMBIARE GLI INFISSI.

condominio

A fungere da bonus infissi, in ambito ristrutturazioni, ci pensa il bonus per l’eliminazione delle barriere architettoniche, in vigore fino al 31 dicembre 2025. Maxi detrazione e sconto diretto per le nuove finestre a risparmio energetico. È questa la novità che permette, a chi ne fa domanda e a fronte di determinate caratteristiche, di cambiare gli infissi in un’ottica di ricalibrazione energetica della casa.

Bonus per l’eliminazione delle barriere architettoniche ad ampio raggio.

La legge definisce le barriere architettoniche come dei veri e propri ostacoli in grado di influenzare negativamente la mobilità delle persone, in particolare di chi ha problemi di deambulazione, temporanea o permanente, nonché ostacoli che limitano o impediscono a chiunque di utilizzare comodamente e in sicurezza parti, attrezzature e componenti.

Per questo motivo, le norme attuative stabiliscono misure e caratteristiche minime da rispettare per impianti e strutture, sia per nuove costruzioni sia per interventi di ristrutturazione. Il Decreto Ministeriale 236/1998 è richiamato direttamente dalle norme che hanno istituito questa nuova agevolazione.

Detrazione e limiti di spesa per il bonus barriere.

Il bonus per l’eliminazione delle barriere architettoniche è un incentivo statale previsto dal decreto Rilancio, destinato all’eliminazione delle barriere architettoniche all’interno degli appartamenti e dei condomini. L’aliquota, con durata 5 anni, è fissata al 75%.

Il limite di spesa è di 50mila euro per le unifamiliari e 40mila o 30mila euro per gli interventi all’interno di singoli appartamenti. Non è necessario che ci siano persone disabili nell’immobile per poter usufruire della detrazione, ma è sufficiente rispettare le dimensioni e le caratteristiche prescritte.  (continua)

Fonte:Immobiliare.it

TELECAMERE IN CASA: MULTE PER CHI LE DIREZIONA VERSO AREE ESTERNE.

Un nuovo intervento del Garante per la protezione dei dati personali precisa che se un cittadino posiziona telecamere rivolte verso le strade, non solo viola le disposizioni in materia di protezione dei dati personali, ma incorre in pesanti sanzioni.

Unica eccezione, a tale divieto, si concretizza solo quando lo stesso utente sia in presenza di situazioni di rischio effettivo documentato e possa quindi estendere legittimamente la videosorveglianza anche alle aree esterne alla propria abitazione. Questo è quanto stabilito con il provvedimento n. 173 del 27 aprile 2023.

Un caso d’esempio.

Dagli accertamenti rilevati dalla Autorità competente risulta che il privato aveva:

  • installato l’impianto di videosorvegliante per finalità di sicurezza e tutela della proprietà privata;
  • inizialmente l’impianto era composto da 11 telecamere, posizionate sulle pareti dell’immobile, ma al momento del sopralluogo risultavano attive e funzionanti solo 4 telecamere delle 5 presenti;
  • l’angolo di visuale di due telecamere ricomprendeva “anche la via comunale di passaggio adiacente all’immobile e le limitrofe proprietà confinanti”.

Le eccezioni.

L’istruttoria svolta ha evidenziato che la ripresa delle aree ultronee rispetto a quelle di pertinenza è avvenuta in assenza di idonei presupposti di legittimità, considerato che il titolare del trattamento non ha dimostrato la sussistenza di un legittimo interesse riferito a una situazione di rischio effettivo che avrebbe giustificato tale trattamento.

Infatti, l’unica eccezione in cui il cittadino può riprendere anche le zone soggette a pubblico passaggio sussiste solo se

  • adeguatamente motivato e suffragato da idonea documentazione (ad es. denunce, minacce, furti). In tali casi, il titolare del trattamento è tenuto al rispetto delle disposizioni in materia di protezione dati personali, rinvenibili nelle Linee Guida n. 3/2019 sul trattamento dei dati personali attraverso dispositivi video, adottate dal Comitato europeo per la protezione dei dati e nel Provvedimento generale in materia di videosorveglianza dell’8 aprile 2010. (continua)

 

           Fonte:Immobiliare.it

PANNELLI FOTOVOLTAICI IN CONDOMINIO: QUANDO SI POSSONO INSTALLARE?

Pannelli fotovoltaici

Recentemente il legislatore ha recepito questa tendenza ed infatti, già con la riforma del condominio, la L. 220/2012, ha reso molto più semplice ed agevole la loro installazione in condominio seppur a determinate condizioni.

Una premessa è doverosa: la normativa codicistica non può nulla se il limite alla realizzazione deriva da un regolamento condominiale di natura contrattuale.

Detto questo, si possono installare i pannelli fotovoltaici in condominio? Con quali limiti? Occorre l’autorizzazione del condominio?

A parte di questi quesiti ha cercato di dare una risposta la recente sentenza della Corte di Appello di Roma, la n. 2640 del 12 aprile 2023.

I fatti di causa.

Una condomina si rivolgeva al Tribunale di Civitavecchia chiedendo la condanna della proprietaria dell’immobile sovrastante a rimuovere i pannelli solari ad uso privato installati sulla quasi totalità della superficie del tetto comune, tra l’altro senza una espressa autorizzazione del condominio.

Se in primo grado il giudice dava ragione alla condomina, la corte di appello ribalta la decisione ribadendo principi già illustrati da altre sentenze di merito. In particolare i giudici evidenziano che solo in determinati casi occorre la preventiva autorizzazione dell’assemblea per realizzare pannelli fotovoltaici sul tetto del condominio.

Questa è l’ipotesi, per esempio, in cui l’assemblea stessa decida di installare i pannelli al servizio di tutto il condominio, vedasi l’art. 5 della L. 220/2012 che ha modificato in parte l’art. 1120 c.c. In tali casi, l’utilizzo del fotovoltaico condominiale potrà essere usato per l’illuminazione delle scale, la forza motrice degli ascensori o altro, solo però previa delibera positiva da parte dell’assemblea. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Condizionatori ed Ecoincentivi: come ottenerli.

aria condizionata

L’estate è arrivata e con lei anche il tanto temuto caldo: durante questa stagione si rende sempre più necessaria l’installazione di un impianto di condizionamento che faccia fronte all’afa estiva, ecco dunque qualche consiglio su come richiedere degli sgravi per l’acquisto di un impianto di condizionamento.

Impianti di condizionamento e incentivi.

Negli ultimi anni sono state approvate numerose leggi e decreti volti a garantire ai cittadini delle agevolazioni fiscali in merito ai rinnovamenti degli impianti casalinghi. Oltre al Superbonus però, ne esistono molti altri e fra questi c’è anche il bonus mobili, valido per chi voglia acquistare un nuovo impianto di condizionamento a pompa di calore.

Pompa di calore o condizionatore?

L’Agenzia delle Entrate ha confermato la possibilità di poter accedere ad una doppia detrazione qualora si voglia procedere all’acquisto di una pompa di calore.

Quest’ultima altro non è che un impianto di condizionamento (molto simile ad un classico condizionatore), solo che è in grado di lavorare consumando e inquinando molto meno rispetto ad un condizionatore. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

LE DIFFERENZE FRA DECRETO INGIUNTIVO E SFRATTO.

Contratto

Il decreto ingiuntivo è uno strumento utile per recuperare i canoni di locazione non pagati, ma in caso di morosità del conduttore è possibile anche avviare il procedimento di sfratto. In questo articolo spieghiamo come funziona l’iter di sfratto e quali sono le conseguenze per il conduttore moroso. Vediamo più nello specifico i casi.

Di cosa si tratta.

Si tratta di un provvedimento emesso dal giudice che ordina al debitore di pagare il debito entro 40 giorni. Nel caso in cui si proceda al pagamento, il decreto ingiuntivo diventa definitivo, non è possibile contestarlo e può essere eseguito mediante il pignoramento dei beni del debitore

Quando si può richiedere

Basta il mancato pagamento di un solo canone per poter fare affidamento al decreto ingiuntivo.  Basta un solo giorno di ritardo per poter agire dinanzi al tribunale per chiedere un decreto ingiuntivo. L’emissione del decreto ingiuntivo non equivale allo sfratto se non c’è un’adeguata richiesta al giudice da parte del proprietario di casa.

Quindi, insieme alla richiesta del decreto ingiuntivo, il proprietario può anche richiedere lo sfratto per morosità, come previsto dall’articolo 658 del Codice di procedura civile. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

CONTRATTO D’AFFITTO: I MOTIVI DEL NON RINNOVO.

Procedura di sfratto di un contratto d'affitto

Nell’ambito dell’affitto d’immobili, quando il locatore può mandare via l’inquilino alla scadenza del contratto? E soprattutto, perché?

Le cause per cui il locatore può sfrattare l’inquilino sono essenzialmente due: la scadenza del contratto e la morosità. Ma vediamo nel dettaglio tutte le possibili motivazioni legate innanzitutto alla scadenza dell’accordo.

Diniego di rinnovazione alla prima scadenza.

Nella locazione a canone libero (4+4) e in quello a canone concordato (3+2), può essere impedito il tacito rinnovo del contratto dopo la prima scadenza (ossia, nel primo caso, dopo i primi 4 anni e, nel secondo, dopo i primi 3), solo nel caso in cui ci siano determinati motivi.

Il locatore che non vuole rinnovare il contratto di locazione alla prima scadenza ha l’obbligo di sottolineare (nella comunicazione da inviare al conduttore) il motivo della disdetta con una comunicazione specifica.

Destinazione dell’immobile ad uso proprio.

Il primo motivo per cui un locatore può negare il rinnovo del contratto di locazione riguarda la volontà di destinazione dell’immobile ad uso proprio, per quanto riguarda l’abitazione e per attività commerciali, artigianali o professionali.

È importante notare che tale motivo può essere invocato solo da locatori persone fisiche e si estende anche a parenti stretti, come coniugi, genitori, figli o parenti entro il secondo grado in linea retta.

Per la Legge però anche una persona giuridica può affidarsi a questo motivo se nell’immobile locato vuole svolgere la propria attività. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

SUPERBONUS 110%: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE.

Superbonus

Secondo gli ultimi aggiornamenti, l’investimento ammesso in detrazione per il superbonus 110% ha superato i 77 miliardi di euro, con un costo per lo Stato pari a 84,7 miliardi di euro.

Andiamo a vendere in questo contenuto tutti i dettagli in merito, l’andamento dei dati degli ultimi anni in relazione alla recente vittoria elettorale e le informazioni da conoscere sull’argomento.

Superbonus 110%: un boom di richieste di accesso.

In concomitanza con l’ascesa del Governo di Giorgia Meloni, c’è stato un boom di richieste di accesso al superbonus 110%. Nello specifico, sono stati autorizzati lavori per un importo pari a 8,2 miliardi di euro, la cifra più alta registrata da quando è stata introdotta la misura.

Enea: gli investimenti autorizzati.

Secondo i dati Enea, in concomitanza con la campagna elettorale 2022, la maggior parte degli investimenti asseverati ha riguardato le abitazioni autonome.

Nello specifico, sono pervenute indicativamente 44 mila istanze (ovvero il 18,9% del totale). In questo frangente l’ex premier Mario Draghi ha evidenziato come il superbonus abbia disincentivato la trattativa sui prezzi facendoli “esplodere”.

Le variazioni del costo medio

Per quanto riguarda l’andamento percentuale dei costi medi degli interventi rispetto a quello di due anni fa, si evince come il valore medio degli investimenti sia sempre stato superiore a quello di riferimento. A questo proposito vi è un’eccezione, che è rappresentata del costo medio degli interventi effettuati per i condomini, che hanno subito una lieve flessione nel periodo invernale a cavallo tra il 2021 e il 2022. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

CONSIGLI E SUGGERIMENTI PER PULIRE E DISINFETTARE I CONDIZIONATORI.

Condizionatore per la casa

Sta per arrivare l’estate e con essa il caldo! Per non farsi trovare impreparati è bene cominciare a controllare i condizionatori per accertarne il buon funzionamento perché, non c’è nulla come una casa fresca per regalarci sollievo immediato dalla calura esterna.

La manutenzione ordinaria non comporta sforzi eccessivi e può essere realizzata con il semplice fai da te. Durante le pulizie di primavera, in previsione di accenderlo per l’estate, ed autunnali, ossia prima di sostituirlo con i termosifoni, occorre pulire anche il condizionatore.

Questo è fondamentale per respirare aria pulita, soprattutto se in casa ci sono bambini. Il filtro pulito ed igienizzato non limiterà la proliferazione di batteri e il propagarsi di polveri, molto fastidiose per chi ha allergie, ed eviterà il malfunzionamento dell’elettrodomestico quando è in funzione, prolungandone la durata.

Come pulire l’interno.

Per prima cosa bisogna staccare la presa dell’alimentazione elettrica, per non rischiare spiacevoli incidenti durante le fasi di pulizia. Tolto il coperchio esterno dell’apparecchio, occorre rimuovere la polvere e il metodo più veloce ed efficace è quello di utilizzare laspirapolvere.

Per esseri sicuri ed avere una pulizia approfondita, si può usare un panno in microfibra, uno sgrassatore per rimuovere lo sporco e l’unto e un buon germicida e passarli nella parte interna del condizionatore.

Se non amate ricorrere ai prodotti chimici, si può usare l’aceto, ottimo contro il grasso, o il Tea Tree Oil, una soluzione naturale che disinfetta, deodora e rispetta l’ambiente, diluendone poche gocce in acqua e aceto per avere il vostro detergente naturale. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

NUOVO AUMENTO DEI TASSI DI INTERESSE: LA BCE LI PORTA AL 4%.

Tassi mutui

Come avevano previsto in modo pressoché unanime gli analisti negli ultimi giorni, oggi la Bce ha deciso per un nuovo rialzo dei tassi di interesse. L’ottavo in meno di un anno.

Il ritocco stabilito è di un +0,25% (un quarto di punto), in questo modo il tasso di riferimento di area euro passa dal 3,75%, deciso nella riunione del 4 maggio scorso, al 4%.

Prospettive future.

E i rialzi potrebbero non essere finiti qui. Diversi economisti, infatti, prevedono nuovi aumenti dei tassi decisi da Francoforte da qui a settembre, quando il costo del denaro nell’eurozona potrebbe quindi toccare – se non superare – quota 4,25%.

Lotta dura all’inflazione.

Il Board della Bce sta quindi adottando una politica di lotta dura all’inflazione, anche a costo che questa pesi negativamente sul sistema produttivo, sulle famiglie e sulle imprese.

Ma sta funzionando? Ni. Rispetto al picco massimo di ottobre 2022, 10,6%, l’inflazione è sì scesa, ma a maggio si attesta ancora al 6,1%, lontanissima quindi dall’obiettivo di un aumento del 2% che la Bce si è data e che è una parte essenziale del suo mandato. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

IMMOBILE IN AFFITTO NON CONFORME ALLA DESTINAZIONE D’USO: CHI È RESPONSABILE?

Superficie commerciale

Nei contratti di locazione relativi ad immobili destinati ad uso commerciale, grava sul conduttore l’onere di vagliare che le caratteristiche dello stesso siano adeguate a quanto necessario per lo svolgimento dell’attività che egli intende esercitarvi, oltre che al rilascio delle relative autorizzazioni amministrative. Pertanto, qualora il conduttore non riesca ad ottenere tali autorizzazioni, non sussiste alcuna responsabilità del locatore.

La sentenza

A tali conclusioni è di recente giunta la Suprema Corte con l’Ordinanza n. 14067 del 22 maggio 2023.

La vicenda oggetto della decisione aveva in precedenza interessato la Corte d’Appello di Bari che aveva accolto il gravame del locatore, ritenendo che il conduttore avesse eseguito lavori di adeguamento strutturale dell’immobile senza chiedere l’autorizzazione del primo e senza predisporre un progetto esecutivo.

In questo modo si era accertata la risoluzione del contratto per una colpa del conduttore, non sussistendo alcuna obbligazione del locatore, ai sensi degli artt. 1575 e 1576 c.c., di eseguire opere di modificazione o trasformazione della cosa locata, anche se imposte da disposizioni di legge o dell’autorità sopravvenute alla consegna. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

SPETTA AL LOCATORE INTRODURRE LA MEDIAZIONE NEI GIUDIZI DI SFRATTO.

Sfratto

In caso di procedimento instaurato per sfratto per morosità può capire che il conduttore si opponga alla convalida. In questi casi, però, occorre stare attenti ed attivarsi prontamente introducendo la mediazione obbligatoria come previsto per legge.

Difatti, in caso contrario le conseguenze sono quelle accadute nella vicenda sottoposta al tribunale di Palermo e decisa con la sentenza n. 1020 pubblicata in data 3 marzo 2023.

Il caso

Il proprietario di un immobile, vista la morosità del conduttore, si attivava giudizialmente proponendo il giudizio di sfratto per morosità.

All’udienza di convalida, il giudice, preso atto dell’opposizione del conduttore alla convalida dello sfratto, disponeva il mutamento del rito da sommario a speciale locatizio, provvedendo al contempo alla concessione dell’ordinanza di rilascio provvisoria. In tale caso, dovendosi ritenere che il locatore rimanga l’attore sostanziale del procedimento, spettava sempre a lui presentare la domanda di mediazione conciliativa di cui all’art. 5, comma 4, del d. lgs. 28/2010.

Nel caso in esame, però, non risultava agli atti che le parti in causa avessero presentato istanza di mediazione entro il termine di tre mesi così come previsto per legge.

La decisione del tribunale.

Sulla scorta pertanto di tale oggettiva circostanza il giudice dichiarava l’improcedibilità della domanda proposta.

Difatti, come ricordato dallo stesso giudice, la giurisprudenza della Cassazione è ormai costante nell’affermare che, nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, l’onere di promuovere la procedura di mediazione non è a carico dell’opponente ma dell’opposto, in quanto attore sostanziale (cass. SS.UU. n. 19596/2020). (continua)

Fonte:Immobiliare.it

PRO E CONTRO DEI PAVIMENTI IN PVC.

pavimento pvc

Il pavimento in pvc fino a qualche decennio fa si utilizzava sono nelle palestre, nelle scuole, negli ospedali, negli uffici e nei laboratori produttivi.

Oggi non è più così il mercato delle finiture viniliche, il pvc, si è ampliato e ha pian piano conquistato una dignitosa fetta del mercato degli interni.

Il motivo di tanto apprezzamento va ricercato in alcuni fattori che oggi sono ritenuti importanti:

  • la facilità di posa
  • il prezzo contenuto
  • la facile pulizia
  • la resistenza

Ma ciò che lo ha reso oggi, un rivestimento apprezzato anche nel settore degli interni abitativi è la versatilità e la flessibilità anche estetica, il fatto che sia prodotto in tante forme e colori.

Quali pavimenti in pvc.

In materiale vinilico si trovano in commercio pavimenti e rivestimenti che puntano all’effetto delle doghe di legno ma esiste anche il nuovo Lvt, Luxury Vynil Tiles, che sono piastrelle viniliche che riproducono fedelmente il legno o l’effetto pietra.

Esistono poi pavimenti in pvc che si distinguono per il metodo di posa:

  • pavimenti in pvc flottanti;
  • a incastro con un click;
  • a posa libera (loose-lay);
  • a posa incollata a pavimento o a parete.

Possono avere struttura:

  • omogenea in tutto lo spessore di rivestimento;
  • eterogenea ad esempio per migliorare l’isolamento acustico in alcune aree. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

È POSSIBILE ESSERE COMPROPRIETARI DI UN IMMOBILE SENZA FIGURARE NEL ROGITO?

Divorzio casa

Ebbene sì, basta una semplice scrittura privata intervenuta fra le parti a dimostrare la comproprietà di un immobile.

L’istituto giuridico di riferimento è quello del patto fiduciario, in virtù del quale, a fondare la comproprietà di un soggetto estraneo al rogito, è sufficiente che il formale proprietario della casa riconosca, anche con un semplice atto unilaterale, che l’acquisto del cespite è avvenuto in comunione e che pertanto egli è soltanto comproprietario del bene. Il principio appena esposto è meglio analizzato nella recente pronuncia della Cassazione, la n. 10472 del 19 aprile scorso.

Il caso.

Il ricorso è proposto dall’ex compagna dell’uomo cui risulta intestato l’appartamento. La signora deduce che, dopo aver sottoscritto il contratto preliminare per l’acquisto dell’abitazione, l’allora suo partner l’avrebbe convinta a non figurare nell’acquisto dell’immobile. I due decidono comunque di regolare il rapporto tra di loro mettendo nero su bianco la circostanza che, in realtà, l’appartamento apparteneva ad entrambi.

Dopo circa due anni di convivenza, la coppia si lascia e l’uomo intima alla ex compagna di lasciare l’immobile, affermandone la detenzione senza un valido titolo. La signora è quindi costretta a rivolgersi al giudice, chiedendo preliminarmente di accertare l’autenticità della scrittura privata e, di conseguenza, essere dichiarata comproprietaria dell’appartamento. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

COSA SAPERE DELL’IMPIANTO SOLARE TERMICO AD USO DOMESTICO.

sole

L’ impianto solare termico ad uso domestico serve per produrre acqua calda sanitaria e per riscaldare le nostre abitazioni. Per farlo utilizza l’energia solare.

Ma quali sono le caratteristiche dell’impianto solare domestico e quali si possono trovare in commercio?

Cosa è un impianto solare.

Un impianto solare funziona ovviamente grazie alla energia solare, ecologica e illimitata, una fonte rinnovabile eccellente.

L’energia solare produce calore o meglio energia termica e quindi non è da confondere con i pannelli fotovoltaici che invece trasformano l’energia solare in energia elettrica.

L’energia termica è calore che a livello domestico si può utilizzare per riscaldare l’acqua e per il riscaldamento. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

ADDIO ARIA CONDIZIONATA: ECCO LA PELLICOLA REFRIGERANTE PER EDIFICI.

aria condizionata

Con l’aumento delle temperature estive e il cambiamento climatico in atto, il bisogno di rinfrescare gli ambienti diventa sempre più urgente. L’aria condizionata è stata a lungo la soluzione predominante, ma le sue conseguenze ambientali e l’elevato consumo energetico richiesto hanno spinto gli innovatori a cercare alternative sostenibili.

In risposta a questa esigenza, è emersa una soluzione promettente: la pellicola refrigerante per edifici. Questa nuova tecnologia, basata su principi termici avanzati, offre un modo efficace ed ecologico per mantenere gli ambienti freschi senza dover fare affidamento sull’aria condizionata tradizionale.

Una rivoluzione nel comfort termico.

La pellicola refrigerante per edifici rappresenta una vera e propria rivoluzione nel campo del comfort termico. Composta da materiali altamente riflettenti e isolanti, questa pellicola intelligente è progettata per respingere i raggi solari e ridurre l’accumulo di calore all’interno degli edifici.

Ciò significa che gli ambienti interni rimangono più freschi, anche durante le giornate estive più calde. Inoltre, questa pellicola offre un’efficace barriera contro l’infiltrazione del calore esterno, mantenendo il fresco all’interno e riducendo la necessità di utilizzare l’aria condizionata.

Una delle caratteristiche più interessanti della pellicola refrigerante è la sua facilità di installazione. Può essere applicata direttamente sulle finestre e le vetrate degli edifici esistenti, senza richiedere modifiche strutturali complesse.

Questo la rende una soluzione accessibile e conveniente per una vasta gamma di edifici, compresi uffici, abitazioni e centri commerciali. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

CASA: MEGLIO L’ACQUISTO O L’AFFITTO?

scambio casa

Quando si deve andare a vivere in un’altra casa, la prima domanda che ci si pone è se è meglio fare un mutuo e acquistare l’abitazione oppure se andare in affitto.

Naturalmente la scelta dipende da vari fattori, tra cui le necessità personali o la presenza di risparmi, ma anche dalle condizioni oggettive, ossia dal mercato immobiliare locale.

Vediamo quali sono i criteri per fare la scelta migliore.

Mutuo o affitto: la situazione delle città italiane.

Preferire il mutuo oppure la locazione dipende senz’altro, oltre che dalla situazione personale, dai tassi di interesse dei mutui bancari, dai costi dei canoni di locazione e dai prezzi di acquisto delle varie città.

Secondo una comparazione effettuata sulla base dei prezzi delle case a maggio 2023, sono stati fatti alcuni calcoli relativi ai principali capoluoghi italiani, ipotizzando un mutuo a copertura dell’80% del prezzo di acquisto della durata di 25 anni.

La situazione è tutt’altro che omogenea.

In alcune città la rata del finanziamento è superiore al canone di locazione: è il caso di Milano e Roma.

Per quanto riguarda i prezzi di acquisto degli immobili, Milano è la città più cara d’Italia con una media di 4263 euro al metro quadro: per un bilocale di 65 metri quadri la rata del mutuo è in media 1282 euro, mentre il canone di affitto si aggira sui 1038 euro al mese, quindi 244 euro in meno. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

CALDAIE A GAS VIETATE DAL 2029 IN TUTTA LA UE: IN COSA CONSISTE LA MISURA.

caldaia

Dal 2029, le caldaie a gas saranno vietate nelle abitazioni private in tutta l’UE. Questo il contenuto della bozza del regolamento 813/2013/UE che l’Unione Europea discuterà nella riunione del prossimo 12 giugno.

Per il Codacons, questo divieto rappresenta una misura insostenibile per le famiglie: comporterà non solo una stangata sul fronte della spesa da sostenere, ma rischierà anche di non avere ripercussioni positive sul piano ambientale.

Il costo delle pompe di calore.

Oggi, per l’acquisto e l’installazione di una pompa di calore, il costo varia tra i 6mila e i 16mila euro a seconda dell’impianto scelto: una spesa importante sia per i costi in costante crescita, sia per la manodopera sempre più costosa.

Non tutte le abitazioni, inoltre, possono dotarsi di pompe di calore, e il rendimento energetico in alcune case potrebbe essere ben al di sotto degli standard previsti.

Una ulteriore criticità dipende dalle dimensioni non indifferenti dell’impianto che richiede uno spazio dove poter mettere l’unità esterna, di cui non tutte le abitazioni sono dotate.

Se la casa non è ristrutturata e non gode di isolamento né coibentazione e si dispone di termosifoni tradizionali, la resa scende e di parecchio, vanificando gli effetti positivi sull’ambiente. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

I DIRITTI DEL PROPRIETARIO ESCLUSIVO DEL LASTRICO SOLARE.

Condominio

lastrici solari sono gioia e dolore per chi ne detiene la proprietà o anche solo l’uso esclusivo. Difatti, specie dove è facilmente usufruibile, lo stesso diventa davvero utile per le attività più disparate: dall’uso come stenditoio a quello per l’apposizione di pannelli fotovoltaici.

Dall’altro lato, però, il proprietario potrebbe vedere compresso il proprio godimento a causa di oggettive necessità dettate dalla particolare conformazione del palazzo o dalla originaria destinazione del costruttore.

Esempio lampante di quanto appena illustrato è la vicenda sottoposta all’attenzione del Tribunale di Napoli, quinta sezione, decisa con la sentenza n. 2205 del 1 marzo 2023.

I fatti di causa.

Un condomino proprietario del terrazzo di copertura dello stabile citava in giudizio il condominio per accertare la sussistenza di numerose violazioni prodotte a suo danno negli anni.

In particolare, tra le numerose domande avanzate, chiedeva che il Giudice condannasse il condominio:

  • all’interruzione del rilascio di permessi per l’accesso del terrazzo senza il suo previo consenso;
  • allo spostamento degli sfiati delle colonne fecali in alte aree condominiali;
  • alla rimozione del pavimento ed alla sua sostituzione con quello preesistente o altro simile di suo gradimento.

(continua)

Fonte: Immobiliare.it

CHIUSURA DI UN CONTRATTO DI AFFITTO: COME FUNZIONA LA DISDETTA.

Affitto

Quando è in essere un contratto di affitto di un appartamento, può nascere l’esigenza di chiuderlo anticipatamente comunicando la disdetta.

Per effettuarla però esistono regole e procedure da rispettare.

Vediamo come funziona la chiusura di un contratto di affitto, chi può farla, con quali modalità e termini.

Come funziona la disdetta del contratto di affitto.

La disdetta anticipata del contratto di locazione porta alla chiusura dell’accordo tra il proprietario dell’immobile che lo mette in affitto, ossia il locatore, e l’inquilino, cioè il locatario, prima della naturale scadenza stabilita dal contratto stesso.

La disdetta deve essere effettuata per iscritto tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, in modo che ci sia una traccia ufficiale.

Tale comunicazione va data entro un periodo di tempo stabilito dal contratto stesso, rispetto alla data in cui si intende far cessare la locazione.

A seconda dei casi, l’operazione di chiusura può essere gratuita o avere un costo di 67 euro. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Immobili: Fimaa, da fine giugno anche le agenzie immobiliari potranno consultare online dati e planimetrie delle case.

Taverna, bene la risposta dell’Agenzia delle Entrate. Gli agenti potranno svolgere la propria professione in maniera più semplice e accurata.

Da fine giugno anche gli agenti immobiliari potranno accedere telematicamente ai dati e alle planimetrie catastali degli immobili. Questa è la risposta che ha ricevuto la Fimaa – Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari – dopo aver avviato un lungo confronto con l’Agenzia delle Entrate, l’Amministrazione incaricata di aggiornare l’elenco dei soggetti abilitati e di attivare il servizio.

L’Agenzia delle Entrate in particolare – rispondendo a una richiesta della stessa Fimaa – ha precisato di aver già effettuato le verifiche funzionali della piattaforma e che gli agenti immobiliari potranno accedere alla modalità definitiva di consultazione nel giro di alcune settimane.

La Federazione ricorda di essersi sempre battuta per consentire che anche gli agenti immobiliari – al pari di quanti già fanno altre categorie professionali – potessero consultare le planimetrie catastali del patrimonio immobiliare. Aveva in particolare depositato delle memorie sia nell’ambito all’indagine conoscitiva sulle Banche Dati condotta dalla Commissione parlamentare sull’Anagrafe Tributaria, sia nel corso delle audizioni tenutesi durante i lavori parlamentari sulla delega fiscale del 2021. (continua)

 

COME RECUPERARE ONLINE LA DICHIARAZIONE DI SUCCESSIONE.

Successione di una casa in eredità

Molto spesso quando si ha a che fare con l’apparato burocratico statale si ha l’impressione di esserne schiacciati e sopraffatti, anche quando ci si deve procurare qualcosa di semplice come una dichiarazione di successione. Ecco qualche consiglio su come districarsi sui portali online.

Cos’è una dichiarazione di successione?

Una dichiarazione di successione è un documento che viene prodotto alla morte di un parente, la cui funzione è quella di garantire la successione dei beni del defunto ai legittimi eredi.

Il documento deve essere presentato all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dall’apertura delle pratiche di successione.

Attenzione a non eccedere la data di scadenza, o si potrebbe incorrere in pesanti penalità e sanzioni

Perché recuperarla?

Potrebbe rendersi necessario alle volte recuperare la dichiarazione di successione per poter sbloccare il conto corrente intestato al defunto, o anche per effettuare delle operazioni finanziarie che siano intestate a quest’ultimo. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

COS’È IL DOCFA, QUANDO E COME PRESENTARLO.

Catasto

Al momento di dover aggiornare i dati del catasto, relativamente a una nuova costruzione o a fronte di una modifica dell’immobile già esistente, è necessario che il DOCFA (Documenti Catasto Fabbricati) venga sottoscritto congiuntamente da un dichiarante e dagli intestatari.

Il DOCFA è un sistema di elaborazione dati, un software dedicato esclusivamente a tecnici e professionisti abilitati che precisamente va presentato in caso di:

  • nuove costruzioni urbane;
  • modifiche fondamentali (consistenza, destinazione, numero delle unità, ecc..);
  • costituzione e modifica di beni comuni;
  • nuovi manufatti realizzati sulle corti dei fabbricati o in sopraelevazione;
  • casi particolari in merito a immobili e aree urbane.

A fronte dell’aggiornamento dei dati catastali di un’unità immobiliare è obbligatorio sottoscrivere e presentare il DOCFA, la cui mancata consegna potrebbe comportare sanzioni amministrative dell’Agenzia delle Entrate.

Quando e dove si deve presentare un DOCFA?

Il DOCFA dev’essere presentato o entro 30 giorni dalla data di fine lavori o in alternativa al momento in cui avviene la variazione e, per evitare possibili sanzioni non poco onerose, tale data deve essere chiaramente indicata all’interno del documento. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

Cedolare Secca: come calcolarla.

Contratto d'affitto con cedolare secca o regime ordinario?

L’importo dovuto sul reddito derivante dagli affitti, in caso si sia optato per la cedolare secca, è pari al 21%, percentuale che scende al 19% in caso di contratto di locazione a canone concordato.

Questo importo va corrisposto in due tranche: un acconto pari al 95% dell’imposta entro l’anno ed il restante 5% a titolo di saldo l’anno successivo.

 

Come calcolare acconto e saldo?

L’acconto, ossia il 95% dell’imposta dovuta, va pagato in un’unica soluzione entro il 30 novembre, se l’importo totale dovuto con la cedolare secca è inferiore a 257,52 euro.

Se l’importo, invece, supera i 257,52 euro, l’importo pari al 95% può essere pagato in due rate: la prima, del 40%, entro il 16 giugno, ed il restante 60% entro il 30 novembre.

Bisogna però prestare attenzione in quanto, l’Agenzia delle Entrate potrebbe prevedere delle proroghe a queste scadenze. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

TUTTO QUELLO CHE C’È DA SAPERE PER VENDERE UNA CASA IN USUFRUTTO.

La vendita di una casa in usufrutto è una pratica che gode di alcune peculiarità ed è bene tenerne conto!

Il proprietario di un’abitazione può cedere il diritto di godere della casa per svariate ragioni.

Questo avviene frequentemente, per esempio, quando persone anziane decidono di cedere la propria abitazione agli eredi ma tramite l’usufrutto continuano a godere del bene fino alla loro morte, anticipando la ripartizione ereditaria.

Un’altra situazione in cui si cede il diritto di godere di una casa è la necessità di denaro liquido.

Che cos’è l’usufrutto casa?

L’usufrutto è un diritto reale che permette ad un soggetto di godere di una proprietà altrui. Il diritto reale conferisce al titolare di una cosa il potere immediato e assoluto su di essa.

Il proprietario dell’abitazione viene definito in questa situazione nudo proprietario perché si spoglia del diritto di godere del bene.

L’usufruttuario è quindi il soggetto che vanta il diritto reale sul bene.

L’usufrutto è inoltre un diritto temporaneo, che non può durare più di trent’anni e si estingue alla morte dell’usufruttuario. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

COME RECUPERARE IL CREDITO D’IMPOSTA DI REGISTRO?

imposta

Che cosa succede se si acquista la propria prima casa beneficiando delle relative agevolazioni e si decide di venderla prima di cinque anni dalla data di acquisto? Le agevolazioni ottenute vanno perse? La risposta è no: è possibile comunque recuperare il credito d’imposta di registro. Scopriamo meglio in che modo.

Cos’è l’imposta di registro.

Prima di scoprire in che modo è possibile recuperare il credito d’imposta di registro, facciamo un passo indietro e mettiamo a fuoco che cos’è l’imposta di registro.

L’imposta di registro è un’imposta che deve essere corrisposta per registrare atto pubblico o privato. È un’indiretta, poiché applica alla ricchezza trasferita e non a quella prodotta, e sostituisce l’IVA.

L’imposta di registro viene calcolata attraverso l’applicazione di un’aliquota percentuale o in misura fissa, in base a tariffe definite dalla legge, e la base imponibile varia in relazione al tipo di atto.

Questa imposta cambia se l’acquirente è un privato o una società: nel primo caso è del 2% nel secondo del 4%. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

COME TRASFORMARE UN BILOCALE IN TRILOCALE: SOLUZIONI PRATICHE.

casa

In alcuni casi e in presenza di determinati requisiti è possibile trasformare un bilocale in un trilocale, una soluzione ideale per coloro che cercano di massimizzare lo spazio a disposizione. Con poche e semplici modifiche, infatti, è possibile ricavare una stanza extra o uno studio, senza dover necessariamente trasferirsi in un appartamento più grande.

Vediamo quali sono le soluzioni pratiche e i consigli utili per trasformare un bilocale in trilocale, tenendo in considerazione aspetti come la funzionalità e l’estetica dell’ambiente.

Come si compone un trilocale?

Prima ancora di capire come trasformare un bilocale un trilocale, occorre fare un po’ di chiarezza su che differenza c’è tra bilocale e trilocalequanti metri quadrati deve essere un bilocale e come si compone un trilocale.

Mentre il bilocale è un appartamento composto da una camera da letto, un bagno e un soggiorno con angolo cottura, un trilocale è formato da due camere da letto, un soggiorno, una cucina e un bagno. Un bilocale è in media grande dai 40 ai 50 mq, mentre un trilocale raggiunge i 60-80 mq.

In alcuni casi esistono dei bilocali di grandi dimensioni, che possono essere un’ottima soluzione abitativa senza dover sacrificare il comfort e la praticità. In questi casi, quando la metratura è sufficientemente ampia, è possibile trasformare il bilocale in un trilocale, purché sia rispettata la normativa riguardo alle superfici minime delle stanze e all’aeroilluminazione. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

MUTUO A TASSO FISSO O VARIABILE: COSA SCEGLIERE OGGI E DOMANI.

mutui

Mutuo a tasso fisso o a tasso variabile?

Non c’è una risposta univoca, che vada sempre bene e le valutazioni da fare variano in base alle esigenze di ciascuno.

Occorre tenere presente che, normalmente, se si ottiene del denaro per un lasso di tempo maggiore i rischi aumentano e occorrerebbe richiedere interessi più alti.

Il tasso variabile, invece, legato all’andamento del costo del denaro sul breve periodo, dovrebbe avere tassi inferiori quando il costo del denaro cala.

In questo momento però, per via, da una parte, dell’inflazione e dall’altra di alcune decisioni prese della Banca centrale europea sull’aumento dei tassi questi ultimi sono in aumento.

Cosa sta succedendo: le tendenze in atto

Da una parte, crescono dell’11% i giovani sotto ai 36 anni che richiedono un mutuo, dall’altra, con l’innalzamento dei tassi, si è registrato anche un cambio nel reddito medio dei richiedenti, che è passato da meno di 2.200 euro a più di 2.500 euro.

Questo cambiamento si deve all’aumento del costo della rata e alla necessità di disporre di maggiori risorse per il budget familiare. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

ISOLAMENTO ACUSTICO DEGLI EDIFICI: QUALI SONO LE NORME IN CONDOMINIO.

acustico

L’isolamento acustico degli edifici e delle unità immobiliari di un condominio è molto importante sia sul piano normativo, sia per la qualità della vita dei singoli individui.

Il rumore, proveniente dall’interno dell’edificio stesso o dall’esterno a causa di strade trafficate, ferrovie, infrastrutture, centri commerciali, locali, è causa di fastidio, ma può anche essere dannoso per la salute, provocando disturbi d’ansia e malattie, oltre a compromettere l’utilizzo dell’edificio per i fini ai quali è destinato.

Per questi motivi, la normativa per gli edifici residenziali è stata ripresa e aggiornata, per prevenire il problema e tutelare le persone che rischiano di essere soggette a danno dovuto a inquinamento acustico.

Vediamo quali sono le norme che regolamentano l’isolamento acustico degli edifici e cosa sono i requisiti acustici passivi.

Quali sono le norme per l’isolamento acustico degli edifici

La prima normativa sull’inquinamento acustico è la Legge 447 del 24.10.1995, che, facendo riferimento all’articolo 117 della Costituzione, stabilisce i principi fondamentali di tutela dell’ambiente esterno e dell’ambiente abitativo e definisce l’inquinamento acustico come introduzione di rumore in un edificio o in luogo esterno tale da recare disturbo o fastidio al riposo o ad altre attività delle persone che vi risiedono. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Come togliere l’ipoteca sulla casa.

casa

L’ipoteca è una forma di tutela grazie alla quale il creditore può proteggersi dal pericolo di insolvenza da parte del debitore. Essa può rappresentare un ostacolo significativo per chiunque cerchi di vendere o acquistare una proprietà immobiliare.

La buona notizia è che l’ipoteca non è un’entità insuperabile e può essere rimossa con le giuste azioni e la dovuta attenzione. Quali sono i passaggi necessari per cancellare un’ipoteca sulla casa?

Quanto tempo ci vuole e quanto costa togliere l’ipoteca su un’immobile?

Chi può richiedere la cancellazione dell ipoteca?

Un’ipoteca può essere cancellata in determinate circostanze e per diverse motivazioni. Ad esempio, la cancellazione dell’ipoteca avviene se il debitore ha terminato di saldare il debito che aveva, come nel caso del muto nei confronti della banca, ma non solo. Tutto dipende dal tipo di ipoteca in essere.

Cancellazione ipoteca giudiziale

Un’ipoteca giudiziale si costituisce attraverso un provvedimento emesso dal giudice che impone al debitore di soddisfare il debito. Il creditore può richiederla tramite il tribunale e si applica solo sui beni iscritti nei registri immobiliari. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

PROBLEMI TRA INQUILINO E PROPRIETARIO: COSA FARE?

inquilino

Sono diverse le situazioni che si possono verificare a livello di problematiche tra inquilino e proprietario, e spesso ci si chiede cosa si debba fare in questi casi.

Problemi tra inquilino e proprietari: i casi

Si possono verificare situazioni in cui il proprietario di casa non risponde, oppure entra in casa senza chiedere permesso.

Bisogna considerare che i casi in cui il proprietario non rispetta il contratto ormai sono molto alti, parliamo di un buon 80%. Persone che anno dopo anno affittano case magari a costi spropositati e non idonei alla tipologia di casa che posseggono.

Si possono poi verificare casi in cui il proprietario di casa non fa i lavori, oppure decide di mandare via l’inquilino prima della scadenza del contratto, o magari fa pagare spese che non erano state decise in precedenza.

Sono tantissimi i vizi che possono celarsi in un contratto immobiliare. Fortunatamente, ci sono locatori che sono distanti anni luce da tali comportamenti.

La cosa importante è imparare a far valere i propri diritti se si è un affittuario. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Modifica della destinazione d’uso e nullità della Compravendita, cosa sapere.

casa

Uno dei principali problemi che riguarda il patrimonio immobiliare italiano è sicuramente l’esistenza di abusi difformità urbanistiche, la cui presenza assume rilevanza soprattutto in caso compravendita potendo, in alcuni casi, incidere persino sulla validità dell’atto notarile.

Nel presente articolo si tratterà del caso in cui la modifica della destinazione d’uso renda nullo l’atto di compravendita.

Che cos’è la destinazione d’uso?

La legge, all’art. 23-ter, comma 1, del D.P.R. n. 380/2001, elenca le seguenti generali categorie catastali d’uso:

  • residenziale;
  • turistico-ricettiva;
  • produttiva e direzionale;
  • commerciale;
  • rurale.

Al fine di capire quale sia la categoria originaria è necessario riferirsi alla documentazione relativa allo stato legittimo degli immobili. (continua)ù

Fonte:Immobiliare.it

COME FARE A CHIEDERE LA RIDUZIONE DEL CANONE D’AFFITTO?

affitto

Per i più svariati motivi, può presentarsi la necessità di chiedere la riduzione del canone d’affitto. Andiamo a vedere di seguito quando è possibile e come richiederla.

Quando si può chiedere la riduzione del canone di locazione?

La riduzione del canone di locazione può essere richiesta dal conduttore in seguito al verificarsi di eventi imprevisti tra i quali, ad esempio, un licenziamento oppure la cassa integrazione.

Oltre ai motivi strettamente economici, è possibile richiedere una riduzione anche nel caso in cui l’immobile abbia delle problematiche che non erano emerse nel corso del primo o del secondo sopralluogo.

La riduzione può essere:

  1. momentanea: quando l’affittuario ha un impedimento lavorativo (o di altra natura) che impedisce il versamento dell’intero canone;
  2. permanente che è valida fino alla scadenza del contratto e prima di un possibile rinnovo. In questo caso, è necessario stipulare un nuovo accordo, indicando la quota aggiornata.

Come abbassare il canone di locazione?

Per vedersi ridurre il canone di locazione non vi è nessun modulo da compilare, né una richiesta particolare da inoltrare. Basta confrontarsi direttamente con il proprietario dell’immobile e trovare un’equa diminuzione del canone d’affitto. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

I CREDITI DEL SUPERBONUS DIVISI IN 10 ANNI: LE NUOVE REGOLE.

superbonus 110% - energia

Ultimissima novità sul Superbonus e, in particolare, sui crediti non ancora utilizzati e che potranno essere divisi in 10 anni.

La novità è esplicitata nel provvedimento siglato il 18 aprile dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, che, in considerazione delle ultime modifiche alla normativa (Dl n. 11/2023 e relativa Legge di conversione n. 38/2023), condivide le istruzioni ai fornitori e ai cessionari interessati.

Superbonus e crediti ripartiti in 10 anni: cosa sapere

A essere interessati imprese edilizie, istituti di credito e cessionari che conservano crediti non ancora impiegati.

Come procedere? Come dichiarato dall’Agenzia, si dovrà utilizzare una nuova funzionalità disponibile dal prossimo 2 maggio nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate.

La comunicazione potrà avere in oggetto anche solo una parte della rata del credito disponibile.

Con la comunicazione, sarà possibile procedere alla rateizzazione. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

LAVORI IN CASA: QUANDO È RICHIESTO IL PARERE DEL CONDOMINIO.

decoro

Se, per lavori che possano pregiudicare il decoro architettonico dell’edificio, è necessario il parere dell’assemblea, la delibera, con la quale si neghi al singolo condomino il consenso all’esecuzione dell’intervento progettato, può essere oggetto del sindacato dell’autorità giudiziaria è quanto stabilito dalla Cassazione civile, sez. II, 28 Dicembre 2022, n. 37852.

Il caso.

Il Condominio, in sede di assemblea, negava la possibilità di un ampliamento dell’unità immobiliare del ricorrente in forza di una clausola del regolamento di condominio, di natura convenzionale, con la quale si obbligano i condomini a richiedere il parere vincolante dell’assemblea per l’esecuzione di opere che possano pregiudicare il decoro architettonico dell’edificio.

L’assemblea negava l’autorizzazione a tale intervento “ritenendolo troppo invasivo per l’estetica e l’unità del complesso”.

In primo e secondo grado, viene riconosciuta la fondatezza della pretesa del singolo proprietario.

La Cassazione, tuttavia, formulando il principio di diritto richiamato, rinvia la decisione alla Corte di Appello, in diversa composizione. (continua)

Vendere una casa ereditata: cosa pagare di tasse.

Casa - Domande

Vendere una casa ricevuta in eredità è sicuramente un’ottima opportunità di guadagno ma per farlo è necessario prestare attenzione ad alcuni aspetti: infatti, dal punto di vista burocratico, i passaggi da eseguire sono più numerosi ed è bene averli presenti fin dall’inizio.

La dichiarazione di successione

Il primo passo è presentare la dichiarazione di successione, ovvero il documento che notifica il trasferimento del bene agli eredi a fini fiscali. Essa va presentata entro un anno dal decesso di chi ha lasciato l’immobile in eredità ed è possibile farla anche tramite un software dedicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

La dichiarazione di successione consiste nell’elenco di tutti i beni del defunto e viene utilizzata per determinare l’ammontare delle tasse sull’eredità.

Dal momento che nessun bene ricevuto in eredità può essere venduto se non sono state pagate le imposte relative, questo documento ha un valore molto importante.

La tassa di successione

Per quel che riguarda le tasse di successione da pagare sull’immobile, occorre tenete presente che queste variano a seconda del grado di parentela e sono così calcolate:

  • 4% sul valore catastale dell’immobile, con franchigia pari a 1.000.000€ per figli e coniuge;
  • 6% sul valore catastale con franchigia pari a 100.000€ per fratelli e sorelle;
  • 6% sul valore catastale, senza applicare la franchigia, per nipoti, zii, cugini di primo grado, cognati e suoceri;
  • 8%, anche in questo caso senza applicazione della franchigia, per tutti gli altri soggetti, tipo il convivente. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

COS’È IL MUTUO DI RISTRUTTURAZIONE E CHI PUÒ RICHIEDERLO?

mutuo

Siamo decisamente più abituati a sentire parlare di mutui in merito all’acquisto di una casa, ma non si tratta dell’unica tipologia esistente.

Il mutuo può infatti essere richiesto per ristrutturare un immobile di cui si è già in possesso, ma che si desidera rimodernare e rendere più efficiente.

In questi casi parliamo di mutuo di ristrutturazione, un mutuo che grazie al prestito di denaro da parte di un istituto bancario permette di coprire le spese necessarie per eseguire gli interventi.

Agevolazioni dedicate al mutuo di ristrutturazione

Chi richiede un mutuo di ristrutturazione ha la possibilità di avere una detrazione del 19% degli interessi pagati, con un importo massimo sul quale calcolare la detrazione pari a 2.582,25 euro. Il tutto va riportato all’interno della dichiarazione dei redditi.

Chi può richiedere il mutuo di ristrutturazione

Il mutuo di ristrutturazione può essere richiesto dal proprietario o dall’usufruttuario dell’immobile in questione, ma anche da un convivente.

Occorre però tenere presente che le eventuali agevolazioni possono essere godute solo se chi chiede il mutuo è il proprietario o l’usufruttuario, vale a dire chi avrà il possesso dell’unità immobiliare a titolo di proprietà o di altro diritto reale. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

SPETTA AL LOCATORE O AL CONDUTTORE L’ADEGUAMENTO ALLA NORMATIVA ANTINCENDIO?

antincendio

Ancora una sentenza in tema di contratti di locazione ad uso commerciale, a riprova del fatto che occorre porre molta attenzione in sede di stipula di tale tipologia contrattuale.

Come argomentato nella sentenza n. 2174 pronunciata dalla Cassazione civile il 24/01/2023, a farne le spese questa volta è la società conduttrice di un immobile, impossibilitata a proseguire la propria attività per mancato rispetto della normativa antincendio dell’immobile locato.

Adeguamento alla normativa antincendio: è obbligatorio?

Una società, che aveva in locazione un immobile per uso commerciale, chiedeva al Giudice di pronunciarsi per la risoluzione del contratto di locazione e conseguente condanna del locatore al rimborso dei canoni non dovuti, nonché al risarcimento dei danni subiti.

A dire della società conduttrice, l’inadempimento del locatore si fondava sul mancato conseguimento dei titoli amministrativi indispensabili per l’esercizio dell’attività commerciale programmata dalla società conduttrice, con particolare riferimento al certificato di prevenzione incendi ed al connesso certificato di agibilità.

Risultata soccombente la società conduttrice nei primi due gradi di giudizio, decideva pertanto di fare ricorso in cassazione. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

NELLE LOCAZIONI COMMERCIALI SPETTA AL CONDUTTORE VERIFICARE LA CONFORMITÀ DEL BENE ALLA SUA ATTIVITÀ.

locazioni commerciali

La vicenda, decisa dalla Corte dall’Appello di Torino con la sentenza n. 1005 del 29 settembre 2022, ha ad oggetto l’interpretazione delle clausole di un contratto di locazione ad uso commerciale.

Contratto d’affitto a uso commerciale: i doveri del locatore.

La società conduttrice, dopo esser entrata nella disponibilità dell’immobile ed aver eseguito un’importante ristrutturazione, si vedeva recapitare dal Comune una richiesta di chiarimenti nella quale si segnalava che una porzione dell’immobile locato per l’attività di vendita doveva essere qualificato quale “vetrinetta” e non “vetrina”.

Per tale motivo, invitava la conduttrice a presentare chiarimenti ed a depositare la documentazione attestante la destinazione d’uso commerciale di tale spazio.

A fronte di tale richiesta, la società conduttrice chiedeva i documenti alla proprietà, la quale, nonostante i ripetuti solleciti, si era limitata soltanto a proporre un accordo per la risoluzione consensuale del rapporto.

Scaduti pertanto i termini per l’integrazione della documentazione richiesta, il Comune disponeva la cessazione immediata dell’attività commerciale. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

COSTRUIRE UNA TETTOIA NUOVA, QUALE TITOLO EDILIZIO SERVE.

tettoia in legno

Quando un singolo proprietario decide di effettuare delle modifiche alla struttura della propria abitazione, la prima cosa che deve fare è assicurarsi di possedere tutta la documentazione necessaria per poter iniziare i lavori.

Questa fase preliminare – nonostante non venga svolto alcun intervento pratico sull’immobile interessato – risulta di fondamentale importanza per poter procedere allo svolgimento di tutti gli adempimenti nel pieno rispetto della normativa in materia.

La legge infatti prevede che il cittadino interessato ad aprire un cantiere all’interno della propria residenza debba presentare agli uffici municipali competenti l’attestato di proprietà dell’edificio in oggetto e la correlata Dichiarazione di Inizio Attività (DIA) per poter ottenere il titolo edilizio e proseguire nel proprio intento.

Costruire una tettoia nuova, quali parametri occorre considerare per ottenere il titolo edilizio.

Una situazione del tutto particolare si viene a creare quando il proprietario intende modificare la tettoia di un appartamento. Stiamo parlando di un eventualità assai ricorrente, in quanto ogni anno in Italia sono centinaia i contesti in cui i titolari di un’unità immobiliare (anche se inserita in un plesso condominiale) scelgono di inserire una pensilina – sia essa in lamiera o in muratura – che prima non c’era. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Codice Identificativo Affitti Brevi (CIR) : Cos’è, come si ottiene e a che cosa serve.

Codice identificativo

Il CIRcodice identificativo affitti brevi, è un documento con cui il proprietario di case vacanze o B&B comunica l’inizio della propria attività al municipio di competenza.

Di solito, si utilizza l’espressione “codice identificativo”, in quanto “CIR” non viene utilizzato da tutte le regioni.

Codice identificativo casa vacanza: cosa dice la Legge?

La Legge che regolamenta questo aspetto è la n.58 del 28 giugno 2019, il cosiddetto “Decreto Crescita 2019”, che funge da conversione in legge del decreto 30 aprile 2019, n. 34.

L’obiettivo è quello di migliorare la qualità dell’offerta turistica, assicurare la tutela del turista e contrastare forme irregolari di ospitalità.

Come richiedere il codice identificativo per affitti brevi?

Bisogna dire che non c’è ancora chiarezza su come ottenere il codice identificativo per affitti brevi.

Di solito, la questione spetta alle regioni ed è più utile rivolgersi direttamente agli enti preposti della propria regione per avere ulteriori informazioni sulle modalità di rilascio del codice.

Dove esporre il codice identificativo per le locazioni turistiche?

Secondo il comma 7è necessario esporre il codice nel momento in cui viene pubblicizzato o promosso un immobile turistico. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Coabitazione nei contratti di locazione.

Coabitazione nei contratti di locazione

La coabitazione nei contratti di locazione avviene quando più soggetti condividono lo stesso immobile locato, in un regime di convivenza stabile e continuativo.

Cos’è la coabitazione nei contratti di locazione.

La coabitazione nei contratti di  locazione si verifica quando più persone condividono la stessa abitazione locata, stabilendo una convivenza stabile e continuativa.
Essa può riguardare sia i contratti di locazione ad uso abitativo sia quelli ad uso diverso, a seconda delle esigenze delle parti coinvolte.

Soggetti coinvolti nei contratti di locazione con coabitazione

I soggetti coinvolti nei contratti di locazione  con coabitazione sono: il locatore, il conduttore e il coabitante.

Locatore

Il locatore è il soggetto che concede in locazione l’immobile a uno o più conduttori. Egli ha diritto al pagamento del canone di locazione  e alla restituzione dell’immobile nelle condizioni iniziali, salvo il normale deterioramento dovuto all’uso.
Il locatore è anche responsabile del pagamento dell’Imposta Municipale Propria (IMU) e della Tassa sui Servizi Indivisibili (TASI). (continua)
Fonte:StudioCataldi

QUANTO DEVE ESSERE GRANDE LA CASA DEI SOGNI?

casa dei sogni

Scegliere una nuova casa è tanto semplice quanto complesso, molti sono i fattori che entrano in gioco, quando si vuole scegliere una nuova abitazione e spesso non sempre i nostri desideri combaciano con le nostre possibilità.

Ma quanti sono i metri quadri necessari a vivere serenamente? Ovviamente, non esiste una risposta univoca su questo e molto dipende dalle aspirazioni e dalle necessità di ciascuno, ma vediamo qualche esempio.

Monolocale, i pro e i contro.

Parliamo di abitazioni da circa una trentina di metri quadri in tutto, ottime per coloro che vivono da soli ed hanno l’animo pragmatico.

Con poco spazio a disposizione si possono creare degli ambienti molto confortevoli ed accoglienti, oltre al fatto che richiedono un minimo sforzo per la manutenzione.

Bilocale: l’acquirente tipo.

Sia che viviate da soli che in coppia, un bilocale vi offre una comoda situazione casalinga ad ambienti separati.

Se non amate l’idea di un divano letto e volete separare gli ambienti (almeno la zona giorno dalla zona notte), allora un bilocale tra i 50 e i 70 metri quadri fa per voi. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

IL CONDOMINIO RISPONDE DEL DANNO PROVOCATO DALLE IMPALCATURE DAVANTI LA VETRINA DEL NEGOZIO.

impalcature

Il proprietario di un negozio al piano terra di un fabbricato condominiale si rivolge al Tribunale di Vasto per ottenere la riforma della sentenza di primo grado emessa dal Giudice di Pace.

Per quanto di interesse al presente commento, il condomino si duole del rigetto della domanda di condanna al versamento di un’indennità per l’eccessivo tempo in cui i ponteggi necessari all’esecuzione di un intervento di manutenzione straordinaria erano rimasti installati avanti le vetrine del negozio.

L’appello viene accolto, quantomeno rispetto all’indennità di occupazione  (Tribunale di Vasto, sentenza 305/2022).

L’indennità di occupazione.

Punto di partenza della riflessione è l’articolo 843 del Codice Civile, che così recita: «Il proprietario deve permettere l’accesso e il passaggio nel suo fondo, sempre che ne venga riconosciuta la necessità, al fine di costruire o riparare un muro o altra opera propria del vicino oppure comune Se l’accesso cagiona danno, è dovuta un’adeguata indennità».

A tale proposito, il Giudice di Pace aveva – erroneamente – osservato che il Condominio non può essere ritenuto responsabile dei danni provocati dall’appaltatore a terzi, tra cui i singoli condomini. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

DIRETTIVA EUROPEA SULLE CASE GREEN: QUALI EDIFICI SONO ESCLUSI?

casa green

È stata approvata dal Parlamento europeo il 14 marzo scorso la nuova direttiva europea sulle case green, che in Italia ha generato molti dibattiti e polemiche su obblighi e criteri.

Essa prevede anche alcune deroghe e di conseguenza alcuni edifici saranno esclusi dagli obblighi di efficientamento energetico stabiliti dalla normativa.

Direttiva sulle case green: quali sono le deroghe?

La direttiva europea sulle case green, che sta facendo molto parlare, prevede alcune eccezioni.

Si tratta quindi di deroghe alla normativa, in base alle quali alcune tipologie di edifici, pubblici e privati, non saranno obbligati ad adeguarsi entro i termini previsti.

Ecco quali sono, secondo il testo corrente, gli edifici che non saranno obbligati agli interventi di efficientamento energetico:

  • i luoghi di culto;
  • gli edifici protetti di particolare pregio storico e architettonico;
  • gli edifici temporanei;
  • le seconde case;
  • gli immobili autonomi, che possiedono una superficie inferiore ai 50 metri quadrati;
  • gli edifici di edilizia residenziale pubblica.

Oltre alle deroghe relative ai tipi di strutture interessate, un’altra eccezione riguarderà ragioni di fattibilità tecnica ed economica, ma essa potrà valere al massimo per il 22% degli edifici di ogni Paese europeo. (continua)

Fonte:StudioCataldi

Restituzione della caparra d’affitto: cosa sapere.

Affitto

Quando ci si trova a stipulare un contratto d’affitto, sia in veste di proprietario sia di locatario, una delle faccende con le quali ci si dovrà confrontare è quella della restituzione della cauzione.

Vediamo quindi alcune importanti informazioni.

Cosa dice la legge sulla cauzione d’affitto?

La normativa che regolamenta il deposito cauzionale è detta “legge sull’equo canone” (legge n° 392 del 27 luglio 1978).

Tale legge definisce la cauzione come uno strumento di tutela per i proprietari di casa che a fronte di inadempimenti finanziari dei locatari non si vedranno privati di quanto pattuito.

La legge prevede che nei contratti d’affitto la cauzione non sia superiore all’equivalente di tre mensilità, ma consente anche alle parti di accordarsi diversamente, in questo caso farà fede quanto pattuito e scritto sul contratto.

Quando è obbligatorio restituire la cauzione?

Allo scadere del contratto di locazione, l’inquilino ha il dovere di restituire le chiavi e il proprietario da parte sua di dare in dietro la cauzione per l’affitto.

Ma che cifra va restituita? È importante sapere che, durante tutto il tempo in cui il contratto è valido, la cifra versata come caparra matura degli interessi al saggio legale. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

 

Pensioni: quali sono i lavori usuranti?

Pensione usuranti: domande entro il 1° maggio

I lavori usuranti: quali sono e che vantaggi offrono per la pensione anticipata, di vecchiaia e per le altre opzioni, i limiti di età e contributivi.

I lavori usuranti sono quelli che richiedono un impegno psicofisico molto intenso in modo continuato; in particolare rientrano in tale definizione tutte quelle mansioni che, per loro natura, possono incidere in maniera significativa su vari aspetti, quali l’esposizione al rischio professionale o l’aspettativa di vita del lavoratore.

Allo svolgimento di tali mansioni sono ricollegati particolari benefici a livello pensionistico, che permettono a queste categorie di lavoratori di maturare in anticipo i requisiti per andare in pensione.
Vediamo, quindi, quali sono i lavori usuranti in base alla normativa vigente:

Come comunicare una disdetta di affitto.

disdetta

Per i più svariati motivi può presentarsi la necessità, sia da parte del proprietario dell’immobile che del conduttore, di procedere con la disdetta anticipata del contratto di locazione.

Vediamo di seguito tutti i dettagli da conoscere in merito, quali sono i termini da rispettare, quando è possibile e quali dati inserire nella lettera di recesso.

Quando si può disdire un contratto d’affitto?

Secondo la Legge, un contratto di affitto può essere disdetto nei seguenti casi:

  1. Alla data di scadenza riportata nel contratto stipulato tra le parti. In questo contesto, sei mesi prima del termine, bisogna inviare alla controparte una lettera in cui viene comunicata la volontà di non proseguire.
  2. L’inquilino può procedere prima della scadenza con la disdetta anticipata, senza indicare alcuna motivazione, se nel contratto è presente una clausola che lo riporta espressamente. È bene rispettare il periodo di preavviso che, in linea generale, è pari a sei mesi, ma in alcuni contratti è di tre. Anche qualora subentrassero dei gravi motivi, vanno comunque rispettate le tempistiche pattuite.

Cosa succede se non si rispettano i sei mesi di preavviso?

Per disdire un contratto di locazione, è necessario rispettare il termine di preavviso riportato nel contratto d’affitto.

Nel caso in cui questa tempistica non venga rispettata e una delle due parti non comunichi all’altra il preavviso di risoluzione anticipata, ci sono delle conseguenze. In particolare:

  • il locatore ha un contratto di affitto automaticamente rinnovato;
  • l’inquilino è tenuto a versare al proprietario dell’immobile i canoni corrispondenti al periodo di preavviso. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

IMU DEI CONIUGI CON RESIDENZE IN DUE CASE: QUANDO UNA DELLE DUE RESIDENZE È FITTIZIA?

IMU

coniugi con residenza disgiunta in Comuni diversi possono usufruire entrambi dell’esenzione IMU prima casa.

Il Comune può tentare di dimostrare, solo in sede d’appello, che la residenza di uno dei due coniuge è fittizia.

Lo ha stabilito la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Toscana, con la decisione 1330/1/2022 del 21 novembre 2022.

I giudici hanno riconosciuto il beneficio fiscale, applicando la sentenza n. 209/2022 della Corte Costituzionale, che sancisce la legittimità dell’esenzione dall’IMU per l’abitazione adibita a dimora principale, anche nelle ipotesi di scissione del nucleo familiare, sia all’interno dello stesso territorio comunale, sia in Comuni diversi.

Il fatto.

Nella vicenda in esame, i giudici toscani hanno accolto il ricorso del contribuente contro due avvisi di accertamento per le annualità 2014 e 2015, notificati dal Comune di Camaiore. Motivo del contendere, l’esenzione IMU prima casa che, secondo il Comune, non va applicata al caso di specie, dal momento che solo il contribuente è residente a Camaiore, mentre la moglie risiede in un altro luogo.

In primo grado, la CTP di Lucca dà ragione al Comune, seguendo il filone giurisprudenziale precedente alla sentenza della Corte Costituzionale, secondo cui in presenza di coniugi con residenze e dimore divise non si ha diritto all’esenzione.

I giudici di secondo grado, invece, hanno dato ragione ai coniugi, applicando la sentenza della Consulta sopra richiamata. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

COSA COMPORTA IL CAMBIO DI RESIDENZA AI FINI FISCALI?

 

case

Per i più svariati motivi, può presentarsi la necessità di cambiare residenza.

Andiamo a vedere di seguito cosa comporta questa decisione ai fini fiscali e le principali informazioni da conoscere.

Cambio residenza ai fini fiscali: l’esempio

Per comprendere al meglio l’argomento, proponiamo di seguito un esempio. Un figlio si trasferisce da un genitore in quanto quest’ultimo ha manifestato una malattia e ha, quindi, la necessità di essere assistito.

In qualità di caregiver, il figlio ha dichiarato domicilio temporaneo presso l’abitazione. La situazione, però, richiede il trasferimento della residenza del figlio presso quella del genitore.

Cosa implica il cambio di residenza ai fini fiscali?

Il cambio di residenza può incidere sull’IMU e sull’ISEE. Se il figlio ha delle agevolazioni prima casa, cambiando comune di residenza potrebbe perderle e la modifica potrebbe incidere anche sul contratto di fornitura elettrica che muterebbe a “non residente”.

Oltre a questo, il cambio di residenza incide su un altro aspetto: il figlio entrerebbe nell’ISEE del genitore e andrebbe conseguentemente ad inficiare su qualsiasi beneficio, riconosciuto tramite ISEE, di cui il genitore gode.

In linea generale, un cambio di residenza presso un genitore non impatta particolarmente ai fini fiscali. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

 

APPROVATA LA DIRETTIVA “CASE GREEN”: COSA FARE ADESSO?

case green

In materia di ristrutturazione ed edilizia green, l’Europa ha dato il via ad una serie di norme e direttive per l’ottenimento di riduzione delle emissioni entro il 2030, con obiettivi ancor più ambiziosi per il 2050.

Ma questo cosa comporterà per i cittadini? 

Ebbene, la maggior parte dei provvedimenti riguarderà la ristrutturazione delle case e l’ottimizzazione delle classi energetiche.

Case green: il programma energetico.

Ieri, il Parlamento Europeo ha approvato la direttiva inerente le performance energetiche degli edifici (abitazioni private, ma anche uffici, fabbriche, etc.).

La normativa ha lo scopo di ridurre drasticamente le emissioni di CO2 date dai consumi energetici delle abitazioni private; prevede, infatti, che tutti gli edifici di natura abitativa privata debbano raggiungere entro il 2030 la classe energetica di tipo “E”, e “D” entro il 2033.

Cosa c’entra la ristrutturazione delle case con le emissioni?

Ogni edificio ha dei consumi energetici: gli impianti di climatizzazione, l’apporto di acqua calda, il gas per cucinare, etc.

La classe energetica di una casa, quindi, indica quanto è efficiente l’utilizzo di questi impianti, di conseguenza una classe energetica bassa consumerà molto di più rispetto ad una classe più alta (con un evidente riscontro anche in bolletta). (continua)

Fonte:Immobiliare.it

COMPRAVENDITA IMMOBILIARE: LE RESPONSABILITÀ DEL NOTAIO.

notaio

Il notaio incaricato di una stipula riguardante i diritti reali su immobili non può limitarsi ad accertare la volontà delle parti e a sovrintendere alla compilazione dell’atto. Deve invece compiere l’attività necessaria ed assicurare la serietà e certezza dei relativi effetti tipici e il risultato pratico perseguito ed esplicitato dalle parti, poiché il contenuto essenziale della sua prestazione professionale è l’obbligo di informazione e consiglio.

La violazione di tale obbligo è fonte di responsabilità del notaio per violazione delle clausole generali di buona fede oggettiva e correttezza ai sensi degli articoli 1175 e 1375 del codice civile.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 33439 del 14 novembre 2022.

Il notaio responsabile della veridicità delle dichiarazioni del venditore.

Il proprietario, dopo aver acquistato casa, scopriva che l’appartamento era difforme dall’autorizzazione amministrativa, avendo un sottotetto che non fu qualificato abitabile per altezza inferiore a quella minima.

Per tale motivo, agiva in giudizio contro il venditore e il notaio che aveva steso il rogito, quest’ultimo per responsabilità professionale, per ottenere il risarcimento dei danni.

Il tribunale condannava in primo grado entrambi i convenuti al pagamenti in solido di 7500 euro. In particolare, il tribunale riteneva responsabile il notaio omessa verifica della veridicità delle dichiarazioni del venditore circa la conformità delle opere alle previsioni plano-volumetriche, tipologiche ecc. di cui alla lottizzazione approvata dal comune. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

SI PUÒ TRASFORMARE UN NEGOZIO IN ABITAZIONE?

destinazione d’uso

Molto spesso, può capitare di cambiare i propri piani e i propri progetti di vita: ma qualora si decidesse, è possibile modificare legalmente il proprio negozio in abitazione?

Cos’è la destinazione d’uso?

Ogni immobile, di qualsiasi natura esso sia e ovunque si trovi, ha una destinazione d’uso ben precisa: vale a dire che è registrato al catasto con una specifica funzione (abitazione privata, locale commerciale, locale agricolo etc).

La destinazione d’uso è importante per far sì che determinati criteri di sicurezza (ma anche di controllo, servizi o tassazione) vengano messi in atto, in base alla natura dello stabile.

Si può cambiare destinazione d’uso?

Poniamo il caso di avere un immobile con destinazione d’uso a locale commerciale, è possibile modificare la dicitura nel caso in cui si decida di interrompere l’attività e sfruttare, invece, l’immobile come abitazione privata?

In poche parole, sì, è possibile modificare la destinazione d’uso chiedendo un cambio presso il catasto e seguendo tutto lo svolgimento della pratica.

È bene ricordare che, qualora si decida di ignorare questi passaggi e “fare da sé”, significa portare avanti un abuso edilizio e per tanto commettere un illecito catastale. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

DOPPIA DETRAZIONE DEL MUTUO: ECCO IN QUALI CASI È POSSIBILE.

mutuo

La detrazione fiscale per il mutuo permette di ottenere delle agevolazioni sulle tasse.

In alcuni casi specifici, è possibile ottenerne una doppia. Vediamo cosa dice la normativa.

Quali sono le detrazioni fiscali per il mutuo.

Quando si accende un mutuo presso una banca per l’acquisto della casa, si possono avere delle detrazioni fiscali, che consistono in agevolazioni sulle tasse versate sui redditi da lavoro.

Infatti, i lavoratori dipendenti, al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi annuale con il modello 730, possono dichiarare le spese sostenute per la stipula del mutuo e per il pagamento delle rate mensili: del totale di queste, si potrà recuperare il 19% delle spese sul prestito e degli interessi passivi, con il limite di 4.000 euro per ogni anno.

I lavoratori autonomi con partita IVA in regime ordinario possono fare lo stesso, mentre quelli in regime forfettario, come è noto, non possono detrarre alcuna spesa.

Queste detrazioni sono possibili in caso di mutuo per l’acquisto della prima casa.

Nel caso di mutuo condiviso tra i due coniugi al 50%, entrambi possono avere le detrazioni, con la cifra massima di 2000 euro a testa. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

SÌ AI DEHORS DEI LOCALI SENZA AUTORIZZAZIONE FINO AL 31 DICEMBRE 2023.

dehors

La normativa ha esteso a tutto il 2023 la possibilità di installare liberamente, senza preventive autorizzazioni, i dehors nei locali pubblici.

Dehors senza autorizzazione fino al 31 dicembre 2023.

Il Decreto Milleproroghe, ora convertito in legge, ha stabilito una nuova proroga per la libera installazione dei dehors.

Si tratta di quelle strutture amovibili che possono essere posizionate all’aperto, quindi sul suolo pubblico, da parte dei titolari e dei gestori delle attività di ristorazione, quali bar, locali e ristoranti, per aumentare il numero dei posti disponibili per i clienti, ampliando di fatto la capienza della propria attività.

Tale misura era stata introdotta per fare fronte alle prolungate e forzate chiusure degli esercizi durante la pandemia e per aiutare i ristoratori a riprendersi dalla crisi economica che stavano attraversando.

Ora, il Decreto ha prorogato fino al 31 dicembre 2023 la possibilità di installare liberamente le strutture amovibili all’esterno dei locali, senza dover prima richiedere alcuna autorizzazione, in particolare quelle previste dal Codice dei Beni culturali e del paesaggio. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

L’IMMOBILE PIGNORATO PUÒ ESSERE VENDUTO DIRETTAMENTE DAL DEBITORE: COSA SAPERE.

pignoramento

La nuova riforma del processo civile ha apportato una novità: una casa pignorata può essere venduta direttamente dal debitore, al fine di snellire le pratiche legali e l’iter processuale, alleggerendo così l’intero sistema giudiziario e le parti coinvolte.

Da oggi quindi l’esecuzione forzata dovrebbe diventare più semplice e rapida.

Debitore e vendita diretta della casa pignorata, come fare.

Per effetto della riforma civile, da oggi il debitore può ora procedere in prima persona alla vendita della casa sottoposta a pignoramento.

Ciò è possibile depositando un’istanza al giudice di esecuzione, chiedendo l’autorizzazione per procedere alla vendita diretta dell’immobile pignorato. Perché ciò sia possibile, è però necessario il rispetto di alcuni requisiti:

  • l’istanza deve essere depositata almeno 10 giorni prima dell’udienza;
  • il prezzo di vendita deve essere pari o superiore a quello indicato nella relazione di stima;
  • un’offerta di acquisto irrevocabile deve essere allegata all’istanza;
  • a titolo di serietà, deve essere prestata anche una cauzione, che deve essere pari o superiore a un decimo del prezzo proposto;
  • l’offerta e l’istanza devono essere notificate al creditore precedente e ai nuovi creditori almeno 5 giorni prima dell’udienza;
  • l’offerta viene considerata respinta una volta trascorsi 120 giorni dalla data di presentazione dell’istanza di vendita. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

APE REGINA E VOLO NUZIALE: COSA FARE SE ACCADE IN UN CONDOMINIO?

Ape

Le api sono una tra le specie di insetti più affascinanti, nonché essenziali della Terra.

Le api vivono in una struttura sociale molto complessa e organizzata e, oltre a questo hanno, anche un sistema di riproduzione molto particolare.

Ma andiamo a vedere un po’ meglio come si struttura la gerarchia delle api e cosa fare nel caso in cui dovessero scegliere il nostro condominio come casa.

Come è organizzata la società delle api?

La società delle api può essere suddivisa, grosso modo, in tre gruppi:

  1. Ape regina: l’ape più importante di tutto l’alveare, infatti solo lei è l’unica in grado di deporre le uova e, quindi, di garantire la sopravvivenza della colonia e la prosecuzione della specie.
  2. Le api operaie: costituiscono la maggioranza della popolazione di un alveare e si occupano dell’impollinazione, accudiscono l’ape regina, etc.
  3. fuchi: ossia i maschi delle api, il cui unico scopo nella vita è quello di cercare di fecondare l’ape regina durante il suo volo nuziale. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Contratto preliminare: dal 7 marzo si registra online.

Dal 7 marzo 2023, i preliminari di compravendita si registrano online, senza doversi recare in un ufficio delle Entrate. Il fisco infatti mette a disposizione un nuovo servizio che ente di inviare la richiesta direttamente dal proprio pc insieme agli allegati, come il contratto ed eventuali planimetrie.

A prevedere tale possibilità è il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate  che ha approvato il modulo aggiuntivo del modello per la “Registrazione di atto privato” (Rap) già disponibile per la registrazione dei contratti di comodato d’uso.

Per la registrazione dei contratti preliminari di compravendita, si ricorda, finora era necessario recarsi presso un ufficio territoriale dell”Agenzia  entro 30 giorni dalla data della stipula dell’atto.

Il nuovo servizio consentirà invece a contribuenti ed intermediari di inviare la richiesta di registrazione in via telematica, attraverso la procedura web disponibile nell’area riservata del sito dell’Il nuovo servizio consentirà invece a contribuenti ed intermediari di inviare la richiesta di registrazione in via telematica, attraverso la procedura web disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate. (continua)

Fonte:StudioCataldi

ATTIVITÀ E NEGOZI DA APRIRE NEI COMUNI PIÙ PICCOLI E NELLE FRAZIONI: COME FUNZIONA?

borghi antichi

Cosa significa l’espressione “aree interne“? Serve per indicare tutte quelle zone situate al di fuori dei grandi centri abitati, più isolate rispetto al territorio urbano delle metropoli.

Comuni, paesi e frazioni che si articolano in campagna, in collina o in montagna, dove i servizi e le infrastrutture sono molto più scarsi e diradati rispetto ai grandi poli cittadini.

Un fattore che ha portato ad un progressivo e costante spopolamento di questi luoghi, divenuti in molti casi dei veri e propri “quartieri dormitorio“.

La rinascita delle aree interne: quali sono i lavori più richiesti?

Eppure, negli ultimi tempi, gli osservatori fanno notare un incremento davvero notevole delle persone interessate a trasferirsi nei centri di provincia, visti come più consoni per chi desidera una vita meno assillata e stressante rispetto alla frenesia della città.

Nelle aree interne anche il rapporto umano tra i singoli individui trova le condizioni migliori per svilupparsi: la gente impara a conoscersi frequentandosi giorno dopo giorno, e questo soprattutto grazie ai commercianti e ai negozianti che ancora portano avanti le proprie attività lavorative laddove la clientela risulta via via sempre meno numerosa.

Ma allora, quali sono i progetti imprenditoriali più idonei e interessanti per chi decide di vivere e lavorare nei piccoli comuni? (continua)

Fonte:Immobiliare.it

IMMOBILI, IN QUALI CASI IL CONIUGE NON EREDITA?

eredità

La Legge non permette che un coniuge venga diseredato, se vi è di mezzo il matrimonio.

Questo può avvenire solo in caso di divorzio. Ci sono però delle eccezioni.

Cosa spetta al coniuge.

A livello di immobili, il coniuge è un erede legittimario, a cui spetterà sempre una quota del patrimonio del defunto.

Ovviamente, in caso di figli, la quota verrà divisa con loro. Il coniuge ha il diritto di continuare a vivere nella casa famigliare, dove entrambi vivevano prima del decesso.

Parliamo di “diritto di abitazione” riguarda anche la possibilità di utilizzare i mobili presenti nella casa.

Proprio per questo motivo, gli altri eredi comproprietari della casa non potranno chiedere il pagamento di un canone o un risarcimento.

Questo diritto finisce nel momento della morte del coniuge superstite o con il suo trasferimento. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

TERMOSIFONE CHE FA UNO STRANO RUMORE: CHE FARE?

sfiatare

Per certi versi, lo strano rumore emesso alle volte dai termosifoni potrebbe essere definito come un “borbottio”. E se è vero che alle volte può essere meglio ignorare il “brontolio” delle persone che ci stanno accanto, lo stesso non si può dire per i nostri radiatori.

Se il calorifero “si lamenta”, sta cercando di dirci qualcosa di importante ed è opportuno intervenire prontamente.

Vediamo cosa fare quando il termosifone fa rumore.

La causa del rumore emesso dal calorifero.

La causa del rumore emesso dal calorifero è legata alla presenza di aria al suo interno. L’aria genera delle bolle che ostacolano il passaggio dell’acqua.

Non solo: oltre al limitato disturbo acustico, il vero problema riguarda la modalità in cui il calorifero si riscalda.

La presenza di aria ostacola infatti il riscaldamento omogeneo della superficie, inficiando il corretto funzionamento dell’apparecchio. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

CONTATORE DA 3KW: QUANTI ELETTRODOMESTICI SI POSSONO ACCENDERE.

elettrodomestici

Sarà capitato a tutti, almeno una volta, di aver avuto phon e forno accesi insieme, e di aver causato il superamento del limite di potenza del proprio contatore. Quando questo accade, salta la corrente.

I contatori più comuni, infatti, solitamente hanno una potenza standard di 3 kW, superata la quale avviene il cosiddetto “scatto del contatore”: in altre parole, si verifica un sovraccarico di potenza quando la somma delle potenze richieste da tutti gli apparecchi in uso contemporaneamente supera la potenza massima disponibile, di solito pari al 10% in più della potenza impegnata.

Vediamo insieme quanti kW consumano gli elettrodomestici e quanti apparecchi elettronici si possono accendere contemporaneamente con 3 kW di potenza.

Quanti kW consumano gli elettrodomestici.

Non è sempre semplice capire quale sia il consumo effettivo degli elettrodomestici, in quanto questo può variare in base a diversi fattori, come la classe energetica, il tempo di utilizzo e la dimensione dell’apparecchio stesso.

Solitamente l’etichetta dell’elettrodomestico che stiamo usando ci dà già un’indicazione della potenza necessaria al suo funzionamento, ma si tratta solo di una stima in quanto la potenza assorbita dall’apparecchio dipende dalla modalità d’uso. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Quota 103.

Quota 103

Previsto in via sperimentale per il 2023 il trattamento pensionistico anticipato Quota 103 a cui possono accedere i lavoratori privati e pubblici che hanno maturato 41 anni di contributi e hanno compiuto 62 anni di età.

Perché si chiama Quota 103.

Il nome non è altro che la somma dei requisiti pensionistici richiesti dalla legge per accedere alla misura. Si può infatti accedere a Quota 103 se entro il 31 dicembre 2023 i lavoratori dipendenti e autonomi iscritti all’Inps maturano un’anzianità contributiva di almeno 41 anni e hanno compiuto 62 anni di età.

Il diritto, anche se viene conseguito entro il 31 dicembre 2023, può essere esercitato decorsa questa data.

Requisiti di accesso.

Ai requisiti contributivi e anagrafici sopra indicati, ovvero età anagrafica di 62 anni e anzianità contributiva di 41 anni, se ne aggiungono altri: i richiedenti devono essere iscritti presso l’assicurazione obbligatoria INPS e alle forme esclusive o sostitutive della stessa o anche alla gestione separata. (continua)

Fonte:StudioCataldi

Illegittima sospensione del Gas: quando scatta il risarcimento del danno.

gas

La riattivazione della somministrazione del gas a distanza di circa un anno dalla sua sospensione unilaterale da parte della società fornitrice è un lasso di tempo eccessivo, per cui la società stessa deve risarcire il danno non patrimoniale, conseguente al pregiudizio psicologico e ai disagi subiti dai condòmini a causa della sospensione.

È quanto emerge dalla sentenza del Tribunale di Napoli n. 305 dell’ 11 gennaio 2023.

Anche se la sospensione dell’erogazione del gas è giustificata da motivi di sicurezza, tuttavia un anno senza gas è un tempo troppo lungo.

Scatta la condanna al risarcimento danni per inadempimento contrattuale a carico della società fornitrice.

Sospensione del gas: quando richiedere i danni.

La vicenda inizia nel settembre 2015, con la sospensione dell’erogazione di gas disposta dalla società di gestione a tutte le unità immobiliari di un intero palazzo condominiale.

Secondo la società fornitrice, la sospensione era giustificata dall’esistenza di gravi anomalie dell’impianto a servizio del condominio, dovute a opere illegittimamente realizzate da alcuni condomini.

Era quindi necessario, per motivi di sicurezza, interrompere la somministrazione del servizio a tutte le scale del Condominio fino all’eliminazione di tali anomalie. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

TERRAZZA A LIVELLO E LOCALE CALDAIA SONO DI PROPRIETÀ CONDOMINIALE?

locale caldaia

I beni condominiali, elencati dall’articolo 1117 del Codice Civile, sono quelli necessari all’uso comune, ossia il cortile, il parcheggio, i portoni d’ingresso, le scale.

Le parti del condominio non espressamente indicate in questo articolo di Legge si considerano condominiali, se destinati nella pratica all’uso comune.

Per quanto riguarda i beni del suddetto elenco, essi si presumono comuni fino a prova contraria.

Un caso particolare può riguardare la terrazza a livello e il locale caldaia.

Che cos’è la presunzione di condominialità.

La presunzione di condominialità è il principio secondo il quale i beni che non sono espressamente attribuiti da un titolo alla proprietà esclusiva di uno dei condomini sono da considerarsi comuni e condominiali.

Viceversa, può esistere un titolo contrario in base al quale una parte dell’edificio risulta essere di proprietà privata di uno o più condomini. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

COME TOGLIERE IL CALCARE DAI RUBINETTI EFFICACEMENTE?

calcare

Quando si parla di “durezza” dell’acqua si intende la quantità di calcio e magnesio che essa porta con sé nelle tubature delle nostre abitazioni.

Sebbene questo dato possa variare sia da città a città che da quartiere a quartiere, una delle conseguenze più comuni dell’acqua dura è la formazione del calcare.

Quelle che, in prima battuta, sono solo delle piccole macchiette, a lungo andare si possono trasformare in vere e proprie incrostazioni, fonte di malattie e causa del mal funzionamento della rubinetteria.

Che si tratti di rubinetti cromati, in acciaio o bronzati, una corretta manutenzione e qualche piccolo trucco possono aiutare a far sì che durino più a lungo.

Scopriamo, dunque, insieme i rimedi più efficaci per togliere il calcare dal bagno.

Come togliere il calcare dai rubinetti cromati o in acciaio?

Mentre bronzo e ottone richiedono una cura particolare e un tocco più delicato, i rubinetti cromati o in acciaio possono essere puliti con maggiore facilità, utilizzando comuni prodotti casalinghi.

Limone anti-calcare

Il primo trucco arriva direttamente da uno degli alleati in tavola: il limone.

Taglialo in fette abbastanza grandi e strofinalo sulla superficie da pulire; quindi, risciacqua con abbondante acqua tiepida e infine asciuga con un panno pulito per un brillantezza garantita. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

SUPERBONUS: STOP ALLE CESSIONI DEI CREDITI (MA CI SONO DELLE ECCEZIONI)

Crediti

Ultimissima notizia: è stato pronunciato lo stop a tutte le cessioni dei crediti di tutti i bonus fiscali, Superbonus compreso.

Questo è ciò che emerge leggendo il decreto con riferimento ai crediti fiscali che il Governo Meloni ha approvato nel Consiglio dei ministri.

È, dunque, ufficiale e già applicato il divieto di acquisti per le pubbliche amministrazioni; l’obiettivo, secondo l’Esecutivo, è fermare il disordine che da un lungo periodo riguarda la dinamica dei crediti fiscali per i lavori edilizi.

Stop a tutte le cessioni dei crediti per i bonus.

Cosa dice il Decreto? Secondo la nuova legge n. 11 del 16 febbraio 2023 è decretato lostop di tutte le cessioni dei crediti per i bonus fiscali. In poche parole, il Governo ha bloccato la norma che definisce le cessioni (parliamo dell’articolo 121 del decreto Rilancio).

Le eccezioni?

Sì, ci sono: a essere esclusi da questa ultimissima decisione sono gli interventi già avviati.

Anche gli enti pubblici non possono acquistare crediti

La seconda linea decretata blocca le azioni di acquisto di crediti da parte di Regioni ed enti pubblici.

No dunque per Comuni, Province e Regioni e tutti gli enti che fanno parte del “perimetro della Pa”: non potranno acquistare crediti fiscali per opere di ristrutturazione. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

INFISSI IN LEGNO: QUALI SONO I PUNTI DI FORZA E DI DEBOLEZZA?

infissi in legno

Glinfissi in legnobelli da vedere e creano un ambiente caldo ed accogliente ma … sono la scelta migliore in quanto ad isolamento termico e qualità-prezzo?

Sono indubbiamente i più belli esteticamente ed, oltre ad essere molto apprezzati nelle case di città, sono anche perfetti nei contesti di villeggiatura perché donano all’abitazione un aspetto curato e caratteristico.

Tuttavia, il materiale è delicato: il legno va trattarlo periodicamente ed occorre prendersene cura con prodotti specifici. Ecco cosa sapere prima di sceglierli.

Quali sono i vantaggi degli infissi in legno?

punti di forza degli infissi in legno sono diversi, tra cui il fattore estetico. Il legno è infatti un materiale in grado di adeguarsi a diversi stili architettonici ed è in grado di contribuire a rendere più appetibile ed accogliente uno stabile.

Va inoltre considerato che il legno è un ottimo isolante, sia dal punto di vista termico che acustico: le finestre realizzate con questo materiale permettono quindi di evitare dispersioni di calore come invece potrebbe avvenire con gli infissi in alluminio. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

OBBLIGHI E DIRITTI SUL MARCIAPIEDE DAVANTI A CASA: COSA DICE LA LEGGE

marciapiede

Il marciapiede, come stabilito dal Codice della Strada, rappresenta la parte della stradaesterna alla carreggiata, rialzata o altrimenti delimitata e protetta, destinata ai pedoni, che appartiene al demanio.

Ci sono situazioni in cui il marciapiede che si trova davanti a casa propria è suolo pubblico ma anche casi in cui è privato, e in tal caso sussistono, per chi lo ha davanti a casa, sia obblighi che diritti.

Quali sono gli obblighi che si hanno sul marciapiede davanti casa.

Manutenzione e pulizia del marciapiede.

Quando un marciapiede davanti casa si trova dinanzi a case in condominio, è solitamente considerato suolo pubblico, quindi di proprietà del Comune.

Trattandosi quindi di un’area liberamente accessibile da tutti, spetta al Comune occuparsi della sua manutenzione e della sua pulizia, pur essendo davanti ad un condominio.

Tuttavia, i condomini sono considerati i custodi del marciapiede, come previsto dal Regolamento della Polizia Urbana, e, stando a quanto stabilito dai regolamenti condominiali, è compito del portinaio provvedere ogni giorno alla pulizia del marciapiede dinanzi al condominio, e in caso di neve, anche occuparsi di spargere il sale per permettere ai condomini di entrare e uscire di casa in sicurezza. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

BONUS BALCONI 2023: COME RICHIEDERE LE AGEVOLAZIONI?

balconi

Dall’introduzione del Superbonus ad oggi, sono stati anni molto intensi dal punto di vista delle ristrutturazioni e delle agevolazioni in materia di lavori edili. Tra queste, esiste anche il bonus relativo ai balconi (e non solo): andiamo a vedere cos’è e come si ottiene.

 

Bonus balconi 2023: cosa prevede?

Il bonus balconi rientra all’interno di una serie di altri bonus destinati alla ristrutturazione di case e abitazioni, è stato riconfermato per l’anno fiscale 2023 e tramite il quale si può richiedere fino a una detrazione del 50% della spesa sostenuta.

Ovviamente, i lavori dovranno riguardare balconi, ma anche terrazzi e logge, mentre le facciate tout court non saranno comprese all’interno del calcolo della detrazione.

Quando si può richiedere?

Naturalmente, esistono alcuni requisiti per poter accedere alle agevolazioni del bonus balcone:

  • l’immobile deve essere situato in Italia e la proprietà intestata al richiedente;
  • la spesa deve essere fatta entro l’anno 2023 e su edifici esistenti (non edifici in corso di costruzione);
  • per poter richiedere la detrazione il pagamento dovrà essere tracciabile. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Sottoscala e pianerottoli sono sempre parti comuni?

scale

All’interno di un condominio, possono dei comproprietari realizzare sul loro pianerottolo un bagno a loro uso esclusivo, rendendo inutilizzabile quello ad uso comune posto nel sottoscala?

Entrambe le parti, ovvero pianerottolo e sottoscala, sono parti comuni e, secondo la Corte di Cassazione, con l’ordinanza 12 dicembre 2022, n. 36141, questi spazi rientrano nella presunzione di condominialità.

Infatti, le scale e i relativi pianerottoli rappresentano strutture essenziali del fabbricato sotto il profilo funzionale, anche nel caso tali beni siano posti al servizio soltanto di alcune porzioni dello stabile.

Quali sono i beni comuni in un condominio?

Il Codice civile elenca una serie di beni che si presumono comuni, a meno che non sia disposto diversamente.

In particolare, sono tali tutte le parti necessarie all’uso comune come:

  • il suolo su cui sorge l’edificio;
  • le fondamenta;
  • i muri maestri;
  • i pilastri e le travi portanti;
  • i tetti e i lastrici solari;
  • le scale;
  • i portoni di ingresso;
  • i vestiboli;
  • gli anditi;
  • i portici;
  • i cortili e le facciate.

(continua)

Fonte:Immobiliare.it

SUPERBONUS E BONIFICO PARLANTE: COME NON SBAGLIARE.

bonifico

Il Superbonus, come si sa, consiste in una detrazione sulle spese inerenti ai lavori svolti per ristrutturare e/o svecchiare casa (specialmente per quanto riguarda la classe energetica dell’edificio).

Ma al momento del pagamento si perde il diritto agli sgravi e alle agevolazioni, se si salda il conto senza un bonifico parlante?

Vediamo che dice la legge in merito.

Bonifico parlante e bonifico ordinario: le differenze.

In primis, occorre fare una prima distinzione su cosa sia un bonifico parlante e un bonifico ordinario.

La differenza sostanziale tra i due risiede sulla quantità di dati inseriti:

  • per il bonifico ordinario infatti occorrono i dati strettamente necessari al completamento dell’operazione finanziaria;
  • il bonifico parlante invece necessita anche dei codici fiscali delle parti (o della partita IVA) e in causale occorre citare la norma a cui si riferisce l’agevolazione di cui si vuole trarre beneficio.

(continua)

Fonte:Immobiliare.it

Ore di riposo in condominio.

Ore di riposo in condominio
Le ore destinate al riposo nei condomini sono in genere stabilite dal regolamento condominiale in fasce orarie, in presenza di rumore eccessivo i limiti sono quelli dell’art. 844 c.c. e dell’art. 659 c.p.

Quali sono gli orari di riposo in condominio.

Ci sono degli orari da rispettare nei condomini per consentire a chi vi abita di riposare in santa pace?

La pacifica convivenza condominiale del resto, si sà, è un tema affrontato assai spesso dalla giurisprudenza. In più occasioni l’eccesso di rumori determina responsabilità di rilievo civile (immissioni) ma anche penale.

A lungo dottrina e giurisprudenza si sono confrontate sul tema della soglia di normale tollerabilità. Le ore di riposo tuttavia si ascrivono in un discorso più complesso, poiché coinvolgono interessi di diverso rango tra i quali la premura, per il legislatore suprema, della tutela della salute.

I regolamenti condominiali.

Nell’affrontare questo tema occorre partire da un presupposto fondante: il regolamento del condominio, anche se non deve necessariamente prevedere le ore destinate al silenzio di fatto, molto spesso contiene regole orarie specifiche che stabiliscono in quali ore del giorno i condomini possono effettuare lavori che comportano comunque del rumore, così come, di conseguenza, orari in cui si deve dare priorità al riposo dei condomini. (continua)

Fonte:StudioCataldi

 

MUTUO CASA E TASSI: COSA CONVIENE FARE NEL 2023?

mutuo

Il 2 febbraio 2023 c’è stato un nuovo rialzo dei tassi di interesse. In quella data si è tenuta la riunione del consiglio direttivo della Bce (Banca centrale europea), presieduto da Christine Lagarde.

Stando alle previsioni, sarebbe l’ultimo aumento programmato sul costo del denaro, l’ennesima mossa UE per cercare di arrestare ulteriormente la salita del termometro dell’inflazione che ha portato a un aumento dei prezzi e del costo della vita nell’eurozona.

Di conseguenza si prevedono una nuova crescita dei tassi sui mutui per la casa, in particolare sui prestiti a tasso variabile.

Perché conviene allungare un mutuo casa?

Detto in parole semplici, per chi compra casa in questo momento sembra conveniente l’opzione mutuo a tasso fisso; meno rischioso in un mercato così fluttuante con tassi variabili in salita o altalenanti. Inoltre, converrebbe allungare la durata del mutuo o prestito.

Non a caso, negli ultimi mesi gli indicatori hanno già registrato un aumento della durata media dei finanziamenti, saliti mediamente da 22 a 24 anni.

Questo per effetto del loan to value, ossia il peso in percentuale del prestito richiesto sul valore di un immobile (dal 61,3% al 67,8%).

Questi dati ci mettono davanti alla realtà: nel 2023 serviranno più soldi per acquistare una stessa casa che avremmo acquistato con prestito bancario nel 2022. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

IMMOBILI INAGIBILI: L’IMU SI PAGA ANCHE IN QUESTO CASO?

Casa inagibile

Sono classificati come immobili inagibili tutte quelle strutture che a vario titolo non sono abitabili, perché metterebbero a repentaglio la sicurezza dei loro occupanti.

Per rendere agibile un edificio occorre intervenire con specifici lavori di ristrutturazione.

Ecco quali sono le normative fiscali che li riguardano e come devono comportarsi i proprietari di un immobile inagibile.

 

Come funziona l’IMU per gli edifici inagibili.

Limposta municipale unica viene applicata a tutti gli immobili di proprietà, a esclusione di quello adibito a prima abitazione.

Il principio è valido anche per i cittadini che possiedono strutture che non sono abitabili di fatto o non hanno il certificato di agibilità a prescindere dall’utilizzo.

Per i fabbricati di questo tipo, la legge 160/2019 stabilisce però una riduzione della base imponibile del 50%, limitatamente al periodo dell’anno durante il quale sussistono le condizioni che ne impediscono l’utilizzo.

Prima è necessario effettuare una perizia a carico del proprietario o un’autocertificazione che attesti l’inagibilità del fabbricato da parte di un tecnico abilitato. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

TERMOSIFONE O CONDIZIONATORE: QUALE CONSUMA DI PIÙ?

Termosifone

Vediamo quale tra le due soluzioni è la più conveniente così da evitare importi salati in bolletta, più di quanto lo siano già a causa degli aumenti di luce e gas.

Consumi energetici del condizionatore: quali sono?

condizionatori A+++ di ultima generazione prevedono una spesa iniziale piuttosto alta, ma permettono di riscaldare più velocemente gli spazi; un secondo vantaggio dei condizionatori a pompa di calore è la possibilità di accenderli e spegnerli quando si preferisce, anche quando si è fuori casa; inoltre non è richiesta particolare manutenzione dopo l’installazione.

Uno degli svantaggi riguarda i consumi: circa 400 watt l’ora, ovvero 1,2 kW/h. Ponendo il caso un un’abitazione con 3 condizionatori che vengono accesi 50 ore a settimana, si stima un consumo totale di 60 kW a settimana.

Calcolando che 1 kW costa attualmente circa 0,361 *[GN1] centesimi, si può determinare il costo al mese (72 euro circa). Ovviamente, le spese possono essere ridotte, se i condizionatori vengono spenti nelle stanze che in quel momento non si utilizzano o quando si esce di casa. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

CHI SONO I PRIMI AGENTI IMMOBILIARI DELLA STORIA?

sensali

Chi sono i sensali e cosa c’entrano in rapporto alla storia della figura dell’agente immobiliare? Quest’ultima è, ovviamente, una professione moderna, ma che in realtà affonda le sue radici nella storia antica.

Vediamo chi erano i sensali e perché le due figure si possono considerare intimamente collegate.

Etimologia di “sensale”.

Stando all’Enciclopedia Treccani, la parola “sensale” deriva dall’arabo e dal persiano e, letteralmente, sta a significare (ancora oggi) un mediatore tra venditore e acquirente, specialmente per quanto riguarda le contrattazioni di prodotti agricoli e di bestiame, ma può anche essere inteso in senso più ampio del termine, assumendo così il solo sinonimo di mediatore.

Le origini del sensale.

Non è semplice rintracciare le origini di una figura così poliedrica, ma sicuramente troviamo una loro discreta presenza già al tempo degli arabi precedenti alla venuta del Profeta e dei persiani, ma oltre al vicino oriente, se ne trovano alcune testimonianze anche durante l’impero romano.

Una figura, quella del mediatore, fondamentale per società che fondano molti dei loro profitti sul commercio. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

BONUS ACQUA POTABILE 2023: QUANDO SCADE E COME RICHIEDERLO?

acqua potabile

Il bonus per l’acqua potabile è stato esteso anche al 2023. Vediamo di seguito di cosa si tratta, cosa include, a chi si rivolge e quali sono le scadenze di fine febbraio da segnare in agenda.

Ecco tutte le informazioni da conoscere sull’argomento.

Cos’è il bonus acqua potabile?

Con il termine bonus per l’acqua potabile o bonus depuratore si intende un’agevolazione che eroga un credito d’imposta pari al 50% destinato all’acquisto e all’installazione di sistemi di filtraggio, con la finalità di migliorare la qualità dell’acqua dei rubinetti domestici e di limitare l’utilizzo delle bottiglie di plastica.

Copre le spese sostenute dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2023 e, nel dettaglio, fa riferimento a tutti quei sistemi utilizzati per:

  • il filtraggio;
  • la mineralizzazione;
  • il raffreddamento;
  • l’addizione di anidride carbonica alimentare.

Qual è il tetto massimo di spesa?

È previsto un tetto massimo di spesa sul quale calcolare il bonus:

  • 1.000 euro per ogni abitazione, per le persone fisiche;
  • 5.000 euro per gli immobili adibiti ad attività commerciale o istituzionale per chi esercita attività d’impresa, arti e professioni e per gli enti non commerciali. (continua)

             Fonte:Immobiliare.it

INTESTATARIO DEL MUTUO, È POSSIBILE SOSTITUIRLO?

Mutui in Italia

Alla luce delle difficoltà sempre maggiori che la società moderna riserva ai cittadini di ogni età (ma, in particolar modo, ai più giovani) dal punto di vista economico, sono sempre più numerose le persone che in tutta Italia decidono di aprire un mutuo presso un istituto di credito.

I motivi possono essere i più disparati, a cominciare dalla volontà di acquistare una casa nuova o dal desiderio di aprire una piccola attività lavorativa in proprio.

Cosa fare per aprire un mutuo in banca e con chi bisogna prendere accordi.

Una volta individuata la banca migliore per aprire un mutuo, il primo passo da compiere è quello di accordarsi con il responsabile che si occupa di questo ambito per delineare tempi e modi in cui restituire la somma ricevuta.

Spesso però capita che, durante il periodo in cui si ricevono le rate prestabilite, vengano a cambiare le condizioni che hanno portato il contraente a chiedere il prestito. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Quanto ci vuole per ottenere un mutuo?

Mutui

Quali sono i tempi del mutuo? Quanto ci vuole per ottenere un mutuo?

Dare una risposta a domande come queste è imprescindibile quando si vuole comprare casa, in particolar modo se quella che acquistiamo sarà la nostra casa principale e per spostarvici dobbiamo fare un trasloco e liberare una casa in cui siamo in affitto.

Scopriamo dunque insieme quali sono le varie fasi che definiscono l’iter di un mutuo e i tempi che coinvolgono.

Documenti: quali presentare?

Il primo step è dato dalla presentazione dei documenti richiesti dalla banca. Ogni istituto di credito, prima di concedere del denaro in prestito, valuterà alcune informazioni del richiedente, per assicurarsi della sua capacità di solvibilità e dei tempi necessari alla restituzione.

La valutazione della banca coinvolge diversi aspetti che includono il lavoro svolto dal soggetto, il tipo di contratto di cui gode, la composizione del nucleo familiare…

Ecco a seguire un elenco dei documenti che occorre presentare: carta d’identitàcodice fiscale, certificato di residenza, certificato di stato di famiglia.

Inoltre se lavoratore dipendente è necessario presentare: modello CUD, certificato di servizio, fotocopia della busta paga; mentre se lavoratore autonomo: modello Unico e fotocopia degli estratti conti.

A questa documentazione si aggiungono i documenti relativi alla persona necessari a valutare correttamente le condizioni economiche dei clienti, conoscere il reddito, il carico familiare e se ci sono elementi passati che potrebbero influenzare e aumentare i rischi che derivano dalla concessione del mutuo. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

COMPRARE CASA, LE VERIFICHE TECNICHE DA EFFETTUARE.

Comprare casa

Prima dell’acquisto di una casa, ci sono dei passi dal punto di vista burocratico che devono essere fatti.

Il venditore e l’acquirente devono effettuare delle verifiche tecniche, così da rispettare i rispettivi interessi e gli obblighi di legge.

Si potrebbe pensare che bastino l’agenzia immobiliare e un notaio, ma ci sono degli accertamenti preliminari che possono garantire la trasparenza della compravendita.

Verifica della regolarità urbanistica dell’immobile: in cosa consiste.

Il potenziale acquirente deve obbligatoriamente verificare che l’unità abitativa sia in regola dal punto di vista urbanistico.

Dovrà esserci quindi la licenza edilizia (se l’edificio è stato costruito prima del 1977), la concessione edilizia (per immobili edificati tra il 1977 e il 2003) o il permesso a costruire (per immobili di costruzione posteriore al 2003).

Se l’edificio è precedente all1 settembre 1967, il potenziale acquirente deve richiedere il disegno del progetto dell’immobile. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Condividere un appartamento, ecco le regole contrattuali.

coinquiline

Il costo della vita sempre più alto e la precarietà lavorativa del mondo di oggi spingono molte persone a condividere un appartamento piuttosto che comprarne uno da soli.

A ricorrere a questo mezzo per risparmiare sono maggiormente gli studenti fuori sede o i giovani stagisti costretti a contenere le spese per mantenere se stessi e una casa. Per gestire la condivisione con altre persone non basta solo il buon senso, ci sono delle regole ben precise che riguardano il contratto di condivisione di un appartamento.

La firma del contratto.

I contratti di condivisione possono essere sottoscritti a nome di tutti gli inquilini o solo da parte di uno dei conduttori. Questa seconda ipotesi riguarda soprattutto le coppie di fatto.

Il primo caso è più comune invece tra studenti o lavoratori che vogliono dividere le spese.

Ma come comportarsi se uno degli inquilini non paga la propria parte di affitto o lascia l’alloggio prima del tempo stabilito nel contratto? Ecco qualche indicazione. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Vendita a rate con Riserva di Proprietà, per acquistare a rate senza Mutuo. Come funziona?

casa

Si può acquistare una casa a rate, ma senza accendere un mutuo, grazie alla vendita con riserva di proprietà che è regolata dall’articolo 1523 del Codice Civile. Si chiama vendita con riserva di proprietà o più comunemente nota come patto di riservato dominio

Vendita con riserva di proprietà, come funziona. 

Si tratta di un contratto che permette all’acquirente di prendere possesso dell’immobile all’atto notarile, tramite il pagamento di un corrispettivo che viene pagato con rate pattuite tra le parti contraenti.

Si tratta di un accordo di compravendita con il pagamento delle rate, ma con la clausola che la proprietà è del venditore fino al versamento integrale del prezzo pattuito, cioè fino a quando l’acquirente non finisce di pagare le rate.

Cosa succede se il compratore non paga le rate? 

Nel caso in cui l’acquirente non riesca più a pagare le rate, il venditore può chiedere al giudice la risoluzione del contratto e ritornare in possesso dell’abitazione, indipendentemente dalla somma fin lì versata dall’acquirente.

Quando ciò avviene la norma ci dice che il venditore deve restituire le rate di prezzo incassate. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Mediazione Immobiliare e diritto alle Provvigioni.

casa

È recente la sentenza della Corte di Cassazione che si pronuncia su intermediazione immobiliare e sul diritto alla provvigione che spetta in caso di conclusione della vendita.

Vediamo i fatti in oggetto e il giudizio della Corte di Cassazione.

La Corte d’Appello rigetta la richiesta di provvigioni dell’agenzia.

Nel caso preso in considerazione, l’agenzia immobiliare aveva ricevuto l’incarico per la vendita di un appartamento e con questo scopo aveva accompagnato potenziali clienti a vedere l’immobile.

Questi, dopo una seconda visita avevano formulato una proposta di acquisto che non era stata accettata dal proprietario.

Però, dopo qualche mese l’appartamento veniva venduto, in modo autonomo, dal proprietario agli stessi clienti potenziali.

L’agenzia, dopo esserne venuta a conoscenza aveva citato in giudizio i clienti  per ottenere le provvigioni dovute per l’attività di intermediazione svolta. 

In primo grado il giudice aveva accolto la domanda dell’agenzia, ma in seguito all’impugnazione degli acquirenti la Corte d’Appello aveva rigettato la richiesta dell’agenzia. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Bonus prima casa: Le novità.

Bonus prima casa

La Manovra economica del nuovo Governo Meloni ha confermato una serie di agevolazioni per l’anno 2023. Tra le conferme c’è il Bonus Prima Casa, l’aiuto a coloro che vogliono acquistare la loro prima casa.

Modifiche Meloni al Bonus Prima Casa.

Lagevolazione Prima Casa è nel 2023 destinata a chi ha meno di 36 anni, alle coppie con almeno uno dei due sotto i 35, alle famiglie mono-genitoriali con figli minori, a chi abita in case popolari e a tutti coloro che hanno un Isee non superiore ai 40 mila euro.

Aggiunto il Bonus Case Green 2023.

Sono stati confermati i seguenti aiuti:

  • bonus prima casa under 36;
  • mutui agevolati per acquisto prima casa;
  • fondo di solidarietà per i mutui prima casa. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

ACCESSO AL TETTO CONDOMINIALE: TUTTI POSSONO AVERE LE CHIAVI?

condominio

Gli spazi comuni del condominio, per legge, possono essere utilizzati da tutti i condomini. Sono pochi gli spazi condominiali accessibili a pochi condomini e solo per questioni di sicurezza. Ciò premesso, vediamo come viene regolamentata questa questione e perché.

Spazi comuni e spazi ad accesso limitato.

Come abbiamo scritto sopra la regola generale che si applica all’interno dei condomini è che, se le chiavi dei locali condominiali permettono di accedere ad aree comuni a cui hanno diritto di accesso tutti i condomini, compreso il tetto condominiale, allora tutti i condomini hanno il diritto di tenere le chiavi di accesso

Se invece l’accesso agli spazi condominiali, per regolamento, è destinato solo ad alcuni condomini, allora saranno solo questi ad avere diritto alle chiavi di accesso agli stessi spazi tra cui potrebbe esserci il tetto condominiale.

 

Quando si parla di spazi comuni dove non accedono tutti i condomini  non ci riferiamo agli spazi a disposizione di tutti come il cortile, le scale, l’androne, ma di locali dove si trovano i contatori, il locale dei motori dell’ascensore o dove si trova l’autoclave.

Si tratta di luoghi del condominio il cui accesso è limitato a pochi condomini a cui è stata affidata la chiave dall’amministratore, per questioni di sicurezza. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Superbonus 110% per i condomini.

Superbonus 110% per i condomini

Il Superbonus 110%, introdotto dal decreto Rilancio, spetta anche ai condomini secondo un meccanismo “a scalare”, in base a determinate cadenze temporali.

Superbonus 110%: la normativa di riferimento

Come noto il decreto legge n. 34/2020 (c.d. decreto Rilancio), convertito con l. 77/2020, ha incrementato al 110% l’aliquota di detrazione delle spese sostenute per la realizzazione di specifici interventi di efficientamento energetico e di riduzione del rischio sismico, nonché per l’installazione di impianti fotovoltaici e di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici all’interno degli edifici (il cosiddetto Superbonus 110%).

L’agevolazione fiscale consiste in una detrazione del 110% dall’imposta lorda applicata al committente, il quale può fruire della detrazione, cedere il proprio credito di impresa, ovvero optare per un contributo anticipato sotto forma di sconto dai fornitori dei beni o servizi.

Per cedere il credito o avere lo sconto in fattura è stato introdotto l’obbligo per il contribuente di richiedere:

  • il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione attestante la sussistenza dei requisiti che danno diritto alla detrazione d’imposta, rilasciato dagli intermediari abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni (dottori commercialisti, ragionieri, periti commerciali, consulenti del lavoro), nonché dai Caf;
  • l’asseverazione tecnica relativa agli interventi di efficienza energetica e/o di riduzione del rischio sismico da parte, rispettivamente, dei tecnici abilitati al rilascio delle certificazioni energetiche e dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico per gli interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico. (continua)

Fonte:StudioCataldi

FIN QUANDO SPETTA IL DIRITTO DI ABITAZIONE? I CASI.

diritto di abitazione

Quando due coniugi procedono con la separazione o con il divorzio, in presenza di figli, la casa coniugale va automaticamente al genitore cosiddetto collocatario (ossia quello presso cui viene collocata la prole come da sentenza del giudice o decisione congiunta della coppia), indistintamente da chi sia il reale proprietario dell’immobile.

Nel caso in cui l’uso dell’abitazione venga concesso al coniuge che non ne detiene la proprietà, questo è da intendersi come temporaneo, fin tanto che i figli presentino determinati requisiti, tra cui la non-autosufficienza economica. Altra storia, invece, per quanto riguarda i figli di maggiore età, con percorso di studi concluso ma ancora disoccupati.

Vediamo tutti i casi.

A chi spetta la casa famigliare dopo la separazione in presenza di figli?

La giurisprudenza ha stabilito che la casa famigliare spetta al coniuge collocatario che, se non corrisponde con il proprietario dell’immobile, segue il principio del diritto di abitazione, ossia una cessione temporanea dell’abitazione.

Tuttavia, al genitore cui viene affidata la prole non spetta la proprietà esclusiva della casa, tanto che, una volta raggiunti, da parte dei figli, i requisiti per la conclusione del diritto di mantenimento, questa torna al legittimo titolare.

Quando cessa il diritto di abitazione?

Il coniuge perde il diritto di abitazione e deve, dunque, lasciare la casa famigliare nei seguenti casi:

  • se i figli si trasferiscono in un altro immobile senza il genitore;
  • Se il genitore e i figli si trasferiscono, congiuntamente, in un’altra casa anche se questi ultimi non hanno raggiunto l’autosufficienze economica;
  • Se viene meno il diritto al mantenimento per negligenza dei figli nell’adempimento ai doveri scolastici o per mancata volontà di cercare un lavoro;
  • Se i figli diventano economicamente autosufficienti, anche nel caso in cui risultino ancora conviventi con il genitore collocatario;
  • Se i figli raggiungono o superano i 30 anni di età, età limite individuata dalla Cassazione oltre il quale il mantenimento non è più dovuto.

(continua)

Fonte:Immobiliare.it

SEMINTERRATI E TAVERNE: QUANDO È CONCESSA L’ABITABILITÀ?

taverne

Quello di taverna è un termine usato e abusato nel settore immobiliare, per indicare un locale che può essere destinato a vari scopi (cucina, hobby, gioco, lavanderia, spazio conviviale per stare con gli amici), ma che in realtà il più delle volte non ha le caratteristiche necessarie per essere realmente abitabile a norma di legge.

In base alla loro regolarità sotto il profilo edilizio e urbanistico, possiamo suddividere le taverne in due grandi categorie: regolari e abusive

Taverne regolari sotto il profilo urbanistico.

Il termine “taverna”, che comunque non è contemplato nel Regolamento Edilizio Tipo Nazionale, è un locale a piano terra o nel seminterrato che per essere abitabile deve avere i requisiti minimi di abitabilità previsti dalla disciplina urbanistico edilizia; in particolare, dei requisiti normalmente previsti per i tipici locali destinati alla permanenza umana.

criteri generali per stabilire i requisiti minimi di abitabilità sono scritti nel Decreto Ministero Sanità del 5 luglio 1975 in materia di requisiti igienico-sanitari abitativi che decreta: “L’altezza minima interna utile dei locali adibiti ad abitazione è fissata in m. 2,70, riducibili a m. 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli”.

L’indicazione di 2,7 metri minimi fa sì che difficilmente si troverà indicato nei progetti edilizi che il locale taverna ha quest’altezza, perché sarebbe uno “spreco” di spazio sottratto ad altre stanze.

Ed è questa la ragione per cui molti passano alle taverne abusive. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Legge di bilancio 2023.

Legge di bilancio 2023: le misure.

Via libera definitivo del Senato nella mattinata del 29 dicembre 2022 alla legge di bilancio 2023 grazie al voto di fiducia espresso a palazzo Madama, dopo quello della Camera nella seduta del 23 dicembre 2022, al testo predisposto dalla Commissione Bilancio.

Caro energia

Conservate le misure di contrasto contro il caro energia con l’eliminazione degli oneri impropri delle bollette e il rifinanziamento del credito di imposta fino a marzo 2023 che sale al 35% per le imprese dotate di contatori di energia elettrica di potenza disponibile pari o superiore a 4,5 kW, diverse da quelle ad alto consumo definite dal comma 2 dell’art. 2, per le quali il contributo sale al 45%.

Bonus sociale elettrico e gas per nuclei familiari con ISEE valido nel corso del 2023 non superiore a 15.000 euro.

Famiglia e reddito di cittadinanza.

Sale l’assegno unico per i figli nella misura del 50% per ogni figlio di età inferiore a un anno, incremento che spetta anche ai nuclei con tre o più figli di età compresa tra uno e tre anni e un ISEE non superiore a 40.000 euro. (continua)

Fonte:StudioCataldi

Airbnb deve comunicare i dati delle locazioni al fisco.

Airbnb deve comunicare i dati delle locazioni al fisco
La CGUE non ravvisa ostacoli nella normativa statale che prevede la trasmissione dei dati contrattuali delle locazioni turistiche brevi stipulate tramite Airbnb all’Agenzia delle Entrate per applicare il prelievo alla fonte.

Intermediazione locazioni turistiche brevi e dati al fisco.

La CGUE con la sentenza del 22 dicembre 2022  ha posto fine alla causa C 83/21 su un aspetto fiscale che riguarda l’attività di intermediazione di Airbnb in relazione alle locazioni di breve durata a scopo turistico.

La questione riguarda in particolare la legittimità di un istituto del diritto italiano sul regime fiscale dei servizi di intermediazione immobiliare per le locazioni turistiche brevi.

Al termine di una sentenza di più di 20 pagine la CGUE conclude, per quanto riguarda l’interpretazione del suddetto art. 56 TFUE, che lo stesso non impedisce alla legislazione di uno Stato membro di prevedere la raccolta e la comunicazione all’amministrazione fiscale (in relazione all’attività di Airbnb per le locazioni turistiche di durata non superiore ai 30 giorni), dei dati che riguardano i contratti stipulati a mezzo intermediario per gli immobili situati nel suo territorio. (continua)

Fonte:StudioCataldi

LA CONSEGNA DIFFERITA DELL’IMMOBILE: COS’È E COME FUNZIONA.

casa

In fase di compravendita, può essere utilizzata la consegna differita dell’immobile. Andiamo a vedere di seguito di cosa si tratta, come funziona e le informazioni da conoscere in merito.

Cos’è la consegna differita di un immobile?

Con la consegna differita, l’immobile viene consegnato in seguito al rogito entro una data prestabilita, a patto che all’interno del contratto vengano riportate tutte le informazioni e i dettagli in merito.

In linea generale, si tratta di una formula a vantaggio del venditore che, per i più svariati motivi (di solito pratici o economici), non riesce ad avere l’immobile disponibile contestualmente alla firma del rogito.

Per procedere con la consegna differita di un immobile, l’acquirente deve essere sempre informato.

All’interno del contratto preliminare in prima battuta e successivamente in quello definitivo, vanno specificati nel dettaglio i termini della consegna.

Come tutelarsi con la consegna delle chiavi dopo il rogito?

Per fornire all’acquirente delle garanzie ulteriori e per evitare problemi in itinere, è bene far depositare al venditore presso il notaio un assegno, che potrà essere riscosso esclusivamente alla consegna delle chiavi.

Oltre a ciò, il venditore si farà carico anche delle spese notarili relative alla consegna differita. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

LA COMPRAVENDITA IMMOBILIARE: LA TRATTATIVA E LA PROPOSTA DI ACQUISTO.

Acquisto prima casa

Le prime due fasi che costituiscono la compravendita immobiliare sono rappresentate dalla trattativa e dalla proposta. Andiamo ad approfondirle di seguito.

Quali sono le fasi della compravendita immobiliare?

Per comprendere al meglio l’argomento, specifichiamo che la compravendita immobiliare è un processo complesso che è costituito da più fasi, ovvero: trattativa, proposta di acquisto, compromesso e rogito.

Cos’è la trattativa immobiliare?

La trattativa immobiliare ha inizio quando il proprietario dell’immobile in vendita e l’acquirente hanno un primo colloquio durante il quale vengono richieste e fornite svariate informazioni, che non riguardano solamente il prezzo dell’immobile.

In questa sede, infatti, le parti hanno modo di discutere vari punti tra i quali, ad esempio, la data di consegna dell’immobile, le spese condominiali oppure le modalità di pagamento.

Per affrontare nel migliore dei modi questa prima fase, il venditore deve fornire all’acquirente delle informazioni vere e complete.

Per evitare di incappare in spiacevoli situazioni o di perdere tempo inutilmente, l’acquirente dovrebbe essere supportato da un agente immobiliare o da un professionista. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

NEGOZI E MAGAZZINI: I PROPRIETARI PAGANO LE SPESE CONDOMINIALI?

Retail, negozio

Nella gestione di un condominio e della relativa ripartizione delle spese tra i diversi proprietari degli immobili, ciclicamente si ripropone l’eterno dilemma che riguarda i titolari di attività commerciali site al piano terra della palazzina.

In molte situazioni infatti gli spazi aperti al pubblico ubicati all’interno degli edifici possiedono un’entrata a sé stante, riservata e differente rispetto al classico portone di condominio in cui transitano tutti i proprietari e gli inquilini delle residenze.

Negozi e depositi nel condominio: i titolari devono pagare le spese comuni?

E così accade che ogni anno, quando arriva il periodo in cui l’amministratore condominiale redige il consuntivo di spesa per i dodici mesi successivi, venga posta la seguente questione: i negozianti devono pagare le spese di pulizia e manutenzione delle aree comuni, oppure possono essere esonerati in quanto non usufruiscono di tali spazi?

Innanzitutto va ricordato che – salva diversa disposizione concordata all’unanimità da parte dell’assemblea condominiale – per la ripartizione delle spese comuni il principio da seguire è quello della suddivisione in base ai millesimi.

 

Una regola inderogabile stabilisce che tutti i condòmini, aldilà del loro effettivo comportamento e dell’utilizzo che fanno degli spazi condivisi, siano tenuti al pagamento delle spese condominiali per la quota a loro ascritta.

Chiaramente, anche i commercianti e i titolari di magazzini sono soggetti alla norma. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Imposta di successione.

Imposta di successione

L’imposta di successione è l’imposta dovuta allo Stato da chi riceve in eredità beni mobili e immobili (altri diritti reali o denaro). Il calcolo è effettuato dall’Agenzia delle Entrate sulla base della dichiarazione di successione.

Cos’è l’imposta di successione

Quando a seguito della morte di un soggetto le sue proprietà e i suoi diversi diritti su beni mobili e immobili si trasferiscono agli eredi, questi ultimi sono tenuti a versare l’imposta di successione, prevista dal nostro ordinamento fiscale.

Ciò vale sia in caso di successione legittima che in caso di successione testamentaria, ovverosia sia nel caso in cui il defunto non abbia fatto testam,ento sia nel caso in cui lo abbia invece redatto.

Più nel dettaglio, l’imposta di successione, si applica sul cd. asse ereditario, cioè sulla differenza tra l’attivo ereditario e il passivo ereditario, tenendo conto delle franchigie e delle esenzioni che la legge prevede. (continua)

Fonte:StudioCataldi

Tesseramento Fimaa 2023.

Perché scegliere FIMAA.

Essere associato FIMAA vuol dire usufruire della rappresentanza e tutela sindacale degli interessi collettivi degli Agenti immobiliari, dei Mediatori Creditizi e Merceologici e degli Agenti in attività finanziaria, per incidere, attraverso la grande famiglia Confcommercio, presso le Istituzioni e la Pubblica Amministrazione amplificando la voce degli Operatori.

Per associarsi alla Federazione basta contattare la sede Territoriale presso l’Ascom o l’Unione del Commercio di riferimento e chiedere l’iscrizione come Impresa operante in uno dei seguenti settori della mediazione: Agenti Immobiliari – Mediatori Merceologici – Mediatori Creditizi – Agenti in Attività Finanziaria – Agente di Servizi Vari.

Gli Associati FIMAA sono partner ideali per affrontare un mercato sempre più complesso e rispondere compiutamente alle esigenze del Clienti-Consumatori.

FIMAA Cesena offre ai propri iscritti servizi esclusivi e qualificati oltre ad indispensabili strumenti professionali.

Contatta la Segreteria Fimaa Cesena per ulteriori informazioni. m.massimo@ascom-cesena.it

Caparra confirmatoria e risarcimento del danno.

Cos’è la caparra confirmatoria.

Al momento della stipula di un contratto, alle parti è data la possibilità di liquidare il danno da inadempimento in via convenzionale e anticipata, avvalendosi dello strumento della cd. caparra confirmatoria.

La caparra confirmatoria, infatti, non è altro che una somma di denaro (o una determinata quantità di cose fungibili) che una delle parti consegna all’altra con il fine di dare garanzia circa l’adempimento delle obbligazioni contrattuali.

Il meccanismo prevede, in sostanza, che se la parte che ha versato la caparra diventa inadempiente, l’altra può recedere dal contratto e trattenere la somma ricevuta a titolo di risarcimento del danno.

Se, invece, è chi ha ricevuto la caparra ad essere inadempiente, colui che l’ha versata può recedere dal contratto ed esigere il pagamento del doppio della caparra stessa.

Infine, se il contratto è correttamente adempiuto da entrambe le parti, la caparra va restituita o imputata nella prestazione. (continua)

Fonte:StudioCataldi

Addobbi di Natale in condominio.

Gli addobbi natalizi possono essere sottoposti a limiti e divieti dal regolamento contrattuale o assembleare per tutelare la sicurezza e il decoro dell’edificio, per i trasgressori anche sanzioni come previsto dall’art. 7 disp. att. c.c.

Addobbi natalizi: i limiti.

Quando si avvicina il Natale è difficile resistere alla tentazione di decorare la casa. C’è chi inizia a districarsi tra stelle filanti e palli a fine novembre, altri invece, come da tradizione aspettano l’8 dicembre per iniziare a tirare fuori dalla scatole gli addobbi natalizi.

Alcuni preferiscono pochi oggetti e di effetto, altri invece, presi dall’entusiasmo decorano a festa qualsiasi cosa.

A tutto però c’è un limite però, soprattutto se non si ha la fortuna di vivere in una casa singola e si abita in un condominio.

In questo caso prima di farsi prendere troppo dalla creatività natalizia, allestendo vere e propri luminarie sul balcone o appendendo Babbi Natali in posizione di arrampicata è bene informarsi. (continua)

Fonte: StudioCataldi

Mutuo cointestato: Cos’è e come funziona.

mutui

Per chi deve comprare una casa e per farlo ha bisogno di un finanziamento bancario, si pone il problema del tipo di mutuo da accendere.

Una delle possibili scelte è ricorrere a un mutuo cointestato.

Vediamo che cos’è e quali sono le sue caratteristiche.

Cos’è il mutuo cointestato?

Il mutuo cointestato è una forma di finanziamento nella quale due o più persone chiedono il prestito alla banca in comunione.

La differenza rispetto al mutuo tout court è che non vi è un solo intestatario, bensì due o più intestatari.

Il classico caso in cui viene scelta questa soluzione è quella delle giovani coppie che decidono di acquistare la prima casa.

Ma spesso il mutuo cointestato viene scelto anche per l’acquisto di un immobile di un figlio insieme ai genitori, o per aprire un’attività commerciale da due o più soci. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Condominio, si può scavare nel sottosuolo della propria abitazione?

cortile condominio

Le occasioni di scontro e tensione tra i proprietari presenti in un condominio possono essere molte, specialmente quando entrano in gioco le dinamiche che riguardano le cosiddette aree comuni.

Non di rado capita che la figura dell’amministratore condominiale non sia sufficiente per rasserenare gli animi tra i condòmini: così, in svariate situazioni, una delle due parti decide per l’intervento dell’autorità giudiziaria, che si pone come arbitro della questione tra i vicini.

Scavi nel sottosuolo e abbassamento del piano di calpestio: le regole nel condominio.

Negli ultimi tempi, uno dei casi di cronaca che ha fatto più discutere è quello che riguarda uno scavo nel sottosuolo effettuato dal proprietario di un’unità immobiliare commerciale sita al piano terra di una palazzina in provincia di Cagliari.

L’uomo aveva deciso di affidare ad una ditta specializzata i lavori di escavazione da effettuare per ampliare il proprio locale: il progetto – poi realizzato solo in parte – prevedeva l’abbassamento del pavimento e la realizzazione di un area adibita a seminterrato.

Tutto questo nonostante i vicini presenti nell’edificio avessero manifestato la propria contrarietà in sede di assemblea condominiale, chiedendo che il progetto non venisse approvato. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

IMU IN SCADENZA 2022: COSA SAPERE E COME COMPORTARSI.

IMU

Il 16 dicembre 2022 è fissata la scadenza del saldo IMU 2022, la seconda rata relativa all’imposta municipale. Vediamo insieme chi deve pagarlo e in quali casi c’è un’esenzione.

Quando scade il saldo IMU 2022?

Tra le varie scadenze fiscali di questo mese, il saldo IMU 2022 è certamente la più imminente: bisognerà saldare l’imposta entro il prossimo 16 dicembre.

I contribuenti sono chiamati a pagare la seconda rata annuale, a conguaglio di quanto versatolo scorso 16 giugno.

Chi deve pagare il saldo IMU 2022?

L’imposta sul possesso di immobili deve essere pagata da:

  • Proprietari di immobili, fabbricati, terreni e aree fabbricabili e, in generale, chi possiede la seconda casa;
  • Titolare del diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi e superficie;
  • Coniuge assegnatario della casa coniugale, a seguito di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio (solo nel caso di abitazione di lusso);
  • Concessionario, nel caso di concessione di aree demaniali;
  • Locatario per gli immobili concessi in locazione finanziaria. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

IPOTECA SULLA CASA: QUANDO NON SI PUÒ FARE? COSA SAPERE.

Ipoteca

Non sempre si può iscrivere l’ipoteca su una casa per recuperare un credito: vediamo in quali casi è possibile, in quali è vietata e quali sono le condizioni per poterla effettuare.

Cos’è l’ipoteca sulla casa

L’ipoteca sulla casa è un diritto reale di garanzia che riguarda i beni immobili e i beni mobili registrati e che non comporta la perdita del possesso da parte del debitore proprietario.

L’ipoteca ha due funzioni:

  • garantire il creditore, che potrà sempre pignorare il bene ipotecato, e quindi recuperare il credito, anche se esso venisse ceduto a terzi tramite compravendita, in quanto verrebbe ceduta anche l’ipoteca;
  • imporre la causa di prelazione, stabilendo un ordine di ripartizione dell’importo ricavato dalla vendita del bene.

Se il creditore è un privato, non esiste un limite minimo per iscrivere un’ipoteca ed eventualmente per eseguire il pignoramento: ciò significa che in pratica l’immobile può essere pignorato anche per poche migliaia di euro.

Viceversa, se il creditore è la Regione, il Comune o il Fisco, l’ipoteca può essere iscritta solo se il debito è superiore ai 20.000 euro. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

SI PUÒ VENDERE LA CASA DOPO LA RISTRUTTURAZIONE CON IL SUPERBONUS?

superbonus

La risposta è semplice: non ci sono vincoli.

Quindi, si può vendere un immobile che è stato oggetto di ristrutturazione agevolata con il Superbonus 110%.

Una seconda domanda che segue la prima è: a chi spettano le detrazioni del Superbonus se si vende casa?

 All’acquirente, a meno che non ci siano accordi specifici.

Ma vediamo in modo più approfondito nei paragrafi che seguono.

Quando si fanno lavori di ristrutturazione condominiale col Superbonus, si può vendere subito una casa? 

Per legge, non ci sono divieti a rivendere l’immobile sul quale sono stati fatti gli interventi, prima che siano trascorsi cinque anni dal rogito, e questo principio si applica anche in caso di Superbonus.

Se si tratta di seconda casa, però, se si vende prima di cinque anni, si dovranno pagare le imposte sulla plusvalenza, calcolate sulla differenza tra il costo di acquisto, maggiorato di tutte le spese sostenute, e il prezzo di vendita. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

BOLLETTA DEL GAS IN AUMENTO DEL 13,5% A NOVEMBRE. TUTTI I DATI E QUALI GLI AIUTI SONO PREVISTI.

Dopo il calo del mese di ottobre, novembre registra un aumento sulla bolletta del gas del 13,5%.

I dati di Arera parlano chiaro. Per il mese di novembre il prezzo della materia prima gas per i clienti con contratti in condizioni di tutela, è stato fissato a 91,2 euro al Megawattora, pari alla media dei prezzi rilevati quotidianamente durante tutto il mese appena trascorso.

Vediamo insieme l’analisi dei prezzi mese su mese.

Aumento bolletta gas: quali sono i prezzi di riferimento a novembre?

In dettaglio, per il mese di novembre 2022, il prezzo di riferimento del gasper il cliente tipo è pari a 122,41 centesimi di euro per metro cubo, tasse incluse.

Ecco come sono divisi i costi:

  • spesa per la materia gas naturale: 102,14 centesimi di euro (pari al 83,44% del totale della bolletta) con un aumento del 16% circa rispetto al mese di ottobre;
  • vendita al dettaglio: 5,60 centesimi di euro (4,58% del totale della bolletta), uguale al valore del mese di ottobre 2022. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

COME FUNZIONA LA RIDUZIONE IMU CON COMODATO D’USO GRATUITO?

IMU

In questo articolo andiamo a vedere come funziona la riduzione relativa all’IMU in caso di comodato d’uso gratuito. In particolare, riportiamo le regole per poterne beneficiare e i requisiti necessari.

Cos’è un contratto di comodato d’uso?

Per comprendere al meglio la questione, è bene partire dalla definizione di contratto di comodato d’uso. Ecco quanto riportato all’interno del Codice civile:

“Il contratto con il quale una parte consegna all’altra una cosa mobile e immobile affinché se ne serva per un tempo o un uso determinato, con l’obbligo di restituire la cosa ricevuta. Il comodato è essenzialmente gratuito”.

Comodato d’uso gratuito: come funziona e chi ne ha diritto

Per poter godere dell’agevolazione relativa alla riduzione IMU in caso di contratto di comodato d’uso gratuito è necessario soddisfare alcuni requisiti.

Nello specifico, i proprietari di un secondo immobile possono avere uno sconto al 50% sull’IMU, che fa riferimento alla norma contenuta nel comma 747, articoli 1, della legge n. 160/2019.

Per poter beneficiare di questa agevolazione, il contratto deve essere registrato regolarmente all’Agenzia delle Entrate e stipulato tra parenti in linea diretta entro il primo grado (genitori e figli).

Viene, inoltre, applicata anche in caso di decesso del comodatario, al suo coniuge, ma solamente in presenza di figli minori. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

MANUTENZIONE DELLE PORTE BLINDATE, ECCO LE PROBLEMATICHE PIÙ COMUNI.

porta blindata

Quasi tutti ormai hanno nelle proprie case una porta blindata. Le migliori e le più sicure per prevenire e resistere ai tentativi di effrazione e di scasso.

I modelli disponibili sul mercato sono moltissimi, e con il passare degli anni sono diventati sempre più efficienti sia dal punto di vista tecnologico che elettronico.

Ci sono però diverse problematiche a cui le porte blindate possono andare incontro, vediamo quali sono le più comuni.

La porta non si chiude bene.

Quando la porta blindata non si chiude più come quando è stata installata, i motivi possono essere imputabili a diverse circostanze: una costruzione mal realizzata dove i diversi elementi strutturali non sono adatti alle dimensioni della porta, un’imperfezione che riguarda l’ancoraggio del telaio al muro non perfetto, un’installazione avvenuta per mano di personale non qualificato. (continua)

Fonte: Immobiliare.it

DETRAZIONE DEGLI INTERESSI PASSIVI E DEGLI ONERI ACCESSORI SUL MUTUO. COS’È E COME FUNZIONA.

Interessi Mutui

Per chi stipula un mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale, è possibile detrarre dall’Irpef gli interessi passivi pagati e i relativi oneri accessori.

Si tratta di una agevolazione pari al 19% degli interessi passivi e relativi oneri accessori, derivanti da mutui garantiti da ipoteca su immobili, contratti per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale, per un importo che non sia superiore a 4mila euro.

La detrazione vale per la dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta in cui gli interessi sono stati sostenuti.

Quali sono i requisiti per accedere alla detrazione.

Innanzitutto il mutuo deve essere stato stipulato per un immobile da adibire ad abitazione principale e la detrazione spetta sempre all’intestatario del mutuo.

La dimora abituale (si intende quel­la in cui il contribuente e/o i suoi familiari dimorano abitualmente), di solito coincide con la residenza anagrafica, tuttavia il contribuente può attestare che la sua dimora abituale è in un luogo diverso, anche se non si possono avere più abitazioni principali nello stesso momento.

Limmobile deve essere adibito ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto, vi deve essere una garanzia ipotecaria (non è obbligatorio che l’immobile da ipotecare sia lo stesso che viene acquistato), e l’acquisto deve avvenire nell’anno antecedente o successivo all’accensione del mutuo. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Come richiedere il leasing immobiliare prima casa e cosa è.

Imutui

l leasing immobiliare prima casa è un’agevolazione fiscale introdotta con la Legge di Bilancio del 2016, ed è pensata per tutti coloro che per la prima volta si impegnano nell’acquisto di una casa dove risiedere, la Prima Casa.

Scopriamo allora cosa sia esattamente il leasing immobiliare e come si può richiedere per la Prima Casa, quali siano i requisiti necessari per poterlo ottenere.

Cosa è il leasing immobiliare Prima Casa

Il leasing immobiliare è una alternativa vantaggiosa alla richiesta di un finanziamento a lungo termine e prevede il pagamento di un canone periodico per l’acquisto di un immobile, ma è differente dal mutuo ipotecario.

Il leasing infatti si stipula tra il futuro proprietario dell’immobile e la società di leasing che richiede al proprietario il pagamento di un canone per un periodo stabilito in contratto.

Al termine di questo periodo stabilito nel contratto di leasing immobiliare abitativo, il proprietario ha facoltà di decidere se riscattare la proprietà dell’immobile tramite un prezzo stabilito o rinunciare. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Vendere una casa ereditata, cosa bisogna pagare.

eredità: pergamena e penna

A differenza di quello che si sarebbe portati a pensare, ricevere in eredità una casa o un appartamento può comportare una notevole dose di stress per la persona beneficiaria. La gestione dell’immobile ricevuto a seguito della morte di un parente è un’attività che richiede tempo e dedizione, soprattutto quando gli eredi sono tanti e non tutti concordano su cosa si debba fare.

Così molti cittadini decidono di vendere l’abitazione con l’obiettivo di incassare una somma di denaro e liberarsi di un peso. Ma la normativa attualmente vigente in materia impone il pagamento di diverse imposte che il nuovo intestatario deve saldare prima di poter cedere il bene.

Dalla dichiarazione di successione all’imposta ipotecaria: le tasse da pagare per vendere un immobile ereditato.

Innanzitutto, per vendere una casa ricevuta in eredità la prima cosa da fare è produrre la dichiarazione di successione, ossia il documento che riconosce gli eredi del defunto. Va depositata presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate entro un anno dalla morte e serve per avere le mani libere nella gestione dell’immobile. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

IL BONUS MOBILI È COMPATIBILE CON ALTRI BONUS?

BONUS

In tema di Bonus fiscali, uno dei quesiti ricorrenti dei contribuenti è sulla loro cumulabilità. Nello specifico caso di cui stiamo scrivendo, analizziamo la compatibilità del Bonus Mobili con altri bonus.

Il bonus mobili e l’Ecobonus sono compatibili?

Valutiamo in caso in cui si inizi a breve una ristrutturazione totale di un immobile, servendosi di tutti i bonus tradizionali: Ristrutturazioni, Ecobonus, Facciate e Bonus Mobili.

Il dubbio che sorge è legato alla compatibilità tra il Bonus Mobili e l’Ecobonus

Il Bonus Mobili è compatibile con l’Ecobonus

Secondo le regole condivise, la detrazione per la ristrutturazione non si perde se, insieme al bonus ristrutturazioni, si utilizzano anche altre agevolazioni, come lEcobonus in questo caso. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

QUALI SONO I DIRITTI E I DOVERI DEI COMPROPRIETARI DI UN IMMOBILE?

Accordo

Gli immobili in comproprietà hanno più soggetti che detengono delle quote di proprietà. Per evitare litigi o incomprensioni che possono riguardare, ad esempio, la ripartizione delle spese o la vendita della casa, è sempre bene avere chiari i diritti e i doveri. Andiamo a vederli nel dettaglio.

Come funziona la comproprietà di un immobile?

Un immobile in comproprietà non presenta un unico proprietario, ma ha due o più soggetti che detengono delle quote di proprietà divise in percentuali. Ad esempio, un coniuge in comunione dei bene possiede il 50% oppure in caso di morte gli eredi di un immobile possono ricevere delle quote variabili (50% al coniuge superstite e 25% a testa per ognuno dei due figli).

Quali diritti e doveri ha un comproprietario?

Il comproprietario di un immobile ha dei diritti e dei doveri da rispettare, ovvero:

  • non deve danneggiare o distruggere l’immobile;
  • non ne deve modificare la destinazione d’uso (a meno che non vi sia uno specifico accordo tra le parti);
  • deve garantire il pari utilizzo a tutte le parti che detengono anch’esse delle quote percentuali.

Il mancato rispetto di uno dei punti di cui sopra può portare a una denuncia da parte di un altro comproprietario, il quale può richiedere la cessazione d’uso e un’indennità grazie all’intervento di un giudice. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

Perizia immobiliare: cos’è e a cosa serve.

La perizia immobiliare è una valutazione tramite la quale la banca, grazie a un esperto, può conoscere il valore dell’immobile per il quale viene richiesto il mutuo.

Perizia e mutuo.

Chi deve affrontare l’acquisto di un immobile con conseguente richiesta di mutuo deve sapere prima di tutto che la banca, prima di erogare il mutuo non compie solo gli accertamenti necessari a verificare la solvibilità del richiedente e la sua affidabilità.

C’è poi un altro aspetto che la banca valuta bene prima di concedere un mutuo, ossia il valore dell’immobile per il quale viene richiesto il finanziamento. Questo perché, come ben sappiamo, la banca, per tutelarsi, difficilmente concede al richiedente un mutuo in grado di coprire il 100% del prezzo di acquisto.

Le banche infatti hanno stabilito una specie di tetto, pari all80% del valore del bene attribuito da un perito, che ha il compito di redigere la perizia per la banca.

Fatta questa premessa generale vediamo di dare risposta ai diversi interrogativi che possono sorgere quando si presenta la necessità di chiedere un mutuo e quindi ci si trova a dover fare i conti con la perizia della banca. (continua)

Fonte:StudioCataldi

AFFITTO DI UN IMMOBILE IN COMODATO: CHI DICHIARA IL REDDITO?

affittoNel caso un immobile sia dato in comodato gratuito, per esempio una casa data in uso da un genitore a un figlio, e poi l’immobile venga affittato a terzi, ci si pone il problema di chi deve dichiarare il reddito derivante dalla locazione.

Vediamo cosa dice la legge.

Che cos’è il contratto di comodato d’uso gratuito di un immobile.

In base all’articolo 1803 del Codice Civile, “Si ha un contratto di comodato gratuito quando un soggetto, definito comodante, concede un bene mobile o immobile a un altro soggetto, definito comodatario, per un determinato periodo di tempo, senza il pagamento di alcun corrispettivo”.

Il contratto di comodato è quindi un contratto a effetti obbligatori e non reali: il comodatario tramite tale contratto acquisisce nei confronti del bene un diritto personale di godimento, e non un diritto reale.

Infatti, al termine del contratto, il comodatario è tenuto a restituire il bene nelle stesse condizioni in cui lo ha ricevuto. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

COS’È IL CERTIFICATO DI DESTINAZIONE URBANISTICA E A COSA SERVE.

certificazioni urbanistiche

La fase di raccolta di tutta la documentazione è uno dei passaggi più delicati quando si acquista o si cede un immobile. Questo vale a maggior ragione se la proprietà oggetto di compravendita presenta un’area maggiore di 5 mila metri quadrati. In questo caso infatti è necessario presentare in sede di rogito il Certificato di Destinazione Urbanistica.

Certificato di Destinazione Urbanistica, cos’è e come richiederlo.

Stiamo parlando di un documento che contiene al suo interno alcune informazioni specifiche che il notaio può esigere al momento della formulazione dell’atto di compravendita. Non accade sempre, ma è una prassi frequente.

Tutti i cittadini possono richiederne una copia presso gli uffici tecnici del Comune dove risulta ubicato l’immobile in oggetto. Ma la procedura non è immediata e anche i costi di emissione possono variare a seconda delle diverse situazioni.

Quali informazioni sono contenute nel Certificato di Destinazione Urbanistica.

Innanzitutto è bene chiarire in che cosa consiste il Certificato di Destinazione Urbanistica. Si tratta di un attestato che riepiloga i dati più importanti relativi ad una proprietà, in particolare di quelle che presentano un terreno al loro interno o che costituiscono pertinenze di edifici censiti. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

IL CONTRATTO DI AFFITTO 3+2: COS’È E COSA SAPERE SUL RINNOVO.

affitto

Il contratto di affitto a canone concordato 3+2 a uso abitativo fra privati è una tipologia di locazione che agevola entrambe le parti. L’inquilino, infatti, può beneficiare di tariffe contenute e il proprietario dell’immobile può godere di alcuni vantaggi fiscali. Andiamo a vedere di seguito di cosa si tratta, la durata e le informazioni da conoscere relativamente al rinnovo.

Cos’è e come funziona il contratto di affitto 3+2?

Il contratto di affitto 3+2conosciuto anche come contratto di locazione agevolatoha una durata di 3 anni, al termine dei quali si rinnova automaticamente per altri 2 mantenendo le medesime condizioni contrattuali. Ci sono svariati fattori da considerare per determinare il canone di affitto tra i quali, ad esempio, l’ubicazione e i metri quadrati dell’immobile, la categoria catastale, lo stato di manutenzione o la presenza di servizi accessori.

Quanto dura un contratto di locazione 3+2?

Questa tipologia di contratto di locazione prevede una durata di 3 anni che può essere rinnovata per altri 2, a patto che né del locatore né del locatario presentino una disdetta. Alla scadenza dei 2 anni, le parti hanno due opzioni, ovvero possono rinnovare il contratto oppure disdirlo.

È bene ricordare che la disdetta va presentata tramite raccomandata o Pec rispettando il termine di preavviso di almeno sei mesi. Al contrario, si rinnova automaticamente per i successivi 2 anni alle stesse condizioni se le parti non comunicano la propria volontà di recesso. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

MANUTENZIONE STRAORDINARIA DI UN EDIFICIO: I BONUS CASA FINO AL 2024.

I lavori di manutenzione straordinaria includono tutte quelle attività volte alla realizzazione di opere che modificano o sostituiscono alcune parti, anche strutturali, di un edificio senza alterarne la volumetria complessiva né cambiare la destinazione d’uso.

Andiamo a vedere nel dettaglio di cosa si tratta e tutte le agevolazioni che sono previste fino al 2024.

Quali lavori rientrano nella manutenzione straordinaria?

I lavori di manutenzione straordinaria, che sono più complessi rispetto a quelli di manutenzione ordinaria, hanno come scopo quello di sostituire degli elementi strutturali già esistenti oppure di realizzare dei nuovi impianti tecnologici o igienico-sanitari.

In particolare, per essere considerati tali, questi lavori:

  • non devono alterare la volumetria complessiva delle unità immobiliari;
  • non devono modificare la destinazione d’uso;
  • possono riguardare anche parti strutturali dell’edificio;
  • non sono relativi alla ricostruzione dell’edificio dopo l’abbattimento.

I lavori di manutenzione straordinaria sono numerosi. Vediamo di seguito qualche esempio di intervento:

  • demolizione e ricostruzione di pareti divisorie;
  • rifacimento di scale e rampe;
  • sostituzione degli infissi esterni/serramenti/persiane con una nuova tipologia di materiale;
  • installazione di ascensori, scale di sicurezza, canne fumarie;
  • interventi finalizzati al risparmio energetico;
  • opere di consolidamento statico. (continua)

Fonte:Immobiliare.it

CAMBIA L’ISEE E LA CASA AVRÀ MENO PESO: L’ASSEGNO UNICO PER I FIGLI AUMENTERÀ?

Assegno unico

Novità giungono all’orecchio di tutti: il nuovo governo Meloni potrebbe procedere con una riforma del metodo di calcolo dell’Isee. In che modo? Attraverso una rivalutazione dell’immobile di proprietà.

Cambia l’Isee? Le conseguenze

Quale sarebbe l’obiettivo del cambiamento dell’Isee? In primis, l’aumento del valore dell’assegno unico per i figli a carico, proponendolo ovviamente così a più famiglie.

Ad oggi, l’assegno è richiesto da 5,2 milioni di nuclei, pari a 8,3 milioni di figli. Secondo le analisi dell’Osservatorio dell’Inps, i beneficiari potrebbero essere di più: 7,2 milioni di famiglie e 11,2 milioni di figli a carico.

L’idea dell’esecutivo è, quindi, quella di alzare gli importi, con una modifica dei requisiti di accesso all’assegno unico.

Possedere una casa può essere un ostacolo all’assegno unico?

Capita che chi è in possesso di una casa può non recepire la misura, nonostante mutui in corso o qualora si tratti di un’eredità familiare.

Il calcolo Isee era già stato cambiato nel 2015. (continua)

Fonte;Immobiliare.it

Bonus occhiali: a chi spetta.

Emanato lo schema del decreto che attua il bonus occhiali, il Ministero della Salute e dell’Economia spiegano a chi spetta, in che misura e cosa si deve fare per chiedere il voucher o il rimborso.

Il bonus occhiali è stato inserito nella manovra 2021 grazie a un emendamento presentato su iniziativa del deputato Paolo Russo. Una misura prevista per aiutare le famiglie che hanno Isee molto modesti e tutelare la vista.

Il decreto attuativo del Ministero della Salute si è fatto attendere e ancora non è in Gazzetta, ma finalmente sono arrivati i chiarimenti necessari per comprenderne il meccanismo.

L’erogazione del bonus richiede, come vedremo, la registrazione e l’autenticazione dei fornitori accreditati e dei richiedenti in una applicazione web, con ripercussioni inevitabili sulla privacy. Ragione per la quale sullo stesso è stato richiesto e ottenuto per fortuna il parere positivo del Garante per la protezione dei dati personali del 24 ottobre 2022. (continua)

Fonte:StudioCataldi

No ai distacchi per chi non paga le bollette e novità per i bonus casa. Le prime indiscrezioni dal Governo Meloni.

Governo Meloni

Quale sarà il primo decreto della nuova premier Giorgia Meloni? Quasi sicuramente, un Dl Aiuti 4 che potrebbe avere l’obiettivo di stabilire una dilazione di sei mesi per le bollette, un bonus per i redditi scollegato dall’Isee e, anche, sostegni per le giovani coppie sui mutui per la prima casa.

Bonus e sostegni nel Dl Aiuti 4: cosa prevederà?

E il Governo pare essere già al lavoro per elaborare il pacchetto di interventi per frenare i rincari.

A disposizione, i 10 miliardi ereditati dal precedente governo Draghi utili per garantire le detrazioni alle imprese e i bonus sociali, e le accise sui carburanti.

Me vediamo nel dettaglio cosa aspettarsi.

Stop ai distacchi per chi non paga le bollette?

Tra gli intenti, ci sarebbe quello di porre uno stop ai distacchi dei morosi delle bollette; attualmente, le aziende elettriche tagliano l’erogazione di energia elettrica e gas, dopo 41 giorni dalla scadenza della bolletta non pagata.

Il governo Meloni sta pensando di introdurre una moratoria di almeno sei mesi. Ma è ancora sotto la lente di studio la fattibilità della cosa.

Bonus sociale scollegato dall’Isee.

Il governo vorrebbe anche proporre delle modifiche per il bonus sociale, scollegandolo dall’Isee, anche se c’è una idea alternativa, ovvero portare la soglia da 12.500 euro a 15mila.

Lo scopo è di garantirlo ai redditi più bassi, rendendo automatico il contributo. (continua)

Cappe filtranti, come sceglierle e come installarle.

cappe filtrnate

La scelta di una buona cappa in cucina è fondamentale per garantire una corretta purificazione dell’aria. Prima di procedere all’acquisto sarebbe bene approfondire gli aspetti tecnici di questo elettrodomestico, che vanno oltre il design e la rumorosità.

La normativa, condizioni di utilizzo e materiali per gli impianti di scarico.

Le cappe sono obbligatorie come stabilito dalla normativa Uni 7129/2015, che ha uniformato i criteri di installazione alle regole europee.

In particolare le cappe aspiranti devono essere installate nelle cucine con fornelli a gas e che abbian