Author Archives: Massimo Montanari

Condominio: cambia la ripartizione delle spese di riscaldamento.

Approvato il decreto che attua la direttiva sull’efficienza energetica.

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli Affari Europei, Vincenzo Amendola e del Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, ha approvato, in sede di esame definitivo, il decreto legislativo che attua la direttiva (UE) 2018/2002, che ha modificato la direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica.

Cambiano i criteri di ripartizione delle spese per condomini ed edifici polifunzionali.

Il decreto di attuazione alla Direttiva UE 2018/2002 prevede importanti novità in materia di ripartizione delle spese di riscaldamento nei condomini e negli edifici polifunzionali che sono serviti da impianti centralizzati di teleriscaldamento e teleraffrescamento.

Il provvedimento prevede che il sistema di contabilizzazione comprenda anche i dispositivi per la misurazione indiretta del calore, come totalizzatori o ripartitori. Per la ripartizione delle spese occorre tenere conto del criterio che si basa sull’attribuzione ai consumi volontari di almeno il 50% delle spese collegate al consumo di calore per il riscaldamento, il raffrescamento e la produzione di acqua calda per un uso domestico. La parte residua, inferiore quindi al 50%, sarà invece distribuita in base a criteri diversi come la quota in millesimi, i mq dell’unità, le potenze o i metri cubi utili. (continua)

Fonte:StudioCataldi

 

Bonus casa sempre cedibile.

Nessuna limitazione al trasferimento, parziale o in corso di avanzamento dei lavori, delle detrazioni fiscali. Anche per gli interventi sulle facciate degli edifici.

Lo prevede il decreto Rilancio che dopo l’ok della Camera previsto per oggi va al Senato. Cessione del bonus più libera. Si può procedere anche in corso d’avanzamento lavori.

Cessione dei «bonus casa» anche in corso di avanzamento dei lavori senza attendere la fine. Nessuna limitazione alla cessione, anche parziale, delle detrazioni fiscali derivanti dalla generalità degli interventi, compresi quelli che consentono di fruire del «bonus facciate». Possibilità anche modulata sulla base di due stati di avanzamento dei lavori e di un saldo, in tal caso alla chiusura dell’intervento eseguito.

Queste le ulteriori novità derivanti dalla modifica dell’art. 121 del dl 34/2020 (decreto «Rilancio») sul tema delle detrazioni per gli interventi edilizi e di risparmio energetico.

L’art. 121 richiamato ha disposto che i soggetti che sostengono, negli anni 2020 e 2021, spese per determinati interventi, possono optare, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione, alternativamente, per lo sconto in fattura sul corrispettivo o, addirittura, per la cessione della detrazione. (continua)

L’affitto alto è spia per il fisco.

Scatta l’accertamento se il canone di locazione è troppo alto rispetto a quanto dichiarato nonostante il compagno sia ricco e faccia elargizioni in denaro. È necessario dimostrare che sui depositi in banca le imposte siano già state pagate.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con l’ordinanza n. 14060 del 7 luglio 2020, ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate. La vicenda riguarda una donna che pagava un canone di locazione alto rispetto alla sua dichiarazione dei redditi.

Dopo l’accertamento era riuscita a dimostrare di avere ricevuto in banca del denaro da parte del compagno benestante. Tanto era bastato alla Ctr per far annullare l’atto impositivo. Ora i Supremi giudici hanno ribaltato il verdetto.

Ad avviso della Cassazione, infatti, la mera «prassi familiare» di erogazione di liberalità da parte dei genitori in favore dei figli costituisce un fatto solo probabile e, quindi, non integra un fatto notorio. Inoltre, in tema di accertamento sintetico del reddito, ai sensi dell’art. 38, comma 6, del dpr n. 600 del 1973, ove il contribuente deduca che la spesa sia il frutto di liberalità o di altra provenienza, la relativa prova deve essere fornita con la produzione di documenti, dai quali emerga non solo la disponibilità all’interno del nucleo familiare di tali redditi, ma anche l’entità degli stessi e la durata del possesso in capo al contribuente interessato dall’accertamento, pur non essendo lo stesso tenuto, altresì, a dimostrare l’impiego di detti redditi per l’effettuazione delle spese contestate, attesa la fungibilità delle diverse fonti di provvista economica. (continua)

Fonte:ItaliaOggi